{"id":3951,"date":"2010-05-25T18:23:15","date_gmt":"2010-05-25T17:23:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3951"},"modified":"2010-05-25T18:23:15","modified_gmt":"2010-05-25T17:23:15","slug":"luljeta-racconto-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3951","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Luljeta&#8221; (sezione racconti per bambini) di Massimo Cerina"},"content":{"rendered":"<p>Il suo primo ricordo di viaggio era quello di un lungo e faticoso tragitto compiuto con i pi\u00f9 svariati mezzi di trasporto: dapprima con tutta la sua famiglia sopra un carretto trainato da un asino lungo disagevoli sentieri montagna, poi su di un camion male in arnese stipato di gente silenziosa e burbera che avrebbe successivamente rivisto su una nave arrugginita che a stento riusciva a dominare le onde e infine, dopo lo sbarco, ancora su un camion chiusa al buio per ore e con l\u2019obbligo del pi\u00f9 assoluto silenzio.<br \/>\nQuando le tornava alla mente questo ricordo, inevitabilmente il suo stomaco si stringeva ed un senso di nausea la faceva stare male. Aveva provato a dirlo a suo padre o a Vladi con il risultato per\u00f2 di farsi ridere in faccia da loro, canzonata perch\u00e9 era \u201cproprio una femminuccia\u201d. Lei dapprima si era arrabbiata, ma poi aveva dovuto rassegnarsi: \u201cI maschi \u2013 l\u2019aveva ammonita la mamma \u2013 sono i nostri signori e noi dobbiamo ubbidire loro\u201d.<br \/>\nMa questa era storia di tanto tempo fa. Ora lei aveva undici anni, abitava alla periferia di una grande citt\u00e0 come Roma, in un campo di baracche dove tutti avevano un passato come il suo e dove, fin dal primo giorno, i grandi le avevano comandato di darsi da fare. E cos\u00ec si era rimessa in viaggio. Un viaggio diverso, pi\u00f9 breve, ma sempre un viaggio.<br \/>\nPoco dopo l\u2019alba si recava all\u2019ingresso del campo ad aspettare che arrivasse Vladi con il suo sgangherato pulmino. Ogni volta Vladi era sempre arrabbiato, ma ormai lei ci si era abituata; non le andava neanche pi\u00f9 di sapere il perch\u00e9 di quel suo atteggiamento scontroso. E poi l\u00e0 dentro erano tutti sempre arrabbiati. Suo padre pi\u00f9 di ogni altro. Lo vedeva solo la sera, quando lei ritornava al campo, e ogni volta erano lamentele e rimproveri perch\u00e9 i soldi che portava non gli bastavano mai. Il ritornello era sempre lo stesso: che la colpa era la sua, che era una buona a niente, dopodich\u00e9 il vecchio se ne andava. \u201cDevo accompagnare la mamma al lavoro\u201d si sentiva dire e per tutta la notte rimaneva sola con i suoi fratelli anche loro sempre pronti a prendersela con lei per qualsiasi cosa fosse potuta succedere non solo in casa, ma in tutto il campo.<br \/>\nAl mattino successivo si ricominciava. Il programma della giornata era sempre quello: arrivavano col pulmino alla fermata della metropolitana, salivano sul primo vagone e Vladi iniziava a suonare con la fisarmonica una melodia che inevitabilmente le faceva provare tanta nostalgia. Fin dalle prime note le tornavano in mente montagne impervie e inaccessibili ed una bambina &#8211; lei &#8211; che guardava estasiata il volteggiare nel cielo delle aquile. Vladi suonava e lei teneva il ritmo col tamburello poi, poco prima della fermata, passava tra i passeggeri a chiedere qualche soldo. Non riusciva mai a indovinare quale fosse il viaggiatore pi\u00f9 generoso. Uomini o donne, giovani o anziani, vestiti bene o trasandati, ognuno di loro non aveva un comportamento prevedibile. I pi\u00f9 affidabili erano forse quelli che viaggiavano con bambini come lei, quelli una mano in tasca se la mettevano quasi sempre, altri invece&#8230; a volte lei si arrabbiava davanti a certi sguardi, a certi gesti, allora interveniva Vladi: devi solo pensare a suonare e a raccogliere soldi, la sgridava.<br \/>\nUn giorno, per\u00f2, accadde qualcosa di imprevisto. Vladi era all\u2019altro capo del vagone, impossibilitato a sentire quello che le stava dicendo un passeggero: \u201cUna bambina come te dovrebbe andare a scuola, non chiedere l\u2019elemosina!\u201d. La scuola&#8230; saper leggere e scrivere&#8230; lei non disse niente, ma quel pensiero le si ficc\u00f2 in testa e non se ne volle proprio andare via. Per ore prov\u00f2 il fastidio di sentirsi legata, finch\u00e9 non scelse di liberarsi. Per farlo le bast\u00f2 scendere dalla metropolitana un attimo prima che le porte si chiudessero. Non avrebbe mai pi\u00f9 dimenticato la faccia di Vladi prigioniero dentro il vagone ormai in movimento&#8230;. si accorse di stare ridendo a crepapelle.<br \/>\nE ora cosa avrebbe fatto? Non le pass\u00f2 minimamente per la testa l\u2019idea di recarsi in un posto preciso, scelse invece di andarsene a spasso per la citt\u00e0 senza alcuna meta prestabilita. Usc\u00ec fuori alla luce del sole e per un attimo indugi\u00f2 stordita dal traffico, dalla gente, dalle vetrine, dai rumori. Sal\u00ec quindi sul primo autobus e si mise a sedere come una comune passeggera e questo fatto la riemp\u00ec d\u2019orgoglio. Per tutto il tragitto rest\u00f2 appiccicata al vetro del finestrino, a guardar fuori. Rimase impressionata da una piazza dove c\u2019era una grande costruzione di marmo bianco con al centro la statua di un uomo a cavallo. Un cavallo&#8230; come le sarebbe piaciuto averne uno&#8230;<br \/>\nQuando l\u2019autobus giunse nei pressi di San Pietro decise di scendere. La conosceva bene piazza San Pietro, Vladi ce l\u2019accompagnava spesso la domenica nella speranza di aumentare i guadagni. Ora per\u00f2 era tutto diverso, ora tutto era bello. Cominci\u00f2 a correre tra quelle immense colonne, fingendosi di star scappando tra le gambe di giganti grossi, ma tonti. Rideva come una matta finch\u00e9 non scorse dei ragazzi con una fascia al braccio che distribuivano bottigliette d\u2019acqua ai tanti turisti che c\u2019erano. Credette che fossero dei poliziotti e le parve che la stessero guardando con aria poco rassicurante, ebbe paura che volessero fermarla ed allora si allontan\u00f2 in tutta fretta raggiungendo la metropolitana di via Ottaviano dove decise che avrebbe trascorso il resto della giornata fermandosi ad ogni stazione per visitare quella citt\u00e0 che adesso le sembrava un grande libro. Un libro dove, oltre a leggere, poteva finalmente essere lei a scrivere la sua vita senza che nessuno la rimproverasse. And\u00f2 avanti cos\u00ec per tutto il giorno, imparando a conoscere monumenti e palazzi, fontane e piazze, uomini, donne, bambini apparentemente diversi da lei, ma in realt\u00e0 tanto uguali a lei. E pi\u00f9 leggeva e scriveva e pi\u00f9 desiderava continuare&#8230;<br \/>\nLe ore passarono rapidamente, come sempre quando si sta bene. Si fece sera e lei si trovo a dover decidere sul da farsi. Avrebbe potuto tornarsene a casa, ormai suo padre aveva accompagnato la mamma al lavoro e c\u2019era tutto il tempo di chiedere scusa a Vladi convincendolo a non dire niente al genitore. Scelse invece di continuare a leggere e scrivere. Prese l\u2019autobus e ritorn\u00f2 a San Pietro. Quei ragazzi con la fascia al braccio adesso non le sembravano cos\u00ec cattivi, al contrario&#8230; Luljeta ora era certa che se avesse chiesto loro aiuto gliel\u2019avrebbero offerto volentieri.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3951\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3951\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il suo primo ricordo di viaggio era quello di un lungo e faticoso tragitto compiuto con i pi\u00f9 svariati mezzi di trasporto: dapprima con tutta la sua famiglia sopra un carretto trainato da un asino lungo disagevoli sentieri montagna, poi su di un camion male in arnese stipato di gente silenziosa e burbera che avrebbe [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3951\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3951\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1153,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-3951","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2010"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3951"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1153"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3951"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3951\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3951"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3951"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3951"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}