{"id":4034,"date":"2010-05-28T17:28:04","date_gmt":"2010-05-28T16:28:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4034"},"modified":"2010-05-28T17:28:04","modified_gmt":"2010-05-28T16:28:04","slug":"non-uccidere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=4034","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Non uccidere&#8221; di Patrizia Mattei"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">La ripose adagio in un panno verde, dopo averla rigirata tra le mani almeno una decina di volte. La sera prima l\u2019aveva smontata e pulita in modo quasi compulsivo, mentre le labbra sussurravano la stessa cosa ormai da mesi. Spesso si ricordava di suo padre che da bambino lo obbligava a seguire la messa tutte le domeniche. Don Alberto accompagnava le orazioni con gesti impetuosi delle braccia e fra tutti i comandamenti che scandiva fino allo spasmo uno in particolare lo aveva colpito: non uccidere. Enrico non aveva interessi di nessun genere e la vita gli scivolava addosso senza lasciargli grandi emozioni. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Tra le immagini sbiadite delle sue giornate l\u2019unica foto a colori sembrava essere quell\u2019interesse per il poligono che frequentava regolarmente tre volte la settimana ormai da tre anni. Enrico Gherardi abitava al numero venti di una vecchia palazzina di via Ordonez. Ogni mattina si svegliava alle sette, si sedeva sul letto e allungando la mano molliccia sul comodino, s\u2019infilava pigramente i suoi occhiali da miope. In bagno si lavava con perizia maniacale i denti, osservandoli sospettoso uno ad uno, mentre tirando su col capo, ripeteva le abluzioni. Era di statura decisamente sotto la media e di corporatura leggermente in sovrappeso. Gli occhi piccoli e scuri, mal celavano un leggero disgusto quotidiano, accentuato ancor pi\u00f9 dal naso arcigno che sopravanzava oltremisura sopra la bocca, anch\u2019essa piccola con labbra serrate, come a voler zittire qualcosa che da un momento all\u2019altro sarebbe uscito. Lavorava da circa dieci anni come impiegato di sesto livello in una banca del centro e per dieci anni aveva raccolto le domande dei nuovi correntisti, suddividendole per residenza, per sesso, per et\u00e0 e per altre inutili informazioni, provvedendo ad inviare loro un questionario da compilare in ogni sua parte. Una mattina il telefon\u00f2 del suo ufficio squill\u00f2 e lui rispose sospettoso mentre agitato si guardava intorno. \u201cGherardi ? Sono il direttore, ho bisogno di parlarle, venga subito da me\u201d. Enrico riagganci\u00f2 il telefono senza aver il tempo di replicare. L\u2019ufficio del direttore occupava quasi tutto il sesto piano, da quando, reduce da un corso per manager, si era convinto che il potere delle persone era senza dubbio proporzionale alla dimensione del proprio ufficio e di tutto l\u2019arredo. Carlo Forti, il direttore, era coetaneo di Enrico, decisamente un bel uomo, sempre abbronzato, alto e atletico, affascinante con le donne, brillante coi clienti, sportivo e pure un tantino stronzo. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Quando Enrico entr\u00f2 nella stanza il direttore se ne stava in piedi, di schiena, davanti alla finestra, una mano in tasca mentre con l\u2019altra sosteneva un puzzolente sigaro cubano, forse regalo di una delle sue tante amanti. \u201cCaro Gherardi, lei ben sapr\u00e0 dei momenti difficili che stiamo passando e del personale pi\u00f9 volte trasferito. Ed \u00e9 proprio di questo che le volevo parlare, del suo trasferimento\u201d. Un bradipo ferito avrebbe avuto una reazione pi\u00f9 veloce di quel povero omuncolo che tentava di non affogare nei suoi stessi pensieri. \u201cMa direttore, lei sapr\u00e0 quanto io sia stato sempre fedele all\u2019azienda e con quale competenza mi sia dedicato al lavoro\u201d. \u2026\u2026\u201dma \u00e8 proprio per questo mio caro Gherardi ! Lei \u00e8 troppo serio. E\u2019 pur vero che il suo non \u00e8 certamente un lavoro di grande responsabilit\u00e0, ma lei \u00e8 una vera tristezza ! Insomma, si sono lamentati persino i clienti. Mai un sorriso gratuito, che so io, buttato l\u00e0 per esempio verso qualcuno che non rientra nelle sue grazie, mai una leggera inflessione verso la politica o i sindacati, di questi tempi, lei converr\u00e0 che \u00e8 quasi un reato ! Capisco la sua delusione, ma siamo costretti a farle un<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>trasferimento di ufficio. Al paese. Lei caro Gherardi verr\u00e0 trasferito al paese. Vedr\u00e0, si trover\u00e0 pi\u00f9 a suo agio, ci sono meno correntisti, gente pi\u00f9 alla mano, forse alla sua portata. Capisco la sua delusione, ma caro Gherardi lei verr\u00e0 trasferito dove la sua tristezza non potr\u00e0 fare pi\u00f9 alcun danno\u201d. Enrico fu congedato dal direttore con una pacca sulla spalla mentre, tra congetture informi, sent\u00ec di nuovo quella voce \u201cnon uccidere\u201d. I colleghi lo videro uscire dalla stanza dei bottoni con aria assente ma non si meravigliarono pi\u00f9 di tanto visto che era sempre stato alquanto strano. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\">Alla fine del turno Enrico s\u2019infil\u00f2 il suo cappotto grigio antracite, raccolse qualche oggetto personale dalla scrivania che depose con cura nella sua ventiquattrore di finta pelle e usc\u00ec dalla banca. Il direttore lo vide allontanarsi mentre, ancora in piedi davanti alla finestra, spense il sigaro appena iniziato. Carlo Forti aveva una bellissima moglie, una figlia adorabile di undici anni ed un figlio di venti. Abitava in una grande villa appena fuori citt\u00e0, sopra una collina circondata da oleandri e rose selvatiche. Forti viaggiava spesso per lavoro e spesso si trovava a trascorrere serate mondane in compagnia degli amici e della sua famiglia. Possedeva una barca a vela di ultima generazione, una casa al mare ed una in montagna, eppure tutto ci\u00f2 sembrava non appagare per niente quel suo bisogno smisurato di possesso, qualunque cosa fosse, anche persone. Per questo tradiva di frequente la moglie che restava in silenzio a guardare, senza fare scenate o chiedere la separazione. \u201cLo faccio soltanto per i nostri figli che ti adorano\u201d. Si affrettava a chiarire lei dopo ogni discussione con il marito. Ora Enrico, seduto sull\u2019auto di fronte alla casa del suo direttore, guardava tutto quello che anche lui avrebbe desiderato ma che il destino gli aveva negato. Circa sei anni prima aveva provato inutilmente a conquistare la figlia di un grosso imprenditore della zona. La cosa non prese mail il largo, anzi, come vele senza vento, si era ammainata prima ancora di partire. Enrico scese dall\u2019auto e si ferm\u00f2 qualche secondo con la pistola in pugno prima di girare sul retro della casa. Si accorse di una piccola finestra aperta la cui visuale attraversava gran parte della sala e vide Forti sulla veranda. Pass\u00f2 una macchina a tutta velocit\u00e0 e un tipo mezzo ubriaco url\u00f2 qualcosa al bidone dell\u2019immondizia. Forse il direttore era uscito per fumarsi uno dei suoi puzzolenti sigari, ma di certo, pens\u00f2 Enrico con una smorfia di soddisfazione, non avrebbe mai immaginato che l\u2019ultima cosa sentita sarebbe stato il blaterare di un vecchio marcio dall\u2019 alcool. Enrico punt\u00f2 la pistola e prese bene la mira e mentre alzava il braccio con maniacale precisione fu certo di aver preso la decisione giusta, perch\u00e9 era come sparare ad un grosso predatore. \u201cNon uccidere\u201d gli risuon\u00f2 ancora una volta nella testa. Vide la canna della pistola tremare davanti ai suoi occhi e mentre pensava che non sarebbe mai stato in grado di farlo, nella grande sala apparve la moglie di Forti. L\u2019aveva visto con quella pistola in mano, ma stranamente non gridava e non chiedeva aiuto, anzi sembrava quasi implorarlo. E gli parve quasi che sussurrasse: uccidilo. A quel punto la mano smise di tremare e si ud\u00ec un colpo solo che squarci\u00f2 quell\u2019apparente immobilit\u00e0. Enrico non riusc\u00ec neppure a versare una lacrima, forse perch\u00e9 suo padre fin da bambino gli aveva insegnato che piangere era un attivit\u00e0 pi\u00f9 da femmina che da maschio. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"11pt;\"><span style=\"Times New Roman;\"><br \/>\nPatrizia Mattei<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_4034\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"4034\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ripose adagio in un panno verde, dopo averla rigirata tra le mani almeno una decina di volte. 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