{"id":39170,"date":"2019-05-30T17:10:19","date_gmt":"2019-05-30T16:10:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39170"},"modified":"2019-05-30T17:10:51","modified_gmt":"2019-05-30T16:10:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-la-vestaglia-rosa-di-roberta-barbi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39170","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;La vestaglia rosa&#8221; di Roberta Barbi"},"content":{"rendered":"\n<p>Bianco ottico. Cristina ricordava con precisione il nome della nuance impresso sul barattolo di vernice con cui sua madre aveva fatto ridipingere il soffitto appena due anni prima. L\u2019aveva scelta assieme al \u201cpittore\u201d: a Cristina aveva sempre fatto ridere quel modo che sua madre aveva di chiamare gli imbianchini, quasi volesse donar loro una dignit\u00e0 artistica che una lingua troppo popolare aveva rubato. A guardare attentamente, poi, in trasparenza s\u2019intravedeva la trama del palazzo: quell\u2019incrociarsi di montanti e portanti che ne costituiscono l\u2019ordito, come in un tessuto. A concentrarsi ancora meglio, appena sopra la finestra, si poteva addirittura scorgere l\u2019ombra di quella macchia di umido che l\u2019imbiancatura di due anni prima era giusto servita a coprire. Ma era un\u2019evanescenza, nulla di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Cristina ormai conosceva ogni angolo di quel soffitto: i suoi occhi non inquadravano altro da quando, una settimana prima, era rincasata dopo il funerale di sua madre. La casa in cui era vissuta da bambina e dalla quale aveva spiccato il volo, ma in cui, per colpa del lavoro, non tornava da tanto tempo. Da quel giorno se ne stava l\u00ec, semplicemente a sopravvivere, senza muovere un muscolo tranne quando un\u2019urgenza la richiamava in bagno. Qui riconquistava qualche raro momento di lucidit\u00e0, quando nel vetro della finestra vedeva riflessa una faccia che non riconosceva: gli occhi resi invisibili dal gonfiore, i capelli unti appiccicati sulle tempie, le labbra sottili e screpolate, la pelle del viso arrossata e squamata. La sua immagine aveva il potere di risbatterle davanti la realt\u00e0 con la forza di un pugno che dallo stomaco risaliva su fino alla gola e qui si scioglieva in pianto. A quel punto era tutta un\u2019esplosione di acqua: lacrime dagli occhi, muco dal naso, saliva dalla bocca, sudore dalla fronte. Acqua. Che per\u00f2 non avrebbe saziato quella sete di lei che non c\u2019era pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur con la visione offuscata dalle lacrime, i suoi occhi furono attirati da una specie di macchia rosa sul muro dietro alla porta del bagno. Una volta messo a fuoco, Cristina vide che era la vecchia vestaglia di sua madre, messa a posto, appesa al suo gancio. Probabilmente l\u2019aveva fatto poco prima di morire, un gesto di banale quotidianit\u00e0 con cui era riuscita a squarciare per un attimo la crudele realt\u00e0 della sua malattia terminale. Ebbe un conato. Le sembrava irrispettoso quell\u2019improvviso richiamo dell\u2019abitudine e al tempo stesso la impressionava quanta sofferenza quel misero dettaglio riuscisse a causarle, proprio per la sua intrinseca normalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicin\u00f2 alla vestaglia e la esamin\u00f2 come fosse un agente della scientifica alle prese con una prova di reato fondamentale: c\u2019era quel piccolo strappo sotto al risvolto della manica sinistra che aveva fatto a nove anni per un capriccio e pure quella macchietta di pennarello blu sulla cintura, anche se ormai era un po\u2019 stinta, frutto di un \u201cincidente artistico\u201d dei suoi sei anni. Le ricordava tutte, le \u201ccicatrici\u201d inflitte a quella povera stoffa e a ognuna associava perfettamente il corrispondente episodio di intima vita familiare il cui ricordo ora aveva lo stesso piacere che procura una lama ritorta in una ferita ancora aperta. Erano tutte l\u00ec le crostate di albicocche che la mamma le preparava, le cucchiaiate di sciroppo per la tosse che la facevano sputacchiare, o la cenere delle sigarette che sua madre fumava di nascosto la sera aspettando che tornasse, lei che era sempre in ritardo. Cristina sentiva il pugno di lacrime imboccare il solito percorso, ma riusc\u00ec a controllarsi. Inspir\u00f2 profondamente e fu inondata dal profumo di lei, di mimosa e ciliegie.<\/p>\n\n\n\n<p>Inghiott\u00ec. Riusc\u00ec perfino ad abbozzare un sorriso mentre accarezzava quella lana che un po\u2019 come lei era stata resa ruvida dal tempo. Avevano la stessa et\u00e0, lei e quella vestaglia: sua madre le aveva ripetuto almeno mille volte con orgoglio che l\u2019aveva acquistata prima di andare in clinica a partorire, per questo l\u2019aveva voluta rosa, lei che il rosa lo odiava: doveva essere come la sua bambina. Si era talmente affezionata a quella vestaglia che non aveva pi\u00f9 voluto separarsene: neanche quando Cristina, fresca di assunzione e intascato il primo stipendio, gliene aveva regalata una nuova, stupenda, firmata Missoni, per il suo sessantacinquesimo compleanno. \u201cGrazie ma mi piace questa\u2026 \u00e8 vissuta, come me\u201d, si era giustificata. E lei non si era offesa. In effetti in tutti i suoi ricordi casalinghi di bambina sua madre indossava quella vestaglia. <\/p>\n\n\n\n<p>Poi vide quella piccola chiazza di sangue secco sul risvolto del bavero di seta lisa. Fu come uno schiaffo, cinque dita pesanti di sensi di colpa. Era la prova di tutte quelle volte in cui, mentre sua made tossiva e sputava sangue, lei era lontana, con la mente e il corpo assorbiti in chiss\u00e0 quale inutile conference call. Non ce la fece pi\u00f9. Non riusc\u00ec pi\u00f9 a trattenere le lacrime. Afferr\u00f2 d\u2019istinto la vestaglia dal gancio come se volesse farla a brandelli. Invece la indoss\u00f2. Non credeva potesse essere tanto morbida e calda: le sembrava di stare stretta nell\u2019abbraccio di sua madre e questo avrebbe dovuto confortarla proprio come quando da piccola le accadeva qualcosa di brutto e solo in quel rifugio sicuro si compiva la magia che faceva tornare tutto a posto. Ma non funzionava pi\u00f9 cos\u00ec. Nulla poteva pi\u00f9 tornare a posto. E il calore di quell\u2019abbraccio perduto le faceva ancora pi\u00f9 male. La violenza dei singhiozzi la fece cadere in ginocchio, poi i singhiozzi divennero urla. Urla di rabbia, rimorso e impotenza. <\/p>\n\n\n\n<p>Si\naddorment\u00f2 cos\u00ec, con la vestaglia ancora addosso e il volto sfigurato dal\ndolore. Sogn\u00f2 sua madre che usciva in terrazza a farsi accarezzare dal vento e\nfaceva con lei quel gioco di quando era bambina: affacciarsi nel momento esatto\nin cui il custode del parco l\u00ec di fronte, al tramonto, andava a chiudere il\ncancello con le chiavi. Facevano che se lo vedevi portava fortuna. <\/p>\n\n\n\n<p>Cristina\nsi svegli\u00f2 pensando a questo vecchio gioco dimenticato. Era riuscita a\nsorprendere il custode solo una volta, ma aveva barato: aveva messo la sveglia\nall\u2019alba e aveva aspettato a lungo. D\u2019istinto, stretta nella vestaglia, usc\u00ec in\nterrazza che il sole stava sorgendo dietro l\u2019orizzonte verde e lo vide, ma non\nera pi\u00f9 il vecchio con il lungo cappotto nero che sembrava un maggiordomo, ma\nun ragazzotto con una tuta grigia con il cappuccio tirato sulla testa come un\nrapper, che sbadigliando infil\u00f2 una chiave lunga di ferro battuto nella\nserratura del cancello, che si apr\u00ec con uno scatto. <\/p>\n\n\n\n<p>Chiss\u00e0\nse avrebbe portato fortuna ugualmente. <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_39170\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"39170\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bianco ottico. 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