{"id":41382,"date":"2020-05-06T16:48:55","date_gmt":"2020-05-06T15:48:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41382"},"modified":"2020-05-07T10:41:17","modified_gmt":"2020-05-07T09:41:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-imperfetto-di-valentina-mattiello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41382","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Imperfetto&#8221; di Valentina Mattiello"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando aveva ricevuto la telefonata di Carlo, aveva\ncapito dalla voce che qualcosa era successo. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPrendi il primo treno\u201d, gli aveva detto. \u201cPap\u00e0\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Alfonso aveva provato a prenotare un frecciarossa, poi si\nera deciso per la macchina, cinquecento chilometri senza soste, senza il tempo\nper i pensieri che il treno gli avebbe affibbiato. Stava male da qualche tempo,\nsuo padre, e l\u2019ultima volta che lo aveva visto, a Natale, la malattia si era\nmanifestata ammantando la pelle del viso di una sfumatura come l\u2019oro vecchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Era arrivato in serata. Il portone era spalancato, su un\ntavolino un panno viola che toccava terra, un quaderno aperto con le grafie\nscarabocchiate e una stilo che voleva sembrare solenne. <\/p>\n\n\n\n<p>Aveva cadenzato i passi, poggiando punta e tallone su\nogni scalino, la schiena curva. Sul pianerottolo i primi corpi gli avevano\ntoccato il braccio, altri gli avevano afferrato il viso, dandogli un colpetto\nveloce e baciandolo, alcuni parenti avevano esclamato: E\u2019 arrivato Alfonso. <\/p>\n\n\n\n<p>Sua madre si era stretta, piccola, intorno al tronco, i\ncapelli erano fili grigi raccolti da un elastico, lui non si era abbassato.\nSentiva su di s\u00e8 l\u2019odore delle sigarette che aveva acceso e buttato a met\u00e0.\nErano rimasti cos\u00ec, senza piangere. I fratelli stavano in piedi ai lati del\nletto, gli occhi bassi. Enza sciorinava i grani troppo grossi di un rosario in\nlegno scuro, che pendeva sulle gambe.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce dell\u2019abat-jour tagliava il corpo di suo padre in\ndue. Era ancora pi\u00f9 piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava inadeguato anche in quella posizione. Le\nsopracciglia interrogative, l\u2019espressione rigida di chi chiede scusa per la sua\nesistenza terrena, e per l\u2019ineluttabilit\u00e0 di quella futura.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli avevano chiuso la bocca e i piedi, con una stoffa\nceleste, sfilacciata ai bordi.<\/p>\n\n\n\n<p>Alfonso gli aveva posato le dita sul viso, i peli della\nbarba interrotta pungevano. Era freddo. Aveva istintivamente ritratto la mano e\nun calore aveva preso a fluttuargli nelle vene, come se qualcuno gli stesse\niniettando un liquido caldo.<\/p>\n\n\n\n<p>Com\u2019\u00e8 successo?, mormorava una voce giovane nel salone,\ninterrotta da quella di un bambino lallante.<\/p>\n\n\n\n<p>Era questione di giorni, ha smesso di soffrire.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul comodino Luciana e Tommaso sorridevano in una\ncornice, vestiti di bianco e nero. Lei con un bouquet di rose ad altezza\nombelico, lui con le braccia lungo il corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>La gente avr\u00e0 da dire se nessuno si alza prima della\nbenedizione. Te le scrivi su un foglietto due parole, dici quanto era buono,\nquanto ci teneva a farvi studiare, il bene che vi ha voluto. Una cosa semplice.\nCos\u00ec Luciana, prendendolo in disparte e dandogli un bicchiere d\u2019acqua dal\nrubinetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno di loro era mai stato un grande oratore, eppure\nadesso la situazione richiedeva un atto di riconoscenza, un gesto di generosit\u00e0\nverso quella figura paterna, eppure estranea. <\/p>\n\n\n\n<p>Alfonso agli occhi di sua madre era quello con la laurea,\nquello che andando via, finiti gli studi, aveva visto e vissuto pi\u00f9 degli\naltri. Scriveva quotidianamente degli altri. Di estranei a cui succedevano\ncose. Era lui quello adatto a pronunciare un discorso sull\u2019altare. <\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201cbene che gli aveva voluto\u201d, solo perch\u00e9 aveva messo\nal mondo tre ragazzi, Tommaso non era mai stato bravo a dimostrarlo. Non per\ncattiveria, o per egoismo, piuttosto per una specie di inettitudine agli\naffetti, un\u2019impreparazione congenita che non aveva mai arginato.<\/p>\n\n\n\n<p>Con Alfonso ci aveva anche provato a fare il padre: lo\naveva tenuto in braccio, come un oggetto sconosciuto e fragile, gli aveva dato\nda mangiare, con la sua forchettina e il suo piattino, lo aveva pulito col\ntovagliolo, provocando minuscoli bronci. <\/p>\n\n\n\n<p>Poi erano arrivati gli altri due, Carlo e Umberto,\ngemelli dai capelli rossi che somigliavano poco ad Alfonso e molto a lui, e da\nallora non aveva pi\u00f9 saputo rincorrere il concetto di famiglia, non era pi\u00f9\nriuscito a comprendere il motivo del suo matrimonio con una donna cos\u00ec giovane,\nriservata e inadeguata, almento quanto lui. Aveva percepito solamente\nl\u2019urgenza&nbsp; di Gigliola di organizzargli\nl\u2019esistenza, attraverso l\u2019uscita di casa e l\u2019unione con&nbsp; Luciana, venuta al mondo quando lui di anni\nne aveva gi\u00e0 diciassette.<\/p>\n\n\n\n<p>Tommaso era cresciuto senza genitori, allevato da quella\nsorella che gli aveva fatto anche da madre, non lo aveva fatto pi\u00f9 studiare, e\nlo aveva mandato a lavorare, ad aggiustare macchine all\u2019et\u00e0 di 11 anni. A\nimparare, cos\u00ec, un mestiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stato sempre un gran faticatore, dicevano al rione,\nun uomo casa e lavoro: usciva alle sette, non tornava a pranzo, non prendeva i\nragazzi a scuola, non li aiutava con i compiti. <\/p>\n\n\n\n<p>Rincasava alle sei, si lavava fino ai gomiti, si\nspazzolava le unghie per togliere il grasso. <\/p>\n\n\n\n<p>Luciana riponeva gli aghi, gli scampoli, chiudeva la\nSinger e accendeva il forno. Lo sentiva pisciare a lungo, dalla cucina. Tommaso\narrivava, con le scarpe pesanti ancora ai piedi, dinoccolato, i capelli rossi\nin disordine, i lacci lenti, la tuta. <\/p>\n\n\n\n<p>Si sedeva a tavola e mangiava quel che gli aveva\nriscaldato, apparecchiando la tavola solo da un lato, con la tovaglia piegata\nper met\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo aveva fatto Gigliola, per quarant\u2019anni, poi Luciana,\nsposando quell\u2019uomo taciturno, dall\u2019anima affastellata. Si sedeva con lui a\nvolte, abbassava il volume della tv, e gli raccontava i fatti di Enza, che ogni\ngiorno alle due bussava alla porta, e con la scusa del sale, dello zucchero, di\nuna testa d\u2019aglio in prestito, si fermava a prendere il caff\u00e8 e la aggiornava\nsu decessi, matrimoni, litigi, separazioni, aumento del gas e della luce,\ntestimoni di geova, scout che cercavano soldi, eredit\u00e0, lavori in nero e altre\ncose del vicinato. <\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi tre anni quando lo guardava cenare, gli\nparlava di Alfonso. <\/p>\n\n\n\n<p>Ha telefonato stamattina, diceva, ti manda un saluto. <\/p>\n\n\n\n<p>Alfonso aveva preso il diploma scientifico, si era\niscritto a Filosofia, e aveva cominciato a lavorare nella redazione di un\nquotidiano, a Firenze, allontanandosi da tutti alla prima occasione.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso sono tutti in chiesa, disposti nella prima fila\ndel banco. Il prete sta per celebrare l\u2019eucarestia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPrima di dare un ultimo saluto al caro Tommaso, il\nfiglio Alfonso vuole dire qualche parola\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alfonso sale sul pulpito, le gambe sono due tronchi\nvecchi con le scritte degli innamorati incise, guarda a destra la bara aperta\nprima dell\u2019ultimo scalino basso e largo. Si ferma, va dietro il legg\u00eco,\naggiusta il microfono, che emette un sibilo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa prima volta che siamo andati al mare, la prima che\nricordo, ho preso la mano di mio padre, e l\u2019ho trascinato a riva. Lui era sotto\nl\u2019ombrellone, la crema sulle spalle e sul naso ancora bianca, e fumava, facendo\ncerchi nella sabbia con la mano inoccupata. Vai tu, aveva detto. Ma io lo\ntiravo. Senza guardarlo allora lui mi ha detto Non andare troppo in l\u00e0, che ci\nstanno i mulinelli. Mia madre ci guardava. Non mi ha insegnato a nuotare, mio\npadre, perch\u00e9 lui non sapeva nuotare. Un giorno si era messo in testa di voler\nimparare, aveva gi\u00e0 superato i cinquanta. Un bambino si era avvicinato ridendo,\nvedendolo muoversi sul bagnasciuga, a pancia in gi\u00f9, come un coccodrillo. Si\nreggeva con le mani sulle pietre. Allora gli ha allungato i suoi braccioli, e\nmio padre li ha indossati. <\/p>\n\n\n\n<p>Si era prima bagnato le braccia, in modo che potessero\nscivolare meglio, ed era riuscito a farli salire solo sull\u2019avambraccio. Con\nquei palloncini mezzi sgonfi era rimasto l\u00ec, e le braccia galleggiavano. Altri\ndue bambini erano accorsi, con le pistole ad acqua, e sghignazzavano,\nindicandolo. <\/p>\n\n\n\n<p>Avrei voluto dare un pugno a quei bambini, e allontanarmi,\nsparire, non farmi vedere mai pi\u00f9 su quella spiaggia. Invece poi mio padre usc\u00ec\ndall\u2019acqua, si tolse sgraziatamente i braccioli, li restitu\u00ec, mia madre gli\nfece segno di comprarmi una granita, lui non cap\u00ec, allora lei indoss\u00f2 un pareo\ne venne a portargli una banconota stretta in un pugno. Poi torn\u00f2 sotto\nl\u2019ombrellone, girandosi ogni tanto. Lui prese la granita dalle mani del ragazzo\ncol carretto, e pag\u00f2 dandogli la banconota piegata.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non mi ha insegnato a nuotare, e non mi ha\ninsegnato molte cose. Ad andare in bicicletta, sui pattini, a disegnare, a\nparlare bene. Aveva appreso la lingua semicolta, e a sforzarsi sbagliava i\ncongiuntivi. Era imperfetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta mi port\u00f2 in officina, e mi fece vedere come\naveva lisciato un\u2019ammaccatura. Prima si mette la pasta, aveva detto, quella\ngialla, e poi la vernice. La vedi che \u00e8 brillante? <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 metallizzata?, gli avevo chiesto. S\u00ec, brillante.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza guardarmi negli occhi, curvo, piccolo, aveva\npassato un panno daino sullo sportello. <\/p>\n\n\n\n<p>Sei bravo, lo avevo incoraggiato. E questo faccio, io\nqua, aggiusto.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui aveva sorriso, con una contentezza che non era mai\nrotonda, era inadeguata e dubbiosa pure quella, un sentimento che lo metteva\nsempre nella condizione di chi sta chiedendo scusa. Arriv\u00f2 un collega e lui\nagit\u00f2 il panno in aria. Io dissi Ciao, mettendomi una mano in tasca e prendendo\nla sua, che era sudata e molle.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi imbarazzava quando fumava davanti agli altri, perch\u00e9\nera avido con la cenere, e avrei voluto che quella avidit\u00e0 l\u2019avesse riposta\nnelle cose della vita, con mia madre, con me, nei suoi desideri, se ne aveva\nmai avuto. Non fumavano mai insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel sorriso gliel\u2019ho visto in riva al mare, quel giorno\ndi luglio, mentre mi dava la granita, solo che non l\u2019ho capito. Non ho afferrato\nla pienezza, la felicit\u00e0 di chi sta facendo una cosa che gli piace. <\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 aveva paura del giudizio di tutti, mio padre,\nforse anche di noi, dei suoi figli. Tranne quel giorno, in spiaggia.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sapeva levigare i rapporti, non vedeva le ammaccature\nnegli altri, viveva per s\u00e9, provando a stare a al mondo, galleggiando.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Alfonso guarda la bara. C\u2019\u00e8 silenzio. Poi guarda sua\nmadre, tiene gli occhi sulla bara pure lei, e stringe le mani di Carlo e\nUmberto. Un canto si leva.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41382\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41382\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando aveva ricevuto la telefonata di Carlo, aveva capito dalla voce che qualcosa era successo. \u201cPrendi il primo treno\u201d, gli aveva detto. \u201cPap\u00e0\u201d. Alfonso aveva provato a prenotare un frecciarossa, poi si era deciso per la macchina, cinquecento chilometri senza soste, senza il tempo per i pensieri che il treno gli avebbe affibbiato. Stava male [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_41382\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41382\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":20137,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[545],"tags":[],"class_list":["post-41382","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2020"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41382"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/20137"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41382"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41382\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41452,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41382\/revisions\/41452"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41382"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41382"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41382"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}