{"id":41407,"date":"2020-05-07T11:26:53","date_gmt":"2020-05-07T10:26:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41407"},"modified":"2020-05-07T11:26:56","modified_gmt":"2020-05-07T10:26:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-la-suonatrice-di-violino-di-gaia-lauria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41407","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;La suonatrice di violino&#8221; di Gaia Lauria"},"content":{"rendered":"\n<p>Non ci credereste mai. La gente che affolla i corridoi e le banchine della metropolitana \u2013 di qualsiasi metropolitana in qualsiasi citt\u00e0 di qualsiasi continente \u2013 va di fretta per un unico motivo.<br>\nHa paura.<br>\nDavvero! Una fottutissima paura.<br>\nIo lo so perch\u00e9 la sento. La paura ha un odore forte, pungente, nauseante. Sa di sudore. Di piscio vecchio. Di fiori marci. Non puoi sbagliarti. Le persone si accalcano alla biglietteria, si incolonnano ai tondelli, salgono e scendono scale e tappeti mobili, si spingono dentro e fuori dalle porte scorrevoli dei vagoni e, per tutto il tempo, si lasciano dietro quell\u2019odore rivoltante. Li avvolge, li sovrasta, si spande in tentacoli di fetore, si mescola ai miasmi dei vicini in concerti ributtanti che, a paragone, la cloaca di una metropoli \u00e8 un campo di viole.<br>\nE volete sapere di cosa ognuno di loro ha paura?<br>\nDi tutto.<br>\nGiuro! <br>\nDi ammalarsi, di sentire dolore, di morire o di dover sostituire il collega morto. Di perdere il treno, il lavoro, il partner o i documenti. Di fare tardi a cena, a teatro, al corso di mambo. Di dimenticarsi la spesa, l\u2019appuntamento dal dottore, lo smartphone, le camicie in lavanderia. Di saltare il pranzo, la lezione in palestra, il ciclo. Di essere scoperti a rubare, a fingere l\u2019orgasmo, a scopare con l\u2019amante in ufficio o a scaccolarsi il naso. Che il tacco crolli, che la scala crolli, che la Borsa crolli o che magari l\u2019intera metropolitana \u2013 per effetto di un attentato o un cataclisma, tanto \u00e8 lo stesso \u2013 venga gi\u00f9 come un maledetto castello di carte. Del surriscaldamento globale, delle monetine incastrate nel distributore di bevande, dell\u2019instabilit\u00e0 del Governo e, soprattutto, dei vicini in metropolitana. Quelli che stanno davanti dietro di fianco, che ti scavalcano e ti spintonano: che non ti facciano perdere tempo. <br>\nEcco, questa di perdere tempo, \u00e8 una cosa che proprio non capisco: corrono corrono corrono per tutto il tempo. Sbuffano e si agitano per ogni secondo di intralcio. Si scambiano messaggi di insofferenza, sguardi di malcelato odio per ogni passo incerto, per ogni incespicare dubbioso. Arrivano, si affrettano per le scale, montano in treno, scendono, imboccano l\u2019uscita e via. <br>\nIo, beh, dovrei esserne contento. In fondo, se non si guardano intorno, tanto di guadagnato per me. Passo inosservato. E posso agire nel modo che preferisco: sguscio via radente ai muri, mi acquatto nell\u2019ombra mentre le banchine si affollano, mi getto rapido sulla mia preda e, in un momento, mi do alla fuga.<br>\nIo? No: io non ho fretta. C\u2019\u00e8 tutto il tempo che voglio. Tanto qui, in questo groviglio di tunnel rotaie banchine scale e cancelli \u2013 che sia giorno o notte, estate o inverno, un anno o l\u2019altro \u2013 non fa la minima differenza. <br>\nTranne oggi. Oggi \u00e8 una giornata speciale. <br>\nOggi c\u2019\u00e8 lei. <br>\nVi starete chiedendo chi \u00e8, questa misteriosa creatura che mi distoglie dalle mie attivit\u00e0.<br>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che io non lo so. \u00c8 la terza volta che la vedo, da quando mi sono trasferito qui, nella metropolitana. Per\u00f2 ne sono, letteralmente, incantato. Il suo viso di smalto, la figura sottile, l\u2019unico gesto distratto con cui solleva il braccio piegato, raccoglie i lunghi capelli neri, si sfiora la nuca, li deposita compatti su una spalla mentre l\u2019altra, in sincronia, si solleva ad accogliere il violino.  Ne pizzica un poco le corde, ne saggia il suono, prova l\u2019archetto. Socchiude gli occhi in cerca dell\u2019attimo. Trattiene il fiato. <br>\nLe prime note si perdono nel tuonare di un treno in arrivo. Il frastuono isterico del suo partire ne trascina una manciata con s\u00e9, nel tunnel livido. Le successive sembrano levarsi incerte, disorientate. Presto il suono si adatta all\u2019atmosfera del corridoio, si libera delle catene del rumore e lo sovrasta di un buon mezzo metro, librandosi nel canale a volta sopra le teste dei passanti. La musica, accorata, si arrotola in volute, rimbalza sulle piastrelle, si insinua nelle bocchette dell\u2019aerazione, gioca a rincorrersi su per le scale, sfugge al controllo. E nemmeno per un momento lei solleva gli occhi dalla tastiera: il mento trattiene la base, la guancia sfiora la cassa, la ghiera dei denti bianchissimi si serra e si scioglie all\u2019unisono con i passaggi che indovino pi\u00f9 complessi.<br>\nUna studentessa. Ne passano tanti da qui. Li riconosci per l\u2019aria impacciata con cui prendono posto e la stessa ostinazione a tenere gli occhi bassi, rapiti nel compito, assenti.<br>\nLa gente per lo pi\u00f9 li ignora o li gratifica di uno sguardo distratto, si sofferma un momento, lascia una moneta. Chiss\u00e0 perch\u00e9 vengono proprio qui: qualcuno li obbliga? Devono espiare una colpa, pagare un pegno, assolvere una missione? Sapete dirmelo?<br>\nQualunque cosa sia, ha portato lei qui e me da lei. E non c\u2019\u00e8 niente da fare: mi blocco qui, mio malgrado. Lo so che \u00e8 pericoloso: un rischio assurdo. Se i miei compagni mi vedessero perderei in un istante la mia affidabilit\u00e0 e il ruolo che mi sono conquistato qui sotto. Se gli altri mi scoprissero metterei a rischio la pellaccia. Eppure sono qui. Ancora pochi secondi, mi dico. Appena solleva gli occhi, mi ammonisco. Quando smette di suonare, mi ripeto. Che siano gli ultimi movimenti lo capisco dall\u2019archetto che strappa acuti pi\u00f9 enfatici, dal braccio che si tende drammatico, dal ritmo in crescendo isterico. <br>\nE, mentre mi preparo a vederla sollevare la testa dallo strumento e regalare alla folla distratta intorno a lei un unico sguardo distaccato, lo sento. Il tipico formicolio dietro le orecchie, i peli si sollevano, la schiena si inarca. Mi hanno beccato: qualcuno si \u00e8 accorto di me. Mi guardo intorno nervoso e ne aggancio lo sguardo: eccolo l\u00e0. Proprio di fronte a me, all\u2019altro capo del corridoio. Una rapida occhiata mi basta: non \u00e8 una guardia. Ma questo non vuol dire, direte voi: potrebbe avere lo stesso cattive intenzioni, essere \u2013 che ne so \u2013 uno di quei sadici che vanno in giro per la citt\u00e0.  <br>\nMa no, lui no: \u00e8 uno che conosco. Passa di qua ogni mattina, alla stessa ora, cinque giorni a settimana. Stesso genere di vestiti, stessa aria frettolosa, stessa espressione annoiata. <br>\nEppure si \u00e8 fermato. E guarda me. Cio\u00e8, guarda lei e me. A turno. Quasi non potesse credere ai suoi occhi che ci sia vita al di fuori di s\u00e9 e di averci incontrati, entrambi, in questo luogo squallido, caldo e sovraffollato. Che mi abbia visto non ci sono dubbi: so riconoscere lo sguardo tipico di chi si accorge di me. Sono pronto a scappare, a strisciare lungo la parete, prendere la prima svolta e cominciare a correre. Mi basta uno sguardo, un unico sguardo della mia sconosciuta incantatrice, e me la batto. Arrivederci, dita di farfalla. Ci rivedremo quando la tua condanna ti riporter\u00e0 in questo pozzo e il suono del tuo violino mi richiamer\u00e0 a te.<br>\nMentre gi\u00e0 scendo le scale al livello inferiore, attento che l\u2019ultima infornata di passeggeri vomitati fuori dal treno non mi calpesti, rifletto sulla faccenda. Se uno come me potesse mai provare quel sentimento assurdo che voi chiamate amore, ecco: mi direi innamorato. E, in verit\u00e0, potrei benissimo esserne capace: di provare amore, voglio dire. Perch\u00e9 quello s\u00ec che ha bisogno di esseri che sappiano riconoscere il valore del tempo. E che se ne facciano dono. E di tempo io, quaggi\u00f9, ne ho quanto ne voglio.<br>\nCome dite? Chi sono io? <br>\nChe sbadato: non ve l\u2019ho ancora detto. Il mio nome \u00e8 Dirp. Che nella mia lingua suona pi\u00f9 o meno come \u201cPasso veloce\u201d.<br>\nNella vostra invece mi chiamereste, semplicemente, ratto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41407\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41407\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci credereste mai. 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