{"id":40104,"date":"2019-12-09T17:21:41","date_gmt":"2019-12-09T16:21:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=40104"},"modified":"2019-12-09T19:30:21","modified_gmt":"2019-12-09T18:30:21","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-lacrime-di-fuoriclasse-di-daniele-bartocci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=40104","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Lacrime di fuoriclasse&#8221; di Daniele Bartocci"},"content":{"rendered":"\n<p>Lacrime di campioni Made in Marche. Lacrime di fuoriclasse. Lacrime, lacrime, lacrime. Fuoriclasse dentro e fuori dal campo. Fuoriclasse incredibili. Fuoriclasse che si tramutano in top-player. Top-player che si trasformano in ricordi indelebili. Ricordi che sfociano in lacrime profonde. Ebbene s\u00ec, lacrime firmate, lacrime preziose, lacrime di fuoriclasse. Numerose perle di saggezza, retroscena, flashback e segreti di un campione chiamato Roberto Mancini, raccontati nella sua Jesi, nella sua terra, davanti al suo popolo che lo ho sempre amato fino in fondo.<br> <br> <\/p>\n\n\n\n<p>Una miriade di ricordi che si intrecciano e si accavallano, fino a formare un fantastico canovaccio narrativo tanto caro al \u201cQuartiere Prato&#8221;. Lacrime, tante lacrime. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel maggio\n2012 Roberto Mancini fece visita al campo sportivo \u201cBoario\u201d nel quale alcuni\ngiovanissimi della scuola calcio della Junior Jesina a lui intitolata gli\nrivolsero alcune domande. \u201c<em>Studiate, divertitevi, allenatevi seriamente e\ncredeteci fino in fondo<\/em>&nbsp;\u2013 furono questi i consigli dell\u2019attuale\nallenatore della nazionale azzurra ai giovani che ambiscono un giorno a\npalcoscenici di primo livello \u2013<em>&nbsp;Socializzate con i compagni, ascoltate\ne rispettate gli allenatori e i genitori in quanto l\u2019educazione rappresenta una\ncomponente molto rilevante nel calcio di oggi. Insomma, non dovete mollare mai!\nRicordatevi comunque di restare sempre con i piedi per terra in quanto arrivare\nad alti livelli \u00e8 una cosa particolarmente difficile<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il noto\nmister della Scuola Calcio della Junior Jesina,&nbsp;Alfredo Zepponi,&nbsp;ovvero colui che \u201caddestr\u00f2\u201d Mancini da\nbambino, in quel periodo lo descrisse cos\u00ec: \u201c<em>Roberto Mancini era sempre il\nprimo a presentarsi alle sessioni di allenamento durante la settimana, era\nsempre il primo a iniziare la corsetta all\u2019interno del rettangolo di gioco, era\nsempre il primo a fare gol, sia in settimana sia nel week-end. Il nostro\nRoberto si mostr\u00f2 sin dai primi anni dell\u2019attivit\u00e0 calcistica un leader\nindiscusso dentro e fuori dal campo, un capitano formidabile e un allenatore\naggiunto sul terreno di gioco\u201d.<\/em>&nbsp;Come per dire, campioni si nasce, non\nsi diventa!<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Un\ngrazie particolare a mister Alfredo Zepponi<\/em>&nbsp;\u2013 non lo nasconde l\u2019allora\ntecnico del Manchester City \u2013&nbsp;<em>Credo di ricordarmi bene, ero anche il\nprimo a dare il primo morso al panino. Prosciutto e mortadella erano le mie\nspecialit\u00e0. Tutto questo per dire: credete in voi stessi e in quello che fate.\nUn giorno potrete diventare grandi\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel\n2010, ospite del Club Panathlon presso l\u2019Hotel Federico II di Jesi, Roberto\nMancini disse la sua riguardo ai giovani calciatori: \u201c<em>Nel calcio di oggi, a\nragazzini italiani interessanti vengono preferiti giocatori stranieri, spesso\ndi fama, sulla carta maggiormente affidabili; questo perch\u00e9 la cosa pi\u00f9\nimportante, nel mondo calcistico odierno, \u00e8 vincere sempre. Gli allenatori\ntendono ad andare sull\u2019usato sicuro, togliendo tanto spazio ai giovani. E\u2019 per\u00f2\nopportuno aggiungere che questi ragazzini non hanno la stessa voglia e la\nstessa fame che si avevano alcuni decenni fa; in passato allenarsi anche una\nsola volta con la prima squadra era meraviglioso e si rimaneva con i piedi per\nterra, oggi invece si pensa di essere arrivati al top dopo un semplice\nallenamento. Ci\u00f2 crea effetti tutt\u2019altro che positivi sul calcio italiano e sul\nsuo futuro<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo jesino,\nbombardato dalle domande dei presenti, aveva anche cercato di spiegare le\ndifficolt\u00e0 evidenti del calcio italiano a differenza del pallone britannico.\nMancini evidenzi\u00f2 il fatto che in Italia si d\u00e0 troppo peso ad ogni singolo\nepisodio e situazione, anche arbitrali e a quelli pi\u00f9 banali; ci\u00f2 spesso crea\nattrito tra societ\u00e0, giocatori, staff tecnico e federale (il VAR oggi risolve\nquesto problema?). Al contrario, in Inghilterra ad esempio c\u2019\u00e8 meno pressione\nda parte della stampa e della televisione e i giocatori vivono la partita come\nun divertimento, quasi da dilettanti, senza drammi n\u00e9 troppe polemiche. <\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201cMancio\u201d\ndel quartiere Prato, sempre in occasione della cena del Panathlon 2010,\nconcluse con una battuta e un apprezzamento per la nostra citt\u00e0: \u201c<em>In questo\nperiodo sto a Jesi molto spesso, mentre nel passato venivo solamente un paio di\nvolte all\u2019anno. Qui si vive sempre bene, c\u2019\u00e8 un clima tranquillo e me ne sto\nvolentieri comodo a casa dove posso gustare i cappelletti di mia madre\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Roberto\nMancini tuttora ama la propria citt\u00e0 e anche prima che divenisse allenatore\ndell\u2019Inter si vedeva spesso nella citt\u00e0 di Federico II, specialmente in piazza.\nMagari pedalando una bici con le sue gambe e il suo stile da fenomeno.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro fenomeno Made in Marche fa gettare\ngrosse lacrime nella terra jesina di Federico II. Era, \u00e8 e sar\u00e0 sempre il Re\nMida del volley. Un mito senza tempo, un fenomeno senza paragoni, un\npersonaggio super con la \u2018jesinit\u00e0\u2019 nel sangue. Una figura prestata anche ai\ncampi da calcio, con esperienze in qualit\u00e0 di dirigente nella Lazio di Sergio\nCragnotti e nell\u2019Inter di Massimo Moratti.<br>\nHa allenato uomini e donne, ha parlato e parla come motivatore e relatore nelle\npi\u00f9 importanti conferenze mondiali. Ha vinto Olimpiadi, Mondiali, World League,\nEuropei, Campionati.<br>\nHa sconvolto la mentalit\u00e0 di gioco italiana e il concetto di leadership.<\/p>\n\n\n\n<p>Julio Velasco \u00e8 la pallavolo. E non poteva che essere altrimenti, essendo\nnato il 9 febbraio 1952, lo stesso giorno del volleyball.<\/p>\n\n\n\n<p>Julio Velasco, allenatore della Tre Valli\nJesi nelle stagioni \u201883-84 e \u201884-85, sar\u00e0 per sempre lo Special One della\n\u201cgenerazione di fenomeni\u201d.<br>\nAd un anno dal suo ritorno al Modena Volley, Julio Velasco ha lasciato il club\nnel maggio 2019. La decisione, arrivata come un fulmine a ciel sereno nella\ntarda serata di gioved\u00ec, \u00e8 pesantissima per l\u2019intero panorama della pallavolo:\ndopo aver portato in cima al mondo lo storico club Panini alla fine degli anni\n\u201980, il tecnico argentino ha deciso di chiudere la sua carriera da coach.\nUn\u2019annata conclusasi con la semifinale persa per 3-2 contro Perugia e con una\nSupercoppa Italiana vinta ad ottobre al tie break contro l\u2019Itas Trentino.<br>\nIl suo addio al volley arriva poi nell&#8217;anno in cui, a Jesi, il Volley Club (la\nstorica Tre Valli allenata dallo stesso Velasco) vince il campionato e sale in\nserie C, scrivendo un&#8217;altra importante pagina di storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo vorrei salutare con un&nbsp;<strong>racconto esclusivo<\/strong>,\ncreato sulla base di documentazioni inedite di carattere storico a mia\ndisposizione. Ricordi che partono da Jesi, dal lontano 1983, dalla terra che lo\nha sempre amato fino in fondo facendolo diventare un autentico fenomeno in\nambito sportivo e non solo. Erano gli anni \u201980, il periodo d\u2019oro del Latte Tre\nValli Jesi Volley, quando uno sconosciuto Julio Velasco, allora trentunenne,\nlasci\u00f2 la terra argentina e sbarc\u00f2 nelle Marche in qualit\u00e0 di capo-allenatore\ndi Jesi. Proprio la citt\u00e0 di Federico II far\u00e0 le fortune del grande Julio. Lo\nsconosciuto Julio negli anni \u201880 dovette fuggire dall\u2019Argentina dove la sua\nvita probabilmente sarebbe durata poco: infatti, un mucchio di problemi e di\ncaccie all\u2019uomo lo avrebbero probabilmente messo k.o. oltreoceano. Sbarc\u00f2 per\nla prima volta in Italia insieme alla sua famiglia, esattamente nella terra del\nVerdicchio, citt\u00e0 per lui sconosciuta ma da cui spicc\u00f2 il volo in soli due anni\ngrazie all\u2019ausilio prestigioso di Giuseppe Cormio. Con Velasco, nel roster\ndell\u2019allora Tre Valli Jesi, due connazionali fortissimi ovvero il palleggiatore\nargentino classe 1960 Waldo Kantor e lo schiacciatore argentino classe 1957\nCarlos Wagenpfeil, per gli amici \u201cCarlito\u201d. A fargli da cicerone, nella piazza\ndel Verdicchio, un certo Alberto Santoni, a quei tempi volto noto volley del\nterritorio marchigiano, ovvero secondo allenatore della Tre Valli e con alle\nspalle esperienze in serie B da giocatore e storiche promozioni in qualit\u00e0 di\ncoach.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel lontano 1983 Santoni si recava spesso a casa di Velasco, a Pianello\nVallesina (An): insieme iniziarono &nbsp;a battere a macchina degli appunti\nsulla mentalit\u00e0 e le metodologie &nbsp;di allenamento del volley, testi\ningialliti che l\u2019allora vice-allenatore jesino tiene ancora oggi gelosamente\ncon s\u00e9. In quella stagione (\u201983-84), la prima e la penultima a Jesi (Velasco\nlascer\u00e0 la terra jesina nel 1985 per andare a Modena dove conoscer\u00e0 grandi\ncampioni), Julio frequentava spesso il centro storico di Jesi. \u201cIn una delle\nprime chiacchierate che facemmo, dissi subito a Julio che sarebbe rimasto molto\npoco a Jesi. Aveva una mentalit\u00e0 diversa dall\u2019uomo comune \u2013 mi racconta Santoni\n\u2013 Tutti noi in societ\u00e0 avevamo un lavoro, chi in banca, chi imprenditore, chi\nartigiano: lui invece viveva di pane e volley. Amava la cucina italiana ed era\nsolito fare delle belle cene, anche a casa mia con i miei genitori. La mattina\nseguente si tramutava in un allenatore speciale, in quello che &nbsp;oggi considero\nil Jos\u00e9 Mourinho del Volley ossia il numero uno al mondo\u201d. Una testimonianza\nche Jesi sapeva, sa e sapr\u00e0 lanciare tanti campioni nel mondo dello sport.\nJulio Velasco: un nome una garanzia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sin dai primi anni della sua carriera, prof.\nJulio Velasco ha enfatizzato il ruolo vitale dell\u2019atletica quale sport di\nrendimento fisico individuale.<br>\nL\u2019atletica, infatti, ha attribuito al volley una specifica rigorosit\u00e0 nella\npreparazione fisica nonch\u00e9 nella programmazione degli allenamenti.<br>\nPer citare particolari aneddoti delle prime settimane di lavoro a Jesi,\nnell\u2019anno 1983 coach Velasco metteva a dura prova i ragazzi in settimana\nvalutando passi simili a quelli musicali di tango argentino, tracciando il\nprofilo del singolo atleta sulla base di determinati parametri fisici e\natletici. Modelli di valutazione che secondo il buon Julio potevano in altere\nparole essere intesi come valori assoluti di riferimento per l\u2019incremento della\nperformance sportiva e sociale\u00bb.<br>\nIn tempi molto brevi, prof. Julio Velasco aveva indubbiamente stravolto i\nmetodi di allenamento, orientandoli verso una nuova vision internazionale della\npallavolo, aprendo simultaneamente nuove porte e nuovi orizzonti quali la\nrilevazione statistica di tipo sportivo e lo scouting.<br>\nValutando i documenti d\u2019epoca a nostra disposizione, si evince che l\u2019allenatore\nargentino aveva iniziato ad impostare una tipologia di lavoro del tutto inedita\ne rivoluzionaria, basata sul rispetto delle regole e soprattutto sulla forte\ncredenza e impatto di canoni sudamericani incentrati sui fattori determinanti\ndella motivazione, spettacolarit\u00e0, velocit\u00e0 mentale e tecnica e soprattutto\ndella crescita dei giovani del vivaio.<\/p>\n\n\n\n<p>Di certo la conoscenza analitica dei \u201c<strong>pi\u00f9<\/strong>\u201d e dei\n\u201c<strong>meno<\/strong>\u201d di un team di lavoro ha\nrappresentato da sempre uno dei pi\u00f9 prolifici criteri di<em>&nbsp;best-practice<\/em>&nbsp;strategica.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro punto cruciale del modello \u00e8 che nella distribuzione si deve tener\nconto delle caratteristiche psicologiche degli schiacciatori, in merito alla\nloro necessit\u00e0 di essere serviti pi\u00f9 o meno frequentemente o in particolari\nmomenti della partita.<br>\nNei primi mesi di allenamento di Julio Velasco a Jesi, capitava che durante\nsemplici esercizi di schiacciata e palleggio alcune sue pedine peccavano di leggerezza,\nnel senso che col passare del tempo tendevano a non eseguirli pi\u00f9 in maniera\ncorretta, con il necessario livello di aggressivit\u00e0 agonistica richiesto dal\ncoach.<br>\nIn quelle circostanze l\u2019allenatore argentino esprimeva tutto il suo mal\nconsenso facendo leva sui fattori del carattere e orgoglio, per ribadire come\nla ricerca ottimale della qualit\u00e0 era incompatibile con l\u2019approssimazione\ngraduale della tecnica.<br>\nIn altre parole, lo sviluppo tattico viene definito subordinato al concetto di\nprecisione e a tal punto l\u2019analisi statistica, a detta di Velasco, giocava un\nruolo essenziale per la crescita del singolo profilo.<\/p>\n\n\n\n<p>Al tempo stesso, occorre riportare un&nbsp;<strong>discorso storico di Julio\nVelasco<\/strong>, ritenuto oggi estremamente importante specie riguardo\nagli&nbsp;<strong>alzatori giovani.<\/strong><br>\nEsso stabilisce che il palleggiatore non debba parlare o dare un\u2019opinione\nsoggettiva sulla ricezione della sua squadra, bens\u00ec risolvere in maniera\ncorretta la situazione che si viene a creare.<br>\nE\u2019 certo che una buona ricezione permette all\u2019alzatore di variare il gioco, ma\n\u00e8 pur vero che un grande alzatore fa a volte diventare eccellente una ricezione\nbuona e buona una ricezione mediocre<br>\nNei primi anni \u201980 prof. Julio Velasco sottolineava ripetutamente che\nl\u2019alzatore non deve recriminare con i propri schiacciatori quando sbagliano un\ncolpo, nella maniera pi\u00f9 assoluta.<br>\nDeve invece dare loro fiducia sia moralmente sia ridando loro la palla subito.<br>\nInoltre deve essere in grado sia di sfruttare al massimo i pregi e le\npeculiarit\u00e0 dei suoi attaccanti.<br>\nL\u2019alzatore stesso deve essere un grande pensatore e un esperto formidabile\ndelle traiettorie della palla.<br>\nUno dei suoi compiti fondamentali \u00e8 quello di distruggere la motricit\u00e0 del muro\navversario nelle sue tre componenti o almeno in una (la percezione della\ngiocata, lo spostamento e il salto e la posizione delle mani sopra la rete),\nfacendo mentalmente e costantemente una statistica di quante volte e in quali\ncondizioni sia riuscito a portare i suoi schiacciatori con il muro ad uno.<br>\nLa progressione del lavoro con un alzatore, dal momento in cui \u00e8 giovane fino a\nquando diventer\u00e0 un alzatore di buon livello, prevede cinque diversi step:<br>\n\u00b7 Tecnica<br>\n\u00b7 Precisione<br>\n\u00b7 Scelta corretta di una delle tre alternative per ogni schema, giocando con\npochi schemi molto allenati<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si parla di schemi e combinazioni prof. Julio Velasco fa\nriferimento a combinazioni di tempi che includono ovviamente spazi diversi.<br>\nCi\u00f2 richiede necessariamente un determinato grado di capacit\u00e0 attentiva,\nmorale, intellettuale e mnemonica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00b7 Sulla base di una pi\u00f9 grande variet\u00e0 di schemi deve saper scegliere\nquale giocata utilizzare tatticamente bene<br>\n\u00b7 Comando strategico e puntuale della partita<br>\n\u00b7 Il momento giusto per sviluppare le finte del palleggiatore dipender\u00e0 molto\ndalle caratteristiche individuali<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Idee chiarissime negli anni \u201980 per Velasco: nella scelta degli esercizi occorre tener presente che l\u2019esercizio che non si riesce a fare pu\u00f2 avere tre motivazioni: \u00e8 troppo difficile; il ragazzo non ha le capacit\u00e0 per farlo; \u00e8 sbagliato. Un genio incredibile. Per quanto riguarda gli esercizi, l\u2019importante a suo avviso \u00e8 la continuit\u00e0 e fondamentale \u00e8 il ritmo. Da un suo appunto esclusivo a mia disposizione per una conferenza del 10 marzo 1985, invece, si legge che il fondamentale palleggio deve essere eseguito con le mani sopra la testa in modo tale da non rendere prevedibile la direzione dell\u2019alzata in avanti o indietro. Come dire, ricordi indelebili che fanno piangere ancora oggi  una quantit\u00e0 industriale di amici, conoscenti e appassionati che hanno avuto modo di conoscerlo negli anni \u201980 da sconosciuto, ancor prima della sua vacanza ad Ortisei in compagnia dell\u2019indimenticabile patron Casoni,\u00a0 allora Presidente del club allenato da Velasco. Lacrime di campioni. Lacrime di fuoriclasse Made in Marche. A buon intenditor poche parole. <\/em><\/strong><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_40104\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"40104\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lacrime di campioni Made in Marche. 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