{"id":41423,"date":"2020-05-07T11:40:07","date_gmt":"2020-05-07T10:40:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41423"},"modified":"2020-05-07T11:40:50","modified_gmt":"2020-05-07T10:40:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-francesco-e-scomparsodi-pierfrancesco-prosperi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41423","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Francesco \u00e8 scomparso&#8221;di Pierfrancesco Prosperi"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;\nAll\u2019epoca della sua sparizione, Francesco M. era un ragazzo di quasi\ntredici anni, robusto e dall\u2019aria sveglia, con due chiodi fissi: ska\u00adteboard e\ncomputer.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nTutto inizi\u00f2 una domenica, ai primi di gennaio. Subito dopo pranzo,\nFrancesco chiese di andare al parco con lo skate. \u2013 Torno alle quattro. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nEra appena uscito che squill\u00f2 il telefono. \u2013 Sono Luca, un amico di\nFrancesco. Pu\u00f2 mandarlo al cinema con me e i miei?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n\u2013 \u00c8 andato al parco \u2013 rispo\u00adse il padre. \u2013 Se lo incontri, portalo pure\nal cinema.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nLa madre e la sorella di Francesco sparecchiarono la tavola, il pa\u00addre lesse\nil giornale da capo a fondo. Alle quattro e un quarto disse: \u2013 Francesco non si\nvede. Dev\u2019essere andato al cinema con Luca.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nIl sole si abbassava sull\u2019orizzonte. Le cinque arrivarono in fretta.\nFrancesco, calcol\u00f2 il padre, era uscito poco prima delle tre. Se Luca lo aveva\ntrovato al parco pochi minuti dopo, calcolando il tempo per arrivare fino al\ncinema&#8230; avrebbe do\u00advuto essere di ritorno verso le cinque e mezza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nPoco prima delle sei disse alla madre: \u2013 In fondo,\nnon siamo nemmeno sicuri che sia andato al cinema. Non vorrei&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;\u2013 Ma\ncerto che \u00e8 andato al cinema \u2013 replic\u00f2 la madre. \u2013 Altrimenti, sarebbe &nbsp;rientrato alle quattro.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;I\nminuti scorrevano lenti. \u2013 Vado a dare un\u2019occhiata al parco \u2013 disse il padre ostentando\ntranquillit\u00e0, \u2013 cos\u00ec faccio due passi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nInforc\u00f2 la bicicletta e gir\u00f2 per i viali deserti del parco nella luce\nincerta del crepuscolo. Cominciava a fare freddo. Di Francesco, nemmeno l\u2019ombra.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Non \u00e8 rientrato? \u2013 &nbsp;chiese alla madre, leggendole negli occhi la\nrisposta.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2 l\u2019ora. Le sei e un quarto.\n<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n\u2013 Adesso comincia ad essere un po\u2019 tardi \u2013 borbott\u00f2. Prese il telefono,\ncerc\u00f2 il numero di Luca. Rimase ad ascoltare gli squilli all\u2019altro capo del\nfilo. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;\n\u2013 Non sono ancora rientrati \u2013 disse alla mo\u00adglie. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nLe sei e mezzo. Il padre torn\u00f2 al parco ormai buio. Poi ritelefon\u00f2 a\ncasa di Luca, e riprov\u00f2 ogni quarto d\u2019ora, finch\u00e9 alle sette e mezzo rispose il\npadre del ragazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n\u00ad\u2013 S\u00ec, siamo stati al cinema, ma Francesco non lo abbiamo trovato al\nparco; abbiamo girato un po\u2019 e poi ce ne siamo andati perch\u00e9 si faceva tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nDepose il ricevitore mentre dita sottili di ghiaccio gli stringevano la\nbocca dello stomaco. Incontr\u00f2 lo sguardo muto della moglie. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;\n\u2013 Non era con loro &#8211; esal\u00f2. &#8211; Non lo hanno incontrato al parco.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nLa madre si incaric\u00f2 di dar corpo ai pensieri che lo agitavano. \u2013 Ma\nallora avrebbe dovuto rientrare alle quattro! E adesso dove sar\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nEra ormai sera fatta. \u2013 Dove pu\u00f2 essere anda\u00adto? Dobbiamo fare qualcosa!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nGi\u00e0, ma cosa? Era una situazione nuova per lui. La madre riprese con tutta\nla sua buona volont\u00e0: \u2013 Forse \u00e8 andato a casa di qualche altro amico. Magari si\nsono messi a giocare a vi\u00addeogiochi, e in quei casi le ore volano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nLe fu grato del diversivo. Telefon\u00f2 a tutti i compagni di scuola di Francesco.\nNaturalmente, nessuno lo aveva visto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nEra ormai ora di cena. Sua moglie: \u2013 Bisogna avvertire qualcuno, farlo\ncercare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Telefon\u00f2 all\u2019ospedale, dette una descrizione\ndel ragazzo, preg\u00f2 di essere avvertito nel caso che&#8230; Poi chiam\u00f2 la questura,\ne infine i carabinieri. Quindi, inevitabilmente, si tratt\u00f2 di informare i nonni\nmaterni e quelli paterni. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nQuella sera per la prima volta in tanti anni, cena\u00adrono a TV spenta. Lui\ndisse una sola frase: \u2013 \u00c8 stato il fatto del cinema a fregarci. Ce ne siamo\nstati tranquilli fino alle sei invece di cominciare a preoccuparci fino dal\u00adle\nquattro&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;\nChiara si alz\u00f2 appena terminato di cenare. \u2013&nbsp; Devo finire di studiare.&nbsp; \u2013&nbsp; Lui\nrest\u00f2 a fumare la pipa davanti allo schermo buio della TV, mentre lei si\ntormentava le mani. \u2013&nbsp; Insom\u00adma, sei solo\ncapace di startene l\u00ec a fumare? Quel ragazzo \u00e8 fuori, da qualche parte, a quest\u2019ora&#8230;\nDobbiamo fare qualcosa!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nCerc\u00f2 di mantenere calma la voce. \u2013 Vuoi che stia fuori a cercarlo tutta\nla notte? Ho gi\u00e0 av\u00advertito tutti quelli che potevo. Mi dispiace, ma non c\u2019\u00e8 altro\nda fare che aspettare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nLei se ne and\u00f2 in silenzio. La sent\u00ec prepararsi per la notte, e rimase a\nfumare finch\u00e9 la pipa si spense. And\u00f2 a letto a sua volta, ripetendosi: domani\nsar\u00e0 tutto normale, sar\u00e0 tutto come sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nSi svegli\u00f2 con la sensazione di aver fatto un brutto sogno. Deve esse\u00adre\ntutto finito, si disse. Oggi \u00e8 un altro giorno.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nIntravide nella penombra la moglie infilarsi la vestaglia. Con voce\nimpastata chiese: \u2013&nbsp; Sono svegli i\nragazzi?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nIn quell\u2019istante, dalla finestra una lama di luce and\u00f2 a cadere sugli\nocchi di sua moglie, li fece brillare di una luce fredda, splendente. \u2013&nbsp; Cos\u2019hai detto? \u2013 chiese la sua voce. Sembrava\nlontana, aliena. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nAllora cap\u00ec, in un lampo velocissimo, i\u00adstantaneo. Cap\u00ec che doveva\nadeguarsi, fingere. \u2013&nbsp; Volevo dire Chiara\n\u2013 &nbsp;mormor\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n\u2013&nbsp; Certo che \u00e8 sveglia. Ti ha gi\u00e0\npreparato il caff\u00e8; vai, vai.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nSi ritrov\u00f2 a camminare per quel lungo corridoio. Si accost\u00f2 tremando\nalla porta dell\u2019ultima camera a destra, la spinse piano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nAveva cercato di prepararsi, ma fu ugualmente atroce. Fece scorrere lo\nsguardo sugli armadi guardaroba, l\u2019asse da stiro, la lavatrice, i cesti della biancheria.\nDel letto di Francesco, della scrivania ingombra di fumetti e della libreria in\nperenne disordine, nessuna traccia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nL\u2019ho perduto, disse a se stesso. E adesso devo stare molto attento se\nnon voglio perdere tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nPi\u00f9 tardi, mentre accompagnava Chiara a scuola fu a un passo dal chiederle\nse non ricordava di avere un fratello minore, di averlo avuto come compagno di\ngiochi e di litigi fino al giorno prima. Ma si morse le labbra e riusc\u00ec a\nresistere all\u2019impulso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nVisse la giornata di lavoro come in trance, rispondendo a monosil\u00adlabi\nalle domande dei colleghi. Quando rincas\u00f2, sua moglie era ancora fuori. Ne\napprofitt\u00f2 per passare la casa al setaccio, cercando una traccia qualsiasi dell\u2019esistenza\nche Francesco vi aveva condotto fino al giorno prima. Nulla, era tutto spa\u00adrito.\nGuard\u00f2 anche in soffitta. Non pi\u00f9 uno skate, una bicicletta, un vecchio\nquaderno delle elementari, un maglio\u00adne, niente di niente. C\u2019erano solo oggetti\ndi Chiara. Prese un album di fotografie. Prov\u00f2 una stretta al cuore nel constatare\nche, come nel <em>1984<\/em> di Orwell, le\nforbici di un invi\u00adsibile Grande Fratello avevano censurato le foto scattate in\nvacanza o in occasione di feste e compleanni. C\u2019e\u00adrano solo lui, sua moglie e\nChiara, anche in quelle istantanee in cui ricordava benissimo di aver ripreso\nanche Francesco.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n\u00c8 colpa mia, si disse. Non ho vigilato abbastanza, e le ombre della\nnotte se lo sono ripreso. E ora devo stare pi\u00f9 attento che mai, non devo\nmollare o sar\u00e0 la fine di tutto&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nQuella sera a cena si sforz\u00f2 di apparire normale, di trovare del tutto regolare\nla loro condizione di coppia con una sola figlia e una casa troppo grande per\ntre persone. Quando andarono a letto sua moglie gli chiese: \u2013&nbsp; Che cos\u2019hai? Sei bianco come un panno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;\nRispose che non si sentiva bene. \u2013 Forse sto covando l\u2019influenza. \u2013 Poi,\nd\u2019impulso, le prese la mano. \u2013 Per favore, dimmi che non mi lascerai mai. Ti\nsembrer\u00e0 strano, ma voglio che tu me lo dica adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nLei lo guard\u00f2 un po\u2019 spaventata. \u2013 Stasera sei proprio buffo, sai? \u2013 Poi\nvide che tremava e la sua espressione si addolc\u00ec. \u2013 Lo sai che non ti lascer\u00f2\nmai, \u2013 gli disse accarezzandogli la tempia. \u2013&nbsp;\nLo sai che voglio bene solo a te.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;\nSi sent\u00ec sollevato, solo un po\u2019. Si distese sempre tenendole la mano.\nStent\u00f2 a prendere sonno, aveva paura. Non devo mollare, ripet\u00e9 addormentandosi,\nnon devo mollare&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\nLa mattina dopo seppe di aver perduto tutto. Lo cap\u00ec prima ancora di\naprire gli occhi. Attraverso le palpebre chiuse i suoi occhi scrutarono il\ngrande appartamento. Le camere dei ragazzi vuote, occupate solo da scatoloni e\nbauli polverosi. La cucina in disordine, il bagno desolato, privo delle mille\ncose colorate che Chiara e sua madre vi avevano ammucchiato via via. Il tavolo\nda pranzo ingombro di giornali. Una casa grande e tristemente sciatta, in pe\u00adrenne\nattesa della visita bisettimanale della donna delle pulizie.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n&nbsp;Adesso posso aprire gli occhi, si\ndisse. E non si fer\u00ec pi\u00f9 che tan\u00adto nel vedere i pochi mobili che circondavano\nil suo letto da scapolo. Gli altri mobili e la sua famiglia non c\u2019erano. Non c\u2019erano\nmai stati.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n&nbsp;Usc\u00ec senza essersi fatto la\nbarba, per evitare di guardarsi allo specchio. Sapevo che sarebbe finita cos\u00ec,\nsi disse. Mi ero adagiato troppo in questa situazione. Avevo dimenticato che \u2018loro\u2019\nesistevano solo perch\u00e9 io&#8230; finch\u00e9 io&#8230; insomma ho abbassato la guardia.\nDovevo pensarli in continuazione, anzich\u00e9 accettare tranquil\u00adlamente il fatto\nche esistessero, che sarebbero sempre esistiti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n&nbsp;E adesso? Non era cos\u00ec disperato\nda non pensare che poteva esserci un altro tentativo. Sapeva per\u00f2 che sarebbe\nstato l\u2019ultimo. Pens\u00f2 alla vecchia pistola militare d\u2019ordinanza, chiusa in un\ncassetto del guardaroba, abbastanza in alto perch\u00e9 Chiara e Francesco, quei due\npiccoli che un tempo erano stati suoi, non vi potessero arrivare. E in un\u2019armeria\ndi Piazza Grande compr\u00f2 una scato\u00adla di cartucce. Non ci sar\u00e0 prova d\u2019appello, si\ndisse.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n&nbsp;Rincasando, pass\u00f2 anche da un\ncartolaio. Capodanno era pas\u00adsato da poco, e si trovavano ancora i calendari\ncoi foglietti da stac\u00adcare. Rientr\u00f2 nel palazzo sfiorando un paio di vicini che\n\u2013 si rese conto \u2013 gli gettarono uno sguardo di commiserazione, e uno si tocc\u00f2\nla tempia con l\u2019indice. Maledetti voi e tutte le persone cosiddette normali, pens\u00f2\nsalendo le scale. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n&nbsp;Appese il calendario appena\ncomprato. Strapp\u00f2 via i foglietti fino all\u2019ultima domenica: due giorni prima.\nRest\u00f2 a fissare la data, ripetendo a se stesso: tutto pu\u00f2 ancora ricominciare. Regol\u00f2\nl\u2019orologio sulle cinque e mezza. Disse a voce alta: <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2013\n\u00c8 domenica, sono le cinque e mezza. Fra poco Francesco rincaser\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n&nbsp;Una fitta acuta al centro della\nnuca. Girando la testa ebbe una fuga\u00adce visione, come in una pubblicit\u00e0 su\u00adbliminale.\nPer un istante vide due figure aleggiare diafane contro lo sfondo scuro della\ncasa vuota e sorda. Un attimo ed erano scomparse, ma le aveva viste bene: una\ndonna e una ra\u00adgazzina. Chiuse gli occhi stringendo i pugni contro le tempie.\nDevo insistere. Devo farcela, oh Signore devo farcela. Ripet\u00e9: <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u2013\n\u00c8 do\u00admenica e sono le cinque e mezza. Fra poco Francesco rincaser\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n&nbsp;&nbsp;Poi si lasci\u00f2 cadere su una\nsedia in tinello, inerte come un fantoccio, fissando il pacco delle cartucce\nche aveva posato sul tavolo. Rest\u00f2 a guardare il vuoto. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\n&nbsp;&nbsp;E a pensare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41423\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41423\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; All\u2019epoca della sua sparizione, Francesco M. era un ragazzo di quasi tredici anni, robusto e dall\u2019aria sveglia, con due chiodi fissi: ska\u00adteboard e computer. &nbsp; Tutto inizi\u00f2 una domenica, ai primi di gennaio. 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