{"id":39309,"date":"2019-06-03T14:19:04","date_gmt":"2019-06-03T13:19:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39309"},"modified":"2019-06-03T14:43:19","modified_gmt":"2019-06-03T13:43:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-tugal-e-il-mare-di-anna-di-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39309","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Tugal e il mare&#8221; di Anna Di Giusto"},"content":{"rendered":"\n<p>Gi\u00e0 da tempo la clessidra si \u00e8 rotta, spandendo i granelli della nostra speranza nell&#8217;inquieto frangente che li sta trascinando verso coste a noi ignote. Mentre sull&#8217;orizzonte in fuga ancora non si riesce a discernere il contorno della terra promessa, la mistura di acqua salata e benzina continua ad abradere con ferocia la mia pelle, quasi volesse cancellarne il colore maledetto. Mi tormenta il timore che, al termine della traversata, non sar\u00f2 pi\u00f9 in grado di sorreggere il peso del mio desiderio. <\/p>\n\n\n\n<p><em>In cammino verso la spiaggia, la fanciulla si sente attraversata da una melanconica meraviglia, mentre l&#8217;ignoto la spinge sempre pi\u00f9 in l\u00e0. <\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>Ci\nsar\u00e0 mai un termine a questa distesa di nulla, eterna come il\nsilenzio di Allah? Potr\u00f2 ancora respirare un&#8217;aria purificata da\nquesto soffocante cielo di rame? Il caldo torrido alimenta l&#8217;incubo\nche mi attraversa le notti: mi \u00e8 nato in cuore il timore che in\nEuropa potrebbe arrivare solo uno sventurato veliero svuotato delle\nnostre vite, una nuda carcassa di sogni spenti dal logorio di queste\nonde implacabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa\ndarei invece per sciogliere nella bruma della dimenticanza questi\nultimi anni, incisi sul mio corpo dalle lame di ricordi percosse e\ncoltellate che si affastellano al ritmo scompaginato\ndell&#8217;increspatura delle onde. Credevo di potermi lasciare alle spalle\nla guerra civile, e invece&#8230; E invece l&#8217;ordito del mio arazzo si\ninterrompe sugli scogli acuminati di questa discesa agli inferi, dove\na ogni scalino si va perdendo quanto di umano c&#8217;era nel mio petto. \n<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre\nmi arrovello nell&#8217;oscurit\u00e0 di questo silenzio, scorgo un filo\ndipanarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La\nfanciulla nota in terra un filamento. Lascia cadere sulla sabbia lo\nsciame irrequieto dei suoi pensieri, ne afferra un capo e si inoltra\nnella pineta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Riprendo\nil filo della memoria per ritrovarmi in Libia. La lama dello\nschiavista rifulge come la spada dell&#8217;Arcangelo Michele, impietosa\nverso i traditori della propria terra. Meryem e io, respinti dagli\naltri reietti, abbiamo intrecciato le nostre storie per sopravvivere\nall&#8217;indicibile. Gli uomini che a frotte hanno abusato di te, notte e\ngiorno, ignorano di aver contagiato l&#8217;ultimo brandello di anima che\nancora albergava in loro. Ma a noi non \u00e8 stato chiesto di rinnegare\nnoi stessi. Tra i gironi di questo inferno, sommersi e aguzzini non\nvestiranno mai gli stessi panni: solo noi negri ci smarriamo nei\nmeandri del sopruso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Svestito\nlo stupore iniziale, perso il candido velo per un impudente refolo di\nvento, sente una forza attrarla verso quell&#8217;essere in attesa da\nsempre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\nIl\nviaggio su questa casseruola sta prosciugando le mie ultime energie,\nmentre il mare continua a tentarmi con la promessa di abitare la\nquiete assoluta del suo buio. Apro gli occhi ancora un volta, ma non\nintravedo alcun varco, n\u00e9 so se riuscir\u00f2 a mantenere la promessa\nfatta a Meryem quando l&#8217;ho convinta a imbarcarci. Come un mantra mi\nripeto che, se nel lager siamo morti ogni giorno, in mare moriremo\nuna volta sola. \n<\/p>\n\n\n\n<p><em>Viene\ndal mare, pensa la fanciulla, mentre rivoli d&#8217;acqua colano da quel\ncorpo di un biancore solenne. <\/em>\n<\/p>\n\n\n\n<p>\nOrmai\nsono passare ore da quanto il mare ha iniziato a incendiate le mie\ngambe, mentre dietro di me altri sventurati si consumano in una\npozzanghera di secrezioni promiscue. Torna cos\u00ec a martellarmi in\ncapo l&#8217;interrogativo che appicca il fuoco a queste mie notti\nmaledette: perch\u00e9 sono partito? Perch\u00e9 ho lasciato la casa degli\navi, i riti e ritmi di un mondo a cui avevo diritto e che,\nsoprattutto, aveva diritto a me? \n<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8\nattratta da quel manto degno di un re. Comprende finalmente che la\nregalit\u00e0 non si sposa a un luogo, ma incede altera con chi la\ndetiene per retaggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\nIn\nquesto silenzio irreale, dove si pu\u00f2 udire la sola voce dei morti\nintenta a sedurci come un canto sirenico, da giorni si \u00e8 spento lo\nsconcerto per i cadaveri che vanno accumulandosi dentro il barcone.\nNon c&#8217;\u00e8 alcuna piet\u00e0 nella decisione di abbandonarli al flusso\nindifferente del mare, ma solo il timore del contagio. Perch\u00e9 a\ntutto ci si abitua, anche all&#8217;inumano. \n<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gli\npone in capo una corona di fiori, a vestire quel corpo latteo. Cos\u00ec\nlo riconosce come suo nuovo re. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di parole, perch\u00e9\ntutto \u00e8 gi\u00e0 stato espresso, tutto gi\u00e0 scritto. Da sempre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Da\nquanto tempo il gommone sta\nimbarcando acqua? Nessuno\nsembra curarsene.\nMa io devo resistere perch\u00e9\nMeryem \u00e8 con me. E\nMeryem \u00e8 incinta. Incontrata\nnei gironi della Libia,\nl&#8217;ho subito riconosciuta come\nla mia Persefone, la mia\nguida per trovare la via d&#8217;uscita dall&#8217;Ade.\nOra per\u00f2\nle onde\nci obbligano\na nuotare. Con\nuna mano afferro Meryem e\ncerco a\nfatica di\nrimanere a galla. Prego con un&#8217;intensit\u00e0 nuova:\nprendi me, ma che questa\ndonna\nmi sopravviva.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le\nha promesso di portarla verso nuovi lidi. Lontano dalla terra natia,\nprofetizza che da lei avr\u00e0 origine una nuova stirpe di mortali. <\/em>\n<\/p>\n\n\n\n<p>\nNon\nmi importa di chi sia incinta Meryem: se sua figlia non avr\u00e0 un\npadre biologico, se il mio corpo mutilato non sapr\u00e0 darle fratelli o\nsorelle, ho promesso a Meryem che sar\u00f2 il suo compagno e il padre\ndella creatura. Le mie forze si stanno per\u00f2 spegnendo, ed io mi\nsento un esausto cammello, sperduto tra dune polverose da cui sono\nstati rimossi i colori dell&#8217;oasi. Gli uccelli sul nostro capo\nlanciano ormai grida taciute per pudore del nostro scialbo\nsmarrimento. O sono io che sto abbandonando il suono di questo mondo?\n\n<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le\nparole del dio l&#8217;accarezzano come ambrosia sul palato. Per lei sono\npi\u00f9 dolci dei datteri del deserto, cari ad Apollo Archegete, il\nfondatore di colonie.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p> Proprio quando temevo di non farcela pi\u00f9, mi ha risvegliato il rumore di un elicottero. Una nave ha poi soccorso noi pochi superstiti, ultime briciole di promesse rimaste a galla. Solo allora sono riuscito ad abbandonarmi agli operatori come un neonato alle mani della levatrice. Una nuova dignit\u00e0 mi \u00e8 stata regalata da una volontaria che mi ha offerto un paio di ciabatte: i miei piedi ne avevano smarrito la memoria, piagati dal bollore del suolo libico, ma lacrime copiose sono scese a battezzarle. Mi sento ora travolto il petto da un&#8217;azzurra onda marina, come fosse un riflusso finale di tutta l&#8217;acqua che non abiter\u00e0 pi\u00f9 il mio corpo.  <\/p>\n\n\n\n<p>\nMeryem\nha gli occhi traboccanti di riconoscenza, mentre io le poso una mano\nsu quel grembo agli occhi di tutti immondo, ma per me sacro: l\u00ec ha\nviaggiato Tugal, la nostra bimba. Lei nascer\u00e0 nel paese che le d\u00e0\nil nome, perch\u00e9 Tugal nella lingua dei nostri avi significa Europa.\nIl paese della seconda pelle, la terra della nuova promessa. Verrai\nalla vita e avrai i suoi occhi, Tugal.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dopo\nla traversata in mare, finalmente le <\/em><em>indica la costa<\/em><em>:\n<\/em><em>La vedi quell<\/em><em>&#8216;isola<\/em><em>? \u00c8 un altro continente, e\nda te prender\u00e0 il nome, Europa<\/em>.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_39309\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"39309\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 da tempo la clessidra si \u00e8 rotta, spandendo i granelli della nostra speranza nell&#8217;inquieto frangente che li sta trascinando verso coste a noi ignote. 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