{"id":41432,"date":"2020-05-07T11:46:53","date_gmt":"2020-05-07T10:46:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41432"},"modified":"2020-06-01T23:45:19","modified_gmt":"2020-06-01T22:45:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-il-ritorno-di-clara-di-renzo-mostini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41432","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Il ritorno di Clara&#8221; di Renzo Mostini"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><\/h4>\n\n\n\n<p>\u201cSono cinquanta\u201d, pensa Clara mentre si accinge a percorrere la\nrampa d\u2019uscita dell\u2019autostrada che si congiunge con la strada provinciale che\nda Vercelli sale fino alla cittadina dei suoi nonni, incastonata fra le colline\nmoreniche a ridosso della fascia prealpina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCifra\ntonda, mezzo secolo compiuto l\u2019altro ieri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha deciso di tornare dopo venticinque anni passati a girare\nl\u2019Europa, da nord a sud, da est a ovest: Scandinavia, Germania, Spagna, Grecia,\nGran Bretagna, Ucraina, Russia; si trovava dove c\u2019era da sfidare la sorte, da\nraccontare una storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Scriveva con uno stile agrodolce che sapeva ammorbidire le\nvicissitudini dei personaggi coinvolti dal destino in situazioni disperate da\nnon sembrare reali. Questo modo di narrare piaceva all\u2019editore che, con ritmo\nincalzante, la saturava di missioni presso luoghi a volte difficili da\nlocalizzare, anche sulle cartine stradali pi\u00f9 precise.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019auto scivola tranquillamente sull\u2019asfalto tiepido riscaldato dal\nsole delicato d\u2019inizio Ottobre e il pensiero di Clara ritorna a una primavera\ndi ventiquattro anni prima. Era il 15 d\u2019Aprile del 1986, si trovava a\nPripyat,&nbsp; una cittadina vicina a\nChernobyl, dove era stata inviata per testimoniare la grigia vita quotidiana di\nun tecnico sovietico padre di tre bambine e addetto a una centrale nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva varcato il confine tra Polonia e Unione Sovietica grazie all\u2019aiuto ricevuto da attivisti di Solidarnosc,  sindacato fondato nel 1980 conseguentemente agli scioperi nei cantieri navali di Danzica. Dopo quattrocento chilometri di strade dissestate in territorio Ucraino, seduta accanto all\u2019autista, che le faceva anche da interprete e con il terrore di essere scoperta, era giunta a Pripyat.<\/p>\n\n\n\n<p>La dimora di Aleksey era una casa di campagna bassa senza\nfronzoli, un parallelepipedo bianco sormontato da un tetto di tegole rosse,\ncome la maggior parte delle abitazioni&nbsp;\ncircostanti. All\u2019interno, in una grande stanza, esisteva ancora il forno\nstufa centrale alimentato a legna, combustibile che era fornito gratuitamente\ndai boschi circostanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella casa, accogliente nella sua essenzialit\u00e0, aleggiava, assieme\nall\u2019odore della minestra di cavoli e patate, un senso di mestizia e di\nrassegnazione che si avvertiva in modo deciso nel sorriso malinconico di Elena\nla moglie di Aleksey.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena avrebbe desiderato raggiungere un paese dell\u2019ovest per\noffrire alle figlie la possibilit\u00e0 di costruirsi una vita libera.<\/p>\n\n\n\n<p>Clara, anche se era rimasta per pochi giorni con la famiglia\nsovietica, si era affezionata a loro profondamente, perch\u00e9 credeva nel rapporto\numano diretto e detestava chi giudicava le persone con superficialit\u00e0,\ncatalogandole unicamente in base all\u2019esteriorit\u00e0 e alla provenienza etnica. Quando\nClara aveva terminato il reportage e salutato Elena, Aleksey e le tre bambine,\ncon grande malinconia aveva promesso loro di risentirsi in futuro per non\nrompere quel nuovo legame, indispensabile soprattutto per Elena, cui dava uno\nspiraglio di fresca speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva ripercorso il viaggio a ritroso, con molte difficolt\u00e0 e con\nla paura che la polizia sovietica le trovasse la cassettina con registrata\nl\u2019intervista rilasciata dal tecnico ucraino.<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec ventotto Aprile era giunta a Torino, citt\u00e0 sede della\nrivista, dove viveva da quando i genitori avevano lasciato nel 1962 la\ncittadina originaria della loro famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla sera,\nmentre sedeva a tavola con alcuni amici, il telegiornale aveva comuncato la\nnotizia del danneggiamento di un reattore nella centrale nucleare di Chernobyl\nin Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p>Clara\nimmediatamente e senza riuscirvi aveva cercato di prendere contatto con\nAleksey.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo aveva appreso che il guasto alla centrale era\navvenuto alle ore una e trenta del ventisei aprile e che nessun piano\nd\u2019emergenza specifico sarebbe stato varato dalle autorit\u00e0 governative. Le\noperazioni d\u2019evacuazione della popolazione che risiedeva nell\u2019area circostante\nChernobyl, erano iniziate solamente trentasei ore dopo l\u2019incidente, quindi\nnella mattinata di sabato ventisette aprile.<\/p>\n\n\n\n<p>Al momento del tentativo di contatto da parte di Clara, la\nfamiglia del tecnico era gi\u00e0 stata evacuata.<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora non non aveva avuto pi\u00f9 notizie di Aleksey e di Elena e\nsperava unicamente che tutti si fossero salvati e che nessuno avesse contratto\ndelle malattie che, a causa delle radiazioni nucleari, avrebbero potuto\nmanifestarsi anche dopo diversi anni dall\u2019esposizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuando il viaggio verso la citt\u00e0, il pensiero di Clara\nveleggia anche su ricordi pi\u00f9 felici. Aveva ventinove anni quando, nel mese di\nNovembre del 1989, un vento di libert\u00e0 spazzava l\u2019Europa anche grazie a uomini\ndi pace come Giovanni Paolo II e Gorbaciov. Berlino viveva l\u2019emozione della\ncaduta del muro, il simbolo pi\u00f9 crudele della guerra fredda e Clara era l\u00e0 per\nimmortalare sulla carta le vicende in tempo reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziava il suo articolo con la frase \u201cIrgendwann f\u00e4llt jede\nMauer\u201d (prima o poi ogni muro cade), parole profetiche scritte da qualcuno sul\nmuro stesso, quando questo divideva ancora. \u201cNessuno all\u2019inizio dell\u2019anno\npensava che ci saremmo riusciti, ormai la gente dell\u2019est si era assuefatta e\nviveva praticando una sorta di training autogeno per convivere con l\u2019idea del\nmuro. Solo ultimamente si avvertiva un certo nervosismo e si capiva che\nqualcosa si stava concretizzando\u201d. Cos\u00ec parlava un abitante del settore est,\ncon l\u2019animo colmo di stupore e felicit\u00e0 per quella nuova situazione, mentre\nnella mano destra sorreggeva una bottiglia scura di Paulaner Hefe Weissbier,\nuna variet\u00e0 di birra Bavarese dalla schiuma fine e compatta che sprigionava\nfreschi profumi floreali accompagnati da aromi fruttati, che nel pensiero del\ngiovane intervistato si potevano paragonare al sapore della libert\u00e0\nnell\u2019istante dell\u2019acquisizione materiale di questa, ancor prima di quella\nspirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce cede il passo alla prima oscurit\u00e0 della sera, quando Clara\npercorre il lungo rettilineo che dalla periferia conduce verso il centro\nstorico della sua citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di entrare nel borgo, Clara decide di fare visita\nall\u2019azienda vitivinicola dove, gi\u00e0 negli anni sessanta, ci andava con il nonno ad\nacquistare il vino da tavola. &nbsp;Parcheggiata\nl\u2019automobile sotto i tigli secolari che sembrano essere posti a guardia\ndell\u2019antico caseggiato, apre con delicatezza la porta di ferro battuto che\nimmette, annunciandoti con un fresco tintinnio, nella sala adibita alla vendita\ndei prodotti aziendali. \u201cBuona sera, vorrei acquistare del vino importante, da\nmeditazione\u201d cos\u00ec Clara si rivolge al personale addetto alla vendita. \u201cLe\nconsiglio un cru dell\u2019anno 2000, sa \u00e8 di produzione limitata ed \u00e8 ottenuto da\nun vigneto particolarmente vocato. Dovr\u00e0 stappare la bottiglia e trasferire il\nvino in un decanter o in un contenitore che ne permetta la rapida ossigenazione.\nPassata qualche ora potr\u00e0 degustare questo nettare regale servendosi di&nbsp; un bicchiere tipo grand cru, grande e molto\npanciuto, in maniera che possa sprigionare anche i profumi terziari che si\ndefiniscono nel loro insieme come bouquet da invecchiamento \u201d. Dopo questa lezione\ndi alta enologia, Clara esce dall\u2019azienda con&nbsp;\nle bottiglie confezionate in un elegante contenitore di cartoncino\nondulato di colore rosso porpora abbellito da un nastrino dorato e sale\nsull\u2019automobile per recarsi verso l\u2019antica casa di famiglia che si trova all\u2019interno\ndi un edificio eretto nel corso del sedicesimo secolo da un illustre\npersonaggio dell\u2019epoca, Mercurino Arborio di Gattinara, Gran Cancelliere di\nCarlo V\u00b0 di Spagna, nominato Cardinale da papa Clemente VII nel Concistoro\ndell\u2019otto Agosto dell\u2019anno 1529. Il\ncomplesso abitativo era stato costruito per ospitare le suore di clausura\ndell\u2019Ordine delle Clarisse, la cui madre superiora era &nbsp;sorella del cardinale.&nbsp;&nbsp; Entrata nel cortile Clara rivede le arcate\nsostenute dai pilastri ottagonali in laterizio imbiancato,&nbsp; sotto alle quali spiccano le porte di legno\nmassello delle stanze dove all\u2019epoca ci vivevano le religiose. <\/p>\n\n\n\n<p>Una di quelle stanze era stata battezzata \u201cla sala della musica\u201dda\nClara e dagli amici, perch\u00e9 l\u00ec si ritrovavano per cantare accompagnati dalla\nchitarra a sei corde di Massimo e dalla chitarra a dodici corde di Claudio. Le\nsembrava di risentire ancora le note delle melodie che fluivano dalle casse\nacustiche dei costosi strumenti acquistati dai ragazzi con i risparmi\nsettimanali.<\/p>\n\n\n\n<p>Una canzone su tutte ricordava Clara con infinita nostalgia, un\nbrano de \u201cLa Buona Novella\u201d, la cantava Claudio con la voce profonda simile a\nquella di Faber: \u201c\u2026 <em>Ave Maria, adesso che\nsei donna, ave alle donne come te, Maria, femmine un giorno per un nuovo amore\n\u2026<\/em>\u201d. Nelle parole di quella breve composizione, avvertiva l\u2019ansia di\nintraprendere il cammino attraverso la sua primavera, di divenire donna,\nconsapevole delle difficolt\u00e0 che questo comportava con la paura di non essere\ncapita e di non poter mostrare come la sua presunta fragilit\u00e0 femminile celasse\nuna ferrea volont\u00e0 di imporsi in una societ\u00e0 fondamentalmente maschilista.\nClaudio stava dalla sua parte, sensibile nell\u2019affrontare situazioni delicate,\nnon era il classico maschio destinato a proteggere la donna. Si trovava sempre\nin perfetta sintonia con lei e questo allineamento di ideali sfociava in un\namore platonico che gli amici, ironizzando, paragonavano all\u2019antico sentimento provato\nda Dante per Beatrice \u201c.. oh beata Beatrix..\u201d, sospirava Massimo, rivolgendosi\na Clara che fingendo imbarazzo, era nel suo intimo contenta di essere\nidealizzata come \u201c\u2026cosa che sia venuta da cielo in terra a miracol mostrare\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un soffio delicato di frizzante brezza serale riporta Clara al\npresente e cos\u00ec, senza indugiare ulteriormente, sale&nbsp; il grande scalone che conduce\nall\u2019appartamento dei nonni. Il nonno Carlo se ne era andato nel 1980 e due anni\ndopo lo aveva raggiunto la nonna Lorenza. Ancora oggi non riesce a pensare a\nloro senza commuoversi. Da quando i locali sono rimasti disabitati, Giovanni,\nun vecchio amico di famiglia, provvede a mantenere in ordine l\u2019abitazione.\nSuperata la soglia che immette nel grande salone Clara, dopo avere depositato\nle bottiglie sul mobiletto vicino alla porta d\u2019ingresso, avverte un senso di\nleggero stordimento&nbsp; costatando che tutto\n\u00e8&nbsp; rimasto come un tempo: i mobili in\nnoce trattati con l\u2019olio rosso e lucidati con la cera d\u2019api; il portariviste\nposizionato di fianco al tavolino del televisore; le tende socchiuse che\nlasciano trasparire la luce giallastra dei lampioni cittadini; la grande\ncredenza che nel silenzio emette di tanto in tanto degli scricchiolii, come a\npretendere l\u2019attenzione dei presenti per trasmettere loro la sensazione che\nanche le cose possano avere un\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p>Per rendere pi\u00f9 sopportabile l\u2019emozione del ritorno, decide di\nrecarsi nella sua camera, che la moglie di Giovanni aveva provveduto a\nsistemare per il suo arrivo e di coricarsi immediatamente sperando di\naffrontare serenamente la prima notte in solitudine nella casa dei nonni.<\/p>\n\n\n\n<p>I sette rintocchi del campanile della chiesa di San Francesco,\nsvegliandola dolcemente, interrompono i sogni del primo mattino, quelli che si\nricordano meglio e che se piacevoli, non ti abbandonano per tutta la giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>Verso le otto, dopo aver preparato la colazione al sacco e dopo\naver calzato le pedule nuove acquistate per l\u2019occasione, Clara decide di\nincamminarsi verso la strada che porta a San Lorenzo attraversando i \u201cLoss\u201d,\nzona storica di produzione vinicola. Salendo la mulattiera, in prossimit\u00e0 della\nchiesetta diroccata di San Grato, dove la vite lascia spazio alle prime zone\nboschive, le sembra di avvertire il profumo dei funghi nuovi appena spuntati\nframmisto all\u2019odore di terra bagnata delle rive umide dei fossi, favorito dal\ntiepido sole ottobrino che a fatica s\u2019 impone sulla bruma mattutina.<\/p>\n\n\n\n<p>La salita \u00e8 molto ripida fino al momento in cui il sentiero svolta\na sinistra e attraversa il querceto sul lato est del colle che proseguendo come\nun colubro addormentato, giunge ai piedi della rupe dove si trovano&nbsp; i ruderi del castello di San Lorenzo,\nedificio eretto nel XII secolo dal Comune di Vercelli per poter controllare la\nstrada che conduceva in Valsesia e in Ossola.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrata nel castello diroccato Clara si siede sulla radura erbosa,\nvicino alla cappelletta, per lasciarsi accarezzare dal vento che spira dalla\nvalle del Monte Rosa e per gustarsi il panorama che, grazie alla limpidezza\ndella giornata, permette di ammirare la piramide del Monviso e di intravedere\nla sagoma della Basilica di Superga, sulla collina che s\u2019innalza sopra Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>Indescrivibile \u00e8 il piacere che prova nel ritornare in questi\nluoghi quasi dimenticati che ora pu\u00f2 apprezzare nuovamente ma purtroppo da\nsola, senza le persone a lei pi\u00f9 care.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo, padrone degli eventi, le ricorda che \u00e8 ora di ritornare\na valle. Procedendo con andatura veloce sulla via principale che scende dal\ncolle viene avvolta dalla nebbia serale, nel punto in cui la strada sterrata\nsvolta&nbsp; a sinistra sotto la grande\nquercia che domina il crocevia dove transit\u00f2 un tempo l\u2019eresiarca Fr\u00e0 Dolcino&nbsp; per dirigersi in alta Valsesia per sfuggire\ndall\u2019inquisizione vercellese.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ovattata situazione creata dall\u2019impalpabile coltre\ngrigio-azzurra, proietta la mente di Clara in una dimensione onirica che la\nisola dalla realt\u00e0, trasportandola in un mondo quasi fiabesco dove i cespugli\ndi sambuco si trasformano in creature bizzarre che sembrano prendere vita\nrisvegliandosi da un sonno centenario. Lasciandosi trasportare da quella nuova\ndimensione si ritrova, quasi senza accorgersene, alla fine della discesa\nilluminata dal chiarore satinato delle luci stradali.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ormai buio quando rientra, lasciandosi alle spalle una giornata\nparticolare che consacra il ricongiungimento con i luoghi d\u2019origine. Il ritorno\nper Clara, riconoscendosi negli alberi, nell\u2019erba, nell\u2019aria e nei visi dei\ncontadini che lavorano la vite, \u00e8 un qualcosa di dolce e rassicurante. Fin\ndall\u2019inizio, quando neolaureata aveva intrapreso la carriera di giornalista che\nl\u2019avrebbe portata sulle strade del mondo, sapeva che un giorno sarebbe tornata\nper restare, perch\u00e9 l\u2019attrazione che provava per la sua terra&nbsp; era qualcosa di straordinario che si\nrinnovava e si acuiva sempre di pi\u00f9, in modo inversamente proporzionale alla\ndistanza che intercorreva tra la cittadina dei nonni e il luogo dove era\ninviata per svolgere il proprio lavoro. &#8211; \u00c8 una questione di sangue &#8211; pensava &#8211;\nche ti lega al passato e alle tue radici.<\/p>\n\n\n\n<p>Rientrata nella sua \u201cnuova\u201d dimora pensa a Claudio a Massimo e\nagli altri amici che desidererebbe avere con lei per festeggiare il ritorno a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Clara \u00e8 convinta che la propria felicit\u00e0 vada sempre condivisa con\nle persone che si amano e poi, se l\u2019ospite d\u2019onore \u00e8 un grande nebbiolo vestito\na festa che per l\u2019occasione si risveglia da un sonno durato diversi anni,\nfacendoti comprendere che l\u2019attimo della degustazione \u00e8 una delle cose per cui\nvale la pena vivere, allora non resta che organizzarsi per la serata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il telefono suona libero quando all\u2019altro capo risponde quella\nvoce profonda che il tempo non ha trasformato minimamente: &#8211; Pronto, casa\nBrentano? &nbsp;&#8211; S\u00ec, sono Claudio. <\/p>\n\n\n\n<p>Clara per un interminabile istante \u00e8 come paralizzata, poi si fa\ncoraggio e con fermezza per nascondere l\u2019emozione dice: &#8211; Sono Clara, so che \u00e8\nda molto tempo che non mi faccio sentire, sono arrivata oggi e vorrei invitare\nte, Massimo e gli altri, questa sera dopo cena a casa mia per un saluto.\nClaudio, sorpreso dalla chiamata improvvisa di Clara, riesce a dire solamente: &#8211;\nVa bene, verr\u00f2, anzi sicuramente verremo, mio Dio quanto tempo \u00e8 passato, \u2026..\nma sei proprio tu?<\/p>\n\n\n\n<p>Clara non ha mai avuto una relazione fissa, gli uomini le erano\nscivolati fra le mani, quasi impalpabili con i loro volti dissolti in una breve\nstoria d\u2019amore. <\/p>\n\n\n\n<p>Si che l\u2019avrebbe voluto un uomo da amare che sapesse togliere il\nrespiro con le carezze con i baci pi\u00f9 segreti e che non fosse solo un\u2019illusione\n, c\u2019era per\u00f2 il giornale, l\u2019articolo da terminare, la notte dietro le vetrate\ndella casa editrice, le luci dei viali umidi di pioggia e la nebbia che saliva\ndal fiume e si fermava contro la collina triste e malinconica. Senza rimpianti\nsulle onde della vita, cavalcando il vento dell\u2019avventura: \u201calways on the fast\nline\u201d, a volte&nbsp; diceva per giustificare\nla mancanza di un legame fisso e duraturo. Si accorgeva poi che il tempo\ntrascorreva e la speranza moriva in una sorta di patetica illusione. Oltre al\nlavoro un altro elemento che la faceva desistere dalle relazioni durature era\nla paura di soffrire per amore. Quel magico sentimento che&nbsp; annienta e rende vulnerabile un individuo, lo\naveva provato molti anni prima per Claudio. In quel periodo Clara si sentiva\ninfuocare l\u2019anima tutte le volte che lo vedeva e quando non c\u2019era le mancava come\nl\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle ventuno in punto squilla il campanello perturbando lo stato\ndi quiete della casa dove Clara si \u00e8 assopita sul divano rivestito di velluto\nporporino. Alzandosi di scatto \u00e8 assalita da una strana sensazione di\nstordimento dovuta al risveglio improvviso e, con il cuore che batte con ritmo\nveloce e disordinato, si avvia verso l\u2019ingresso del salone.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro alla porta ci sono tutti, Massimo, Daniele, Anna, Laura,\nLorenzo, Francesca e per ultimo Claudio; gli amici di un tempo. L\u2019emozione \u00e8\ngrande, intensa, due lacrime scaturiscono dagli occhi di Clara e scendendo\nlungo il profilo degli zigomi, cadono sulla porzione di seno lasciata scoperta\nda un decolt\u00e9 &nbsp;raffinato che da tempo non\naveva avuto il piacere di indossare. <\/p>\n\n\n\n<p>Li avrebbe voluti abbracciare tutti insieme i suoi cari amici per\nfar loro sentire il calore del suo amore, della sua amicizia che malgrado il\ndistacco non era stata minimamente scalfita. Le abbraccia invece una ad una\nquelle care persone, le abbraccia cos\u00ec intensamente con una grande energia che\nsolo un amore sincero ha la forza di creare.<\/p>\n\n\n\n<p>Claudio, con lo sguardo che \u00e8 rimasto quello di un tempo \u00e8\nl\u2019ultimo a cingerle la vita. Le sue mani calde le fanno ricordare l\u2019ultima\ncarezza che le diede molti anni prima quando si videro per l\u2019ultima volta. Si\nricorda anche il profumo della sua pelle dopo una giornata di sole in\nquell\u2019estate che sembrava non finire mai. Era un profumo particolare, eccitante\ne delicato, che faceva sognare e faceva innamorare.<\/p>\n\n\n\n<p>La festa \u00e8 terminata, gli amici se ne sono andati e Clara \u00e8 felice\nper averli ritrovati ma, mentre si prepara per andare a letto, squilla il\ncellulare e una voce lontana, indecisa, in un italiano approssimativo dice : -Pronto,\nparlo con Clara? &#8211; S\u00ec, chi \u00e8? &#8211; Ciao sono Elena, chiamo da Ginevra, ho avuto\nquesto numero dal tuo giornale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41432\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41432\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSono cinquanta\u201d, pensa Clara mentre si accinge a percorrere la rampa d\u2019uscita dell\u2019autostrada che si congiunge con la strada provinciale che da Vercelli sale fino alla cittadina dei suoi nonni, incastonata fra le colline moreniche a ridosso della fascia prealpina. \u201cCifra tonda, mezzo secolo compiuto l\u2019altro ieri\u201d. 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