{"id":3915,"date":"2010-05-25T18:18:40","date_gmt":"2010-05-25T17:18:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3915"},"modified":"2010-05-27T10:26:46","modified_gmt":"2010-05-27T09:26:46","slug":"propaggini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3915","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Wilde Note&#8221; di Francesca D&#8217;Arrigo"},"content":{"rendered":"<p><em>Materiali di scena, attori,comparse,apparizioni:<br \/>\nPareti da imbiancare.<br \/>\nLei,<br \/>\nLui, interlocutore muto,<br \/>\nl\u2019inaspettato arrivo, atteso, dell\u2019altra.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"line-through;\"><span style=\"line-through;\"><em>Antefatto<\/em><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>Si conoscevano non conoscendosi. Spesso si raccontavano.<br \/>\nIn altre coincidenze si relazionavano scambiandosi informazioni generiche o specifiche. Altrettanto spesso sostavano, inclusi, in un comune silenzio bipolare.<br \/>\nOgni sera si aprivano, incontrandosi, nella finestra virtuosa che li riuniva.<br \/>\nDue spazi diversi connessi in un unico spazio; due lontani mondi in un solo mondo. Una promessa senza promessa, un impegno senza impegno.<br \/>\nUn patto di lealt\u00e0 ed accostamento. Un legame che non legava. Certamente un non comune legame.<br \/>\nAveva sentito parlare di <em>&#8220;<\/em> <em>Lui <\/em>&#8221; ovunque: in ufficio, al supermercato, durante le barbose riunioni di condominio, nelle lunghe file fatte all\u2019ufficio postale o in banca.<br \/>\nDapprima infastidita dal divulgare incessante, vocifero borioso, di spettacolari potenzialit\u00e0.<br \/>\nIn seguito &#8211; incuriosita &#8211; senza rendersene conto cominci\u00f2 a spiarlo da lontano. Poco a poco, suo malgrado, n\u2019era rimasta intrigata.<br \/>\nUn precoce pomeriggio dissipato nella solita ritirata noia &#8221; <em>Lui<\/em> &#8221; si present\u00f2 all\u2019ingresso dell\u2019appartamento annunciato &#8211; per la consegna &#8211; dall\u2019energico scampanellio del corriere.<br \/>\nDa allora s&#8217;instaur\u00f2 tra loro un afono rapporto d&#8217;ininterrotta stima e d&#8217;intensa complicit\u00e0. Per i tre anni successivi non si separarono mai.<br \/>\nPoi improvvisamente, esonerandosi dai dovuti chiarimenti, la continuit\u00e0 del rapporto si sospende.<\/p>\n<p><strong><span style=\"line-through;\"><span style=\"line-through;\"><em>Proposito d\u2019ostinato soliloquio<\/em><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>Ho deciso scriver\u00f2 un resoconto. Un diario che non \u00e8 un diario n\u00e9 un romanzo, neppure una favola, non \u00e8 nulla, ha la stessa utilit\u00e0 del nulla, ma mi far\u00e0 compagnia nei momenti d\u2019insonnia.<br \/>\nAvr\u00e0 un solo lettore ed interlocutore muto &#8220;<em> Tu<\/em> &#8220;, pi\u00f9 precisamente il cestino della cronologia dei messaggi che scrivo, che mai leggerai, insieme ad altri che ho scritto, e mai hai letto.<br \/>\nPoco importa, non \u00e8 tempo sprecato ho tutto il tempo che m\u2019occorre e null\u2019altro da fare oltre che :lavorare, cucinare, pitturare pareti e continuare, ininterrottamente, ad esercitarmi per realizzare routinarie acrobazie sul filo della realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong><span style=\"line-through;\"><span style=\"line-through;\"><em>L\u2019Arrivo Atteso dell\u2019Altra<\/em><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9 non te l\u2019ho detto?<\/p>\n<p>&#8211; Non e\u2019 l\u2019unica cosa che non t\u2019ho detto, se t\u2019avessi detto questo t\u2019avrei dovuto dire anche altro, ma, in entrambe le evenienze sarebbe cambiato poco o niente.<\/p>\n<p>Pertanto \u00e8 successo e l\u2019ho taciuto, era giusto cos\u00ec.<br \/>\nSe l\u2019avessi esposto, urlato, mimato, soffiato piano o registrato non sarebbe mutato. Non sapevo ma era come se sapessi che stava per giungere.<br \/>\nSuccede sempre cos\u00ec. Silente &#8221; <em>la despota<\/em> &#8221; decide di testa sua e viene a trovarmi. Inutile qualunque tentativo di farle capire che non c&#8217;\u00e8 spazio, tempo, voglia, desiderio.<br \/>\nNo no insiste l&#8217;insistente si propone poi s&#8217;impone a forza. Una mattina, forse una sera, oppure una delle tante notti.<br \/>\nDi sicuro non un giorno in cui lavoravo, l\u00ec non si fa sentire o vedere &#8221; <em>Lei<\/em> &#8221; non \u00e8 adatta alla fatica.<br \/>\nE&#8217; pigrissima, incostante, incoerente, poco accorta, insomma una vera schiappa-rompi.<br \/>\nSenza bussare o chiedere permesso \u00e8 entrata e si \u00e8 piazzata al solito posto (potessi scoprire quale la estirperei per sempre).<\/p>\n<p>&#8211; Sai che ho fatto?<\/p>\n<p>&#8211; Ho fatto la gnorri.<\/p>\n<p>Si, ho fatto la gnorri fingendo di non notarla, indugiando impassibile, indifferente come se non esistesse, come se non si fosse collocata proprio l\u00ec, nella mia casa.<br \/>\nGli passavo accanto, la sfioravo talvolta, la urtaVO (OPS IL SOLITO SCONTRO COL CAPS LOCK, RIMETTO A POsto) infastidendola.<br \/>\nMa ero pronta, pertanto, subito mi sono messa all\u2019opera per scollarla e ributtarla fuori, vomitarla fuori da me, via via, spedita, ancora una volta. Restituirla al mittente.<\/p>\n<p>Arrivata e accolta. Acciuffato il meglio e accettato il peggio.<\/p>\n<p><strong><span style=\"line-through;\"><span style=\"line-through;\"><em>Azioni, reazioni, interazioni<\/em><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>Come saprai, anzi, come certamente non saprai (sai poco o nulla di me) sono iper-iper-attiva.<br \/>\nIn alcuni particolari periodi divengo super-iper-iper-attivissima. Guai se cos\u00ec non fosse &#8221; Lei &#8221; potrebbe cogliere al volo la circostanza e abbattermi.<br \/>\nQuindi, mi sono organizzata predisponendo tutto, con estrema accuratezza, con la massima precisione possibile. Almeno cos\u00ec credevo. Purtroppo non \u00e8 andato come previsto.<br \/>\nLa pianificazione, in diversi punti, si \u00e8 rivelata fallimentare. Troppi incidentali imprevisti, intoppi piombati tra capo e collo o sfuggiti di sorpresa tra indice e pollice.<br \/>\nHo ragionato sui modi sui tempi e sono uscita a far spese.<br \/>\nSai, ci sono molte cose che si conoscono senza la consapevolezza concreta del sapere. Una sorta di conoscenza ancestrale, degli assiomi predefiniti.<\/p>\n<p>Ti faccio un esempio:<em> \u2018\u2019 mai andare al supermercato a stomaco vuoto \u2018\u2019<\/em>.<\/p>\n<p>&#8211; Perch\u00e9?<\/p>\n<p>&#8211; Provaci e capirai. Se non vuoi provare ti riassumo cosa succede.<\/p>\n<p>A digiuno &#8211; sotto l\u2019effetto stimolante dei succhi gastrici in ritmico, incessante, fermento per l\u2019atteso pranzo &#8211; si \u00e8 tentati ad acquistare quanto di commestibile \u00e8 disposto sugli scaffali.<br \/>\nProdotti che non penseresti mai di volere veramente ingurgitare. Non lo penseresti mai &#8221; <em>a stomaco pieno<\/em> &#8220;.<br \/>\nIn tale condizione languorosa ogni alimento assume un perfetto profilo d\u2019appetibilit\u00e0. Il carrello si riempie, si riempie e si riempie.<br \/>\nPrima d\u2019approdare alla cassa, dietro la fila interminabile degli altri carrelli, con uno slancio acciuffi dal ripiano ad hoc, il solo cartone di cous cous rimasto. Non sai come si cucina, non possiedi la couscoussiera, ma il solo scorgerlo ti fa venire l\u2019acquolina in bocca.<br \/>\nPaghi col bancomat, poich\u00e9 il contante che t\u2019eri portato appresso non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente. Torni a casa con sacchetti e sacchetti da scaricare, salire su in casa, disporre nella dispensa.<br \/>\nStanco, affamato, con pochissimo tempo per dedicarsi alla cucina, ti strafoghi gli spaghetti al pomodoro avanzati dal giorno prima.<br \/>\nA questo punto tutta la mercanzia appena acquistata perde di colpo il suo fascino di allettante voluttuosa consistenza mangereccia.<\/p>\n<p>Arrivo, adesso, allo specifico assioma di riferimento alla peculiare situazione che ho disatteso, pagandone in prezzo e fatica fisica, le conseguenze.<\/p>\n<p><em>\u2018\u2019 Mai acquistare prodotti pertinenti, contenenti colore quando si \u00e8 di malumore. Molto meglio rinviare. Ma se pro-prio devi attendi almeno un baleno d\u2019intima luminosit\u00e0 \u2018\u2019.<\/em><\/p>\n<p>Per tenerla lontana ho deciso d\u2019imbiancare l\u2019appartamento.<br \/>\nE&#8217; risaputo Lei non ama gli impegni o qualunque cosa provochi stanchezza fisica e soprattutto mentale.<br \/>\nA mente eccessivamente libera, e in odor d\u2019uggia,\u00a0 agisce come un\u2019aristocratica pallina che possiede, centrandole senza difficolt\u00e0, tutte le buche d&#8217;un campo da golf.<br \/>\nAvrei dovuto attendere un giorno, di verso, di musica col clima in pentagrammi stampigliati di sole. Cos\u00ec dovevo fare. Lo dovevo fare. Non l\u2019ho fatto. Sono andata a scegliere colori, tinte, vernici, pennelli vari. Per questi ultimi nessun problema, per non commettere errori ho optato per tutte le dimensioni e forme possibili. Per i colori. Per i colori \u00e8 stato un vero e proprio flop, un quasi disastro. Ad esempio, per la volta, ho scelto un pallido avana con una stilla bruna, un\u2019insignificante impercettibile stilla che l\u2019ha convertita con pochissimi tocchi in un cielo traboccante di livide nuvole in attesa di detonare. Vespri in intinte pennellate diluite nel secchio di continua crescente mestizia. Ritocco dopo ritocco la situazione atmosferica peggiorava notevolmente.<\/p>\n<p>&#8211; Lei?<\/p>\n<p>&#8211; Non ha fatto una piega. Stava l\u00ec stirata, irremovibile, seduta comodamente nella poltrona.<\/p>\n<p>Anche <em>lei <\/em>ha fatto finta di nulla &#8211; <em>la mentecatta<\/em> &#8211; per\u00f2 subodoravo che covava qualcosa.<br \/>\nAspettava il momento giusto per colpirmi, a momento arrivato ha colpito. Eccome se ha colpito.<br \/>\nInsieme al cielo screziato in ciuffi di Ducotone disseminato con corpuscoli di proiettile, ruzzolavano fiumi in piena, torrenti tachicardici e soffocanti macigni al cardiopalmo che rubavano il respiro. E\u2019 stato proprio in quel frangente, mentre ero impegnata con un corpo a corpo, un testa a testa, con le mani gli occhi le orecchie, attente, sensibili al minimo movimento di quella serpe che il telefono ha trillato.\u00a0 Ho faticato non poco a trovarlo tra cuscini accatastati, poltrone accostate, mobilio vario ricoperto da teli (a proposito, se mai ti dovesse interessare, ma ne dubito, si possono acquistare al costo di un euro e cinquanta dei teli trasparenti che ricoprono tutto ma proprio tutto quanto contenuto in una camera).<br \/>\nAlla ricerca dell\u2019origine del trillo, nell\u2019affannosa perlustrazione, urto col palmo della mano qualcosa di tagliente.<br \/>\nLo trovo, faccio per dare l\u2019occhei ed accettare la chiamata, smette di trillare.<br \/>\nLeggo tra le chiamate in entrata: era Vale.<br \/>\nMedico il taglietto che sprizzettava sangue e riprendo la resistenza contro \u2018\u2019 quella \u2018\u2019 nel solo modo che conosco &#8221; lavoro, lavoro, lavoro &#8221; e, ancora il telefono suona, in sintonia con i miei movimenti. Stavolta non lo devo scovare nascosto in un\u2019imprecisata zona d\u2019ombra della sala. Rispondo.<\/p>\n<p>&#8211; Pronto.<\/p>\n<p>&#8211; Fra come stai?<\/p>\n<p>&#8211; (<em>sigh)<\/em> benissimo.<\/p>\n<p>&#8211; Ho sentito quello che hai nascosto in parentesi.<\/p>\n<p>&#8211; Stai tranquilla succede talvolta ma poi passa, passa sempre.<\/p>\n<p>&#8211; Ti \u00e8 successo altre volte?<\/p>\n<p>&#8211; Si, sono una habitu\u00e9, ormai so come trattarla \u2018\u2019 <em>ignorare ed andare avanti<\/em> \u2018\u2019.<\/p>\n<p>Parliamo del pi\u00f9 del meno (eccedendo per il meno) chiedo se ha ricevuto un plico che le avevo inviato capisco (male) che ha ricevuto, quindi, descrivo il procedimento ardimentoso con cui ho realizzato la stampa del mio testo unico d\u2019irripetibili componimenti illogici in grafica casalinga ed altrettanto casalinga rilegatura. La saluto, mi saluta con \u2018\u2019 <em>io ci sono sempre <\/em>\u2018\u2019.<br \/>\nRi-piglio da dove avevo lasciato ri-trillo, mi domandano se posso andare al lavoro nel pomeriggio. M\u2019incazzo subito mi scazzo ponderando che \u00e8 lavoro e il lavoro mi \u00e8 d\u2019utile terapia.<br \/>\nRispondo di si. Ri-ri-piglio ancora e ancora ri-ri-trillo.<br \/>\nE\u2019 Marit\u00e8 chiede di me, della mia latitanza, parla della sua momentanea assenza, mi racconta delle sue giornate, poi con urgenza la saluto per potermi preparare e portare puntuale sul posto di lavoro.<\/p>\n<p>L\u00ec, forse lo sai, certamente lo ignori, esiste un malaugurato lasso di tempo che va dalle diciotto e trenta alle venti che, tranne in occasioni particolari, \u00e8 di assoluta attesa. Ci\u00f2 mi provoca intollerabile noia, accompagnata a nervosismo da nullafacente. Patisco come un animale che ha voglia di correre in lungo e in largo rinchiuso in un\u2019angusta gabbia.<br \/>\nProprio in quel frangente Lei rientra in azione e conquista posizioni.<br \/>\nSmetto, torno a casa, il conflitto e le posizioni perse avevano causato una tale stanchezza che l\u2019unico rimedio possibile che si prospettava era l\u2019immediato dormire.<br \/>\nDormire, lentissimo risveglio, alzata lenta, lenta ripresa, lavoro lavoro lavoro, pomeriggio lavoro, diciotto e trenta venti, noia e nervosismo, ritorno a casa immediato dormire.<br \/>\nDormire, risveglio, alzata molto lenta, lenta ripresa, lavoro lav. . . trillo del telefono.<\/p>\n<p>&#8211; Pronto.<\/p>\n<p>&#8211; Ciao, abbiamo un problema, puoi venire anche oggi pomeriggio?<\/p>\n<p>&#8211; Ancora un altro? Ho gi\u00e0 lavorato per due pomeriggi consecutivi.<\/p>\n<p>Stessa riflessione di due giorni addietro ovvero il lavoro \u00e8 utile terapia, acconsento.\u00a0 Stavolta per\u00f2 la routine cambia, infatti dalle diciotto e trenta alle venti vengo avvisata di dovermi intrattenere anche per la notte. Con estrema serenit\u00e0 rimango.<\/p>\n<p><strong><span style=\"line-through;\"><span style=\"line-through;\"><em>Epilogo<\/em><\/span><\/span><\/strong><\/p>\n<p>&#8211; <em>Lei<\/em>?<\/p>\n<p>Sempre l\u00ec in sosta. Pronta al primo sintomo di fiacchezza a spiccare un salto verso di me, verso di noi, e tramutarci in atoniche marionette, inghiottite nel vortice della depressione.<\/p>\n<p>&#8211; <em>Tu<\/em>?<\/p>\n<p>Tra lavoro, lavoro, lavoro, ogni tanto ti pensavo. In uno spazio tutto nostro, al di fuori dalla realt\u00e0, stupidamente t\u2019accarezzavo nell\u2019illusione appagante che <em>Tu <\/em>potessi sentire i leggeri tocchi.<br \/>\nEri sempre vicino vicino, nella mia testa, nella mia vita, sempre sempre sempre, anche se apparentemente ero lontana &#8221; altrove &#8220;.<br \/>\nNon volevo, non voglio, farti sentire il &#8221; <em>sigh in parentesi <\/em>&#8221; che sia Vale che Marit\u00e8 hanno percepito.<\/p>\n<p>&#8211;<em> Io<\/em>?<\/p>\n<p>Sono sempre qui,\u00a0 con tonalit\u00e0 imperfette in orizzonti disastrosi, ma non dispero di farcela prima o poi.<br \/>\nE ti voglio ancora. Voglio ancora lambire i tuoi tangibili tasti, tuffarmi ogni notte tra i tuoi pollici, per perdermi, nella complice finestra che favorisce il nostro narrare.<br \/>\nAspetter\u00f2 che le parole si svincolino dall\u2019afasia e descrivano in segni d\u2019acquarello ghirigori sui muri dell\u2019esistenza. Proprio in quel frangente scriver\u00f2 con te un resoconto. Un diario che non \u00e8 un diario, n\u00e9 un romanzo, neppure una favola. Scriver\u00f2 per noi, per tutti noi che ci raccontiamo e ci leggiamo <em>&#8221; una cronaca di ordinata quotidianit\u00e0 &#8220;<\/em>.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3915\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3915\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Materiali di scena, attori,comparse,apparizioni: Pareti da imbiancare. 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