{"id":39186,"date":"2019-05-30T17:32:14","date_gmt":"2019-05-30T16:32:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39186"},"modified":"2019-05-30T17:32:16","modified_gmt":"2019-05-30T16:32:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-la-foresta-di-dio-di-giovanni-pezzella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39186","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;La foresta di Dio&#8221; di Giovanni Pezzella"},"content":{"rendered":"\n<p>Ci sono foreste di ogni tipo, a questo mondo. Di ogni forma, di ogni colore, di ogni estensione. Ci sono quelle che ricoprono i monti vicini alle case dei nostri lettori, dall&#8217;aspetto piuttosto familiare. E ce ne sono di esotiche, lontane e lussureggianti, reali soltanto nei libri di avventura d&#8217;altri tempi.<br>Da qualche parte, per\u00f2, c\u2019\u00e8 una foresta diversa da tutte le altre. Gli alberi che vi appartengono crescono ognuno in un terreno diverso, ma condividono tutti la stessa radice.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;era un vecchio che viveva nel parco dietro la chiesa che frequentavo da ragazzo. Aveva la faccia ingiallita come la pagina di un antico volume pieno di conoscenze arcane, i capelli grigio ratto che sembravano coperti di cenere, gli stessi vestiti luridi e pesanti sia d&#8217;estate che d&#8217;inverno, occhi verdi e profondissimi.<br>Trascorreva le sue giornate in quel giardino un po\u2019 dimesso che lo ospitava ormai da ben prima che anche il pi\u00f9 vecchio abitante del quartiere potesse ricordare. Nessuno poteva sapere da quanto tempo vivesse l\u00ec e quindi si erano tutti limitati a dare per scontato che ci fosse sempre stato. D&#8217;altronde, la sua presenza era diventata presto un elemento rassicurante per gli abitanti del posto.<br>Per la maggior parte del tempo, il vecchio restava seduto su una panchina a guardare i ragazzini che giocavano e i genitori che cicalavano distrattamente delle loro occupazioni quotidiane. Raramente qualcuno gli rivolgeva la parola o gli poneva una domanda, ma quel silenzio forzato non lo fermava dal dispensare comunque sorrisi a tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno il vecchio spar\u00ec. I primi a farci caso furono gli adulti, che gi\u00e0 da tempo si chiedevano per quanto ancora quel pover\u2019uomo avrebbe potuto resistere ai capricci del clima e sospettavano fosse prossimo alla fine.<br>Qualcuno proponeva di organizzarne il funerale e per tutto il quartiere gi\u00e0 si raccoglievano fiori e brevi pensieri, quando il vecchio ritorn\u00f2. Senza dire una parola, cos\u00ec come era andato via.<br>Nulla sembrava essere cambiato in lui. Stesso volto, stessi capelli, stessi vestiti, stessi occhi. Solo i suoi sorrisi erano mutati un pochino: un velo nuovo era calato sulla sua espressione. Era diventata, se possibile, pi\u00f9 saggia. Pi\u00f9 consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vecchio prese a fare domande a chi passava. Nessuno diede particolare peso a questa novit\u00e0. Gli abitanti del quartiere, contenti di rivederlo trascorrere le giornate in quel giardino, la interpretarono semplicemente come una nuova bizzarra abitudine e lo assecondavano nelle risposte.<br>Fu cos\u00ec che, una domenica mattina, il vecchio prese a fare avanti e indietro lungo il vialetto che conduceva alla chiesa e, ad ogni persona che incontrava, piantava gli occhi nell&#8217;anima attraverso le pupille e chiedeva, con una voce che non tradiva altro che genuina curiosit\u00e0: \u00abDov&#8217;\u00e8 Dio?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda era in effetti pi\u00f9 stravagante del solito, ma nessuno si sarebbe sentito in cuor suo di deludere il vecchio. Ognuno offriva, pi\u00f9 o meno sbrigativamente, la sua risposta. Ora qualcuno gli indicava la chiesa. Ora il cielo. Ora qualcuno gli diceva di non credere in Dio. Ora qualcun altro indicava il proprio cuore.<br>A tutti il vecchio rispondeva con uno dei suoi celebri sorrisi. E, dopo un istante, raccoglieva un seme da una bustina che aveva nella tasca e lo consegnava al suo interlocutore.<br>\u00abDio \u00e8 qui dentro. Abbi cura di Lui.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>I pi\u00f9 lo guardavano perplessi e si allontanavano con aria confusa e quasi angosciata, come quando ci accade qualcosa che non riusciamo a capire appieno e la cosa ci lascia turbati per tutto il resto del d\u00ec. Altri inarcavano le labbra in un sorriso compiacente e salutavano il vecchio, divertiti dalla sua fantasia. Quasi nessuno fece caso al destino del seme. Qualcuno lo perse, qualcun altro addirittura lo gett\u00f2 subito via in un cestino poco lontano. Un paio di loro forse lo piantarono in un vaso, ma ne nacque una pianticella debole che dopo non molto appass\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini, quando veniva loro chiesto dove si trovasse Dio, per lo pi\u00f9 si guardavano intorno con aria spaesata, come se un maestro li avesse beccati a non aver studiato la pi\u00f9 ovvia delle lezioni. Poi scrollavano le spalle. \u00abNon lo so.\u00bb<br>Anche a loro venne consegnato il semino dal sacchetto.<br>\u00abDio \u00e8 qui dentro. Abbi cura di Lui.\u00bb<br>\u00abE dove devo metterlo?\u00bb chiedevano i bambini, che &#8211; si sa &#8211; ci tengono a far bene le missioni che vengono loro affidate.<br>\u00abConservalo con cura e poi lascialo in un posto dove possa crescere forte. In un posto importante per te, dovunque ci siano delle memorie da proteggere.\u00bb<br>I bambini prendevano delicatamente il seme tra le mani, come si fosse trattato del pi\u00f9 prezioso dei gioielli di un Re, e trotterellavano via allegri.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo pochi anni il vecchio mor\u00ec. Ma molti dei semi che aveva distribuito erano rimasti ai loro giovani proprietari, che iniziarono a liberarsene a mano a mano che le loro vite prendevano forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco Andrea, otto anni allora, che di nascosto e con grande imbarazzo nasconde il suo seme nel terriccio del cortile di un palazzo, dove si \u00e8 appena svolto il suo primo colloquio di lavoro.<br>E Lucia, che all&#8217;epoca aveva soltanto tre anni e mezzo, che pianta un seme ai piedi del belvedere dove ha dato pochi giorni fa il suo primo bacio.<br>Gianni, sei anni, ha finalmente avuto una risposta dall&#8217;editore. Gioca con le parole da quando ha imparato ad usare una penna ed oggi \u00e8 cos\u00ec felice che gli tremano le mani, mentre sotterra il seme tra le piante del <em>dehors<\/em> di quel caff\u00e9 che ha visto la nascita delle sue storie pi\u00f9 belle.<br>Nadia, quattro anni, ha ritrovato la sua vita pi\u00f9 vera nella natura, in una casetta lontana da tutto e da tutti. Guarda il sole che tramonta sulla collina, si stringe al fianco della compagna e non ricorda pi\u00f9 bene neanche quali alberi del bosco siano figli suoi e quali no.<br>Simona, cinque anni e mezzo, di figlio ne ha appena avuto uno in carne ed ossa e accanto a lei, mentre lo culla, siede un uomo con la faccia stanca e l&#8217;espressione serena. L&#8217;amore della sua vita. Anche il terreno della clinica presto germoglier\u00e0 qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>A chi volesse chiedere la storia di quegli alberi, ognuno dar\u00e0 una risposta diversa. Nessuno ricorda bene per quale motivo abbia conservato i semi con s\u00e9 tanto a lungo, ma nella vita di tutti \u00e8 arrivato un istante in cui hanno intuito quale fosse la cosa pi\u00f9 giusta da fare.<br>Non so se il vecchio credesse davvero in Dio. E se s\u00ec, non so in quale Dio credesse. Non so neppure se vi credesse chi mi ha raccontato queste storie.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che so \u00e8 che l&#8217;ultimo degli alberi lo ha piantato Sayed, dieci anni, dopo aver accompagnato suo figlio a giocare nel piccolo parco dietro la chiesa che si stagliava sullo sfondo dei suoi ricordi da bambino. Lo ha seppellito in uno spiazzo di terreno poco in vista, dove l&#8217;erba \u00e8 pi\u00f9 rada.<br>Quando suo figlio crescer\u00e0, su quel giardino un po\u2019 dimesso svetter\u00e0 un giovane e magnifico platano. Un tempo in quel punto aveva chiuso gli occhi un uomo, per riposare un\u2019ultima volta.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Un\nvecchio, per essere precisi, con la faccia ingiallita come la pagina di un\nantico volume pieno di conoscenze arcane, i capelli grigio ratto che sembravano\ncoperti di cenere, occhi verdi e profondissimi.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_39186\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"39186\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono foreste di ogni tipo, a questo mondo. 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