{"id":41096,"date":"2020-04-13T17:14:27","date_gmt":"2020-04-13T16:14:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41096"},"modified":"2020-04-13T17:14:30","modified_gmt":"2020-04-13T16:14:30","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-storia-di-una-pauradi-giovanni-battista-boccardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=41096","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Storia di una paura&#8221;di Giovanni Battista Boccardo"},"content":{"rendered":"\n<p>Questa \u00e8 la storia di una paura. <\/p>\n\n\n\n<p>Il ricordo pi\u00f9 antico che serbo \u00e8 sfuocato e confuso. Gli unici colori che lo animano sono il blu e il nero: blu \u00e8 il palco del teatrino e nera \u00e8 la figura mostruosa che vi sta recitando sopra. Nel mio ricordo non c\u2019\u00e8 altro; non ci sono i miei compagni di asilo nido, che pure devono essere stati seduti l\u00ec di fianco a me a vedere lo spettacolo di cui non ricordo assolutamente n\u00e9 la storia n\u00e9 il titolo, non c\u2019\u00e8 la maestra n\u00e9 il resto dell\u2019edificio. Non c\u2019\u00e8 nemmeno il boccascena e il palco \u00e8 come infinito, non ha una cornice. Ci sono soltanto il blu del telo che ne fa da fondale e il nero di questa figura. Nel mio ricordo mi guarda e mi sorride da vicino, come se fossi seduto proprio in prima fila, giusto ai piedi di questo mostro orrendo che mi sovrasta. Il suo sorriso pur lasciando vedere tutti i denti non \u00e8 bianco, riesce a camuffarsi nel nero; l\u2019immagine intera \u00e8 come un\u2019ombra, informe. Un\u2019ombra vaga, indefinita, nebulosa, ma decisamente malvagia. Quel sorriso non \u00e8 certo come quello della nonna che ti chiede un bacio prima salutarti e darti la paghetta, per nulla. Per\u00f2 non \u00e8 neanche quello della disperazione e della pazzia di Max Cady in Cape Fear, che ride perch\u00e9 gode della sua vendetta ma lo riconosci subito che di lui non ti puoi fidare, che quello \u00e8 matto da legare. Il riso del mio personaggio \u00e8 pi\u00f9 sobrio e se lui non fosse nero e grosso sopra di me credo che mi piacerebbe perfino. \u00c8 misurato e terribile. La prima emozione che ricordo \u00e8 la paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, molti anni dopo, ho avuto cos\u00ec tanta paura da non riuscire a mettere un piede fuori di casa. Quella paura lontana nella mia memoria, quella paura nera e blu, silenziosa, si \u00e8 trasformata nel corso degli anni ed \u00e8 cambiata, fino a diventare cos\u00ec. Paura di vivere. Ma anche paura di morire, naturalmente. D\u2019altra parte, \u00e8 per questo che a me adesso piace stare in casa, mi ci sento al sicuro. Non sta tanto bene dirlo, me ne vergogno pure, per\u00f2 \u00e8 cos\u00ec. Vivere nel mio piccolo mondo dove tutto va secondo i miei piani, secondo il mio tempo. Certo, ci ho messo tanto ad abituarmici, e non \u00e8 stato semplice. Ma adesso sto bene. <\/p>\n\n\n\n<p>Quella settimana di\npaura inizia con una passeggiata. Sono con Luca e stiamo dirigendoci verso\nl\u2019universit\u00e0. Ci piace camminare insieme dopo le lezioni e chiacchierare di\nmusica. Abbiamo gusti diversi e ci scambiamo suggerimenti d\u2019ascolto ai quali\ndifficilmente arriveremmo da soli. \u00c8 l\u2019ora di pranzo e pensiamo di andare a\nmangiare insieme alla mensa che c\u2019\u00e8 nella sede, in centro. La nostra succursale\n\u00e8 a sud di Milano, parecchio in gi\u00f9, e scherziamo sempre dicendo che \u00e8 cos\u00ec\ntriste che, se lo avessimo saputo prima, non ci saremmo iscritti a questo corso\ndi laurea. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u2019inizio della primavera ma fa gi\u00e0 molto caldo; arriviamo alla mensa che \u00e8 affollata e caotica. File dappertutto, per il pranzo, per il caff\u00e8 e perfino per sedersi ai tavoli. Noi in piedi con giacca e zaini. A me inizia a girare la testa e mi cala la pressione; non mi \u00e8 mai successo con tanta intensit\u00e0 e mi spavento un po\u2019. Non vedo pi\u00f9 nulla, i rumori spariscono. Cerco di respirare con calma ma mi accorgo che non passa. Faccio un cenno a Luca e gli dico che ho bisogno di uscire altrimenti svengo. L\u2019aria fresca del cortile mi fa bene, immediatamente. Mi riprendo in fretta e decido di tornare subito a casa perch\u00e9 non mi sento in gran forma, mi scuso con lui per lasciarlo l\u00ec da solo e vado, niente di grave. Camminare mi fa bene, mi ha sempre fatto bene. E in effetti torno a casa e sto subito meglio. Se c\u2019\u00e8 una cosa che credo di aver imparato fin ora \u00e8 conoscermi e ascoltarmi. Questo imprevisto che mi ha colto di sorpresa non \u00e8 poi tanta roba. Per\u00f2, quel\npomeriggio, mi sorprendo quando ogni tanto mi torna in mente il \u201ccalo di\npressione\u201d del pranzo. \u00c8 come se mi vergognassi di pensarci, come se non\nvalesse nemmeno la pena perderci un minuto, eppure lo faccio.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo mi sveglio e la prima cosa a cui penso \u00e8 l\u2019episodio di ieri, non me lo riesco a togliere dalla testa. Forse mi ha fatto tanta impressione perch\u00e9 non lo sento mio.&nbsp; Io, che sono cresciuto con il mito della ricerca del s\u00e9, dell\u2019aderenza alla propria identit\u00e0, dell\u2019accettazione di s\u00e9 all\u2019improvviso sono vittima di me stesso. Ed ecco che all\u2019improvviso mi faccio lo sgambetto da solo. Inspiegabile. Dev\u2019essere questo\nche mi sconvolge, ma ci metto tanto per accorgermene. \u00c8 soltanto il terzo o il\nquarto che mi rendo conto con sorpresa che da quel pomeriggio non sono pi\u00f9\nuscito di casa. L\u2019ho fatto senza pensarci, senza premeditazione, per\u00f2 \u00e8\nsuccesso. Ma ora che ci penso da allora non ho pi\u00f9 fumato sigarette per paura\nche mi cali di nuovo la pressione; questo forse \u00e8 ancora pi\u00f9 incredibile.<\/p>\n\n\n\n<p>I giorni passano e il ricordo dello svenimento semplicemente non sbiadisce. Sempre pi\u00f9 spesso mi ritrovo seduto sul divano, o al tavolo in camera con un libro davanti, ma un unico pensiero che mi invade la testa. Non so come liberarmene. Non \u00e8 troppo diverso da come quando sono innamorato, che vedo l\u2019oggetto dei miei desideri in ogni cosa che mi circonda: la parola di un amico mi ricorda all\u2019improvviso una frase che lei ha detto qualche giorno prima, il vestito di una ragazza \u00e8 dello stesso colore del suo e cos\u00ec via. In questo caso l\u2019oggetto unico dei miei pensieri \u00e8 quell\u2019evento, sono le sensazioni provate durante quell\u2019evento. Tutto me lo ricorda, ci penso sempre. Inizio a monitorare\nsempre pi\u00f9 spesso le funzioni vitali, il respiro, il battito cardiaco, la\nsudorazione, tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 farmi presagire un nuovo calo di pressione.\nNella mia testa ogni piccolo cambiamento diventa un potenziale pericolo o nel\nmigliore dei casi una distrazione al lavoro di monitoraggio del mio corpo. Pi\u00f9\nil tempo passa e pi\u00f9 perdo il contatto con il mondo esterno. Non soltanto\nquello fuori di casa, ma tutto ci\u00f2 che \u00e8 all\u2019infuori di me. Ormai quando vado a\ndormire ho smesso di sperare che l\u2019indomani mi sveglier\u00f2 senza pensarci pi\u00f9, mi\nsembra impossibile. Nell\u2019arco di un paio di giorni la mia vita si \u00e8 stretta\nintorno a me, non vede altro, non sente altro che me. Mi sto rassegnando.<\/p>\n\n\n\n<p>Le migliori storie di paura hanno sempre a che fare con omicidi orrendi, stupri o violenze in generale, personaggi deviati ed eventi eclatanti e macabri. La mia, di paura, \u00e8 terribilmente quotidiana, prosaica. Da fuori non la si vede nemmeno. Dopo una settimana\nnon riesco pi\u00f9 ad andare avanti. La mia vita \u00e8 compromessa, non ho pi\u00f9 cibo\nnella dispensa. \u00c8 la met\u00e0 di aprile e a Milano fa caldo. Ormai non penso\nletteralmente ad altro che al mio problema, che adesso si \u00e8 ingigantito e ne\ncomprende un\u2019infinit\u00e0 di pi\u00f9 piccoli. Mi terrorizza il fatto che non ho idea di\ncome fermare questa cosa: credevo che sarebbe durata qualche giorno al massimo\ne invece sta peggiorando rapidamente. All\u2019inizio ho interrotto le mie attivit\u00e0\nsenza che ci\u00f2 mi crei alcun problema, me lo posso permettere, ma adesso devo\nfare qualcosa. I miei genitori mi suggeriscono di andare da uno psicologo ma\nsono scettico al riguardo. D\u2019altra parte, la nostalgia e la tristezza per il\nmondo fuori mi confondono. Mi sembra che tutto viva, in queste calde giornate\nd\u2019aprile: sento i gatti miagolare in cortile, vedo il verde sempre pi\u00f9 acceso delle\npiante che crescono e sento gli odori della primavera. Scrivo nel mio diario\nche percepisco un\u2019aria di festa, immagino le persone che si parlano, che hanno\ntante cose da dirsi. Che escono finalmente dal letargico inverno e si svestono,\nle ragazze indossano le gonne e mettono in mostra le gambe, felici e lusingate\ndi farsi guardare dal ragazzo che gli piace. Io sento soltanto l\u2019eco di queste\ncose. Temporeggio sulla soglia di casa. Mi piace guardare fuori e immaginarmi\ncom\u2019\u00e8, ma ho bisogno di tempo, ho bisogno che l\u2019eco che sento si allontani un\npo\u2019, mi lasci respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho capito che casa \u00e8 la mia fortezza, l\u2019unico luogo sicuro, dove un letto mi aspetta in qualunque momento dovessi sentirmi male e dove non possono accadere troppi imprevisti. Fuori sta il mondo. Per questo motivo le prime passeggiate fuori guardo basso e vado per la mia strada, cerco di non incrociare lo sguardo di nessuno. Una paura quasi impalpabile, sottile e costante. Paura di immaginare una vita recluso in casa per l\u2019angoscia di uscire fuori e incontrare gli altri. Una cosa \u00e8 l\u2019angoscia che provo nelle mie brevi passeggiate all\u2019aperto, con il costante timore di entrare in contatto con qualcuno, il timore di svenire, del caldo. Un&#8217;altra \u00e8 la paura di accorgersi di calmarmi soltanto quando varco la soglia di casa mia, la paura della rassegnazione a una vita disadattata. Di che colore \u00e8 la paura? Forse nera, come il buio? L\u2019uomo nero, le streghe vestite di nero, il gatto nero. I ragni sono neri e io ho il terrore anche di quelli. Da piccolo avevo scoperto che mia zia non poteva andare in ascensore perch\u00e9 aveva paura di rimanerci chiusa dentro. Allora mi avevano spiegato cosa era la claustrofobia e anche l\u2019agorafobia. A me sembrava impossibile poter aver paura degli spazi aperti perch\u00e9 il sole mi faceva sentire sicuro. Se ci vedo, cosa dovrei temere? In quei giorni la\nmia paura per\u00f2 funziona all\u2019opposto, come una fotografia sovraesposta e dai\ncolori troppo saturati. Il contrario del nero e del buio. Tutto \u00e8 acceso,\nbruciante e per questo mi sconvolge.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 passano i giorni e meno sfide mi sento in grado di affrontare. La stanchezza si sta accumulando e io piuttosto che recuperare energie sono sempre pi\u00f9 sfinito. Ho la sensazione di poter perdere il controllo in ogni momento. Il risvolto tristemente positivo di quel momento orribile \u00e8 che da allora mi sono rassegnato. Ho smesso di sperare che sia stato soltanto un calo di pressione di qualche settimana prima a farmi andare leggermente fuori strada, e che stia per passare tutto. Non spero pi\u00f9 di svegliarmi l\u2019indomani sentendomi molto meglio, pronto per tornare a studiare come sempre. A modo mio sto affrontando il difficile compito di accettare la realt\u00e0. Accetto di cambiare idea di me, di cambiare identit\u00e0. Questo tempo che sto passando sta stravolgendo la mia concezione del mondo e di me stesso, devo cercare di adattarmi. Penso che l\u2019unico evento che nella vita mi ha stravolto altrettanto la concezione del mondo sia stato il primo amore, che ironia. Non quello per la mamma o per la prima fidanzatina delle scuole elementari; il primo amore carnale intendo, la prima scopata. Forse sono troppo romantico ma mi piace pensare che quella volta sia stato speciale e unico, non fatto tanto per perdere la verginit\u00e0 e sentirmi uguale agli altri. Da allora non ho pi\u00f9 guardato le cose nello stesso modo, i miei valori sono cambiati, il modo di pensare. Cos\u00ec \u00e8 stato consumare l\u2019amore per me. In questa settimana\na casa io ho consumato la paura, mi ci sono abbandonato e non sono mai pi\u00f9\nstato lo stesso. Non ho mai pi\u00f9 guardato a una persona nello stesso modo, non\nho mai pi\u00f9 passato un giorno senza pensarci.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_41096\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"41096\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la storia di una paura. 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