{"id":40,"date":"2008-11-10T18:31:39","date_gmt":"2008-11-10T17:31:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/263\/?p=40"},"modified":"2008-11-10T18:31:39","modified_gmt":"2008-11-10T17:31:39","slug":"l%e2%80%99uomo-di-neve-e-la-stufa-di-ghisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=40","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;L\u2019uomo di neve e la stufa di ghisa&#8221; di Simone Cossu"},"content":{"rendered":"<p>In un inverno freddissimo, su un ampio prato dimenticato sotto metri di neve, di fronte ad una bassa baita in legno scuro, nacque un morbido uomo di neve. Grosso, composto da una solida base ed un enorme testa sferica, con due bottoni per occhi e una pietra come naso, l&#8217;uomo guardava verso le montagne abbracciandole con due rami di abete come braccia, sempre spalancate e nodose. Era proprio bello nella sua postura amichevole, con il suo sorriso disegnato da un dito. Con quel freddo avrebbe vissuto anche diversi mesi. Viveva la sua staticit\u00e0 fiera, guardiano immobile nel silenzio dei cristalli scolpiti; appena cosciente prese subito a cuore la sua missione statuaria.<\/p>\n<p>I raggi delle giornate di sole lo scalfivano poco e li affrontava con orgoglio, mentre le notti godeva della compagnia di luna e stelle, luci mai aggressive sulla sua candida pelle. Nei giorni, di tanto in tanto, cadevano nuovi fiocchi e cambiavano un p\u00f2 la fisionomia dell&#8217;uomo di neve, dandogli una linea meno definita ma sempre di grande impatto. Mentre la sua forma iniziale ghiacciava, la neve fresca lo copriva di nuovi raffinati e bianchissimi vestiti che indossava come premio al lavoro ben svolto di creatura delle nevi.<\/p>\n<p>Fuori alla baita il pupazzo non era solo. Non troppo distante, ma abbastanza da non creare danni, si ergeva immobile, sulla veranda di assi di legno, una stufa di ghisa grigio scuro, macchiata di nero dal carbone bruciato al suo interno. Era messa l\u00ec perch\u00e9 agli abitanti della casa piaceva stare all&#8217;esterno e godere del contrasto tra il rigido clima invernale e il tiepido tepore irradiato dalla vecchia stufa. Spesso un signore passava qualche ora a fumare una pipa osservando le montagne, mentre scoppiettava un fuocherello nella pancia di ghisa. Era quello l&#8217;unico rumore prodotto nelle giornate limpide, dall&#8217;aria gelida e ferma. Pi\u00f9 che rumore si trattava di una musichetta piacevole per le orecchie ovattate dell&#8217;uomo di neve.<\/p>\n<p>Viveva grazie alla bassa temperatura il guardiano bianco, per\u00f2 a quella distanza il lontano tepore non gli sembrava dannoso. Non intaccava il suo mantello e anzi gli procurava una densa curiosit\u00e0 a riguardo di quell&#8217;opposta creatura con cui passava meravigliose notti di freddo silenzio. La stufa non soffriva il caldo, anzi lo produceva, ma non soffriva nemmeno il gelo. Era nera, inossidabile, forte e longeva. Non poteva non pensare a lei con ammirazione l&#8217;uomo di neve, mentre la osservava di sbieco con il bottone sinistro. Non poteva scacciare l&#8217;idea che lei sarebbe rimasta anche quando il suo tempo sarebbe passato e si sarebbe riunito alla terra del prato, innaffiando i nuovi fiori di primavera.<\/p>\n<p>Nel tempo l&#8217;ammirazione si trasform\u00f2 in altro. La curiosit\u00e0 e la voglia di socializzare con la stufa crebbero nelle notti in cui era fredda, ma anche nei giorni in cui, accesa, produceva un pericoloso calore. Si scioglieva l&#8217;uomo di neve all&#8217;idea di poterla magari stringere e abbracciare, ben sapendo che il risultato era meno metaforico di quello a cui ora pensava. Ma con il passare dei giorni il pericolo perdeva di significato e il desiderio gli diede una nuova risolutezza. Non gli importava se le sue braccia avrebbero solo alimentato il fuoco della stufa, accelerando la sua sparizione, cancellandolo. Provava un desiderio che gi\u00e0 da solo ardeva e prima della primavera sognava intensamente l&#8217;avventura di vivere qualche minuto stretto a lei.<\/p>\n<p>Ma i problemi da superare non erano pochi. Bisognava spostarsi di quei pochi metri per poterla raggiungere. E se lui era una statua lei non era certo un fringuello libero di volare. Pesava molte volte pi\u00f9 di lui. Possedeva tre solidi piedi che avevano leggermente scavato il legno su cui poggiava incastrandosi per bene come radici nella terra. Erano belli quei piedi ondulati, tre esse in ghisa saldate al corpo centrale. Quest&#8217;ultimo era un lungo cilindro inciso con disegni, aveva uno sportello sul davanti dotato di una maniglia tonda in ottone. Che stile, che raffinatezza. In testa completava il tutto un coperchio semi sferico con un perno, sempre in ottone, adatto all&#8217;eleganza della sua ambita compagna. Mentre di traverso la osservava rimuginava sulle soluzioni possibili prima dell&#8217;arrivo della stagione calda.<\/p>\n<p>Era chiaro che l&#8217;unica speranza di vivere un momento insieme era di raggiungerla, di trovare la forza di spostare il suo corpo, di strisciare attraverso la neve poco a poco, sfruttando qualche folata di vento e i nuovi fiocchi neve, farsi trasportare contro i limiti imposti dalla sua natura. Il sogno non \u00e8 pi\u00f9 sogno quando tanta testardaggine lo trasforma in progetto. Ogni giorno l&#8217;uomo di neve non pensava ad altro e dismise il suo ruolo immobile per tendere in direzione dell&#8217;amata. Ogni notte si spostava di un piccolo millimetro, scivolando pianissimo, il ghiaccio della base percorreva il manto nevoso, lasciandosi spingere da una folata di vento o dall&#8217;impatto di una palla di neve lanciata da un bambino della casa mentre giocava. Ogni giorno, impercettibilmente, compiva un passetto nella direzione voluta e resisteva eroico contro le forze che lo spingevano lontano.<\/p>\n<p>Non doveva farsi notare dai padroni della baita, non doveva invadere il passaggio. Attirare l&#8217;attenzione dei bambini poteva indurli a spostarlo lontano, per loro era questione di poco, mentre per lui ogni millimetro era una conquista. Non cambi\u00f2 la direzione del suo sguardo se non di pochi gradi per vedere un p\u00f2 meglio la sua meta. Serviva per rifornire le energie. E dopo settimane di sforzi gli sembr\u00f2 che anche lei fosse strisciata di qualche millimetro verso di lui. Se ne accorse notando dei piccoli solchi nelle assi del pavimento lasciati nella sua direzione, una traccia della corrispondenza di intenti, un segno che gli diede nuova forza. Ogni giorno sapeva di essere vicino un p\u00f2 di pi\u00f9 perch\u00e9 il calore di lei, quando veniva accesa, iniziava a scioglierlo. Ma questo non lo scoraggiava, anzi. Aveva infatti anche scoperto la tristezza della stufa ogni qual volta gli si avvicinavano gli uomini per attivare il combustibile. Ormai lei sapeva che lo avrebbe ferito con il suo calore ora che la distanza diminuiva. Si preoccupava quindi per lui. Una volta riusc\u00ec anche ad opporsi e a non accendersi ostruendo il piccolo comignolo e costringendo gli uomini a pulirla tutta per bene. In un certo senso si stava facendo bella per il suo imminente arrivo.<\/p>\n<p>L&#8217;inverno era quasi sul finire e il clima cambiava. Non faceva pi\u00f9 quel freddo gelido e la stufa veniva accesa di meno. La distanza oramai era poca, ma bisognava dare una accelerazione finale per evitare guasti dell&#8217;ultimo momento. Poteva succedere di tutto. La stufa poteva essere riposta in cantina, gli esseri umani potevano decidere di pulire tutta la neve di fronte, poteva arrivare un caldo violento e distruggere il loro lungo sogno. Era l&#8217;ora di agire. L&#8217;uomo di neve, seppure aveva perso un bottone, fortunatamente il destro che non gli serviva a guardare la stufa, aveva assunto uno sguardo risoluto. Se cos\u00ec si pu\u00f2 dire. La prossima notte avrebbe tentato il grande salto.<\/p>\n<p>Il mattino del 6 marzo, uscendo dalla porta della baita in cui aveva passato tutto l&#8217;inverno con la famiglia, Philippe si stiracchi\u00f2 tutti i muscoli e inspir\u00f2 forte l&#8217;aria fresca ma non pi\u00f9 ghiacciata del mattino. Gli piaceva svegliarsi respirando a pieni polmoni l&#8217;ossigeno della montagna. Presto sarebbero tornati in citt\u00e0, appena lui avesse completato il lavoro di pittura per cui aveva deciso di isolarsi. Gli era piaciuto tanto quel soggiorno, non si era ancora stancato e gli dispiaceva un p\u00f2 abbandonare tanta pace.<\/p>\n<p>Appena riprese coscienza dallo stordimento da sonno, si accorse che quella notte doveva aver nevicato e pure tanto! Si doveva essere trattato di una breve ma intensa tormenta. Infatti tutto lo spazio davanti casa era coperto da un fresco e nuovo manto di neve appena caduta e il vento, non c&#8217;era altra spiegazione, aveva lanciato quello che restava dell&#8217;uomo di neve costruito dai suoi figli contro la stufa di ghisa sulla veranda. La scena era piuttosto buffa alla prima vista: tutto il corpo era appoggiato al cilindro della stufa e la testa, davvero troppo grossa, era un p\u00f2 rotolata e si era inclinata in avanti, appoggiandosi sul coperchio semisferico della stufa. I due rami di abete, per la spinta, si stavano per staccare ed erano ora intorno al corpo della stufa. Questa era ancora tiepida, visto che la sera prima l&#8217;aveva accesa per riflettere guardando i picchi di montagna e lasciandola poi spegnere piano piano da sola, tutta la notte. L&#8217;uomo di neve le si scioglieva inesorabilmente sopra. Per un attimo li fiss\u00f2. Non era pi\u00f9 buffo. Sembrava quasi un abbraccio. Memorizz\u00f2 la scena poi butt\u00f2 un&#8217;altra occhiata verso le montagne.<\/p>\n<p>Alla fine si stiracchi\u00f2 di nuovo e torn\u00f2 in casa per preparare la colazione con una sensazione strana nelle ossa, un p\u00f2 melanconica, un p\u00f2 felice.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_40\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"40\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un inverno freddissimo, su un ampio prato dimenticato sotto metri di neve, di fronte ad una bassa baita in legno scuro, nacque un morbido uomo di neve. 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