{"id":41113,"date":"2020-04-15T17:13:16","date_gmt":"2020-04-15T16:13:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41113"},"modified":"2020-04-15T17:13:18","modified_gmt":"2020-04-15T16:13:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-fotogrammi-di-marco-selvini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41113","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 \u201cFotogrammi\u201d di Marco Selvini"},"content":{"rendered":"\n<p>Puntuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Puntuali, in realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono due, infatti. Anzi sono uno e alcuni, e gli\nalcuni arrivano uno alla volta, per cui \u00e8 come se fossero due, col secondo\nsempre diverso. Quasi sempre. Uno costante e l\u2019altro incostante come\nun\u2019adolescente dispettoso. Filmati, sequenze di fotogrammi della memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo arriva verso le tre di notte. Educato,\ncomincia con calma. Sempre uguale a se stesso. <\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo, i secondi, fanno un po\u2019 quel che vogliono.\nArrivano dopo l\u2019alba, tra le cinque e mezza e le sei e mezza. La mezza mi ha\nsempre fatto sorridere. Se fossi un incubo vorrei darmi pi\u00f9 importanza, vorrei\nspaccare l\u2019ora o piuttosto vorrei essere bizzarro e arrivare quasi a caso, un\n\u2018a caso\u2019 evocativo come per esempio alle 5,55 o alle 5,43. Si vede che a loro\nva bene cos\u00ec, e io, del resto, non posso farci molto. Non sono io il loro\nincubo, ma loro i miei.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo fotogramma \u00e8 ripreso di sabato. Un sabato del\ntempo dei sogni. Un sabato che probabilmente dura pochi minuti ma che nella mia\ntesta dura un giorno intero. La mattina presto scopriamo un ulteriore passo\nindietro, la corsa al negozio a comprare tutto quello che potrebbe servire ad\naiutare. La corsa a casa per usare almeno una volta, e sar\u00e0 solo una volta,\nquello che si \u00e8 comprato. Un barlume di felicit\u00e0 per essere riusciti a lavarsi\ni denti in modo indipendente. I denti. Indipendentemente. Sciacquare il viso\nseduti di fronte al lavandino, seduti su quell&#8217;oggetto che sapr\u00e0 essere utile\nsolo quella volta. Quella soltanto. Regressione all&#8217;infanzia, anticamera del\ntramonto. Il cuore, che quella realt\u00e0 l\u2019ha vissuta nel mondo reale, e che la\nrivive ogni notte, verso le tre, comincia a stringersi e a fare male. Il fiato\ncomincia a mancare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il resto del sogno, incubo e ricordo, attraversa una\ndomenica in cui le idee che pulsano nella mia testa si fanno pi\u00f9 spinose e\nconfuse mentre le capacit\u00e0 di chi mi sta di fronte retrocedono velocemente,\nperdendo la parola, tutte le parole eccetto una. E almeno fosse stato un nome,\nalmeno fosse stato il mio nome. Il male non ha piet\u00e0, non ha considerazione per\nnessuno. \u00c8 democratico, in un certo senso: \u00e8 la materializzazione del principio\ndi uguaglianza. Non di equit\u00e0, sarebbe troppo bello, ma di uguaglianza. Quello\nche le resta, quella parola, \u00e8 assieme un grido ed un sussurro, un nome, una\nsupplica; tutto il linguaggio che si vorrebbe avere per esprimere i pensieri\nche ancora lottano nella mente compresso in cinque sole lettere, una spina che\ntrafigge le orecchie e l\u2019anima. Che porta alle lacrime ogni volta che viene pronunciata,\nperch\u00e9 \u00e8 una parola che rivela tutta la mia inutilit\u00e0: \u201caiuto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec, ancora del sogno. Non chiede pi\u00f9 aiuto, ha\nperso anche quell&#8217;ultimo barlume di pensiero. Occhi chiusi, respiro affannato,\nsempre pi\u00f9 corto e sempre pi\u00f9 rapido. Il gorgogliare dell\u2019ossigeno che invade\nla stanza, e che quando sono da solo in quella camera, a quasi otto mesi di\ndistanza, continuo a sentire. Sottofondo incessante al silenzio che non riesco\nad avere. <\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec, ancora per poco. Diciotto ore da quando l\u2019alba\nmi ha buttato gi\u00f9 dal letto. Gli ultimi tentativi goffi e sgraziati di renderle\nsopportabile la pi\u00f9 grande ingiustizia a cui ho assistito finora. Le ore che\ncorrono veloci, le persone, volti cari, scolpiti per sempre nel ricordo. Il\npudore che fa stare zitti, la sproporzione tra ci\u00f2 a cui si assiste e ci\u00f2 che\nsi \u00e8, che ti fa dire una qualsiasi cosa pur di non precipitare nella pi\u00f9\nspaventosa solitudine. Ci si conforta cos\u00ec, implicitamente, senza dire ci\u00f2 che\nsi sente, senza dire nulla di quel sentimento che ci accomuna. Grazie, grazie\nai volti e alle persone, grazie per essere stati l\u00ec, anche nel sogno. Grazie per\nil silenzio e per le parole inutili, grazie. Sarei caduto in quella voragine\nche andava lentamente formandosi proprio sotto il punto d\u2019appoggio su cui si\nreggeva la mia anima senza di loro. Grazie per averla tenuta su, la mia anima. <\/p>\n\n\n\n<p>Tramonto, la sera, cena veloce. I miei ragazzi, una\npreghiera, una delle tante, tante preghiere. Inutili come le parole usate per\nrompere il silenzio troppo opprimente. A volte penso che Dio fosse stanco di\nsentire la mia voce, e per questo abbia accelerato la pratica. Le dieci: ancora\nuna preghiera, insieme io, i nostri figli, e parte di lei. Una preghiera alla\nDivina Misericordia, la sua pi\u00f9 incrollabile fede. Nessuna misericordia,\ncomunque, n\u00e9 divina n\u00e9 umana. Accompagno i figli a letto. Do loro una carezza\ncon la mano e qualche altra con le parole. Buonanotte angeli miei, dormite bene\ne state tranquilli, finir\u00e0 presto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mezzanotte. Ancora un\u2019ora spesa a parlare, a carezzare\ne a pregare, approssimativamente a pregare, perch\u00e9 la rabbia \u00e8 tanta, troppa.\nAncora un\u2019invocazione alla Divina Misericordia e poi quasi un invito scortese:\n\u201cCi siamo, vieni a prenderla. \u00c8 pronta, non serve aspettare oltre\u201d. Il tempo di\nallontanarsi per cercare di fare uscire dalle orecchie il gorgogliare\nincessante, il sibilo a cui il respiro si \u00e8 ridotto. Un tempo rapido, e la\nmissione \u00e8 compiuta. <\/p>\n\n\n\n<p>Stop. <\/p>\n\n\n\n<p>Il filmato si blocca su quell&#8217;ultimo fotogramma, nel\nmomento in cui chiudo il rubinetto dell\u2019ossigeno e si apre quello della mia\ndisperazione. Un lungo urlo silenzioso, profondo, stonato, infuriato, rassegnato,\nnero. Cos\u00ec mi sveglio prendendo aria a pieni polmoni, aggrappato alle coperte,\ncome se quell&#8217;incubo l\u2019avessi vissuto in apnea. E forse \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 anche\ndopo, quando sono sveglio, fatico a respirare. Le cifre rosse della sveglia\nsegnano le tre, come ieri notte, come l\u2019altro ieri, ed il giorno prima e quello\nprima ancora. Come domani, perch\u00e9 so che sar\u00e0 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Lascio asciugare il sudore che gela la mia pelle e\nscivolo di nuovo nel sonno, per riposare un po\u2019 dalla fatica di quell&#8217;incubo.\nRipongo il filmato che non voglio per\u00f2 archiviare. \u00c8 un ricordo prima di essere\nun incubo. Perch\u00e9 se separarmi dall&#8217;incubo vuol dire separarmi dal ricordo,\nallora che torni pure ogni notte. Il ricordo \u00e8 parte di me, di lei, di quel che\n\u00e8 stato e non sar\u00e0 pi\u00f9. Di lei non vorrei dimenticare nulla, anche se so che succeder\u00e0:\nalmeno per ora, finch\u00e8 posso, non voglio lasciare che scivoli via.<\/p>\n\n\n\n<p>Il resto dei fotogrammi, l\u2019altra parte della coppia,\narrivano all&#8217;alba. Arrivano in sequenze disordinate, che spesso mutano le une\nnelle altre. Si confondono come nella nostra mente, da svegli, si confondono i\nricordi lontani per i loro contorni che sfumano. <\/p>\n\n\n\n<p>Sono le sequenze filmate di una vita intera, di 24\nanni della mia vita. Cominciano con un incontro lontano nel tempo, al lato di\nun assurdo campo da pallavolo in cemento, una sera di inizio luglio. E da l\u00ec\ncontinuano per tanti altri giorni. A volte in bianco e nero, a volte senza\ncolonna sonora. Ricchi di sapori, a volte dolci e altre amari. Di odori, delle\nsensazioni del tatto. Una catena apparentemente infinita. Apparentemente,\npurtroppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi svegliano in modo meno drammatico. Ma specie\nd\u2019estate ringrazio il caldo che confonde le lacrime con le gocce di sudore che\nscivolano lente dalla fronte. <\/p>\n\n\n\n<p>Uno e tanti ricordi, fatti di centinaia di momenti,\ncentinaia di fotogrammi. Fissi nel tempo, quasi identici gli uni agli altri,\nche quando nella notte si mettono a scorrere rapidi diventano sogno o incubo. Forse\npotrei chiudere la scatola in cui li conservo. Potrei fare curare la mia mente,\ncacciarli via. Ma si pu\u00f2 cancellare la nostra vita solo perch\u00e9 un evento ci ha\nlasciato un segno un po\u2019 pi\u00f9 profondo? Una madre cancellerebbe il proprio\nfiglio per liberarsi della cicatrice del parto cesareo?\n\nTrattengo i miei fotogrammi, non li abbandono, mentre lentamente\nconsumano la mia ragione. Se il mio sguardo si fa assente \u00e8 perch\u00e9 ho aperto la\nscatola in cui li conservo, perch\u00e9 un luogo o un momento in cui mi perdo fanno\nparte di quella collezione di ricordi che non voglio smarrire. O pi\u00f9 semplicemente\nperch\u00e9 mi prende la disperazione per non poter aggiungere alla collezione un\nnuovo ritaglio di pellicola.\n\n\n\n<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41113\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41113\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Puntuale. Puntuali, in realt\u00e0. Sono due, infatti. Anzi sono uno e alcuni, e gli alcuni arrivano uno alla volta, per cui \u00e8 come se fossero due, col secondo sempre diverso. Quasi sempre. Uno costante e l\u2019altro incostante come un\u2019adolescente dispettoso. Filmati, sequenze di fotogrammi della memoria. Il primo arriva verso le tre di notte. Educato, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_41113\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41113\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":20122,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[545],"tags":[],"class_list":["post-41113","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2020"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41113"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/20122"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41113"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41113\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41114,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41113\/revisions\/41114"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41113"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41113"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41113"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}