{"id":41346,"date":"2020-05-01T18:00:33","date_gmt":"2020-05-01T17:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41346"},"modified":"2020-05-01T18:00:35","modified_gmt":"2020-05-01T17:00:35","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-particolate-sospensioni-milla-una-voce-tra-i-pensieri-di-francesca-beozzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41346","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Particolate sospensioni Milla: una voce tra i pensieri&#8221; di Francesca Beozzo"},"content":{"rendered":"\n<p>Pensavo da un\npo\u2019 di tempo, e quando sto cos\u00ec, mi vedete no? Insomma, cos\u00ec a testa in gi\u00f9,\ncon le gambe appoggiate alla parete, i capelli che cascano dal letto e sfiorano\ndi poco il pavimento, i binocoli che sono costretta a portare buttati sul\ncuscino. Perch\u00e9 a che servono degli occhiali per pensare? Solo cos\u00ec rifletto\nmeglio. Riesco a far fluire le idee come un Bacco pronto a sbronzarsi ad una\nfesta di matrimonio pagano, senza per\u00f2 dare nell\u2019occhio. Tutta la mia vita \u00e8\nstata un continuo, inesorabile, incessante passare inosservata; come posso\nspiegarti, direi come quei pacchettini di caramelle senza zucchero in mezzo ad\nuna spesa per il cenone di Capodanno. Sar\u00e0 perch\u00e9 non ho questa primaverile\nbellezza da Venere del Botticelli; il mio migliore amico un giorno di chiss\u00e0\nquale estate, era piuttosto caldo in effetti, mi guard\u00f2 trasognato e ridendo\ndisse: &#8211; Milla, non te la prendere. Stai simpatica.- Poi si gir\u00f2 di nuovo a\nguardare \u201cFlora\u201d di Arcimboldo, pieg\u00f2 il labbro in una mezza smorfia divertita\ne se ne and\u00f2 lasciandomi con un palmo di naso a guardare il pavimento della\nstanza. Avevano intassellato proprio con cura le assi orizzontali e poi quelle\nverticali, ripetute in serie, sfalsate, un modulo semplice che ripetuto una, due,\ntre, cento volte era diventato caotico. In tutta me stessa ho sempre visto la\ncomplessit\u00e0 dei fili intrecciati, i pavimenti piastrellati, ma dove fosse il\nprimo tassello o che forma avesse, probabilmente, non lo avrei mai saputo. <\/p>\n\n\n\n<p>Giustamente,\nper\u00f2, voi sarete interessati a sapere che fine avesse fatto il mio amico. Quel\npomeriggio, percorsi a ritroso i corridoi del museo e ne uscii ancora mezza\nstordita dal colpo subito. Lo vidi. Se ne stava appoggiato con mezzo\navambraccio al banchetto della biglietteria, mentre con fare disincantato e un\nsorriso appena abbozzato s\u2019intratteneva con la ragazza che ci aveva fatto\npagare qualche ora prima per accedere alla galleria. Iniziai a vederci nero e\nrossa di rabbia con la bile verde, presi la mia bicicletta e senza una parola me\nne tornai a casa. Non lo volli vedere mai pi\u00f9. Non so che fine abbia\nfatto.&nbsp; Guardando i fatti come un\nnarratore esterno, direi che questa \u00e8 la migliore storia che riuscii a cucirmi\naddosso; assomigliava molto a quel pane e zucchero che nonna mi preparava per\nnascondere il sapore amaro dello sciroppo, che con ogni influenza si presentava\nmeschino sul comodino del mio letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per dimenticare,\nma io non scordavo. Devo essere sincera: quel giorno non and\u00f2 proprio cos\u00ec, che\nci volete fare, vi sembro una persona che pu\u00f2 permettersi di perdere l\u2019unico\nessere umano, oltre mia madre, che spreca il suo tempo ad ascoltarmi? Lo vidi\nparlare con la ragazza della biglietteria, mi sedetti sui gradini consumati\ndalle suole di chiss\u00e0 quanti bambini urlanti, genitori disperati, maestre\nfuribonde. Forse, mi ero seduta dove l\u2019anno prima un ragazzino di prima media\naveva fatto cadere il suo pranzo in gita di classe o dove il vigilante si era\nfatto scivolare tra le mani il primo caff\u00e8 della giornata, quello senza il\nquale il mondo non pu\u00f2 proprio, assolutamente, partire. Aspettai. Non so quanto\nrimasi in attesa. Prima la mano destra, appoggiata, come quei barocchi\nfermalibri marmorei, sotto il mio osso mandibolare, le unghie impuntate\nsull\u2019arcata zigomatica; dopo un po\u2019 cambiai verso, era adesso il mio gomito sinistro\nche schiacciava il ginocchio omolaterale, incrociato per non perdere l\u2019appoggio\nsu quello di destra, e cos\u00ec in quest\u2019intrico di arti me ne stavo a\nsgranocchiare meccanicamente le cuticole del mio dito indice. Mi addormentai\nsotto il caldo atroce di quel pomeriggio. <\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 lo\naspettavo? Ve l\u2019ho gi\u00e0 detto, anche se ammetto che ancora adesso, cos\u00ec con i\ntalloni appesi alla parete della mia stanza, ci penso in modo furibondo.\nTornammo a casa insieme, quella sera, scherzando come niente fosse accaduto e\nin fondo non era successo proprio nulla. Quando entrai per porta, la cena era\ngi\u00e0 pronta in tavola; andai cos\u00ec a lavarmi le mani e alzai gli occhi, che per\ntutta la giornata avevo tenuto abbassati, rimuginando su me stessa. Vi dico, lo\nspettacolo non era dei migliori, i capelli stavano arruffati, le congiuntive\nerano arrossate da tutte le lacrime che sarebbero saltate fuori come le armate\ndi Torismondo nella battaglia dei Campi Catalaunici. Cos\u00ec sbagliata. Possibile\nche in me nessuno vedesse nemmeno una spoletta di filo mezzo sfilacciato da\ntirarci fuori qualcosa di sufficiente, insomma, di mediocre? <\/p>\n\n\n\n<p>Ditemi se sbaglio, allora non stavo chiedendo che qualcuno mi salvasse, elemosinavo un orecchio che sapesse prestare attenzione alle parole. Non mi sarei mai spinta, con tanta arroganza, a chiedere dell\u2019attenzione per delle virgole, sarebbe risultato eccessivo, magari nemmeno per delle singole e solitarie parole, mi sarei accontenta dei periodi o dei paragrafi o anche del riassunto di me stessa. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi sto\ndomandando se questo pu\u00f2 essere definito un soporifero monologo. Magari, voi\nche state leggendo, proprio ora, queste righe sbilenche, in realt\u00e0 state solo\nin un nebbioso dormiveglia. Abbassate le palpebre fino alla rima degli occhi,\nsi dischiude una minima feritoia, un oblungo orizzonte attraverso il quale le\nrealt\u00e0 si mescolano, un vetro corneale in cui si dispiegano nuove\nconsapevolezze e poi per essere un monologo, quando mai sono stata\neffettivamente sola? Certo, amici con tutte e duecento-sei ossa, un polmone\nbilobato a sinistra e trilobato a destra, una peristalsi intestinale come si\ndeve e su per gi\u00f9 trentacinque vertebre non ce li ho mai avuti, per\u00f2 questo non\nsignifica che tutto il mondo sarebbe dovuto crollare. In qualche modo bisogna\narrabattarsi in questo brodo primordiale che \u00e8 la vita. <\/p>\n\n\n\n<p>Prendevo un vinile dalla libreria di mio padre, lo appoggiavo sul giradischi e iniziava quel leggero silenzio di suono mancato, i bianchi veli delle tende si spostavano nell\u2019aria giocando strane forme di luce sulle pareti, sul pavimento, il pulviscolo sospeso, in attesa di chiss\u00e0 quale evento, il profumo dei peschi danzava fino alla mia finestra e stavo ore distesa sul tappeto a guardare il soffitto attraverso la mia mano stretta in un pugno quasi completo. Arriv\u00f2 cos\u00ec, come arriva la primavera, la notizia della morte di mio padre. Gli ultimi raggi del sole accompagnavano ogni sera le mie lacrime lungo le guance, verso i lobi delle orecchie, lungo il collo e di colpo, come la vita passa alla morte, le ritrovavo disperse allargate deformi tra i fili blu e panna del tappeto o incise come marchio infernale tra le righe orizzontali, una seguente alla successiva, in lenta ripetizione, stampate da chiss\u00e0 quale editore sui fogli delle mie agende. Attila sarebbe stato felice di vedere le armate barbare di Torismondo il Visigoto ritirarsi, convinte di vittoria certa e lasciare il povero Ezio, l\u00ec sperduto, combatterlo faccia a faccia senza inganni; eppure la perdita delle mie lacrime aveva poco a che fare con qualche vittoria e tanto meno con qualche resa. Era un limbo senza dolore, dove la rabbia lasciava spazio alla solitudine di un\u2019anima, le domande che in un primo momento si erano accalcate, come quelle tonde massaie che andavano a far la spesa all\u2019alimentari del paese, soffocavano nell\u2019indifferenza, negli occhi abbassati di chi non ti conosceva, ma alla fine sapeva tutto di te e come se provare vergogna fosse la mia punizione pass\u00f2 anche quell\u2019estate. Smisi di essere indifferente e con la perdita della mia indifferenza finirono anche i sorrisi. Piano, piano non compresi pi\u00f9 come le persone potessero provare gioia, amore, libert\u00e0, fiducia. Ditemi, non le sentite anche voi, in questo preciso momento, cos\u00ec dette, fuori da ogni contesto, delle parole cos\u00ec nude, cos\u00ec sterili? Delle statue granitiche di dimensioni colossali, d\u2019ineffabile bellezza, ridotte ad essere viste come laborioso artificio umano, un&#8217;abile mano che ha per\u00f2 solo scolpito della grigia e fredda pietra, una Nike alata di un qualunque museo parigino che non vive pi\u00f9 la sua pagana commedia, ma recita solo una terribile parte, prigioniera di una tragedia non pi\u00f9 sua, ma che non apparteneva nemmeno pi\u00f9 a me. <\/p>\n\n\n\n<p>Ci impiegai\nqualche mese per ritrovare tutti i cocci dispersi negli angoli pi\u00f9 impensabili\ndella mia vita, sicuramente tutto questo tempo fu dovuto al mio miopismo che\nnon mi permetteva, senza gli occhiali, di riconoscere in modo molto distinto se\na parlare fosse mia mamma o la suocera dell\u2019amico del marito della figlia della\nnostra vicina di casa. <\/p>\n\n\n\n<p>M\u2019innamorai quando i cocci non si erano ancora per bene incollati tra di loro. Il risultato fu quello d\u2019aver costruito un Burj Khalifa senza minimamente aver pensato di metterci delle fondamenta. Croll\u00f2 tutto al primo battito d\u2019ala d\u2019una elegantissima <em>Morpho menelaus.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cambio un attimo\nposizione, tutto questo pensare oltre alle idee mi sta facendo fluire anche\ntroppo sangue tra le arterie cerebrali. Lo avete mai visto un cervello? Quella\nsilhouette tozza, massimale, grossolana avviluppata da rossi fili come un\nenorme batuffolo di zucchero a velo? Nessuno ci pensa mai a riderci sopra?\nRicerchiamo quotidianamente, in modo ossessivo la perfezione della forma,\nl\u2019eleganza del gesto, l\u2019essenziale bellezza eppure dipendiamo da una massa\npoderosa, ridicola, troppo alta, troppo grossa, troppo poco femminile, troppo\nfuori dai canoni. Tutte le galassie che riempiono le trecentosessantacinque\nnotti dell\u2019anno colmano i nostri occhi e fanno traboccare i nostri pensieri,\nogni filo d\u2019erba su un prato di campagna \u00e8 misteriosamente compreso tra esterno\ned interno, ogni dio \u00e8 nato prima di noi e con noi, non si allontana mai dalla\nnostra pi\u00f9 profonda essenza ed il limite si riduce ad ogni passo. Non vi sembra\ntutto cos\u00ec terribilmente sbagliato e ridicolo? <\/p>\n\n\n\n<p>Dicevo, ora che\nla testa la tengo in alto e i piedi saldamente adesi al suolo: m\u2019innamorai,\nfollemente, di un\u2019idea o forse era un ideale e cos\u00ec, come certe volte accade,\nquando si riversano troppe speranze, si resta tramortiti a brache calate a\ntesta in gi\u00f9, in pochi centimetri di acqua, ad annaspare. Amare troppo,\nincondizionatamente, senza dare un fondo alle proprie risorse e alle proprie\nriserve, lentamente consuma, e senza rendersene conto si arriva alla fine e in\nmano non si hanno pi\u00f9 pagliuzze e pepite d\u2019oro di un qualche fortunato\nprotagonista d\u2019un film di Sergio Leone, ma resta soltanto la polvere e lo\nsterco di vacca di qualche mandria passata di l\u00ec mesi o settimane prima. Ma,\normai mi conoscete, questo mio filo dei pensieri lentamente si aggroviglia e\npoi si distende e certamente voi siete solo curiosi di sapere che fine abbia\nfatto quello che un tempo, per pochi brevi istanti, per una qualche irriverente\ninconsapevolezza giovanile avevo creduto, scambiato, preteso essere l\u2019amore\ndella mia vita. Sar\u00f2 molto sincera: lo dimenticai, come tutti i grandi amori\nche nascono dal niente. Il sangue mi riboll\u00ec nelle vene per mesi interminabili,\npiansi come se fosse stata tradita una promessa, mi vedo ancora, l\u00ec, a guardare\nfebbrilmente il mio riflesso nello specchio, come a cercare delle risposte che\nnon trovavo, ma lentamente tutta la rabbia, il dolore, l\u2019umiliazione passarono\ntra i veli nebbiosi dei ricordi. Non so dove sia ora, ma so dove sono io\nadesso. <\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo\nchiacchierare in religioso silenzio, mi ha fatto perdere la cognizione del\ntempo. Sento solo il brontolio sommesso del mio stomaco, una ciurma pirata in\nrivolta tra acqua, sale, acido cloridrico e tanto muco. Dovrei alzarmi per\nandare a preparare la cena. Da quando decisi di lasciare casa per trovarmi un\nlavoro, lontano da tutti quei volti smilzi che conoscevo ormai a memoria, i\nnasi aquilini, che diventavano rossi per la vergogna o per qualche bicchiere di\nborgogna di troppo, gli occhi ravvicinati, le sopracciglia folte e corrucciate,\nquelle sottili e quasi invisibili, le labbra affilate come lame di coltelli con\ndenti sottili come palazzi parigini, da allora la cena me la preparo da sola.\nPensate bene, vivere in solitudine, non \u00e8 tutto questo gran affare. Ditemi voi,\nche si guadagna? La libert\u00e0, direte voi. Eppure questo spazio aperto, informe,\nlusinghiero e alle volte ostile, che mi si presenta ogni mattina quando apro la\nporta di casa, mi lascia sempre un retrogusto amaro, un non so cosa di pauroso,\nun\u2019incertezza bambina. Mi sento come uno di quei rossi aquiloni che proprio non\nriescono a prendere la rincorsa e a spiccare il volo. Carte brillanti ed\nimpertinenti che ad ogni giro di vento svoltano bruscamente percorso,\nrischiando terribilmente di rimanere impigliati e strapparsi tra qualche\nappuntito ramo. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo avete mai\nassaporato un caff\u00e8, alla sera, appoggiati alla ringhiera del balcone della\nvostra casa, mentre guardate la notte che sale? Diciamo che \u00e8 come stare davanti\nad un Rothko e non avere la minima conoscenza logica dei processi mentali ed\nartistici che ne fanno un\u2019opera di valore inestimabile, ma nonostante tutto\nrestare l\u00ec, fermi, spezzati, ipnotizzati da limiti orizzontali, confini che non\nsussistono, campiture definite, prossime all\u2019indeterminato. Il cielo s\u2019\u00e8 coperto\ne fino all\u2019orizzonte si sono distesi lunghi e gonfi nuvoloni carichi di\ntempesta. Si approssima l\u2019autunno ed io ho ancora in testa il profumo acre e\npungente della vecchia casa di campagna. Il pagliericcio rinsecchito,\nabbandonato agli angoli della stanza comune, le grasse galline che\ngironzolavano, beccando tutto quello che trovavano, senza poi grande interesse,\nle bianche pareti, fredde ed umide, anche in piena estate, come solo i muri\ndelle vecchie case sanno poter essere. Diciamo che quando andavo a trovare\nnonna, era come ricevere un biglietto di sola andata per le isole Svalbard e il\ndeserto del Kalahari. Eppure ogni pomeriggio, quando mi distendevo sulla\nbrandina mezza arrugginita al primo piano, sentivo quanto la vita fosse\ncompleta, piena. Il sole che filtrava tra le tende e si distendeva assonato,\npigro tra le assi del pavimento, accompagnava tutti i miei pensieri, l\u2019informit\u00e0\ndei miei vagheggiamenti molto simili a chi completamente fradicio di alcol\ncerca di riavvolgere il filo logico delle proprie parole e inciampa sul chi e\nsul come di ogni azione. Un\u2019estate di sonore risate, folli ubriacature, il\nprimo e ultimo passo che sentii appartenermi. Niels Bohr sarebbe stato\nsoddisfatto nel sapere che ogni singolo, esuberante atomo del mio corpo stesse\nin un\u2019orbita fissa, quantizzata, ma precisa; eppure qualcosa stonava anche in\ntutta quella perfetta linearit\u00e0. Non manc\u00f2 molto che anche il sogno di\nrazionale precisione teorizzato venne scardinato e quella determinatezza\nabbandonata per orbitali, equiprobabilit\u00e0, e percentuali. Tornata a casa,\nsprofondai tra i cuscini del vecchio divano e quello che tornai a vedere fu\nsoltanto lo smalto del soffitto un po\u2019 scrostato. La mia mano, me la ricordo ancora,\nsi muoveva avanti e indietro, spostando il velluto color cachi dei cuscini, e i\npensieri galoppavano veloci fuori da quelle quattro pareti. I Padaung, come mi\npiaceva chiamare quei sottili papaveri che allungavano il loro esile collo\nleggermente oblungo verso il sole, erano ormai lontani, lasciati riposare tra\nle pieghe dei ricordi, stoffe ritagliate e dimenticate, un po\u2019 per caso, un po\u2019\nper noncuranza sul pavimento di una sartoria. <\/p>\n\n\n\n<p>Infinita\nlibert\u00e0, in fondo anche amore, risicato, ma pur sempre amore, pienezza di vita,\nbellezza avevano riempito i miei occhi folli. Quella tenacia, che solo nel\nsilenzio cresce, che germoglia dopo le peggiori tempeste, una sorta di\nsopravvissuta, sta ancora qui sulle mie spalle ad accarezzarmi i capelli.\nSapete, con lei ci parlo certe volte quando mi sento sola, spezzata,\nincompresa. Scruto l\u2019angolo delle sue sopracciglia, vedo l\u2019incrinatura delle\nsue labbra, mi faccio accompagnare ad ogni ticchettio del vecchio orologio. Lui\nha visto tutto; stava sopra il frigorifero della casa dove vivevano i miei\ngenitori quando arriv\u00f2 la notizia della dipartita di mio padre, della resa alla\narmi. Vide tutto. Vide la carta nel caminetto che si accartocciava e bruciava\nogni lettera d\u2019inchiostro, la vide scomparire tra le fiamme e restare cenere.\nVide che non torn\u00f2 pi\u00f9 indietro. Vide la cucina, svuotarsi, prima degli oggetti\nche l\u2019avevano resa giovane, provocante, materna, poi delle persone. Rimase solo\nlui. Penso.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria che\nall\u2019inizio sferzava violenta il mio viso ora \u00e8 solo una materna carezza, un\ndolce cullare dove anche il mio corpo ha perso di sostanza, sospeso, etereo,\nimmortale in un battito eterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle nuvole\nsopra la mia testa sfuggono tonde e pesanti gocce di autunnale pioggia. La\ntazzina che mi ero portata alle labbra l\u2019ho dimenticata sul balcone. M\u2019era\nbalzata in testa un\u2019idea cos\u00ec folle, imprevedibile, informe che avevo\nabbandonato tutto. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi ero ricordata\ndi qualche estate fa quando con mio marito andammo in un paesino\ndell\u2019entroterra, il viaggio con i finestrini abbassati, il vento caldo che\nbatteva sulle nostre pelli, una musica in sottofondo che le stazioni della\nradio erano solite mandare, e svoltata la curva, quell\u2019immenso campo di\npapaveri, come una abnorme e primitiva ferita della terra, colavano rosso sotto\nun infuocato sole di mezza estate. La vidi, l\u00ec, tra quegli steli raccogliere\ngli ultimi fiori, farne corone. Quel quadro rapito, rapido e fuggevole aveva\ncatturato la mia attenzione e per anni lo avevo portato con me senza rendermene\nconto, come una cicatrice dell\u2019anima. <\/p>\n\n\n\n<p>Era ora che\ntornasse a volare in cielo libero e solitario, senza repentini cambi di rotta\ndovuti alle mutevoli correnti aeree. Si librava solo, audace, bambino. Sarebbe\ncresciuto, ma i suoi occhi sarebbero rimasti gli stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensavo. <\/p>\n\n\n\n<p>Ora per\u00f2, mi\nservono proprio quei binocoli che ho lasciato\u2026 non li trovo pi\u00f9. Sotto il\ncuscino. Devono essersi spostati mentre mi rigiravo sul letto. Il sangue al\ncervello non fa mai pensare troppo lucidamente e quando ci si alza tutto il\nmondo gira, ha una luce un po\u2019 sua. Non credete anche voi? <\/p>\n\n\n\n<p>Ora, sicuramente,\nin questo tempo, che vi ho sottratto, ho tediato le vostre orecchie anche\ntroppo. Erano solo pensieri, resti, frammenti, particelle scomposte di voci che\ns\u2019interfacciano le une con le altre senza un ordine, senza un orizzonte, senza\nconfini.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, avrei\nvoluto scrivere di sistemi quantistici e massime teorie irrisolte, di Dante ed\nAriosto, nella stessa stanza, ad accapigliarsi su chi abbia pi\u00f9 di tutti\nconquistato l\u2019amabile cuore della lettrice, forse un po\u2019 troppo appisolata su\npagine e pagine di terzine e fili che si lasciano e si riannodano in un\nlabirinto verticale di poesia e violenta realt\u00e0, del povero Niztche che non\ntrova mai il suo superuomo, disperso ad osservare fumosi arabeschi, che salgono\nsonnacchiosi da una tazzina di caff\u00e8 amaro alla prima luce dell\u2019alba; cosa\nstarei raccontando? Vorrei scrivere di logica e perfezione, trafiggerei cos\u00ec\ncon acuminata freccia il superbo Antinoo. Chi li racconta per\u00f2 gli occhi del\ntriste principe greco che si invagh\u00ec dell\u2019avveduta Penelope e dopo lunghissimi\nanni di fervida attesa si vede scivolare addosso la vita, rossa come il sangue\nche zampilla oltre ogni misura e ragione dallo squarcio feroce nella sua carne,\nsconfitto dalla sorte che ha fatto cadere la moneta sulla faccia sbagliata. Scriverei\ndi Antinoo che si vede sottratte le lacrime, la donna amata, il desiderio, la\nvendetta, scriverei dei giorni che passano nei ticchettii delle lancette di un\nvecchio orologio anni settanta dimenticato in una cucina, scriverei di Milla\nche in una vita mancata ha scoperto quante lacrime possono scorrere tra le\nparticolate particelle, le bianche nebbie del cielo che leggero le pesa sopra\nla testa. Scriverei. Scriverei per lasciare spazio all\u2019inutile gesto, al\npensiero scomposto, all\u2019intrecciarsi furibondo di oblunghi papaveri nei lunghi\npomeriggi assolati di mezza estate. Scriverei del vento che nel silenzio ha\ntrasportato i nostri sguardi di perfette sconosciute da un capo all\u2019altro di\nquesto mondo. <\/p>\n\n\n\n<p>Scrivo di Milla\nche una voce non ha mai avuto, o forse \u00e8 la voce di tutti noi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41346\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41346\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; Milla a raccontare oppure \u00e8 la voce  di una narratrice che seguendo incantata i fili dei pensieri e dei ricordi racconta di uno squarcio di vita rubato? Chi \u00e8 veramente la protagonista di questo racconto? Tanto l&#8217;una diventa parte dell&#8217;altra, tanto le voci si assomigliano, si sovrappongono, si liberano solitarie.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_41346\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41346\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":20182,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[545],"tags":[],"class_list":["post-41346","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2020"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41346"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/20182"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41346"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41346\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41356,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41346\/revisions\/41356"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41346"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41346"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41346"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}