{"id":40362,"date":"2020-01-14T18:09:53","date_gmt":"2020-01-14T17:09:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=40362"},"modified":"2020-01-14T18:09:55","modified_gmt":"2020-01-14T17:09:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-loreste-di-martina-antoci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=40362","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;L&#8217;Oreste&#8221; di Martina Antoci"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Stava l\u00ec, dove era sempre stata da\ndieci anni. L\u00ec su quella mensola della grande cucina in legno massello, sola, a\nsvettare come torre di castello.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno l\u2019Oreste la spolverava per\nbene, come la statua di una madonnina acquistata per un ex voto.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quella sera aveva passato sopra\nla superficie di vetro scuro il panno di cotone.<\/p>\n\n\n\n<p>Lucida, l\u2019etichetta ancora intatta, nonostante\ni due lustri. Un\u2019etichetta non pretenziosa, sobria nel suo color crema,\nravvivata sullo sfondo da disegni, quasi arabeschi, color oro. Un\u2019etichetta\nche, in un\u2019enoteca, in mezzo a mille bottiglie, non avrebbe di certo spiccato.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ogni anno, per il loro\nanniversario di nozze, la Marisa e l\u2019Oreste si regalavano un viaggio in una\ncitt\u00e0 d\u2019arte. Quell\u2019anno la scelta era caduta su Ferrara. Un fine settimana di\nmusei e degustazioni enogastronomiche, il tutto a bordo di una bicicletta presa\na nolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver visitato la mostra antologica\ndel Boldini, infreddoliti da un ottobre che gi\u00e0 sapeva di nebbia, si erano\nrifugiati all\u2019interno di una cantina che offriva degustazioni di vini e piatti\nlocali.<\/p>\n\n\n\n<p>Cappellacci alla zucca e salama da\nsugo, non si poteva dire di no ai piatti estensi per eccellenza. L\u2019oste aveva\nconsigliato loro un bordeaux. Come, un vino francese in terra d\u2019Emilia? <\/p>\n\n\n\n<p>No, subito l\u2019equivoco era stato\nchiarito. Si trattava di un vino proveniente da una piccola azienda di\nMontecchio Emilia, in provincia di Reggio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Oreste e la Marisa ne erano stati\nconquistati: fermo, corposo, un leggero retrogusto di amarena. Si sposava alla\ngrande con i piatti ordinati. Capace di lasciare un aroma fruttato e non\nappesantire i sapori.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine del pranzo, i due coniugi\navevano deciso di acquistare una bottiglia da bere in un\u2019occasione speciale,\ncome speciale era stato quel loro viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dieci anni erano trascorsi da allora e\nancora non avevano trovato quel momento unico e irripetibile da meritare di\nessere benedetto da quel vino che, ormai, era parte dell\u2019arredamento della loro\ncucina e della loro quotidianit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Oreste quella sera la guardava,\nguardava quella benedetta bottiglia come chi, ormai, si sente giunto al\ncapolinea. Gli occhi sgranati e vuoti, la bocca leggermente aperta dalla quale\nsi intravedevano i denti consumati dal tabacco del sigaro. Le braccia\nabbandonate sul bordo del tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Stanco. L\u2019Oreste fissava stanco la\nbottiglia che aveva segnato tanti momenti della sua vita con la Marisa, momenti\ndi fatica, di duro lavoro. Momenti di gioie, sempre troppo piccole per essere\ndegne di quel vino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordava bene quel pomeriggio, quando\nsi era deciso. Aveva ottenuto un nuovo incarico nella sua azienda, non\nparticolarmente prestigioso, ma meglio pagato.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 soldi al mese significava tanto.\nPi\u00f9 viaggi con la Marisa. La sua Marisa, cos\u00ec assente negli ultimi tempi.\nTroppo lavoro nell\u2019ufficio dell\u2019avvocato, troppi i mestieri di casa. La sera\nera stanca, non si andava neppure pi\u00f9 a ballare. E s\u00ec che proprio lei aveva\ninsistito tanto per fare quel corso di balli di sala. Che ci si era pure\ndivertito l\u2019Oreste, tutto impettito nei valzer e nelle milonghe.<\/p>\n\n\n\n<p>E adesso che potevano danzare,\nvolteggiare leggeri sulla pista liscia e sulle piccole rogne quotidiane, adesso\nla Marisa ci era rimasta sotto a quelle rogne.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 soldi al mese, magari una signora\nper fare le pulizie pi\u00f9 pesanti, cos\u00ec da lasciare il fine settimana al riposo e\nal divertimento, magari anche a qualche momento di intimit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Facevano poco l\u2019amore e se e quando,\nerano distratte carezze e baci freddi, come sa essere l\u2019inverno a Milano.<\/p>\n\n\n\n<p>Era uscito dall\u2019ufficio di via De Amicis e, a passi piccoli e veloci, le gambe tozze e arcuate, si era diretto a casa, poco distante, Corso Genova. Le luci dell\u2019appartamento erano spente. La Marisa doveva essere ancora in ufficio, ti pareva. Poco male. C\u2019era tutto il tempo per preparare una cena come <em>diocomanda <\/em>e brindare finalmente con la bottiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivato al terzo piano, estratte le\nchiavi dalla tasca interna del loden blu, era entrato in corridoio. <\/p>\n\n\n\n<p>Il cappotto gettato sullo schienale del\ndivano in stoffa provenzale, le scarpe abbandonate sul tappeto, si era diretto,\nscalzo, verso la cucina.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei era l\u00ec, sulla sua mensola, come una\nbella sposa pronta per il giorno delle nozze.<\/p>\n\n\n\n<p>La guardava, emozionato. Gi\u00e0 gli\nsembrava di sentire il ticchettio delle scarpe della Marisa, la porta che\nsbatte, il suo <em>sono arrivata<\/em>.\nL\u2019entrata in cucina, il suo sguardo esterrefatto di fronte alla tavola tutta\nben messa. E al centro la bottiglia. Ancora vergine, col suo bel tappo in\nsughero sigillato, perch\u00e9 per quel momento bisognava essere in due. Loro due,\nl\u2019Oreste e lei, la sua signora, la Marisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si stava dirigendo in bagno per lavarsi\nle mani prima di prendere possesso dei fornelli. <\/p>\n\n\n\n<p>Uno strano scricchiolio. I vicini\nprobabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi di nuovo. Poi un sussurrare\nsommesso. Certo che le pareti di quella casa erano proprio di carta velina. Si\nsentiva tutto. Bisognava tenerlo presente ed essere meno fracassoni, cos\u00ec da\nevitare di essere ascoltati a loro volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 si avvicinava al bagno e pi\u00f9 le\nvoci si facevano nette nei loro contorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Girato l\u2019angolo aveva imboccato la\nporta della camera. Era buio. Non abbastanza per non vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non abbastanza per non riconoscere\nquella sagoma, le sue forme ancora cos\u00ec acerbe nei suoi cinquantacinque anni.<\/p>\n\n\n\n<p>La Marisa. Seduta sul letto. I piccoli\nseni scoperti, il lenzuolo avvolto intorno alla vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Rideva, rideva mentre i capelli\nricadevano sulle spalle e coprivano il suo bel collo da cigno.<\/p>\n\n\n\n<p>Rideva. Da quanto non la vedeva ridere\ncos\u00ec. Era quasi bello vederla solare, leggera, libera da quel fardello che ogni\ngiorno si faceva sempre pi\u00f9 pesante.<\/p>\n\n\n\n<p>Rideva a lui, l\u2019Aloisio, il vicino di casa. Quello di cui tanto avevano fantasticato. Tee, bello com\u2019\u00e8, sempre in giro fino a tardi e lei sciatta, sempre di corsa con quella sporta della spesa scialba come lei. Vuoi che non abbia un\u2019altra? Hai voglia! Altro che una! Non li vedi mai insieme. Lui quando esce sembra un attore da fotoromanzi, tutto tirato a lucido. Sempre il sorriso dipinto sulle labbra, stirato e inamidato come le sue camicie. Povera la signora.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0, l\u2019Aloisio. Povera la signora.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stato troppo. Non poteva, non\nriusciva a far finta di niente, ad affrontare civilmente la situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo, certo, il dialogo \u00e8 importante,\nmai smettere di parlare, mai tirare su muri, che poi ti ci voglio vedere a\nbuttarli gi\u00f9. No. Non era in grado. Aveva girato la schiena e si era messo a\ncorrere, cos\u00ec, senza scarpe, senza cappotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Aprendo la porta aveva urtato il\ntavolino del corridoio, quello comprato al mercato dell\u2019antiquariato, quello\ndove la sera, congedandosi dal mondo, lasciava le chiavi di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tonfo era stato forte.<\/p>\n\n\n\n<p>La Marisa, era allora uscita dalla\nstanza e si era diretta in sala.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cappotto dell\u2019Oreste, le sue scarpe.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa ci faceva a casa alle diciotto.\nNon era possibile. Aveva calcolato tutto, come sempre. Lui era metodico, un\nvero ingegnere. Mai un ritardo, tanto meno un anticipo.<\/p>\n\n\n\n<p>Seduta sul divano la Marisa piangeva,\npiangeva di rabbia, la testa tra le mani, che avrebbe voluto prendere a\nschiaffi quella sua bella faccia dipinta.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Oreste, sceso in strada, camminava.\nLe gambe pesanti, il fiato che faticava a venire.<\/p>\n\n\n\n<p>Camminava, senza una meta, senza\nsentire freddo, senza vedere niente, nessuno. Solo un boato che riempiva la sua\ntesta, le sue orecchie.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi smarriti a cercare un approdo\nnel quale trovare riparo da se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a lui il naviglio, torbido\nimmobile, freddo. Sordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era entrato nella solita tabaccheria\nper prendere dei sigari e bere del cognac.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Peppo, col suo grembiule sempre <em>bel nett<\/em>, lo squadrava da dietro al bancone, incredulo. L\u2019ingegnere. Sembrava lo spettro di se stesso. Gli occhi spiritati, scalzo. Lo aveva salutato il Peppo, cercando di sorridere a quell\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ingegnere non rispondeva. Fissava,\nintensamente, cosa non si capiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi aveva indicato la bottiglia di\ncognac, la solita. Il Peppo gli aveva allungato il bicchiere, ma no, non andava\nbene. La bottiglia, quella, tutta quanta, tutta intera.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi seduto sullo sgabello della parete\nopposta al banco, la schiena ai clienti, lentamente, sorso dopo sorso, aveva\nassaporato il caldo di quell\u2019abbraccio che aveva immaginato ben diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Beveva, fumava e parlava. Parlava col\nmuro. Sorrideva alla parete e la sfiorava con le dita, leggero, attento, come\nse fossero state ali di falena.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Peppo gli aveva allora offerto\naiuto. Lui, l\u2019Oreste, l\u2019ingegnere, non si era neppure voltato, assorto nella\nsua nuova dimensione, sordo ormai alla vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Finita la bottiglia si era alzato e poi\ncalato i pantaloni, fino alle ginocchia.<\/p>\n\n\n\n<p>I clienti presenti, i soliti, lo\navevano aiutato a rivestirsi e lui, senza mai parlare, aveva pagato e poi si\nera diretto verso l\u2019uscita per imboccare una direzione ignota.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quella sera, ogni giorno, col freddo\ne col caldo, dalla mattina fino alla chiusura, entrava dal Peppo, si sedeva\nsempre sullo stesso sgabello e dava fondo al solito cognac.<\/p>\n\n\n\n<p>Al lavoro non si era pi\u00f9 presentato.<\/p>\n\n\n\n<p>Stanco, la testa intontita dal suo nettare di fuoco, rientrava poi a casa. Quella casa ormai vuota. Non pi\u00f9 nido. Prigione. <\/p>\n\n\n\n<p>E lui prigioniero di una felicit\u00e0\ntroppo a lungo attesa,&nbsp; poi fuggita per\nsempre.<\/p>\n\n\n\n<p>E la bottiglia stava l\u00ec, sulla mensola\nin legno massello della cucina, sempre lucida, priva di polvere, quando il\nresto della casa sembrava soffocare dalle ragnatele e dalla sporcizia,\ncristallizzata sotto una coltre di tempo che, ormai, non scorreva pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>E quella sera, l\u2019Oreste, aveva deciso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il momento perfetto per brindare era\nquello. A cosa? Alla sua solitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla sua vita che scorreva in sorsi. Al\nsuo piccolo sgabello, la sua nuova tana. Alla sopravvivenza, perch\u00e9 si\nsopravvive, nonostante tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aveva presa, stappata, annusato il\ntappo. Poi, dalla credenza, aveva riesumato un calice di cristallo, il calice\ndelle grandi occasioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Inclinata la bottiglia aveva versato\nquel vino che sapeva ancora di una felicit\u00e0 lontana.<\/p>\n\n\n\n<p>Sollevato il bicchiere, sorso dopo\nsorso, l\u2019aveva bevuta tutta, lei e le lacrime che ne avevano diluito quel sapore\ndi amarena.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_40362\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"40362\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stava l\u00ec, dove era sempre stata da dieci anni. 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