{"id":39307,"date":"2019-05-31T22:34:26","date_gmt":"2019-05-31T21:34:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39307"},"modified":"2019-05-31T22:34:30","modified_gmt":"2019-05-31T21:34:30","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-transazione-negata-di-viviana-paolucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39307","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Transazione negata&#8221; di Viviana Paolucci"},"content":{"rendered":"\n<p>La frenesia del sabato pomeriggio evapora dalle pareti appiccicose, gli ultimi pendolari affollano scale e corridoi; corpi, sudore e afa sporcano l\u2019aria. Si respira fretta, una fretta strana. Spontanea. Tiene insieme due sconosciuti che camminano spalla a spalla. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace la metro. Quando lo dico la gente non ci crede. <\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019ingresso c\u2019\u00e8 il solito caos, un gruppo\ndi casalinghe si spintona alla biglietteria, mani avvinghiate a buste della\nspesa piene fino all\u2019orlo. Una di loro ha urtato contro il pilastro, un\u2019arancia\n\u00e8 rotolata sul pavimento: l\u2019odore sgradevole della frutta che marcisce invade\nl\u2019atrio principale. Chi passa la scansa come lebbra; solleva i colletti dei\nmaglioni, invece di avvisare l\u2019ufficio delle pulizie. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo faccio anch\u2019io.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi non vado di fretta, ho il tempo di fermarmi tra i passi degli altri; la osservo per un po\u2019, questa gente che corre, trascina polvere. Schifa il marcio che respira. Se sangue e anima fossero in contatto, i nostri globuli rossi trasporterebbero pi\u00f9 incoerenza che ossigeno. <\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 avanti c\u2019\u00e8 una coda infinita, un uomo sulla quarantina scavalca l\u2019obliteratrice in metallo, chi \u00e8 in fila per il biglietto protesta alzando la voce; corre verso i binari, ora, la noncuranza dei suoi gesti gli scivola addosso insieme alla cravatta che ha al collo. Rossa. L\u2019addetto alla sicurezza lo richiama, nell&#8217;istante in cui cerca di seguirlo \u00e8 gi\u00e0 fuori dal suo campo visivo; lo intravedo appena, quel giovane in divisa, prende un fazzoletto dal taschino, si asciuga la fronte perlata di sudore, mentre cerca di riportare ordine. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Non\nha pagato!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non\nha fatto la fila!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non, non, non: siamo tutti pi\u00f9 giudici,\nquando il marcio viene allo scoperto. Torno per un attimo con lo sguardo\nsull\u2019arancia, quella poltiglia sul pavimento \u00e8 il livido della societ\u00e0, monito\namaro del nostro essere civili quando capita, della nostra coerenza\nintermittente. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo rapido salto oltre la legalit\u00e0 il\nfuggitivo ha perso la cravatta; respiro la scia di scompostezza che si \u00e8\nlasciato dietro, mi avvicino alla seta vermiglia finita sul pavimento. La\nscanso, quella stoffa aggrovigliata, lascio che si impregni del sudore dei\npassi, della polvere della stazione. Per una frazione di secondo penso di\nchinarmi, raccogliere quel rosso impastato di sporco e mettermelo al collo, uno\nsputo di sangue sui miei vestiti firmati, una nota discordante, sicuramente, nella\npseudo-armonia della mia vita costosa; \u00e8 un attimo, forse anche meno, eppure in\nquel minuscolo spicchio di tempo decido che mi piacerebbe, indossare l\u2019indifferenza\ndi quest\u2019uomo. <\/p>\n\n\n\n<p>Oltrepassare il guardrail del lecito, del\nconcesso. <\/p>\n\n\n\n<p>Ha coraggio, quest\u2019adulto che osa, che lascia a terra la rispettabilit\u00e0, la cravatta griffata: non sappiamo pi\u00f9 rischiare, noi grandi, la prudenza \u00e8 una poltrona pi\u00f9 comoda. Ci scivoliamo dentro fino al collo. E\u2019 un attimo, solo un attimo, eppure vorrei che durasse di pi\u00f9; se questo tempo potesse dilatarsi, diventare elastico, mi piacerebbe isolare l\u2019accortezza delle mie scelte, la cautela dei miei gesti, la mia intolleranza agli errori; ne riempirei un pacco, uno scatolone chiuso con lo scotch. Lo lascerei l\u00ec, per terra, tra l\u2019arancia ammuffita e la cravatta impolverata. <\/p>\n\n\n\n<p>Tra quello che siamo e quello che ci\nimponiamo di essere. <\/p>\n\n\n\n<p>Un leggero formicolio mi pizzica gli\nzigomi, sorrido senza accorgermene; non lo faccio quasi mai, sono muscoli che\nnon alleno, in genere. <\/p>\n\n\n\n<p>Mentre immagino di dissezionare il mio\npassato, ringrazio questo sconosciuto cos\u00ec simile a me, mi riscopro fuggitiva\nanch\u2019io; forse scappa dal contegno, lui, dal decoro delle sue giornate,\ndall\u2019eleganza del suo lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Evade dalla correttezza della sua realt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Io dall\u2019incongruenza della mia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono seduta per miracolo, intorno a me la\ngente boccheggia per uno spicchio d\u2019aria: \u00e8 l\u2019ora di punta, la metro avvolge i\npasseggeri come una cinghia. A Cinecitt\u00e0 le ante scorrevoli rigettano la\nmaggior parte dei pendolari, il vagone si svuota, una folata di fresco spazza\nvia il tanfo di sudore e polvere. L\u2019anziana che mi sedeva accanto si alza, sguscia\nvia tra la folla. Il posto affianco al mio resta vuoto. Sollevo da terra la\nborsa Armani, le buste paillettate di Victoria\u2019s Secret lasciano una scia di\nbrillantini sul pavimento scuro; nel giro di qualche secondo il mio shopping\nmattutino finisce sul seggiolino accanto, un gruzzolo di zeri e capi firmati\nspiaccicato sulla plastica sudicia della metropolitana. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi appoggio sprezzante allo schienale, mi\naccorgo appena dei due occhi cobalto che mi fissano dal lato opposto del\nvagone. Sollevo la testa, ci guardiamo a vicenda, nocciola e azzurro si\nmescolano come acqua. <\/p>\n\n\n\n<p>Ha la fronte corrugata, questa piccola che\nmi osserva, le manine sudate strette in due pugni. Per un attimo interrompo il\nnostro contatto visivo, mi chiedo cosa animi l\u2019interesse di questa bambina\nsconosciuta. Scivola sul mio trench firmato, sulle Hogan lucide, sul Pandora\ntintinnante di ciondoli; mi studia con l\u2019accortezza di chi sa osservare in\nsilenzio, rilevare le differenze senza destare attenzione: non sa che sto\nfacendo lo stesso. Sento i suoi respiri, vedo la sua mente volare lontana\nmentre immagina i <em>comfort<\/em>s che ha\nsempre desiderato nella sua vita. <\/p>\n\n\n\n<p>Forse mi odia, forse odia il fatto che la\nrealt\u00e0, a volte, sia poco coerente, poco equa. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi guarda, e forse non lo sa, che sono al\nverde di emozioni; che spendo per riscattarmi, per dimostrare alla vita che il\nsuo pizzo non l\u2019accetto, non mi sta bene. <\/p>\n\n\n\n<p>La donna seduta alla sua destra le rivolge\nun\u2019occhiata bonaria, riconosco lo stesso taglio degli occhi della figlia: \u00ab<em>Samira, tesoro, dammi la mano: la prossima\nfermata \u00e8 la nostra\u00bb. <\/em>Seguo la traiettoria di quello sguardo non mio, rubo\nun po\u2019 di quell\u2019amore materno che non conosco, non ho mai conosciuto. <\/p>\n\n\n\n<p>E rido, Samira, rido di me, di te, di\nquanto siamo stupide entrambe, in questo momento. Guardo la mano di questa\ndonna intrecciarsi alla tua, la vedo sciogliere la tensione del tuo pugno. <\/p>\n\n\n\n<p>E vorrei dirtelo, che hai vanificato le\nmie compere giornaliere, potrei lasciare in metro le buste e andare via: desideriamo\nentrambe ci\u00f2 che non possiamo avere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripenso per un attimo all\u2019uomo in\ncravatta, all\u2019evasore della realt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Penso che avevo ragione, siamo cos\u00ec\ndannatamente uguali, noi che paghiamo in contanti, ma elemosiniamo emozioni; vestiamo\nfirmati, ma siamo anonimi dentro. <\/p>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che viviamo nel lusso, ma\nvorremmo solo qualcuno con cui condividerlo. <\/p>\n\n\n\n<p>Osservo la mano premurosa di tua madre,\nvedo le sue dita rugose stringere la tua pelle ingenua, e lo so, ne sono\nconvinta, che certe cose non hanno prezzo, non sono in vendita. Questo filo\nrosso che sigilla il vostro legame vale pi\u00f9 della mia borsa, pi\u00f9 della cravatta\ndel fuggitivo. <\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2018Omnia\nvincit amor\u2019<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019amore vince tutto, Samira. Anche il mio\nconto in banca.<\/p>\n\n\n\n<p>Tieni le carte, paga per me.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che voglio non \u00e8 in vendita.<\/p>\n\n\n\n<p>Trascino a fatica le gambe tra i gradini,\nmi appoggio al corrimano anche se \u00e8 sudicio. Mentre percorro a ritroso il\ntragitto delle ultime ore, fisso un punto qualunque sul pavimento, gli strass\ndelle Hogan cambiano colore sotto le luci degli schermi pubblicitari; capisco\ndi essere arrivata anche se non guardo, l\u2019aria si \u00e8 fatta pi\u00f9 pesante, ogni respiro\n\u00e8 un pugno nel petto. Qualcuno mi passa di lato correndo, sposta l\u2019aria cos\u00ec\nvelocemente da farmi barcollare leggermente sul posto. <\/p>\n\n\n\n<p>Sollevo lo sguardo per caso, a protestare\nnon ci penso nemmeno; le parole non sono mai state il mio forte, non sono\nimmune all\u2019incoerenza. Osservo rimpicciolirsi la figura composta che mi sfila\ndavanti, sposta con cura la giaccia sull\u2019altro braccio, mentre si avvicina al\ngiovane in divisa. La metro \u00e8 pi\u00f9 tranquilla, a quest\u2019ora la gente rincasa con\ncalma, senza aspettarsi nulla. Senza qualcuno che l\u2019aspetti. \u00c8 l\u2019ora di chi non\nha saputo scegliere, questa. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ora di chi, se l\u2019ha fatto, ha scelto\nmale. Il comodo. <\/p>\n\n\n\n<p>Leggo sul volto dell\u2019agente la stessa\nincredulit\u00e0 che credo di avere anch\u2019io stampata sulla faccia; non mi avvicino,\nassisto da lontano a questo bizzarro regolamento di conti. Tira fuori una\nbanconota e degli spiccioli dalla tasca, le monete finiscono senza delicatezza sul\nripiano dell\u2019obliteratrice, quella stessa scatoletta di metallo bypassata\nqualche ora prima. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Mi\ndispiace <\/em>\u2013 dice, gli occhi fissi in quelli del giovane -, <em>mia figlia sale sempre su questa metro;\nvengo qui a guardarla ogni giorno. Dovevo far presto\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un silenzio surreale \u00e8 calato nell\u2019atrio,\nda lontano riesco a sentire il respiro affannoso di entrambi, percepisco la\nconfusione della donna in tuta che sta timbrando il biglietto. Non capisce, non\npotrebbe neanche se volesse. \u00c8 arrivata tardi anche lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Non saprei dire quanti secondi trascorrano\ncon esattezza tra la confessione del fuggitivo e la risposta dell\u2019agente. So\nper certo che furono i pi\u00f9 lunghi della mia vita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Ha\nfatto in tempo?\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abNo\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abNon\n\u00e8 riuscito a vedere sua figlia?\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abSi,\nma ormai \u00e8 troppo tardi. Quindi no, non sono arrivato in tempo\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il giovane cerca le parole giuste\nda dire ad un uomo che non ha certo bisogno di compassione, il fuggitivo fruga\nnelle tasche della giacca, tira fuori una busta di plastica e muove qualche\npasso verso di me; si china con eleganza, un fazzoletto in una mano, la busta\nnell\u2019altra, raccoglie l\u2019arancia spiccicata sul pavimento. Per poco meno di un\nattimo i nostri sguardi si incrociano, mi rivolge un sorriso ironico, pi\u00f9 che\ndi cortesia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>Lo\navrei fatto prima, se avessi potuto. Qui dentro non si respira\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si volta prima che possa rispondergli, un\nrapido gesto e la cravatta impolverata finisce nella sua tasca; scavalca\nl\u2019obliteratrice, mi sembra che stia ridendo, alle sue spalle l\u2019agente fa lo\nstesso. Lo osservo mentre si allontana, guardo quel corpo segnato dalla vita\neppure cos\u00ec composto, discreto, mi domando dove trovi la forza di non crollare\ninsieme ai suoi problemi. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un attimo, un pensiero che diventa\nliquido. E poi reale. <\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abCome\nsi chiama?\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si volta di scatto, il fuggitivo, aggrotta le sopracciglia di fronte alla domanda di un agente troppo curioso. Grida un <em>Chi?<\/em> a voce alta &#8211; forse un po\u2019 troppo &#8211; per coprire la distanza che lo separa dal giovane in divisa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abSua\nfiglia, intendo\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sorride, una curva un po\u2019 asimmetrica tra\ngli zigomi. Ma sincera. Credo che anche lui non alleni spesso i muscoli della\nfelicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abSamira.\nMia figlia si chiama Samira\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre\noltrepassa le ante scorrevoli dell\u2019uscita, penso che la puzza di marcio non si\nsente pi\u00f9.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_39307\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"39307\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La frenesia del sabato pomeriggio evapora dalle pareti appiccicose, gli ultimi pendolari affollano scale e corridoi; corpi, sudore e afa sporcano l\u2019aria. 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