{"id":41108,"date":"2020-04-14T17:22:12","date_gmt":"2020-04-14T16:22:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41108"},"modified":"2020-04-14T17:22:15","modified_gmt":"2020-04-14T16:22:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-le-finestre-di-fronte-di-paola-ciregia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41108","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Le finestre di fronte&#8221; di Paola Ciregia"},"content":{"rendered":"\n<p>Tengo le tende di sala sempre aperte, da quando \u00e8 cominciata questa situazione. Un&#8217;abitudine che prima non avevo, mi sarei sentita esposta in vetrina, osservata nei movimenti, defraudata della mia intimit\u00e0 domestica. Ma adesso no, adesso avverto il bisogno istintivo di guardare fuori, di sbirciare al di l\u00e0 del vetro, di cercare un contatto &#8211; per quanto soltanto visivo &#8211; con gli altri, mai come adesso cos\u00ec vicini eppure terribilmente lontani. Mi rincuora vedere che anche negli appartamenti del condominio di fronte gli avvolgibili siano alzati e le finestre spalancate, mi piace pensare che i miei vicini di casa abbiano la mia stessa esigenza di condivisione e vicinanza simbolica. Io rappresento per loro ci\u00f2 che loro sono per me: una compagnia.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa condizione forzata di distanziamento sociale ci ha reso&nbsp; tutti quanti un po&#8217; spioni della vite altrui e tutti quanti un po&#8217; orfani di quelle stesse vite, vite alle quali, prima, nemmeno facevamo caso, ognuno nascosto dietro il proprio avvolgibile abbassato. Adesso invece ci manchiamo a vicenda, pur essendo sconosciuti della porta accanto.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce naturale che tanto mi manca sulla pelle invade le stanze, illuminando del tiepido chiarore primaverile queste pareti degli anni Ottanta che altrimenti si impregnerebbe di mucido. <\/p>\n\n\n\n<p>I\nrumori che fanno da sottofondo ai miei pensieri si ripetono ogni giorno identici,\ncome nella pellicola di un film proiettato in un cinema di seconda mano, visto\ne rivisto fino ad averne la nausea. Il tapis roulant dell&#8217;inquilino al piano di\nsopra, il furgoncino che viene ritirare i sacchetti della raccolta\ndifferenziata, i pettirossi che cinguettano sui rami degli oleandri e sembrano provenire\nda un pianeta lontano, e non da questo mondo immobile e contagioso, dove la\nprimavera \u00e8 arrivata senza portare con s\u00e9 le promesse di una stagione migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Sdraiata\nsul divano, un romanzo giapponese sulle ginocchia e il cellulare in modalit\u00e0\nsilenziosa, osservo chi esce, chi rientra, chi si affaccia al terrazzo; \u00e8 un\nviavai di gente rallentato rispetto all&#8217;ordinario, la maggior parte delle\npersone si attiene alle regole e ha fatto dell&#8217;isolamento la propria nuova,\nanomala, normalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando\nesco sul balcone, mi capita di scambiare due parole con qualche dirimpettaio, regolando\nil volume della &nbsp;voce a seconda della\ndistanza e dell&#8217;et\u00e0 del mio interlocutore. &nbsp;Quando passer\u00e0, non se ne pu\u00f2 pi\u00f9, quanto tempo\nancora ci vorr\u00e0 per tornare alla vita di prima. La fiera delle frasi fatte,\ninsomma, ma in fin dei conti siamo tutti molto stanchi e, quindi, pi\u00f9 clementi\nl&#8217;uno nei confronti dell&#8217;altro e delle banalit\u00e0 che reciprocamente diciamo\nsenza nemmeno accorgercene.<\/p>\n\n\n\n<p>Ieri\nho visto passare il signore dell&#8217;orchidea, stava spingendo una bici malconcia\nverso la strada, destinata alla sorte crudele di rifiuto ingombrante. L&#8217;ho\nsalutato con la mano, avrei voluto uscire e chiedergli se avesse cominciato a\nleggere il libro che gli ho regalato, ma lui ha proseguito dritto, a testa\nchina. Ho pensato che non avesse voglia di avviare una conversazione e l&#8217;ho lasciato\nandare, rallentato da un incedere instabile e scortato nei suoi passi da uno\nstridore metallico abbastanza inquietante.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando\nripenso al suo gesto, avverto ogni volta un moto di commozione inusuale per la\nmia indole diffidente; sar\u00e0 che questi tempi ci inducono a una sensibilit\u00e0\nesasperata, mi dico. Chiss\u00e0 se \u00e8 davvero la pandemia a rendermi cos\u00ec o se \u00e8,\npiuttosto, l&#8217;et\u00e0 adulta che avanza, con il suo carico di nostalgia e fragilit\u00e0\ndi cristallo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel\nsignore di mezza et\u00e0 vestito con abiti semplici e troppo pesanti per la\ntemperatura mite di questi giorni si \u00e8 preso cura dell&#8217;orchidea sofferente che\navevo sul balcone e, pochi giorni fa, me l&#8217;ha restituita in salute, ricca di\nboccioli e foglie di un verde brillante come quello di un tempo. L&#8217;ha fatto in\nmaniera spontanea e disinteressata, congedandosi in fretta senza nemmeno aspettare\nun mio grazie, sorridendo in maniera quasi impercettibile dietro la protezione\ndella mascherina chirurgica. L&#8217;ho capito dall&#8217;increspatura dei suoi occhi che\nstava sorridendo: anche questo ci \u00e8 stato tolto, il sorriso della gente.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8\nun&#8217;altra signora che esce tutti i pomeriggi a prendere una boccata d&#8217;aria. \u00c8\nmolto anziana, forse pi\u00f9 di novant&#8217;anni. Ogni giorno indossa tuta e scarpe da\nginnastica, fa qualche giro intorno al condominio e poi rientra in casa tenendo\nle mani conserte dietro la schiena. Il resto della giornata lo passa a curare i\nfiori e le piante che ha sul balcone e stendere e raccogliere panni, mentre suo\nmarito la guarda e ogni tanto scuote la testa, non so se pi\u00f9 esasperato dalla\nmoglie o dalla condizione di clausura. Mi piacerebbe conoscere la trama della\nloro storia d&#8217;amore, quando si sono conosciuti, dove hanno fatto l&#8217;amore la\nprima volta, se si sono mai pentiti di aver trascorso insieme l&#8217;unica esistenza\nche avranno mai a disposizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiss\u00e0\nquali aneddoti mi racconterebbero, se davvero li interrogassi con queste\ndomande.<\/p>\n\n\n\n<p>Diceva\nla mia cara nonna materna: non si pu\u00f2 sapere nulla della&nbsp; vita degli altri, se non quello che essi sono\ndisposti a confessarci. Ognuno pu\u00f2 conoscere bene soltanto la vita di s\u00e9\nmedesimo. <\/p>\n\n\n\n<p>E\nin certi casi neanche quella, mi verrebbe da aggiungere, a meno che non si\nabbia la fortuna di imboccare la direzione giusta al bivio decisivo, quello che\ndecide del tuo destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel\ncondominio di fronte \u00e8 appeso un fiocco rosa al portone: \u00e8 nata una bambina,\nl&#8217;hanno chiamata Bianca e in meno di due ore ha preteso di venire al mondo, con\ntre settimane di anticipo rispetto alle previsioni. <br>\nMa che fretta avevi, Bianca? \u00c8 un mondo strano\nquello di cui ora fai parte. Un mondo che ti accoglie ma ti tiene alla larga\ndalla sue bellezze, il sole, l&#8217;aria, il cielo, il mare, la sabbia tra le dita.<\/p>\n\n\n\n<p>E\nle margherite. Che ricoprono il prato di un manto bianco e soffice, in attesa\ndi essere colte, regalate alla mamma e messe in un bicchiere d&#8217;acqua sul tavolo\ndella cucina.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra\nqualche mese imparerai a soffiare sui loro petali, loro voleranno via e tu\ncrederai di aver compiuto una specie di magia. Anche noi adulti dovremmo cercare\ndi preservare l&#8217;ingenuit\u00e0 di credere alle magie e alle bugie bianche, proprio\ncome fate voi bambini. Io, nel mio piccolo, ci provo.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo\nche racconter\u00f2 di queste persone a mia sorella, quando la chiamer\u00f2 per il\ncolloquio settimanale che ci \u00e8 concesso. Le voglio molto bene, ma vorrei che\nsmettesse di compatirmi, di minare l&#8217;equilibrio che, con fatica e continui\naggiustamenti, sono riuscita a raggiungere su questo filo da trapezista che \u00e8\nla mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi\nsentirai ancora pi\u00f9 sola, adesso che il protocollo di emergenza vieta le visite\ncoi familiari\u00bb, so gi\u00e0 che mi dir\u00e0 con voce melodrammatica.<\/p>\n\n\n\n<p>E\nio, come sempre, le risponder\u00f2 che no, non mi sento sola. Non mi sentir\u00f2 mai\nsola, fintanto che avr\u00f2 l&#8217;immaginazione a farmi compagnia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sento\navvicinarsi alla mia cella i passi di una guardia penitenziaria. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSicura,\nNil\u00f9, che non hai nessuno da chiamare nemmeno stasera?\u00bb <\/p>\n\n\n\n<p>Riconosco\nla voce di Marisa, \u00e8 una tipa risoluta ma gentile, almeno nei limiti di ci\u00f2 che\npu\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSicura\nMarisa\u00bb le rispondo. \u00abNon ho nessuno, eccetto me medesima.\u00bb<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41108\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41108\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tengo le tende di sala sempre aperte, da quando \u00e8 cominciata questa situazione. 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