{"id":41169,"date":"2020-04-21T11:25:08","date_gmt":"2020-04-21T10:25:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41169"},"modified":"2020-04-21T11:25:10","modified_gmt":"2020-04-21T10:25:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-la-matricola-di-sandra-puccini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41169","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;La matricola&#8221; di Sandra Puccini"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:left\">La corriera trasudava odore\ndi animale fin dalle 7 del mattino, come se una mandria di maiali selvatici\nl\u2019avesse abitata per tutta la notte. A met\u00e0 viaggio l\u2019aria era gi\u00e0 satura,\ncompletamente irrespirabile. Anni dopo scoprii che il deposito degli autobus era\na fianco al macello pubblico. Da come stavamo stipati, reclusi in quel vano\nmaleodorante, poteva venire il dubbio che l\u2019autista avesse sbagliato mezzo e\nstesse portando in giro un carico di bestiame. Il fetore poteva restare nelle\nmie narici per ore. Era lo scotto da pagare per chi, come me, veniva dalla\ncampagna. Dieci minuti di bici, un\u2019ora di autobus, un quarto d\u2019ora a piedi. Un\nviaggio della speranza: la speranza di diventare qualcuno. <\/p>\n\n\n\n<p>Che fossi rimasto indietro\ndi almeno un paio di generazioni rispetto ai miei compagni di corso, sarebbe\napparso evidente anche al pi\u00f9 sbadato degli osservatori. Se avessi girato per\nil mio paese con gli abiti che loro indossavano per venire in facolt\u00e0, in molti\nmi avrebbero fermato per chiedermi se stessi andando a un matrimonio o a un\nfunerale. A lezione, i loro zaini si mostravano flosci, informi, di un consunto\napparente, mentre il mio era gonfio, deforme, di una miseria reale. Anche\nsedergli vicino mi metteva in soggezione. E non solo per quell\u2019odore pungente\ndi animale che continuavo a sentirmi appiccicato addosso. Avevo deciso,\npertanto, che non sarei mai stato io a prendere l\u2019iniziativa, ma avrei\naspettato che fosse qualcuno di loro a farsi avanti per primo. Non fu una\ngrande idea. Ci misi poco a realizzare che sarei potuto tranquillamente\narrivare alla laurea in medicina senza aver scambiato una parola con nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, come spesso accade,\nquando anche l\u2019ultima delle speranze stava per abbandonarmi, conobbi Luigi.\nEravamo gli unici a rimanere a fine lezione in quell\u2019aula tetra per consumare\nil nostro pranzo portato da casa mentre gli altri si dividevano, come in una\ndiaspora, tra mensa e bar. Entrambi avevamo una motivazione nobile: io ero\npovero e non potevo permettermi un pasto caldo, lui era allergico e non poteva\npermettersi di morire. Suo padre era odontoiatra e sua madre insegnante. Mi\nguardai bene dal dire che il mio, di padri, faceva il contadino e mia madre la\ncasalinga. La nostra era un\u2019amicizia che potrei definire a senso unico. Nel\nsenso che Luigi parlava e io ascoltavo. Mi sforzavo di seguirlo e di essere\ninteressato a tutto ci\u00f2 che usciva dalle sue labbra: aveva dimostrato il\ndesiderio di essermi amico e sentivo di dovergli essere grato per questo.&nbsp; Un giorno pass\u00f2 l\u2019intera pausa ad elencare\ntutto ci\u00f2 che non poteva mangiare associando ad ogni alimento incriminato il\nrelativo effetto collaterale. Amava particolareggiare il tutto con elementi\nmacabri al fine di rendere la cosa pi\u00f9 realistica. Mi fece anche vedere\nl\u2019iniezione per le emergenze estreme che teneva nella tasca dello zaino. Mi\naffascinava perch\u00e9 avevamo qualcosa in comune: una tara, un difetto di nascita,\nqualcosa che ci rendeva diversi. Ma mentre io me ne vergognavo, evitando\nabilmente ogni occasione nella quale potesse venir fuori la mia condizione\nmiserrima, Luigi sembrava aver bisogno di vomitare ogni suo singolo problema ed\nesibire tutte le sue disgrazie. Per lui parlarne aveva una funzione catartica,\npurificatrice, quasi esorcizzante. Diversamente da me, non ripudiava la sua\nessenza, anzi, la esaltava. Ne aveva fatto la sua compagna di vita, perch\u00e9 era\nci\u00f2 che la vita gli aveva dato e doveva farsela bastare. Esattamente come quel\npanino moscio, di un colore improbabile, che poteva tenere in mano per ore\nsenza dargli nemmeno un morso, facendolo ondeggiare al ritmo regolare dei suoi\ninesauribili racconti. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019amicizia platonica con\nLuigi sub\u00ec, purtroppo, un brusco arresto sul finire del primo semestre. Durante\nuno dei nostri pranzi asociali, stava tenendo uno dei suoi interminabili comizi\nquando, improvvisamente, fu catalizzato dal mio panino con la frittata. Mi\ninterrog\u00f2 su cosa ci fosse dentro. Avrei dovuto dire la verit\u00e0, e cio\u00e8 che\nnella frittata di mia madre poteva finire buona parte del regno animale e\nvegetale. Ma non lo feci perch\u00e9 cos\u00ec gli avrei sbattuto in faccia la mia\nestrazione sociale. Mi limitai ed elencare l\u2019inevitabile: uova, formaggio e\ncipolla. A malincuore menzionai la cipolla, ma non potevo farne a meno: emanava\nun odore che avrebbe resuscitato i morti. Lo vidi illuminarsi: mi implor\u00f2 di\nfargliela assaggiare. Una goccia gelida mi tagli\u00f2 la schiena. Cercai in tutti i\nmodi di persuaderlo, di distoglierlo da quel pensiero infausto. In un ultimo\ndisperato tentativo di salvargli la vita, gli chiesi persino che fine avrebbe\nfatto il suo inseparabile panino.&nbsp; Tentenn\u00f2\ndi fronte a quel pensiero. Pensavo di avercela fatta quando, un attimo dopo,\nrepentinamente, si chin\u00f2 ed addent\u00f2 la frittata con una voracit\u00e0 che non gli\nera mai appartenuta. Quando tir\u00f2 su la testa, bricioli gialli uscivano dalla\nsua bocca traboccante, mentre gli occhi brillavano di una luce nuova. Almeno,\nsarebbe morto felice. <\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019esperienza di quasi\nmorte di Luigi trassi almeno due insegnamenti fondamentali: che ero nato per\nfare il medico, (la tempestivit\u00e0 e la lucidit\u00e0 con le quali gli somministrai\nl\u2019iniezione salvavita furono decisive), e che non c\u2019\u00e8 bisogno di qualcuno che\nrisolva un problema se prima non viene generato il problema stesso. Quando\nraccontai l\u2019accaduto ai miei genitori, omettendo i dettagli che a mio avviso\nerano trascurabili, mia madre pianse soffiandosi il naso nel grembiule e mio\npadre mi tir\u00f2 una pacca sulla schiena di cui porto ancora i segni. Era il loro\nmodo di dirmi che li avevo resi orgogliosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante questo, il\nsecondo semestre per me inizi\u00f2 in salita. Ero orfano di Luigi per la sua\nconvalescenza e questo mi faceva sentire a met\u00e0. Un cane randagio con ancora al\ncollo la medaglietta con inciso il numero di telefono del padrone che lo ha\nappena abbandonato. In pi\u00f9 dovevo sopravvivere all\u2019 interpretazione degli\nsguardi ambigui che mi destinavano gli altri: chi ero diventato per loro? Colui\nche aveva salvato la vita al suo amico o il pezzente che voleva far fuori il\ncollega difettoso? A peggiorare il tutto stava per sopraggiungere l\u2019evento che\navrebbe sancito, con elevata probabilit\u00e0, la fine della mia esperienza alla\nfacolt\u00e0 di medicina: il corso di anatomia umana dell\u2019esimio professore dottore\nGuido Bettazzi. Su di lui si narravano le vicende pi\u00f9 apocalittiche. Compreso\nche alcuni studenti sarebbero stati visti entrare nel suo studio senza mai\nuscirne. Su una cosa tutti concordavano. Aveva una missione: frantumare le\nambizioni di chiunque, a suo dire, non fosse degno neppure di ambire a\ndiventare medico. E lo faceva con ogni mezzo a sua disposizione: lecito e non. <\/p>\n\n\n\n<p>Alla prima lezione arrivammo\nin aula puntuali, ma trovammo sulla lavagna un invito a presentarci nella\nstanza adibita alle autopsie. Una pioggia fitta e tagliente ci bagn\u00f2 fino alle\nviscere. Entrammo nella stanza indicata in una sommessa e rigorosa processione.\nIl capo basso nel tentativo di non intercettare niente che potesse urtare i\nnostri animi scettici e i nostri stomaci sensibili. Dietro al tavolo di marmo\nbianco ci aspettava, in camice e guanti bianchi, il professor Bettazzi. Era un\nuomo che esigeva rispetto e incuteva timore gi\u00e0 nel suo aspetto. Ordin\u00f2 di\nsistemarci in modo che tutti potessimo vedere bene. Ci muovemmo come le carte\ndi un mazzo da gioco mescolandoci gli uni con altri prima di trovare la nostra\nposizione. A me tocc\u00f2 la prima fila. A fianco avevo la biondina che\ngeneralmente faceva da ombra a Saverio Sforzi Valli, figlio del noto primario,\nche dal padre aveva ereditato molto, ma non la galanteria: da vero signore, si\nera defilato nelle retrovie. <\/p>\n\n\n\n<p>Il professor Bettazzi tolse\nil telo bianco da sopra al tavolo con la stessa rapidit\u00e0 e sicurezza con le\nquali il torero sventola il suo drappo davanti al toro: la scena che ci si par\u00f2\ndavanti fu quella del cadavere di un anziano, o almeno cos\u00ec sembrava. Fui\ncolpito dal suo naso giallo e curvo. Molti fecero un involontario passo\nindietro. Cercai di rimanere fermo nella mia posizione. La biondina spost\u00f2 il\npeso del suo esile corpo sulla mia spalla. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuello che state per vedere\nvi aiuter\u00e0 molto nel vostro percorso di studi. Se mai ne avrete uno\u201d \u2013 disse\nserafico il professore e, con il bisturi, disegn\u00f2 una linea sottile sul\ncadavere che, dallo sterno, scendeva fino all\u2019addome. Il corpo di quel pover\u2019\nuomo si apr\u00ec come un abito a cui viene tirata gi\u00f9 la cerniera. Alcuni fecero in\ntempo a mettersi una mano davanti alla bocca e a uscire fuori frusciando via\ncome topi. La biondina non fu abbastanza lesta e mi vomit\u00f2 sulle scarpe, le\nmigliori che avevo. Il professore infil\u00f2 i guanti nel corpo del cadavere e\ninizi\u00f2 a rovistare alla ricerca di qualcosa. I visceri che si scuotevano dentro\nall\u2019addome producevano lo stesso rumore delle onde che vanno a infrangersi\nsulla battigia. Altre vittime abbandonarono la stanza. Quando finalmente ebbe\ntrovato ci\u00f2 che cercava, lo tir\u00f2 fuori: una massa rossa, viscida e spugnosa\nspiccava nella sua mano. La esib\u00ec come un trofeo. Dietro di me, sentii il\nrumore di corpi che cadevano a terra come frutta matura da un ramo troppo\ncarico. <\/p>\n\n\n\n<p>A fine lezione, i pochi\nrimasti si incolonnarono cercando la salvezza oltre la porta. Stavo per\naccodarmi a un compagno con la faccia pi\u00f9 bianca del tizio adagiato sul tavolo\ndi marmo quando, la voce del professore, mi fece trasalire \u201cTu, con le scarpe\nsporche: rimani!\u201d \u2013 disse imperativo mentre cercava, in qualche modo, di\nricomporre il cadavere che aveva scientificamente dilaniato. Rimanemmo io, lui\ne il morto. Soli. Il professore e il figlio del contadino. Pensai che fosse\narrivata la mia ora. Ci fu un tempo indefinito in cui entrambi restammo in\nsilenzio. Poi, parl\u00f2. \u201cCon il dorso della mano o con il bastone?\u201d \u2013 chiese.\n\u201cCosa?\u201d \u2013 replicai balbettando, certo di non aver capito. \u201cCome li uccide tuo\npadre i conigli? Con il dorso della mano o con il bastone?\u201d. \u201cCon la mano\u201d \u2013\nrisposi. \u201cTuo padre \u00e8 un uomo che ha piet\u00e0: \u00e8 il metodo pi\u00f9 indolore\u201d \u2013\nsentenzi\u00f2 \u2013 \u201cL\u2019ho capito subito che sei abituato a queste scene. Noi due\nveniamo dalla stessa scuola\u201d. Ero frastornato: cosa potevamo avere in comune io\ne il professor Bettazzi? Francamente, dovendo scegliere tra uno dei due, in\nquel momento mi sentivo molto pi\u00f9 affine al cadavere. Continu\u00f2, era un fiume in\npiena. \u201cDa mio padre ho imparato tutto: a far nascere vitellini in parti difficili,\na salvare conigli da morte certa, a riconoscere le uova covate semplicemente\nmettendole controluce. Ma anche a sgozzare il maiale con un taglio netto o a\ntirare il collo alle galline. Mi ha insegnato che bisogna avere lo stesso\nrispetto per la vita sia quando si salva che quando si toglie\u201d. Dette queste\nparole si tolse i guanti imbrattati di sangue e mi porse le sue mani alzandole\nall\u2019altezza del mio viso. Erano forti e robuste. \u201cAnnusale!\u201d \u2013 disse. Tentennai\nspiazzato dal suo gesto. \u201cAnnusale!\u201d &#8211; ripet\u00e9. Non potevo esimermi, quindi mi\navvicinai e le annusai. Sapevano di disinfettante e borotalco. Feci un passo\nindietro. \u201cChe odore hanno?\u201d \u2013 chiese. \u201cUn misto di alcool e borotalco\u201d \u2013\nrisposi. \u201cNo, annusa meglio\u201d. Mi sentii morire. Mi avvicinai nuovamente\naccostandomi il pi\u00f9 possibile, ma davvero non riuscivo a sentire niente di\ndiverso dalla volta precedente. Lui lo cap\u00ec. \u201cTi arrendi?\u201d \u2013 disse. Risposi di\ns\u00ec con la testa. \u201cPuzzano di maiale. Per quanto le abbia lavate, per quanti\nanni abbia studiato ammazzandomi sui libri, per quante mani illustri abbia\nstretto, continueranno sempre a puzzare di maiale\u201d. Se non fossi stato certo di\nessere di fronte al professor Guido Bettazzi, avrei giurato che la sua voce, nel\npronunciare quelle parole, si fosse rotta. \u201cNon rinnegare mai quello che sei\nragazzo, mai. Non serve quanto lontano puoi arrivare se dimentichi da dove sei\nvenuto. Come ti chiami?\u201d \u2013 mi chiese mentre copriva il cadavere con rispetto e\ncontegno. \u201cPietro Fanti\u201d \u2013 risposi. \u201cVai a casa Pietro Fanti. Ti aspetta un\nlungo viaggio. E poi, devi lavarti le scarpe\u201d. <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41169\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41169\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La corriera trasudava odore di animale fin dalle 7 del mattino, come se una mandria di maiali selvatici l\u2019avesse abitata per tutta la notte. 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