{"id":41155,"date":"2020-04-20T16:27:57","date_gmt":"2020-04-20T15:27:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41155"},"modified":"2020-04-20T16:27:58","modified_gmt":"2020-04-20T15:27:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-limiti-di-lucia-urbano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41155","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Limiti&#8221; di Lucia Urbano"},"content":{"rendered":"\n<p><em>lo\ncapirete, sicuro. Diventer\u00f2 magra, e allora sar\u00f2 bella. Smetter\u00f2 di mangiare,\nve ne accorgerete\u2026tutti mi guarderanno e si gireranno quando passer\u00f2 per\nstrada. Non come ora, piccolo essere informe.<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>Lidia rest\u00f2 immobile. Sent\u00ec un forte senso di nausea\nchiuderle lo stomaco. La scrittura era quella di Alice, la sua figlia pi\u00f9\npiccola. Aveva diciassette anni. Chiuse gli occhi, li riapr\u00ec. <\/p>\n\n\n\n<p><em>perch\u00e9\nnon capite che sto male, nessuno capisce che quando mi guardo allo specchio e mi\nvedo e guardo le mie gambe io mi odio, voglio solo sentirmi vuota, solo quando\nsono vuota mi sento bene e sono felice. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non riusciva a credere alle parole che leggeva. Non ebbe la\nforza di continuare, sent\u00ec la testa che le girava. Parlava ai grandi, al plurale.\nCertamente anche a lei, pens\u00f2. Sent\u00ec irrompere un\u2019angoscia sconosciuta. Non\naveva capito il dolore di una figlia. Non l\u2019aveva saputa rassicurare, si disse.\nUn vero fallimento. Si mise a sedere sul letto. Aveva il foglio appoggiato\nsulle gambe. Sent\u00ec un nuovo crampo chiuderle la bocca dello stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stata una madre senza ansie particolari, almeno cos\u00ec le\nsembrava. Aveva affrontato serenamente anche la separazione, anni prima: dopo\nuna fase burrascosa, aveva cercato di neutralizzare la negativit\u00e0. Nessuna\nlitigata, possibilmente. Gestioni separate dei figli, naturalmente diverse. <em>Politically correct<\/em>, si diceva. Aveva\ntirato avanti con determinazione, pur con qualche momento critico. Per un po\u2019,\nprima di incontrare il compagno attuale, aveva gestito la famiglia da sola.\nLavorando. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Come in un film, le\nscorsero dinanzi agli occhi le innumerevoli volte in cui, tempo addietro, a\ntavola, aveva insistito perch\u00e9 Alice mangiasse. Le pareva che fosse un passato\nlontano, quello. Superato. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Piccola di statura,\npiatta come un uscio davanti, fin da bambina aveva un qualcosa di sensuale nel\nmodo di muoversi, nel sedere rotondo, nello sguardo assente degli occhi\ncastani, spesso incantati verso un punto lontano. Non un carattere tranquillo,\nsicuro. Sembrava sempre in corsa, attratta da tutto ci\u00f2 che sapeva di grande. Aveva\nsempre cercato i limiti. Per spostarli un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0. Come quella volta, si\nricord\u00f2 all\u2019improvviso. Si sent\u00ec invadere da un\u2019immensa stanchezza, che la\nlasci\u00f2 come svuotata. Si abbandon\u00f2 ai pensieri che la invasero come un\u2019onda. <\/p>\n\n\n\n<p>Le\nimmagini salirono su da un punto lontanissimo, nel basso ventre. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Era\nl\u2019ultimo anno di scuola media. La scuola era ricominciata da poco. Era una di\nquelle giornate di ottobre con il sole tiepido e sentori di un\u2019estate tardiva.\nNon molto tempo prima Lidia andava ancora a prendere Alice all\u2019uscita. Vedeva\nle frotte di ragazzini che se ne andavano via lungo il marciapiede, a\ngruppetti. Parecchi con i genitori. Ma Alice aveva insistito, voleva andare da sola.\nIn terza media era abbastanza grande, diceva.&nbsp;\nLa cittadina dove vivevano era piccola, di quelle che si attraversano in\nbicicletta in meno di un\u2019ora.&nbsp; La\nbicicletta era perfetta. La scuola non era distante da casa loro; un sottopasso\nciclabile evitava il cavalcavia e il traffico pi\u00f9 caotico.&nbsp; Alla fine Lidia si era convinta, avevano\nfatto qualche prova insieme negli ultimi giorni di vacanza.&nbsp; Almeno nelle belle giornate si poteva fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno Alice, tornando da scuola, aveva suonato il\ncampanello mentre Lidia stava mettendo i piatti sulla tavola. Suonava sempre il\ncampanello quando arrivava. Anche se aveva le chiavi di casa. Era il suo modo\ndi annunciarsi. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cChe fai, non mangi?\u201d\nAlice stava mettendo nel piatto del fratello un po\u2019 della sua pasta, cercando\ndi non dare nell\u2019occhio. Era la solita pasta olio e parmigiano, il pranzo dei\ngiorni feriali. Lidia era sempre di fretta a quell\u2019ora: appena tornata da lavoro\npreparava un piatto di pasta veloce per i figli che uscivano da scuola. Mentre\nappoggiava sulla tavola le scodelle per Alice e Lorenzo, Lidia mangiava un\npezzo di pane, cos\u00ec, in piedi, senza sedersi. Una mela, a volte un\u2019insalata.\nVoleva solo fare presto per riposarsi un po\u2019. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cNon ho fame oggi&#8230;a\nricreazione ho mangiato un pezzetto di focaccia di Matteo. Mi dai un po\u2019 di\ninsalata che la pasta oggi proprio non mi va? E comunque mangiare verdura fa\nbene e non fa ingrassare\u2026lo fai sempre anche tu, scusa\u2026\u201d \u201cChi te le dice queste\ncose? Le tue amiche? Anna, magari? Scusa, ma come fai a non aver fame da\nstamattina alle 7 che hai fatto colazione? Capirai, un morso di focaccia\u2026\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Anna era allora la migliore amica di Alice, avevano la\nstessa et\u00e0 ma sembrava sua sorella maggiore: era alta, portava almeno la terza\ndi reggiseno, l\u2019aria sicura nei jeans stretti, fianchi ben disegnati. Qualche\nvolta Lidia l\u2019aveva vista coi tacchi. Abitava vicino a loro, spesso le due\nbambine si vedevano nel primo pomeriggio, le prime uscite sotto casa.&nbsp; Si conoscevano gi\u00e0 dalle elementari.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u201cMacch\u00e9\ndimagrire, devi crescere! Serve un po\u2019 di carne alla tua et\u00e0, informatevi prima\ndi dire sciocchezze\u2026poi se lo dice Anna ci credi subito, al solito\u201d. \u201cVabb\u00e8, un\nattimo, torno subito\u201d. Nessuno aveva pi\u00f9 voglia di parlare. Alice si era alzata\nda tavola, suo fratello aveva fatto lo stesso poco pi\u00f9 tardi. Lidia aveva\nsparecchiato in fretta, seria in volto. Un vago senso di nausea l\u2019aveva\ninvasa.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Poche ore\ndopo Alice si era affacciata in salotto con aria sorridente. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSabato sera posso restare a dormire da Anna? No che non\nsiamo sole, certo. Sua mamma torna a casa dopo il lavoro, noi intanto mangiamo\ninsieme, dai ci si diverte un po\u2019, che paura hai? Sono a due passi\u2026\u201d La madre\ndi Anna, separata anche lei, lavorava in un ristorante nel weekend: doveva\nlasciarla sola dopo cena, lei ormai era abituata. \u201cPerch\u00e9 non la inviti qui,\nscusa? Dormite in camera tua, c\u2019\u00e8 il secondo letto, no?\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Non le piaceva l\u2019idea che Alice restasse a dormire fuori,\nanche se era sempre pi\u00f9 frequente tra i ragazzi di quell\u2019et\u00e0. \u201cUna bellezza.\nDorme dalla sua amica, cos\u00ec non devo preparare cena e mi godo la serata in\nsanta pace\u201d, le aveva detto qualche tempo prima un\u2019amica che aveva una figlia\ndella stessa et\u00e0. Ma a lei la cosa non piaceva. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSiamo in tre, viene anche Alessia. Al letto a castello in\ncamera di Anna ne aggiungiamo uno per terra. Noi non abbiamo tutto questo\nspazio. Poi a cena possiamo divertirci un po\u2019, siamo sole, qui ci sei tu\u2026E dai,\nper favore\u2026\u201d. Per non fare una scenata aveva ceduto. A malincuore, per\u00f2. Con lo\nstesso senso di chiusura allo stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno prima si era decisa a comprarle il cellulare. Il\nfratello lo aveva avuto molto pi\u00f9 grande. Lidia ne aveva comprato uno per s\u00e9\nsolo quando Lorenzo aveva cominciato a uscire. Fin l\u00ec non ce n\u2019era stato\nbisogno. Ma con Alice era diverso. Nel giro di pochi anni era cambiato tutto. I\nragazzini avevano il primo cellulare gi\u00e0 alle scuole elementari. Lei aveva\naspettato, ma alla fine della seconda media si era decisa.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera fatidica era venuta in un attimo. Solo dopo cena,\nall\u2019ora di andare a letto, il pensiero si era insinuato nella sua mente. Aveva\nprovato a chiamare prima di andare a dormire ma nulla.&nbsp; Segreteria telefonica. Nessuna risposta. Non\nera la prima volta che Alice non rispondeva al telefono. Era distratta. Lo\nlasciava nei posti pi\u00f9 impensati. Oppure sul silenzioso dopo la scuola.&nbsp; Eppure una morsa le stringeva lo stomaco.\nSapeva bene che fumare, bere smodatamente birra o vino era un\u2019abitudine sempre\npi\u00f9 diffusa tra i pi\u00f9 giovani. Lo sapeva da loro stessi, dai loro racconti. Oltretutto\ndiminuiva il senso di fame. Anche questa credenza trovava largo ascolto tra le\nragazzine di quell\u2019et\u00e0. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva cominciato a rivestirsi. Esco, suono il campanello e\npazienza per la scenata, si era detta. Almeno me ne vado a letto tranquilla. Era\nstata interrotta dal rumore di un messaggio. \u201cTutto bene, mammina. Buonanotte\u201d.\nPer un breve momento si era rilassata. Si era messa a sedere sul letto. Aveva\ncomposto di nuovo il numero. Ancora niente, segreteria. Voleva sentire la sua\nvoce. S\u00ec certo, poteva aver di nuovo gettato il cellulare da qualche parte,\navranno la musica alta, si era detta cercando di convincersi. Era\nincredibilmente stanca. Si era sdraiata sul letto vinta dal sonno e si era\naddormentata.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sette. Troppo presto, \u00e8 domenica. Dormi, si diceva. Ma il\nsuo cervello si era rimesso in moto. Prima delle dieci \u00e8 impossibile avere\nnotizie. Avranno fatto tardi di sicuro. Di sabato sera la mamma di Anna non\nsar\u00e0 tornata prima delle due, se va bene. Sentiva la sua testa macinare\npensieri. E se si fosse sentita male, se avessero bevuto troppo,\npensava\u2026avrebbe avuto il coraggio di chiamarla? Di farsi venire a prendere? Ma\nperch\u00e9 mai avrebbe dovuto esagerare, diceva un\u2019altra voce nella sua testa. \u00c8\nuna ragazzina in gamba. Sei tu che non ti fidi, questa \u00e8 la verit\u00e0. Si\nvergognava dei suoi pensieri. Ma l\u2019altra voce era potente. Nei momenti sereni,\nAlice le aveva raccontato i discorsi che facevano con le sue amiche. I loro\npensieri, I loro desideri. Senza paure, senza limiti. Erano davvero\ndisincantate. Troppo per la loro et\u00e0. Del resto, le storie di solitudine erano\nuna realt\u00e0 frequente a scuola e Alice ne appariva terribilmente attratta.\nPareva scegliere le sue amicizie con questa cura: preferiva gli individui con\nuna qualche sofferenza. Forse la facevano sentire importante, compensavano\nqualche mancanza.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Il letto a un certo punto le era divenuto insopportabile.\nErano solo le otto e mezzo. Le pareva di essere sveglia da una vita. Si era\nalzata per prepararsi il caff\u00e8. La colazione era forse il suo pasto preferito.\nAmava farla con calma, la aiutava a riordinare le idee. Tutto appariva in una\nluce nuova dopo il primo caff\u00e8 della mattina. Una luce migliore. I pensieri di\nnotte o all\u2019alba diventano giganteschi. Spaventosi. Mentre metteva la tazza sul\ntavolo continuava a sbirciare il cellulare. Nessun segno di vita. <\/p>\n\n\n\n<p>Erano quasi le undici. Uno squillo. \u201cFinalmente! Ciao amore,\ncome stai? Vieni a casa?\u201d Dall\u2019altra parte una voce impastata che non sembrava\nneppure la sua aveva biascicato qualche parola disarticolata. \u201cCiao, mamma,\narrivo\u2026s\u00ec s\u00ec, tutto bene\u2026\u201d. Per una manciata di secondi in cui le si era\nserrato il petto senza lasciarla respirare Lidia non aveva saputo dire nulla.\nPrima di rendersene conto era gi\u00e0 fuori di casa. Aveva visto Alice sulla porta,\npallidissima, un cencio. Cercava di sorridere. \u201cSto bene, mi ha solo dato noia\nmischiare, sai, \u00e8 tutto a posto\u201d. Se ne erano andate quasi senza salutare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cCosa avete fatto? E\ncosa avete bevuto?\u201d. Alice era distesa sul divano. Un po\u2019 di vino bianco,\nmentre cucinavano, aveva risposto. Poi avevano messo un po\u2019 di musica. Aveva\nmangiato molto poco. Gli stuzzichini. Poi c\u2019era la birra. Ma poi non si\nricordava. Sapeva solo di essersi sentita male perch\u00e9 lo aveva saputo da Anna.\nLa avevano messa a letto loro. \u201cMa come, mi hai scritto che era tutto a posto\u2026!\nTi ricordi?\u201d Improvvisamente aveva capito. Le sue amiche avevano sentito\nsquillare tante volte il cellulare. Avevano visto i messaggi. Alla fine avevano\nrisposto. Al posto di Alice. Lidia era furibonda. E se il sonno avesse nascosto\nqualcos\u2019altro? Le vennero in mente le cose peggiori. Coma etilico. Ne aveva\nsentito parlare. Niente vomito, solo sonno. Perdita di coscienza. E se le fosse\naccaduto qualcosa del genere? Sua figlia era minuta, uno scricciolo la\nchiamava. La massa corporea incide sulla capacit\u00e0 di assorbire l\u2019alcool. Era\ncieca di rabbia. \u201cTi rendi conto? Bere, oltretutto senza mangiare, pu\u00f2\nrovinarti la vita. \u00c8 l\u2019ultima volta che fai una cosa del genere. Le regole\nesistono e sono anche necessarie: ci devi fare i conti.\u201d Avrebbe dovuto essere\npi\u00f9 rigida, pensava. Non la finiva di tormentarsi, di chiedersi cosa aveva\nsbagliato. Alice era sparita in camera sua. In silenzio. Si era affacciata con\npudore alla porta di camera. L\u2019aveva vista che scriveva, seduta alla scrivania.\n&nbsp;Non aveva osato entrare. <\/p>\n\n\n\n<p>Lentamente, con lo sguardo assente e offuscato, alz\u00f2 il\nfoglio che si ritrov\u00f2 nelle mani<em>. \u201c20\nottobre 2008\u201d, <\/em>c\u2019era scritto in un angolo, in basso<em>. <\/em>Erano passati poco pi\u00f9 di tre anni da quel giorno fatidico. Non\navevano mai parlato di quell\u2019episodio, dopo. N\u00e9 Alice le aveva mai consegnato\nquella lettera, spuntata fuori dalla libreria di camera mentre la riordinava.\nIl disordine l\u00ec dentro era una condizione naturale. Sua figlia sembrava viverci\ncon disinvoltura, era un suo tratto caratteristico fin da piccola.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Alice era oggi una diciassettenne minuta ma non cos\u00ec magra.\nAveva un rapporto complicato con il cibo, questo era sicuro. Ma crescendo si\nera un po\u2019 rilassata. Specie quando era fuori di casa, andava a mangiare con\ngli amici, pizza e anche pasta se capitava. Come gli altri ragazzi della sua\net\u00e0. Ma forse era lei che voleva vederla in questo modo, pens\u00f2. Lidia si\nsentiva confusa e un po\u2019 spaventata. Forse non aveva mai capito nulla di come\nstavano le cose. Forse sua figlia aveva un problema pi\u00f9 grande di quanto lei\npotesse supporre\u2026su cui certo non poteva intervenire in modo diretto. Aveva\ncapito da tempo che il modo migliore per farla mangiare era lasciarla\ntranquilla quando era a tavola. Nonostante tutto, Alice aveva fame. Ma mangiava\nin un modo del tutto suo. <\/p>\n\n\n\n<p>Pur amando stare a tavola a chiacchierare, le piaceva saziare\nla sua fame fuori da sguardi indiscreti. A volte, quando tutti si erano alzati\nda tavola, tornava a prendere quel che era avanzato, specie se dolce. Non\nvoleva che altri le mettessero il cibo nel piatto: sceglieva le verdure,\nbadando a scansare le patate. Aveva fame ma la cosa la disturbava un po\u2019. Non\nle piaceva ammetterlo. Lo confessava qualche volta a se stessa o a sua madre.\nComunque si piaceva cos\u00ec: minuta, magra ma non anoressica. L\u2019idea di ingrassare\nla spaventava. Si guardava e riguardava allo specchio, prima di uscire. Ma\nsembrava aver raggiunto un soddisfacente grado di accettazione del suo aspetto\nfisico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cFidati, aspetta solo\nun po\u2019 di tempo ancora\u2026anche tu sarai una bellezza. Devi solo avere un po\u2019 di\npazienza e lasciare che il corpo sbocci. Non vorrai restare piccola in eterno\u2026\u201d\nSi ricord\u00f2 di quella frase, le venne in mente quante volte l\u2019aveva ripetuta.\nIntanto che, senza farsi notare, le passava un altro pezzetto di pesce. Con le\nbuone, sempre. Mettersi di punta non avrebbe risolto nulla, poteva solo\npeggiorare le cose. Se lo era ripetuto come un mantra, in quel periodo\ndifficile della transizione all\u2019adolescenza. Le pareva l\u2019unico modo possibile\ndi esserle vicina. Ma avr\u00e0 funzionato? La domanda rimase senza risposta. Si\ndisse che forse una risposta non c\u2019era. Si alz\u00f2 e usc\u00ec dalla stanza, senza\nterminare la lettura. La lettera torn\u00f2 dietro il libro da cui era spuntata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello era il pomeriggio della prima. Da qualche anno Alice\naveva scoperto il teatro e se ne era innamorata. Stare sulla scena sembrava\nlenire le sue insicurezze e placare le sue inquietudini. Sembrava capace di\nfarla sentire bella e amata. Quando tornava stanca dalle prove si sedeva a\ntavola serena e sembrava allontanarsi dalle ossessioni che l\u2019avevano tormentata\nqualche anno prima. <\/p>\n\n\n\n<p>Le apparve bellissima. Tutta vestita di bianco, sua madre la\nvide apparire sulla scena da una porticina secondaria accompagnata da un\ncorteggio di damigelle. Era la scena del matrimonio segreto con Romeo, Alice\nera Giulietta. La luna era appena sorta sulla riva del lago. Era uno spettacolo\nall\u2019aperto. La luce soffusa di quel tramonto dei primi giorni d\u2019estate\nilluminava il prato su cui erano sistemate le sedie per il pubblico. Poi, pi\u00f9\nlontano, andava a confondersi con il colore dell\u2019acqua. Lidia commossa guardava\nsua figlia, il corpo esile, le spalle minute e il bel viso sorridente ornato\ndai capelli biondo cenere circondato da un velo bianco. Lo aveva recuperato da\nuna prima comunione di molti anni fa. <\/p>\n\n\n\n<p>Si chiese se la conosceva fino in fondo, sua figlia. Quando\nla vide disperarsi per il suo Romeo esiliato a Mantova, o supplicare rabbiosamente\nFrate Lorenzo di trovare una soluzione per evitare il matrimonio con Paride, si\nricord\u00f2 all\u2019improvviso del rancore che traspariva dalla lettera. Il viso\nalterato da un moto profondo di disperazione le riport\u00f2 davanti agli occhi la\nstessa rabbia. Forse era entrambe le cose, pens\u00f2 alla fine dello spettacolo. Un\nessere in cerca le sembr\u00f2, che aveva ancora molto bisogno di qualcuno che lo\naccompagnasse.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Lo spettacolo era\nfinito. Alice sorridente riceveva i complimenti del pubblico, mentre sua madre,\naffamata, mangiava un panino. Non c\u2019era stato il tempo di cenare, bisognava\nesser l\u00ec fin dal tardo pomeriggio. <\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente tocc\u00f2 a lei. Sua figlia le si avvicin\u00f2, felice.\nMentre la abbracciava, Alice dette un morso vorace al suo panino, ridendo\nnascosta dalle braccia di sua madre. <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41155\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41155\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>lo capirete, sicuro. Diventer\u00f2 magra, e allora sar\u00f2 bella. Smetter\u00f2 di mangiare, ve ne accorgerete\u2026tutti mi guarderanno e si gireranno quando passer\u00f2 per strada. Non come ora, piccolo essere informe. Lidia rest\u00f2 immobile. Sent\u00ec un forte senso di nausea chiuderle lo stomaco. La scrittura era quella di Alice, la sua figlia pi\u00f9 piccola. Aveva diciassette [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_41155\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41155\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":20148,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[545],"tags":[],"class_list":["post-41155","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2020"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41155"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/20148"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41155"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41155\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41172,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41155\/revisions\/41172"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41155"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41155"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41155"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}