{"id":40496,"date":"2020-02-11T19:38:36","date_gmt":"2020-02-11T18:38:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=40496"},"modified":"2020-02-13T12:34:11","modified_gmt":"2020-02-13T11:34:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-trascurabili-residui-di-giuseppe-fabrizio-ernesto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=40496","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Trascurabili residui&#8221; di Giuseppe Fabrizio Ernesto Coco"},"content":{"rendered":"\n<p>\u2013 Non posso pi\u00f9 uscire. Vedo solo ci\u00f2 che mi appare dalla finestra. \u2013, dal giorno in cui lo hai detto, in me qualcosa \u00e8 cambiato. Adesso il mio sguardo \u00e8 attirato da ci\u00f2 che vede. Mezza banana gettata sul marciapiede da poco: \u00e8 ancora chiara, si vede il segno del morso. Un paio di scarpe di cuoio nere usate, ma in ottime condizioni, sono abbandonate su una panchina. Questo semaforo pedonale ci mette una vita a scattare. \u00c9 di moda, ma trovo pacchiano l\u2019accoppiamento pantaloni neri e scarpe bianche. Le odio! Mi ricordano quando ero allievo infermiere. Erano consumate e scadenti, poi mi puzzavano i piedi, lessati nei calzini di spugna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Risposi a un numero che non avevo in rubrica:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ciao, ti ricordi di me?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 No. Chi sei? \u2013 Mi ostino a rispondere ai numeri che non sono registrati. Spero che mi comunichino buone notizie. Invece eri tu che mi cercavi dopo decenni:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Mi si \u00e8 manifestato il tuo profumo, sapeva di fresco, ho visto la marca e ho deciso che ti avrei cercato. Ora non ho nulla da perdere. Non faccio che pensare al passato. Ricordare a volte \u00e8 dolore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ti dissi:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Anche io ricordo, per\u00f2 diventa doloroso solo se ne parlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho provato a far riaffiorare dalla memoria come eri: ricci paciosi, occhi verdi e sguardo sempre afflitto, come certe figure della pittura fiamminga. Il resto \u00e8 evaporato. Ho provato a immaginare come potresti essere adesso. Non riesco, per me sei un\u2019estranea. Forse per te sono stato importante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Minchia, mi perseguiti con messaggi che hanno sempre lo stesso tema: Voglio sapere, Non puoi aver dimenticato tutto. Invece non ricordo molto. Avevamo vent\u2019anni, 1989. Ero grasso. Ero infelice. Ero stupido. Indossavo le Dr. Martens, camicie bianche, jeans e profumavo di Cool Water. Tu vestivi seria, da universitaria. Oggi si usano queste scarpe terrificanti che paiono la rivisitazione di calzature ortopediche, hanno la zeppa squadrata e i brillantini che luccicano.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivolesti indietro i regali che mi avevi fatto:&nbsp;<em>I versetti satanici<\/em>, Salman Rushdie, libro Mondadori; Angelo Branduardi,&nbsp;<em>Pane e rose<\/em>, audiocassetta Polydor, e, altre cose che non ricordo. Ti dissi che i miei potevi tenerli o forse li ho ripresi e poi buttati.<\/p>\n\n\n\n<p>Eri troppo seria, pesante con la fissa delle poesie. Non l\u2019ho mai capita la poesia, arrivavo a Emily Dickinson,&nbsp;<em>Alla parola \u00abfuga\u00bb Mi si accelera il sangue<\/em>. A te piaceva Ignazio Buttitta,&nbsp;<em>Parru cu tia, to \u00e8 la curpa<\/em>. Io rinnegavo il dialetto. Ascoltavi solo musica italiana, Mina, Mia Martini, De Andr\u00e9. Io ascoltavo David Sylvian, The Blue Nile, mi piacevano i testi di Battiato anche se non ci capivo niente: mi facevano evadere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un canino impettito e ingrigito come il suo padrone \u00e8 seduto nel cestino anteriore della bici. Fende l\u2019aria con il muso a punta. Gente gi\u00e0 in fila per entrare in un negozio di telefonia. Vecchi pensionati spiano operai sudati che con calma ritmica eseguono dei lavori stradali, muovendosi come se nessuno fosse intorno.<\/p>\n\n\n\n<p>La suoneria strilla, vorrei non risponderti. La mia compassione ha il sopravvento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Perch\u00e9 chiami?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Perch\u00e9 sono malata. Dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Mi dispiace. Fuori dal lavoro sono incapace di consolare, \u00e8 meglio che non ci sentiamo pi\u00f9 come abbiamo fatto in tutti questi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Non puoi sparire cos\u00ec. Voglio sapere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013&nbsp;Non avevo voglia di mettere su famiglia. Volevo vivere. Avevo gi\u00e0 una famiglia pesante. Forse non ero maturo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ho bisogno di vederti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ma io non vengo pi\u00f9 a Catania da quando \u00e8 morta mia madre, cinque anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Hai un\u2019ottima occasione per tornare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Non puoi dirmi cosa devo o non devo fare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 S\u00ec, \u00e8 vero, adesso sono un\u2019estranea. Me lo devi e sai perch\u00e9.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Riattacca.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella mia esistenza caotica ci mancava solo lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Basta, hanno rotto le palle questi in bicicletta che vogliono avere sempre la precedenza. Sono arroganti, si credono nel giusto ed ecologici anche rispetto a me che vado a piedi. Si sentono la coscienza a posto. Poi vanno a mangiare il panino prosciutto e formaggio o la fettina, dimenticando che la prima fonte d\u2019inquinamento sono gli allevamenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi stai martellando di chiamate:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ciao, ti ricordi i pomeriggi in cui non avevo lezione?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Vagamente. (In realt\u00e0 non ricordo nulla!)<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Andavamo in macchina lungo la scogliera. Rimanevamo dentro la tua Panda di seconda o terza mano che odorava di terra umida e di deodorante dolciastro per auto. Senza dirci nulla iniziavamo a pomiciare. Dai finestrini appena abbassati s\u2019intrufolava l\u2019odore di alga putrefatta e uovo marcio. Il suono del mare incazzato che s\u2019infrangeva sugli scogli di lava accompagnava i nostri mugolii. Le tue mani impacciate sganciavano il reggiseno. I peli rasati, ma duri del tuo viso irritavano la mia pelle.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora ricordo: due palloncini mezzi sgonfi, poca cosa rispetto a quelle mammelle di madre e sorelle che transitavano per casa. Mi piaceva insinuare le dita sotto il vestito e scostare gli slip ed esplorare la tua passerina immacolata. Mi piaceva stimolarla e vederti ansimare mentre ti baciavo i seni. Mi ricordo il dolore che mi procuravano i peli pubici tirati dall\u2019uccello eccitato e della tua mano che maldestramente provava a masturbarmi. Di questi particolari che stanno affiorando non faccio cenno, invece ti dico con un certo distacco:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Facevamo le cose che facevano tutti i fidanzatini.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019odore del vapore di interiora bollite e sangue rappreso che arriva dal trippaio, lo trovo stomachevole. \u00c8 lo stesso che sentivo a Catania in quei baracchini che cuocevano \u2018u sangeli, a Palermo in quelli che preparavano i panini c\u00e2 meusa o i food truck di Berlino che vendono wurstel. C\u2019\u00e8 un passeggino doppio con due gemelli orientali: anche loro ricorrono all\u2019inseminazione?<\/p>\n\n\n\n<p>Minchia, avevo dimenticato: prima di lasciarti eravamo oltre la macchina. Andavamo a casa mia quando era libera. Avevamo deciso di usare la pillola. Poi quando accettai il posto a Torino mi dicesti: \u2013 Ho un ritardo. \u2013 Ma non prendi la pillola? \u2013 A volte la dimentico.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla voce capii che mentivi: troppo bigotta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non volevi, ma ti convinsi ad interrompere la gravidanza, a ruota, la relazione. A vent\u2019anni eri gi\u00e0 vecchia: pensavi di fare tre, quattro figli.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Chiami, rispondo, indispettito riattacco.<\/p>\n\n\n\n<p>Le pozze schiumose di catarro scivoloso, che la gente lascia lungo il marciapiede, fanno schifo. Una sedia con lo schienale di legno e il sedile imbottito di pelle scolorita \u00e8 abbandonata difronte a un cassonetto dell\u2019indifferenziato, aspetta che qualcuno la raccolga per destinarla a nuova vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ma poi hai tirato su tutti quei figli che volevi?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Solo uno. Era anche malato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Mi dispiace.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Di cosa? Cosa c\u2019entri tu? Aveva la Distrofia di Duchenne. Me lo sono visto morire. Non sono pi\u00f9 la stessa. Adesso \u00e8 tardi, non ho pi\u00f9 la forza per provare ad averne altri. E tu?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 No. Neppure uno. Non sono arrivati e io non mi sono accanito.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Quando arrivi?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Non deciso di partire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 E allora fallo in fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sentivo la voce impastata, ansimava come se avesse fatto uno sforzo imponente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Riposati. Stasera ti dedicher\u00f2 dei Mantra, magari ti aiuteranno a dormire meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Non ha senso. Devo vederti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle sue parole percepisco stanchezza e sofferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera medito, poi tra i fumi delle resine legnose dell\u2019incenso tibetano, recito il Mantra del Buddha della Medicina e sgrano i semi del rosario. Dedico tutto affinch\u00e9 possa lenire la sofferenza e stare meglio, poi guardo i voli. Ho dei giorni da prendere. Non so perch\u00e9, ma mi sento in colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>Aspetto, che ti palesi, lo fai ogni giorno, cos\u00ec posso dirti quando arriver\u00f2. Una signora di una certa prestanza fisica sfoggia una t-shirt nera in cui in rosa shocking \u00e8 scritto:&nbsp;<em>il vero lusso? L\u2019intelligenza.<\/em>&nbsp;E sotto la firma&nbsp;<em>Karl<\/em>. Indossa una gonna di tulle con applicati dei pois di panno colorati. Non \u00e8 il massimo dell\u2019eleganza, anzi direi che rappresenta il minimo del buongusto. Controllo il cellulare, nessun segno. Ti stai facendo desiderare. Mi fermo a mangiare in un bar, mi arrivano bocconi di conversazione: compassione ed empatia sono diventate parole da intrattenimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Telefono silente: di mattina la cosa mi irrita, nel pomeriggio mi preoccupa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sera sento il bisogno di uscire. La zona limitrofa il centro pullula di macchine strombazzanti e gente che parla e ride. Attraverso Piazza Santa Croce, dei ragazzi gi\u00e0 alticci, seduti sulle scale della chiesa, chiacchierano con discorsi a vanvera. Sento uno che ripete agli amici \u2013 Ma non \u00e8 solo quello \u2013 \u00e8 gi\u00e0 la sesta volta che lo ripete, ogni volta con un volume un po\u2019 pi\u00f9 alto. Avrei voglia di urlargli: Ma se non \u00e8 solo quello, che altro c\u2019\u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p>Sono le 21, decido di telefonarti, non sei mai stata tanto latitante. Non rispondi. Continuo a camminare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo vivo una vita vuota, cos\u00ec come probabilmente sar\u00e0 quella di quei tizi, fermi al semaforo, nelle loro macchine. I volti colorati a chiazze dai lampioni e dagli schermi degli smartphone: qualcuno parla, altri chattano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono convinto che le persone, che vociano e ridono in quel bar luccicante, dove anni fa c\u2019era una libreria famosa, quando torneranno a casa sentiranno il vuoto della loro esistenza. Mentre spengono la luce, dopo essersi lavati i denti, prima che il sonno s\u2019impossessi di loro, per un attimo sentiranno l\u2019inutilit\u00e0 della loro esistenza. Daranno la colpa alla stanchezza o allo stress.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascolto musica dagli auricolari, lo facciamo in tanti, siamo come spiriti in cerca di vitalit\u00e0. Crediamo di essere speciali, ma siamo copie scialbe.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono gi\u00e0 sette giorni che non ti fai sentire e sento un vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Un paio di estintori polverosi sul marciapiede, accanto una bottiglia di birra e una di vino, vuote, pi\u00f9 avanti una mela golden morsicata e ammaccata da una parte. Oggi il cielo \u00e8 terso. Chiss\u00e0 cosa volevi veramente.&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_40496\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"40496\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Non posso pi\u00f9 uscire. 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