{"id":39885,"date":"2019-11-01T22:51:21","date_gmt":"2019-11-01T21:51:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39885"},"modified":"2019-11-01T22:51:27","modified_gmt":"2019-11-01T21:51:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2020-scrunt-di-vito-de-lucia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39885","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2020 &#8220;Scrunt&#8221; di Vito De Lucia"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\">(come a dire &#8220;E mou belin&#8221;)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Scrunt<\/strong>:<em>s.m. (anglicismo onomatopeico),&nbsp;<\/em><strong>1)<\/strong>schiocco o tonfo da impatto con superficie turgida e molto tesa,&nbsp;<strong>2)<\/strong><em>(arcaico popolare)<\/em>pallone da calcio.<\/p>\n\n\n\n<p>Si fa presto a dire &#8220;Palla&#8221;. Intanto&#8230; \u00e8 un pallone, non una palla, e poi c\u2019\u00e8 pallone e pallone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di solito si parlava di quello rosso o blue di plastica con i pentagoni neri stampati sopra, 500 lire dal cartolaio. Se riuscivi a mettere insieme una decina di persone, con una colletta&nbsp;&nbsp;potevi persino permetterti di comprartene uno nuovo ad ogni partita. Per\u00f2\u2026 Non era rigonfiabile, le traiettorie erano irritantemente sinusoidali e in pi\u00f9 spesso si afflosciava sul piede di un tiratore particolarmente violento. No, non era serio\u2026 Andava bene solo per il gioco dei \u201cpassaggi\u201d: quello che si prendeva buona parte dei nostri oziosi pomeriggi estivi. Quello in cui la serranda chiusa di un garage diventava la linea da violare ed il frastuono sgangherato della saracinesca percossa validava effettivamente la segnatura. S\u00ec, ma il pallone a pentagoni non andava bene per una \u201cpartita vera\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era anche un\u2019altra alternativa: sempre di plastica, s\u2019intende, ma arancione, il mitico &#8220;Santos&#8221;. Era ufficialmente rigonfiabile e piuttosto pesante, e in pi\u00f9, se volevi, potevi anche farlo passare per palla da basket (s\u00ec, d\u2019accordo, era un po\u2019 troppo piccolo, ma&nbsp;<em>battubelin<\/em>). Costava anche parecchio e questo modello abbondava di solito solo dopo Natale, ma a Pasqua gi\u00e0 non se ne trovava pi\u00f9, che, vabb\u00e8 che lo davano per rigonfiabile, ma mica vuol dire che poi l\u2019aria del rigonfio ci rimane davvero dentro\u2026 Peccato per\u00f2, perch\u00e9 questo era un pallone simpatico e ogni volta che batteva per terra faceva un verso strano come di molla che improvvisamente scatta fuori dal materasso\u2026 <em>boiiinnnn<\/em>. Si, comunque, a parte questo, ti sembra serio giocare una \u201cpartita vera\u201d con un pallone da spiaggia che ogni volta che rimbalza&nbsp;&nbsp;fa due volte la tua altezza? No, dai, un minimo di professionalit\u00e0\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>No, no, la soluzione c\u2019era, eccome, solo che tutti noi si aveva quasi timore di pronunciarla, quella parola. Timore atavico del tipo \u201cNon nominare il nome di Dio invano\u2026\u201d. Anche perch\u00e9 se solo osavi accennare che ci sarebbe stato bisogno di \u201cquello\u201d, c\u2019era l\u00ec sempre qualcuno pronto a dire che la stavi facendo fuori dal&nbsp;<em>bulacco.&nbsp;<\/em>No, non era proprio timore. Pudore piuttosto. Riverenza. Quell\u2019oggetto veniva manipolato e calciato solo dagli dei. Per noi bambinetti, il possederlo, gonfiarlo e prenderlo a calci andava ben oltre la profanazione. Sicuramente ti ponevi il problema se metterlo nell\u2019elenco dei peccati da riportare in confessione dopo la \u201cdottrina\u201d del sabato pomeriggio: tra quelli di gola e \u2026 di tatto. Al massimo potevi fare un riferimento generico al \u201dpallone di cuoio\u201d che avevano regalato a tuo cugino, che tanto abitava lontano e chi poteva controllare che fosse vero? Ma quella parola, \u201cla parola\u201d, non era da pronunciarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ne parlava, certo: c\u2019era sempre il conoscente di qualcuno che era riuscito ad acchiapparlo al volo una domenica allo stadio &#8220;vero&#8221; approfittando di un tiro sbilenco in gradinata. Era anche riuscito a&nbsp;<em>giatarlo <\/em>e portarlo fuori a partita finita. Forse. Beato lui. E comunque, diceva il narratore, con quello mica ci si giocava, ora. No no, ma&nbsp;<em>ciocchi&nbsp;<\/em>davvero? E\u2019 in salotto, sul buffet, in un piatto da portata. E quando arrivano gli amici del pap\u00e0,&nbsp;<em>hai voglia a <\/em>raccontare l\u2019azione che poi&nbsp;&nbsp;ha spedito questo regalo diritto nelle tue mani&#8230; Il tiro di Cristin, il grande centravanti della Samp. E si \u00e8 pronti a giurare che Cristin, dopo essersi messo le mani sulla faccia, abbia guardato in gradinata e ti abbia trovato, l\u00ec, con il suo pallone in grembo. E ti abbia guardato negli occhi, come dicesse \u201cTe lo affido, e ricordati che le nostre vite per un secondo si sono incrociate, fa\u2019 il bravo\u201d. E cos\u00ec la mattina dopo a scuola\u2026 \u201cCristin mi ha guardato\u201d. E poi a mezzogiorno.. \u201cCristin, ha gridato di rilanciargli il pallone\u201d. E poi la sera\u2026 \u201cCristin, ha voluto vedermi negli spogliatoi e ha detto che viene a casa mia e che mi regala uno sc\u2026, ehm, un altro pallone nuovo con il suo autografo\u201d. E poi la settimana dopo\u2026 \u201cIo e Cristin siamo amici e mi ha chiesto se voglio fare un provino nella Samp\u201d. E poi un mese dopo\u2026 chi lo sa pi\u00f9 davvero a che punto la fantasia ha cominciato ad ammiccare?<\/p>\n\n\n\n<p>Ma un bel giorno, qualcuno ruppe gli indugi. Non era Natale e neanche Pasqua, forse primavera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico venne gi\u00f9 dal suo palazzo con due pacchi avvolti in carta da imballo beige chiaro Avana. Si piazz\u00f2 in mezzo al campetto e aspett\u00f2 furbescamente che montasse la curiosit\u00e0 di chi di noi stava da quelle parti. Finalmente, appena qualcuno gli si avvicin\u00f2, lui cominci\u00f2 a scartare i pacchi. Nel primo c\u2019erano sei maglie color granata, una maglia nera, numeri di plastica bianca dall\u2019uno al nove, quattordici calzettoni granata con il risvolto bianco ed infine sette paia di pantaloncini cos\u00ec bianchi che sembrava quasi che ci avessero la luce dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Che bello! Tutto nuovo! Chiss\u00e0 quanto era costato. Eppure Enrico fa le medie come noi. Boh.&nbsp;<em>Soass\u00e0i<\/em>. Ma certo \u00e8 che lui, Enrico, traeva da quel momento il massimo della ritualit\u00e0 possibile. Noi tutti gli facevamo mille domande\u2026 \u201cMe ne fai provare una?\u201d, \u201cPosso essere tuo amico?\u201d, \u201cSe mi metti nella tua squadra, gioco anche in porta\u201d\u2026 ma lui stava in silenzio e, incurante, continuava a fare l\u2019inventario del pacco. Alla fine, sempre con fare sacerdotale, allung\u00f2 le braccia verso l\u2019alto e noi ci chetammo tutti in un secondo: prese in mano l\u2019altro pacco e cominci\u00f2 ad aprirlo, con compiaciuta lentezza. Si udiva solo un pochino di vento, qualche grillo e l\u2019accartocciamento della confezione in carta da pacchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine apparve.&nbsp;Lui. Lo SCRUNT, In tutta la sua lucente sacralit\u00e0. Gialla. Lucida. Enrico lo guardava come il figlio appena nato dopo lungo travaglio, con soddisfazione e tenerezza. Noi parlavamo, s\u00ec, ma sottovoce, per rispetto del momento. \u201cCome \u00e8 rotondo!!!\u201d, \u201cSembra quello di Cristin\u201d, \u201cEd \u00e8 gonfio preciso!\u201d, \u201cC\u2019ha anche un buon odore\u2026\u201d. \u201cIo ci avrei&nbsp;<em>strizza <\/em>a giocarci\u2026 che se poi si&nbsp;<em>sguara<\/em>?\u201d. Mai si fosse detto! Enrico apr\u00ec bocca in modo perentorio e minaccioso \u201cUNO SCRUNT NON SI&nbsp;<em>SGUARA<\/em>, Uno scrunt \u00e8 eterno, con questo ci giocheranno i miei figli!!!\u201d. (\u201cGiusto\u201d, \u201cEnrico non dice&nbsp;<em>belinate<\/em>\u201d, \u201cE\u2019 vero! Anche il pallone di Cristin \u00e8 eterno\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa dove hai trovato le&nbsp;<em>palanche<\/em>?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 sempre un prosaico in ogni famiglia e Aldo questo ruolo lo ricopriva perfettamente, soprattutto se si trattava di Enrico, il suo nemico di sempre. Aldo\u2026 camicina bianca maniche corte senza cravatta ma chiusa fino al collo, calzoni grigi lunghi ma i cui bordi spolveravano l\u2019alta zona della caviglia, un ciuffo un po\u2019 oleato a coprire volutamente parte della montatura dei grandi occhiali alla Peppino di Capri. Pi\u00f9 diligenza che intelligenza, e comunque curriculum scolastico migliore di quello di Enrico: l\u2019unica cosa che davvero li accomunava, in realt\u00e0 li separava irrimediabilmente: entrambi erano ambiziosi attaccanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCon il mio nuovo lavoro\u201d (Enrico era chiaramente contrariato dalla domanda e rispondeva con una cantilena di scherno).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh, a 12 anni hai gi\u00e0 un lavoro? E la scuola?\u201d (ma come faceva Aldo a non concentrarsi sull\u2019idolo giallo rotondo invece di fare domande del&nbsp;<em>belino<\/em>?) .<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLavoro la sera\u201d (Enrico stava perdendo la pazienza\u2026 e il buon umore).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLavori in Via Gramsci, di sera?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSei un&nbsp;<em>galuscio<\/em>. Se vuoi saperlo, faccio il batterista in un complesso inglese che suona di sera in un locale di Arenzano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti noi ci eravamo distolti di colpo dall\u2019idolo e seguivamo lo scambio di battute. Forteeee! Enrico suona in un complesso. Proprio giusto che Enrico sia il capo qui da noi. E\u2019 uno&nbsp;<em>asperto<\/em>. Guarda come si veste ganzo: capelli neri a caschetto un po\u2019 ondulati con frangetta sugli occhi, camicia a fiori, con il colletto lungo a biscotto, tutta incollata al torace, cinturone con fibbione in finto bronzo \u201c<em>make-love-not-war<\/em>\u201d,&nbsp;<em>braghe<\/em> a vita bassa di velluto verde prato attillate e strette fino alla caviglia. Stivaletti di pelle nera a punta con elastici sui lati. E hai visto sul davanti delle&nbsp;<em>braghe<\/em>? Hai visto che bel rigonfiamento ci ha? Avr\u00e0 solo 12 anni ma lui \u00e8 uno che&nbsp;<em>beccia.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn locale di Arenzano?&nbsp;Un&nbsp;<em>naits<\/em>, vuoi dire&nbsp;?&nbsp;Ma se non li fanno neanche entrare quelli con meno di 21 anni\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo ho fatto credere di averne 16 e di essere inglese, cos\u00ec non devo parlare. Il proprietario ha chiuso un occhio anche perch\u00e9 \u00e8 amico del capo complesso che si chiama Shel Shapiro.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSar\u00e0\u2026 E come si chiama il complesso?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Te<\/em>Rokes, ma si pronuncia Te Rocs\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMai sentiti\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono gi\u00e0 famosi in Inghilterra. Mio fratello ha tutti i 45 giri.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE hanno preso te come batterista? Il massimo che hai battuto finora \u00e8 stato il marciapiede\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMeglio battere il marciapiede ogni tanto che essere un&nbsp;<em>bulicio<\/em>tutta la vita come te. Comunque, il loro batterista se n\u2019\u00e8 tornato in Inghilterra, allora un amico del biliardo dove vado io me lo ha detto. Io mi sono presentato e\u2026 mi hanno preso.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAnche se non hai mai preso una bacchetta in mano? Bei&nbsp;<em>belinoni<\/em>\u2018sti inglesi\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBeh, tanto suoniamo in&nbsp;<em>pleibec<\/em>e poi\u2026 non \u00e8 che mi pagano proprio\u2026 mi fanno dei regali.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico si accorse subito di aver abbassato troppo la guardia e Aldo non si fece pregare. Rivolgendosi a tutti i presenti\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSentito? A Enrico <em>ci<\/em> fanno i regali\u2026 e in cambio tu cosa gli fai? Gli sbottoni la braghetta?\u201d. E cominci\u00f2 a ridere. Da solo. Noi tutti eravamo disorientati e in silenzio, ma cercavamo una buona spiegazione per la storia di Enrico, che, in effetti, richiedeva davvero troppa benevolenza per essere creduta.<\/p>\n\n\n\n<p>Esce Pig che sentiva un gran bisogno di farsi sentire dal basso dei suoi 70 cm di statura, e dice\u201d<em>Mae Pua\u00e8 <\/em>mi fa sempre i regali quando dico le poesie\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>E Aldo. \u201cAltro che poesie\u2026 questo glielo prende in mano\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico cercava un tono da darsi, ma si capiva che la sua rabbia stava salendo a una soglia pericolosa\u2026 molto pericolosa\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Abbandon\u00f2 per un secondo i suoi pacchi e si avvicin\u00f2 lentamente ad Aldo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe belino vuoi sugare?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIo nessuno, ma mi pare che tu, invece, di sugare belini te n\u2019<em>accapisci\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRitira\u2026\u201d gli intim\u00f2 Aldo con tono di voce basso ma inquietante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE cosa ritiro a fare? Io posso anche non dirlo, ma tu lo sughi lo stesso. Lo sanno tutti che tua madre lo suga in giro e tuo fratello \u00e8 un buliccio di mestiere\u2026 Sarai mica diverso tu\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi tutti facemmo istintivamente un passo indietro, forse per non essere schizzati dai fiotti di sangue che sarebbero volati di l\u00ec a poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dire le ultime frasi, la voce di Aldo aveva cominciato a tremare e a diventare flebile. La spavalderia stava pian piano facendo spazio alla paura. In tutte le tante tenzoni con Enrico, Aldo le aveva sempre prese di santa ragione. Aldo sapeva che le avrebbe prese ancora. Che Enrico gli&nbsp;&nbsp;avrebbe fatto male. Forse molto male.&nbsp;&nbsp;Ma tant\u2019\u00e8 \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>E il piccolo Pig tent\u00f2 la sua ultima carta conciliatrice: \u201c<em>Molilo<\/em>Enri che ci\u00e0 i&nbsp;<em>spegetti\u201d.&nbsp;<\/em>Enrico gir\u00f2 lo sguardo minaccioso verso Pig come a dire \u201cNon ti permettere di dirmi cosa devo fare\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Esitazione fatale. Aldo corse verso la zona dei pacchi e cominci\u00f2 a prendere a calci senza piet\u00e0 maglie, calzettoni, pantaloncini, a calpestarli e a sporcarli di terra\u2026 fin quando non rimase davanti a lui soltanto&nbsp;&nbsp;la sfera gialla.<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico era rimasto letteralmente impietrito. La rabbia oramai aveva varcato la soglia della reazione e gi\u00e0 entrava nei territori delle abulie impotenti\u2026 E lui non ci poteva fare niente se una lacrima, la bagascia, cominciava a scendere. E forse se la prendeva pi\u00f9 con se stesso che con Aldo. Che se qualcuno vedeva quella lacrima o quel tirar su col naso\u2026 ti saluto Marianna.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ci pens\u00f2 Aldo a toglierlo dall\u2019inerzia. Prese la ricorsa e colp\u00ec lo scrunt con tutta la forza puntando di preciso verso la base della collina di cui il campetto era un\u2019alta terrazza. La traiettoria della sfera si&nbsp;&nbsp;inarc\u00f2 fino al primo piano del palazzo nella terrazza di sotto, poi cominci\u00f2 a scendere lentamente rimbalzando sugli orti della quarta terrazza, colpendo le piccole serre di nailon della terza, spiaccicando i pomodori della prima per poi finire il suo civettuolo palleggio in mezzo alla camionale che c\u2019era in fondo\u2026 e perdendosi alla vista negli urti da flipper con le macchine di passaggio. Era la fine: perduto, nel migliore dei casi per un camionista&nbsp;<em>giataiolo,<\/em>oppure <em>sguarato&nbsp;<\/em>dalle ruote di un&nbsp;<em>cammio <\/em>a rimorchio oppure cacciato da un rimbalzo irriverente oltre il muro dell\u2019Italsider\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Noi stavamo ancora guardando, mano alla fronte, la trista fine del sogno (\u201cio non l\u2019ho potuto neanche toccare!\u201d, \u201cmi piaceva vedere se era proprio cos\u00ec rotondo preciso\u201d, \u201cpoverino\u2026\u201d) quando sentimmo l\u2019urlo di Enrico. Non era neanche un urlo. Era un suono gutturale di uno strazio indicibile. Di quelli che ti lasciano sempre una cicatrice nel tempo. Di quelli che non guariscono mai del tutto. Di quelli, che, a raccontarli, rompono la voce a distanza di anni. Di quelli che macellano per sempre un po\u2019 della tua ingenuit\u00e0 infantile. Di quelli che, poi, da grande, dirai a te stesso \u201cEra solo l\u2019inizio\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019urlo non si era ancora spento quando Aldo era per terra in mezzo al sangue e ai frantumi dei suoi occhiali alla peppino di Capri. Enrico, a cavallo, su di lui continuava a martellare con il pugno destro che si sporcava sempre pi\u00f9 di rosso eAldo ad ogni colpo ripeteva: \u201cBastardo!\u201d, \u201cbuliccio!\u201d, \u201cFigiu de \u2018na bagascia\u201d, \u201cPicchia, picchia che tanto non mi fai niente\u201d\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima cosa che ricordo erano \u201ci grandi\u201d che scendevano a scapicollo dai due palazzi intorno, a staccare Enrico. \u201c<em>U l\u2019amasa<\/em>\u201d, \u201c<em>Caccighe l\u2019aegua<\/em>\u201d gridavano tutti\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Noi, i piccoli, stavamo a guardare con gli occhi umidi, ma davvero non ci avevamo testa di fare niente\u2026 era una di quelle cose che non si capiscono bene\u2026 che ci avrebbero fatto tornare a casa a testa bassa, senza merenda, senza voglia di pane e marmellata gettato gi\u00f9 dal poggiolo nella carta da zucchero chiusa con l\u2019elastico. Ci si guardava a vicenda con imbarazzo e quasi di nascosto: \u201cChe c\u2019\u00e8 da dire? Che c\u2019\u00e8 da fare? Chi ci ha voglia adesso di ripassare le equivalenze per domani?\u201d\u2026&nbsp;&nbsp;Era una di quelle cose che ti fanno perdere la strada, forse perch\u00e9 questa volta non sei tu a voler imitare i grandi, sei proprio tu invece a trovarti in una veste da grande: ma tu i grandi ancora non li capisci\u2026 forse li subisci\u2026 come fai a capire le cose \u201cda grandi\u201d che succedono a te? Come fai a farti venire ancora la voglia di diventare&#8230; grande prima o poi?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Glossario di \u201cScrunt\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>da SCRUNT, come a dire&#8230; &#8220;E MOU BELIN&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>E mou belin<\/strong>: locuzione dialettale genovese, dal complesso significato molteplice che va dal &#8220;Accidenti! E&#8217; incredibile!&#8221;, come nel contesto attuale al &#8220;Chisse ne frega&#8221;, ovvero al &#8220;&#8230;E figuriamoci, non ci penso nemmeno&#8221; e al &#8220;Siamo alle solite&#8230;&#8221;. la locuzione \u00e8 tuttavia in progressiva obsolescenza. Nel contesto del racconto serve proprio a richiamare un tipo di espressione infantile paradialettale tipico degli anni 50 e 60.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Soass\u00e0i:&nbsp;loc.<\/strong>\u201dE che ne so io<strong>?\u201d <\/strong>Intercalare difensivo che serve a guadagnar tempo e ad allentare il collegamento soggettivo tra la persona che parla e i fatti descritti (e quindi la veridicit\u00e0 dei fatti stessi). Letteralmente \u201cNe so mica tanto io&#8230;\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sguara;&nbsp;Sguarare<\/strong>: v.t. Lacerare drammaticamente. L\u2019onomatopea del verbo \u00e8 gi\u00e0 particolarmente significativa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Galuscio:&nbsp;<\/strong>s.m. (dial. genov.)<strong>. <\/strong>volg. Stronzo, pezzo di merda. La storia etimologica sembra curiosa perch\u00e8 il significato secondario di persona fetente e viscida in realt\u00e0 in questo caso assume priorit\u00e0 semantica e pare provenire direttamente dall\u2019assonante termine \u201cgallusso\u201d e cio\u00e8 \u201cgalletto arrogante\u201d. Ancora pi\u00f9 curiosa \u00e8 la derivazione di gallusso come termine dispregiativo principalmente collegato alle ragazze. \u201cFa o gallusso\u201d \u201c<em>fare la civetta, ruzzare&nbsp;&nbsp;con i giovanotti\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Shel Shapiro:<\/strong>nome proprio di pers. Caso emblematico di mista verit\u00e0. Non c\u2019\u00e8 dubbio che nei primi anni \u201960 Shel Shapiro fosse il leader dei Rokes. Un po\u2019 meno credibile appare che, in cerca di un nuovo batterista, i Rokes abbiano utilizzato il passaparola nei bar \u201cgenerici\u201d anzich\u00e9 nel tradizionale circuito dei \u201cmusicisti disoccupati\u201d o dei turnisti da sala. E\u2019 chiaro che Enrico la sta raccontando grossa, ma in fondo non si era preparato a dover giustificare la copertura economica del suo acquisto. Copertura peraltro che deve avere avuto in realt\u00e0 un\u2019origine non del tutto cristallina&#8230; quindi per non dover raccontare una verit\u00e0 dolorosa si inventa l\u00ec per l\u00ec una bugia completamente improbabile, e comunque la prima che gli capita in mente.&nbsp;Povero Enrico che si trova a dover giustificare anche un gesto di amore verso i suoi compagnucci&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Via Gramsci:&nbsp;<\/strong>nome proprio (urban.). Strada del centro storico di Genova. Tradizionalmente centro di raccolta di passeggiatrici , travestiti e fauna varia angiportuale. In realt\u00e0, dopo la creazione del Porto Antico e l\u2019approntamento della rete metropolitana, Via Gramsci sta diventando un quartiere meno degradato, nonostante la forte prevalenza di residenti extracomunitari (a fianco ci sono altre vie oramai famose nel mondo come Via&nbsp;&nbsp;Pr\u00e8 e la deandreiana Via del Campo). Tuttavia ai tempi dei nostri fatti \u201clavorare in Via Gramsci\u201d era un chiaro insulto (e.g.: \u201cfare la vita\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Arenzano:<\/strong>nome proprio (urban.). Ai tempi dei fatti Arenzano era quasi una localit\u00e0 di Riviera, un centro di \u201cresort\u201d marini si direbbe oggi. In realt\u00e0 negli anni \u201950 e \u201960 si era in piena epoca \u201crotonda sul mare\u201d e Arenzano aveva proprio tutte quelle caratteristiche che facevano furoreggiare i \u201c<em>naits<\/em>\u201d da riviera. Ospiti consueti i Buscaglione, i Marino Barreto, i Carosone etc. Francamente questi \u201cnaits\u201d non erano proprio i posti adatti per i complessini \u201cbeat\u201d come i Rokes che si ponevano di fatto in netto antagonismo rispetto ai \u201cdancing\u201d, ai locali notturni e anche alle povere balere di periferia. Ma Enrico doveva cercare di trovare per la sua tenera bugia un\u2019ambientazione sufficientemente sconosciuta e non riscontrabile. E non c\u2019era nulla di pi\u00f9 distante dalla sua esperienza personale (e quindi presumibilmente da quella dei suoi coetanei) di un \u201cnait\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bulicio.&nbsp;(<\/strong>dial. genov.). volg. Omosessuale, finocchio, pederasta. Il termine \u00e8 quello pi\u00f9 offensivo presente nella gamma dei sinomini disponibili e richiama in analogia e gravit\u00e0 solo il termine \u201cchecca\u201d. Ma vi \u00e8 in pi\u00f9 associato un elemento di ulteriore spregio all\u2019interno della categoria stessa. Insomma: \u201cchecca da 4 soldi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pleibec:<\/strong>(storpiatura anglic.) dall\u2019inglese \u201cPlay back\u201d.&nbsp;Per la cultura del bel canto italico negli anni \u201960 suonare e cantare in \u201cpleibec\u201d equivaleva a rendersi responsabili di truffa. In realt\u00e0 quello che i giovani gi\u00e0 coglievano e che i \u201cgrandi\u201d non ancora percepivano era che stava finendo per sempre l\u2019epoca del grande cantante capace di interpretare allo stesso modo canzonette e romanze d\u2019opera. Tale figura veniva oramai sempre pi\u00f9 frequentemente soppiantata dall\u2019\u201durlatore\u201d dotato di chitarrone e poi, come passo successivo, dai \u201ccomplessi\u201d di \u201ccapelloni\u201d per i quali la cosa pi\u00f9 importante non era pi\u00f9 il canto bens\u00ec il sound complessivo degli strumenti. Quindi se questi ultimi venivano riprodotti in&nbsp;<em>plaibec<\/em>e non dal vivo nessuno in platea si lamentava, anzi, un significativo valore aggiunto nell\u2019onda \u201cbeat\u201d che stava per sopraggiungere in Italia era la capacit\u00e0 di riprodurre dal vivo in maniera quanto pi\u00f9 fedele possibile il suono gi\u00e0 registrato sui 45 giri di successo. Da qui in poi il passo verso la \u201cHIFI\u201d mania sarebbe stato molto breve.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_39885\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"39885\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(come a dire &#8220;E mou belin&#8221;) Scrunt:s.m. (anglicismo onomatopeico),&nbsp;1)schiocco o tonfo da impatto con superficie turgida e molto tesa,&nbsp;2)(arcaico popolare)pallone da calcio. Si fa presto a dire &#8220;Palla&#8221;. Intanto&#8230; \u00e8 un pallone, non una palla, e poi c\u2019\u00e8 pallone e pallone.&nbsp; Di solito si parlava di quello rosso o blue di plastica con i pentagoni [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_39885\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"39885\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":19679,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[545],"tags":[],"class_list":["post-39885","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2020"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39885"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/19679"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39885"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39885\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39904,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39885\/revisions\/39904"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39885"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39885"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39885"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}