{"id":4133,"date":"2010-05-29T12:02:50","date_gmt":"2010-05-29T11:02:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4133"},"modified":"2010-05-29T12:02:50","modified_gmt":"2010-05-29T11:02:50","slug":"il-sapore-del-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4133","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Il sapore del mare&#8221; di Paolo Sterlicchi"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"center;\" align=\"center\"><strong><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"Times New Roman;\">Il caldo, quell\u2019estate, ci aveva inghiottito. L\u2019asfalto scivolava lentamente e le lunghe linee delle strade sembravano curvarsi sotto i raggi del sole. La citt\u00e0 era letteralmente impazzita. Gli abitanti si affollavano nei bar, mentre i ventilatori pigri e chiassosi solleticavano la canicola senza che quella massa metallica si facesse tagliare. Il vociare delle donne al mercato e dei bambini che scendevano le scale della scuola si perdevano e si dilatavano nell\u2019aria. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"Times New Roman;\">Quei giorni anche per me trascorrevano come quasi eterni attimi di nulla. Avevo perso il mio lavoro di operaio specializzato e stavo cercando una nuova occupazione. Proprio quella mattina, la mente fatica a ricordarlo, ero diretto al centro per l\u2019impiego. Chiss\u00e0 se avessi avuto qualche chance. Ero ancora giovane e il mio corpo forte e fiero mi seguiva ovunque. Ma la crisi, quella maledetta voragine, quel buco nero. Che rabbia. Migliaia di persone avevano perso il loro impiego: crollo di banche, imprese e dirigenti con i debiti alla gola. I giornali grondavano pessimismo e la situazione certo non sarebbe migliorata.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Mi incamminai.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u201cCrac della finanza\u201d. Cento metri dopo: \u201cLe piazze accusano il governo\u201d. Subito dietro l\u2019angolo: \u201cLa citt\u00e0 \u00e8 morta\u201d. Di questo passo, pensai, verremo soffocati prima dalle parole che dai fatti. La vita, per\u00f2, quella mattina scorreva pi\u00f9 indolente del solito. Lo scivolare e il frantumarsi in mille pezzi di una goccia della fontana tra la 10^ e la 15^,<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>si intonava al ticchettio dei clacson, che il caldo infernale attutiva fino a farli sembrare innocui movimenti di lancette d\u2019orologio. Rimasi colpito dall\u2019oscillare pensoso delle valigette 24 ore di eleganti uomini di affari che serpeggiavano a zig zag per i marciapiedi roventi. Quanti pensieri dovevano contenere, quanto tempo rappreso.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>I miei passi e i miei pensieri, nel frattempo, mi avevano condotto alla meta di quella mattina, il centro per l\u2019impiego. Un anonimo edificio quasi fuori dell\u2019abitato mi aspettava con le sue tende verdi, scialbe e le opache vetrate. La porta, alta e poco oliata, si apriva e si chiudeva a ritmo costante. Mi avvicinai, a passi lenti, salii. I gradini mi ritmavano il respiro, e nell\u2019afferrare la maniglia, in alto, sullo stipite, proprio all\u2019ingresso, un particolare, forse in quel momento insignificante, mi immobilizz\u00f2. Un punto nero e peloso si dimenava, oscillava e ricadeva a scatti nei sottili fili di una ragnatela. Frullava le ali, alzava e ritmicamente rilassava le zampette, si attorcigliava su se stesso e pi\u00f9 si dimenava per librarsi nell\u2019aria, pi\u00f9 la libert\u00e0 si allontanava. Si riposava, adesso, e poi, poco a poco quella danza tra la vita e la morte riprendeva.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00abNumero37\u00bb. Una voce, bruscamente, si immischi\u00f2 nei miei pensieri. \u00ab Numero 37\u00bb &#8211; scand\u00ec in un tono che faceva ravvisare una certa fredda cortesia &#8211; \u00abVenga, tocca a lei. La sua pratica \u00e8 pronta\u00bb, sentenzi\u00f2, mostrandomi un incartamento di una certa consistenza, agitato dall\u2019aria mossa dal ventilatore. I fogli, si aprivano e chiudevano e<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>sembravano parlare tra loro. Chiss\u00e0 che cosa si stavano dicendo quelle pratiche ammuffite. \u00abEhi, salve, io sono la cartella di John Smith, coltivatore diretto, et\u00e0 23, in cerca di occupazione nel settore edilizio. Chi vuol parlare con me?\u00bb .<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00abCome le<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>stavo dicendo &#8211; <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>interruppe, discretamente, questa volta, le mie fantasticherie &#8211; questi sono i suoi documenti. Li ho esaminati attentamente. Cosa ne direbbe di un impiego presso l\u2019Universit\u00e0 come giardiniere?\u00bb. \u00abPer me va bene\u00bb, risposi senza troppo entusiasmo. La signora T, la chiamer\u00f2, per via della sua altezza interrotta da due goffe ed enormi spalline, il suo vero nome non lo so e mai avrei osato chiederglielo, abbass\u00f2 nuovamente gli occhi e il ticchettio di una vecchia Olivetti fece schizzare nel foglio la mia nuova occupazione. Tic Tac: suoni metallici.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Forse, il caldo o lo stridore battente di quei tasti mi trasmettevano un forte disagio; nervosamente mi attorcigliavo le mani e una sensazione di tensione e irrigidimento mi scivolava addosso insinuandosi dal collo alla schiena. La porta si apriva e si chiudeva ritmicamente e a tratti si acuivano gli schiamazzi dei bambini che scorrazzavano in attesa dei loro genitori, chiusi nei vari uffici. I tacchi delle impiegate che tamburellavano sui pavimenti per assegnare altre speranze, si mescolavano con i tasti del mio nuovo destino. Un acre ventata di muffa e sudore si aggiungeva ai suoni e colori che stavano tempestando il mio corpo. Mi sembrava di essere finito in un ripostiglio segreto e remoto della mente, in quel luogo dove nascono sapori e impressioni, in quel punto dove la massa informe della realt\u00e0 acquista un significato. Ero inebriato e stordito ma in un attimo, immerso in quell\u2019istante, come il mio corpo gi\u00e0 da diversi minuti aveva previsto, qualcosa di terribile iniziava ad accadere. A scatti, le luci si abbassarono e si riaccesero. Ora, i bambini tacevano: la porta non si chiudeva pi\u00f9. Un tonfo di silenzio. Quel mio strano malessere si stava spostando dalla schiena allo stomaco. Gli occhi erano rigidi e la bocca vibrava lentamente accennando ad un ghigno. Le spalle sembravano diventate mani, palpavano l\u2019aria intorno e la sensazione di essere braccato divenne pi\u00f9 intensa. Il ventilatore frullava, come ali impazzite e la segretaria, ferma nel suo solito movimento, non accennava neanche ad uno sguardo. Mi voltai e li vidi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Due occhi rossi, intensi erano incollati ai miei. Un sorriso appena accennato mi stava toccando. Piccoli denti spuntavano, mani inchiodate di sudore si alzavano su di me.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Vampiri. Risi. Il ghigno in cui si era racchiusa la mia bocca si apr\u00ec. Pensai ad uno scherzo del caldo. Chiusi gli occhi, ma la vista si era spostata ormai nel mio corpo. La mia pelle sentiva, le mie mani scrutavano la scena, i muscoli del collo odoravano di adrenalina.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Spalancai la vista ed un fiato tagliente mi afferr\u00f2. La sedia cadde, schizzai dalla porta, scavalcai la finestra, i piedi sembravano non avere terreno. Corsi, corsi senza essere neanche l\u2019ombra di me stesso. Leggero e pesante mi lasciai alle spalle l\u2019edificio, le strade, il traffico, il giorno, la luce, corsi, con alla schiena un brivido, con nei passi un terrore. La stessa sensazione, gli stessi occhi. Mi inseguivano.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>Tremo ancora al ricordo di quell\u2019istante, che si dilata nel tempo. Ora la brezza impregna il legno della mia veranda. Il mare mi accarezza l\u2019anima. Dal mio piccolo rifugio sulle scogliere del nord della Scozia, ogni ricordo diventa pi\u00f9 lucido. Le gocce della brezza mi solleticano il viso, le mani, fredde, accompagnano queste pagine. Il legno profuma d\u2019inverno e il mare tace.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Solo il mare mi calma. Lo sguardo e le risa da bambino, i passi di Ivette sulla sabbia, i castelli coccolati dalle onde vengono a galla come spuma bianca, che schiocca e scoppia sotto i raggi del sole. \u00abCosa fai, poltrone, corri con noi, smettila di pensare, lascia fare al mare, alla corrente, vieni\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Vorrei essere folle, ma non lo sono. Fermo, immobile in quel ricordo infernale. Sembra essere tutto passato. Eppure, anche ieri sera, al pub, davanti ad una birra, raccontavo agli amici la mia folle corsa, quel giorno, laggi\u00f9, avvolto nel caldo. Risa, battute, pacche sulle spalle, sguardi increduli, beffardi, maligni, rossi, taglienti, mortali, metallici. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00abNumero 37. E\u2019 ora di alzarsi\u00bb. Tic Tac, ferro. La porta si apr\u00ec sulla realt\u00e0. \u00abNumero 37, dormi da troppe ore\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Quelle voci<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>presero mano a mano consistenza e i lineamenti si fecero pi\u00f9 marcati: occhi negli occhi, li vidi e mi svegliai. Erano gli stessi occhi piccoli, rossi, gli stessi sguardi ciechi. Le immagini ancora tremavano, ma il bianco dei camici divenne a poco a poco l\u2019unico colore che amaramente mi fece ritornare in me. Il corpo inizi\u00f2 a sentire, i muscoli a distendersi, i polsi e le caviglie a stringersi nuovamente in quello spasimo, alla ricerca della libert\u00e0. Solo, legato in quel letto davanti a quegli uomini privi di volto, avrei voluto riaddormentarmi per far sfumare nel sonno quelle catene che mi afferravano e svuotare cos\u00ec gli occhi in lacrime inconsapevoli.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00abNumero 37 \u00e8 ora della visita\u00bb. Si sciolsero i lacci che da giorni mi avevano serrato. Ricordo vagamente la follia delle sirene, la stretta degli infermieri, lo sbattere delle porte dietro di me e poi questo letto. In preda al delirio rabbioso di chi non sa pi\u00f9 chi \u00e8, sono finito qua dentro, fissato ai miei ricordi. Ora tutta la scena era nitida: sorretto da due infermieri, in piedi, guardavo quel mondo alla pari, fronte a fronte. Iniziai lentamente a vestirmi. Il sapore del cotone sulla pelle mi abbracciava. I pantaloni, buttati alla rinfusa sulla sedia, mi facevano assaporare la voglia di correre. La cinta nuovamente in vita: che emozione. Ad una ad una le scarpe. Ero un uomo, finalmente. Accompagnato, mi incamminai per quei lunghi corridoi, tunnel infiniti, ordinati, dilaniati dal ronzio delle luci, dal ticchettio nauseante dell\u2019ordine. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Lo studio del Dottor Giunti, lo psichiatra che mi aveva accolto giorni prima, era in fondo, poco prima dell\u2019uscita di sicurezza. Mi accomodai dopo una vigorosa stretta di mano. \u00abAllora Signor Quintini, come sta? Come si sente oggi?\u00bb. Le pupille mi naufragavano dentro gli occhi, ero stanco e la tentazione di chiudere le palpebre e fare viaggiare i miei pensieri in altri mondi, dove le linee del reale si sarebbero intrecciate chiss\u00e0 con che cosa, era ancora forte. \u00abSignor Quintini, lo sa che oggi, se vuole, pu\u00f2 uscire? Tutto dipender\u00e0 da questo colloquio\u00bb. Alzai lo sguardo e timidamente <span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>incontrai il suo volto. Annuii distratto. \u00abLe far\u00f2 una sola domanda. Mi risponda sinceramente. Che cos\u2019\u00e8 per lei la realt\u00e0?\u00bb. Le dita del medico sfogliavano sicure le pagine della mia cartella. Sapevano come muoversi nei meandri della mia mente scritta, nelle pieghe dei miei pensieri di carta. Il dito andava su e gi\u00f9 e poi a met\u00e0 della prima facciata si ferm\u00f2, pi\u00f9 o meno all\u2019altezza di due evidenti sottolineature. \u00abLei, durante l\u2019ultimo incontro, mi ha detto &#8211; cito le sue parole &#8211; \u201cmi sento svanire, sembra che la realt\u00e0 mi si appiccichi alla mente, come una carta moschicida.\u201d Si ricorda, no, questa espressione? Ha proprio detto, \u201ccarta moschicida\u201d\u00bb. Era vero. \u00abQuindi, per adoperare la sua immagine, lei si sente un insetto che pu\u00f2, da un momento all\u2019altro, venire fagocitato, oserei dire dissolto dalla realt\u00e0. Il filo dei pensieri che la guida finisce, a volte, per intrecciarsi con i confini del reale, confondendosi ed interrompendosi. La sottile membrana del mondo potrebbe coinvolgerla, avvolgerla e imprigionarla nella linea d\u2019ombra impercettibile tra la verit\u00e0 e l\u2019immaginazione\u00bb. Le sue frasi, sempre pi\u00f9 ampie, erano accompagnate dalle dita che adesso si perdevano nell\u2019aria, dopo aver abbandonato la mia cartella clinica. I capelli bianchi si gonfiavano come la sua ardita sintassi e volteggiavano in un vortice unico che le dita prima avevano creato. La sedia stessa cigolava parole e lo studio, come una grossa bolla spumeggiava e fraseggiava anch\u2019esso.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>\u00abIl mare\u00bb. Lo interruppi.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>\u00abCome scusi?\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>\u00abIl mare\u00bb.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>Il Dottore, per la prima volta, mi stava guardando. C\u2019era stupore nei suoi occhi ma nessun accenno ad un giudizio, non mi sentii accusato n\u00e9 deriso. Gli occhiali dalla montatura appena accennata inquadravano i suoi occhi, piccoli e smarriti. La mano ora immobile nascondeva segni di lavoro, lavoro manuale intendo. La fede brillava opaca. I gomiti si appoggiavano incerti sulla scrivania che vomitava carte, penne, inchiostro e destini. Pratiche impilate che attendevano una sentenza ci separavano. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00abSa, Dottore, io sono fuggito spesso. Fuggivo perch\u00e9 avevo paura, fuggivo perch\u00e9 credevo di non farcela. Ma ora che ho visto il mare \u2026 \u00bb. Il Dottore distese la fronte, sollev\u00f2 le mani dalla scrivania e le apr\u00ec sfiorando i braccioli della sedia. Appoggi\u00f2 la schiena. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00abMi faccia capire\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>Iniziai lentamente ad aprirmi. Raccontai della mia fatica negli studi, delle notti passate sui libri, del mio successo lavorativo: la carriera di brillante avvocato, alla fine, mi aveva premiato. Ero bravo e stimato. Poi l\u2019invidia, le calunnie, il lavoro perso, gli affetti che si stavano sciogliendo. Ebbi una crisi ed iniziai a scappare nei miei pensieri. Divenni l\u2019artefice del nulla che mi stava inghiottendo. S\u00ec, avevo deciso di impazzire, per farla pagare a tutti, per divorare il mondo che mi aveva tradito. Ma quella notte, tra il delirio omicida e suicida che mi aveva incatenato, ricordai il mare. Tanti anni fa, quando ancora l\u2019ansia di essere qualcuno non mi aveva completamente accecato, mi ritagliavo dei momenti, sottraevo qualche ora ai miei pensieri per farmi rubare dal mare. Come due amanti ci abbracciavamo. Non ero pi\u00f9 nella mia testa. La pelle respirava vita, gli occhi si lasciavano accarezzare, le mani venivano strette e non afferravano pi\u00f9, i piedi erano liberi. Quella notte il profumo del mare era ritornato. La rabbia, la paura, la follia erano passate per il mio naso, la mia pelle, il mio respiro. Ero vivo e volevo ancora vita. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Il Dottore chin\u00f2 il capo, scrisse qualcosa, poi alz\u00f2 gli occhi. Ci guardammo. Sentii, vicino a me, ancora una volta, dopo tanto tempo, l\u2019odore del mare. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4133\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4133\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caldo, quell\u2019estate, ci aveva inghiottito. 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