{"id":39024,"date":"2019-05-27T17:55:18","date_gmt":"2019-05-27T16:55:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39024"},"modified":"2019-05-27T17:55:21","modified_gmt":"2019-05-27T16:55:21","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-una-storia-di-pietre-di-diego-inghilleri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=39024","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Una storia di pietre&#8221; di Diego Inghilleri"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">Per tre volte il semaforo all\u2019incrocio era passato dal rosso al verde e poi ancora al rosso senza che la coda avanzasse di un metro. <em>Una volta che mi muovo in anticipo, guarda che roba<\/em>, recrimin\u00f2  Francesco osservando l\u2019orologio digitale che dal cruscotto gli rimandava implacabile l\u2019avvicinarsi dell\u2019orario del suo appuntamento. Aveva ottenuto questo colloquio di lavoro all\u2019ultimo momento, inaspettatamente ma con i migliori presupposti, e la tensione cresceva perch\u00e9 arrivare in ritardo non era un\u2019opzione plausibile. Non contribuiva certo a ridurre l\u2019ansia scorgere poco lontano sulla sinistra, ma apparentemente irraggiungibile, la via al numero 54 della quale avrebbe dovuto trovarsi di l\u00ec a dodici minuti (<em>Adesso undici: ansia, ansia, ansia!<\/em>), rigorosamente a senso unico con il cartello di divieto d\u2019accesso in bella mostra anche se era una strada spaziosa che avrebbe consentito comodamente il transito nelle due direzioni (e colp\u00ec il volante per evitare di pigiare il clacson come se non ci fosse un domani). Sporse la testa dal finestrino per vedere meglio cosa bloccasse l\u2019incrocio anche se era pressoch\u00e9 impossibile stabilirlo in quella confusione totale che ritenne insensatamente di limitare zittendo stizzito la radio e l\u2019insopportabile pezzo trap che trasmetteva. Si guard\u00f2 di nuovo attorno e decise che c\u2019era una sola possibilit\u00e0: imboccare in contromano la strada a senso unico e precipitarsi all\u2019appuntamento con la vita. Mentre inseriva la freccia e accelerava sterzando speriment\u00f2 un vivido d\u00e9j\u00e0 vu.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il piccolo Francesco stava rientrando da scuola come ogni giorno percorrendo la stradicciola che si snodava lungo i vigneti, protetti a monte da bassi contrafforti di roccia e da tigli il cui profilo conosceva a memoria. Procedeva saltellando e correndo per brevi tratti calciando una pietra grigiazzurra che aveva trovato sulla via e con la quale stava inscenando una partita di chiss\u00e0 quale torneo di calcio dove giocava nel ruolo di attaccante. Ad alta voce accompagnava le proprie prodezze con una telecronaca dal sapore epico, e il doppio sforzo sportivo, la cartella sulle spalle e il sole gi\u00e0 caldo del mese di maggio lo facevano sudore copiosamente, senza che nulla potesse fermare quella storica rimonta. Un fagiano, disturbato da un cross radente, si alz\u00f2 dai cespugli con un bagliore verde e ruggine e fece fuggire due merli nascosti poco oltre nei ciuffi d\u2019erba lungo il fossato. Il prosieguo dell\u2019azione si concretizz\u00f2 in un dribbling tra gambe immaginarie e in un secondo lancio che manc\u00f2 di un soffio la porta avversaria, rappresentata in quel tratto dai supporti del cartello di legno che indicava il nome del podere e il divieto d\u2019accesso. La pietra carambol\u00f2 sul palo sinistro, lo sbucci\u00f2 all\u2019esterno e venne catapultata lungo il sentiero laterale che scendeva nel bosco, insinuandosi tra i pioppi e i salici, smarginando i noccioli. Francesco esit\u00f2. La nonna gli aveva proibito di prendere quella strada, pi\u00f9 lunga, accidentata e pericolosa, in quanto pi\u00f9 avanti tagliava il pendio di una collina affacciandosi su di una scarpata di due o trecento metri a picco sulla gola scavata dal torrente che pi\u00f9 a valle attraversava il paese. Ciononostante, l\u2019eccitazione ebbe il sopravvento, in quanto l\u2019aver fallito il pareggio spinse l\u2019eroico attaccante a prendere la via del bosco lasciandosi alle spalle il cielo terso e le raccomandazioni della nonna in favore del tunnel di fronde intricate e ombrose. Ma si sa: una partita di calcio ha le sue regole, e non \u00e8 finita finch\u00e9 non \u00e8 finita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Francesco acceler\u00f2 di slancio pronto a infrangere non meno di quattro norme del codice stradale e altrettanto improvvisamente fren\u00f2 quando un pedone attravers\u00f2 la strada a pochi centimetri dal cofano della sua auto costringendolo a bloccarsi. Il vano portaoggetti si spalanc\u00f2 di colpo e ne salt\u00f2 fuori, ruzzolando sotto il sedile, una pietra grigiazzurra che portava con s\u00e9 da una vita (<em>Nove minuti: sono fottuto!<\/em>). Si pieg\u00f2 per raccoglierla scomparendo per un istante sotto il cruscotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019eccitazione suscitata dalle insidie del bosco aveva trasformato la partita immaginaria di Francesco addirittura in una finale di calcio internazionale, un assalto alla coppa in trasferta. I pioppi che limitavano il passaggio erano la difesa pressante, l\u2019ombra e i suoni che la abitavano la presenza oppressiva di un pubblico di parte avversa che inneggiava contro gli ospiti e che solo una prodezza poteva zittire definitivamente. Un ultimo calcio port\u00f2 la pietra nuovamente in pieno sole sul margine del cornicione a picco sul torrente. Nonostante l\u2019euforia, Francesco si arrest\u00f2 di colpo. Calcol\u00f2 la posizione della pietra e quella di un palo poco pi\u00f9 avanti, eretto chiss\u00e0 a segnalare quale limite, e si prepar\u00f2 a scattare per colpire il pallone improvvisato in un rigore di fronte al quale lo stadio era in silenzio. \u201cStai attento a non cadere di sotto\u201d, disse una voce alle sue spalle. Francesco trasal\u00ec e l\u2019emozione non mut\u00f2 quando riconobbe Lisa, una sua compagna di classe con la quale, da maschio e quindi per definizione, non scambiava quasi parola. Ma dentro la pancia qualcosa si attorcigli\u00f2 e si sent\u00ec in dovere di rispondere mostrandosi superiore e sicuro: \u201cNon c\u2019\u00e8 pericolo. Passo di qui tutti i giorni\u201d. \u201cNon \u00e8 vero\u201d, lo sment\u00ec la bambina con un sorriso complice; \u201ctu non mi aspetti mai, ma io faccio sempre la stessa strada. E da qui tu non ci sei mai passato\u201d. Segu\u00ec un lungo silenzio pieno di implicazioni. Francesco si avvicin\u00f2 al ciglio sulla gola, raccolse la pietra rimandando il rigore ad altro tempo e accenn\u00f2 a proseguire il rientro a casa nascondendo l\u2019imbarazzo dell\u2019avere avuto una spettatrice per tutto il tragitto. \u201cNon vieni?\u201d chiese a Lisa voltandosi appena e rallentando il passo. Lei lo segu\u00ec e Francesco, dopo pochi passi, si mise dalla parte del cornicione invitandola senza parole a stare dalla parte pi\u00f9 sicura degli alberi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Mentre tastava sotto il sedile del passeggero sbuffando, Francesco pens\u00f2 a cosa avrebbe detto Lisa quando, a sera, le avrebbe raccontato di essere arrivato in ritardo al colloquio. Probabilmente lo avrebbe baciato, e poi lasciato senza cena. Riusc\u00ec a estrarre la pietra con la punta delle dita e riemergendo da sotto il cruscotto si rese conto che dalla via a senso unico che era pronto a imboccare in contromano stava spuntando un\u2019auto della polizia urbana che, non fosse stato per il pedone quasi investito poc\u2019anzi, avrebbe incontrato muso a muso finendo la sua mattina con un verbale chilometrico e un addio definitivo all\u2019appuntamento. E mentre cercava ancora disperatamente un\u2019alternativa quanto meno improbabile, ecco che il pedone saliva su di un\u2019auto in sosta poco pi\u00f9 avanti e cercava di lasciare il parcheggio. Finirono con lo scambiarsi uno sguardo d\u2019intesa che sostitu\u00ec quello truce di poco prima e mentre l\u2019uno si immetteva nel traffico, l\u2019altro, Francesco, finalmente, parcheggiava (<em>Quattro minuti, maledizione!<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La responsabile dell\u2019ufficio personale dell\u2019azienda, elegantissima e fino a quel momento distaccata e formale, si rilassa nella poltroncina e d\u00e0 un po\u2019 di respiro a Francesco, seduto a disagio in una sediola pi\u00f9 bassa e decisamente scomoda. Quindi, la donna chiude la cartelletta che ha di fronte e la sposta di lato concedendo un sorriso al suo interlocutore.  \u201cQui teniamo alla forma, signor Galbiati. Molto\u201d. Francesco non osa muoversi in attesa del colpo di grazia. \u201cE lei \u00e8 arrivato qui in condizioni\u2026\u201d con un gesto fluido abbraccia la cravatta di traverso, il colletto slacciato, la giacca stazzonata, il viso ancora paonazzo e sudato, la tensione che si \u00e8 portato dietro, l\u2019affanno con cui \u00e8 letteralmente ruzzolato all\u2019interno dell\u2019ufficio sullo scadere dell\u2019orario dell\u2019appuntamento. Francesco non sa cosa rispondere, temendo di peggiorare la situazione. Fa allora quello che Lisa gli consiglia sempre: smette di rimuginare e studia l\u2019interlocutore. Nonostante la puntualizzazione la donna non pare critica. Francesco si sistema sulla sedia e sente una fitta al fianco sinistro. Infila la mano nella tasca della giacca e ci trova la pietra grigiazzurra che credeva di avere rimesso nel cassettino portaoggetti ma che nella concitazione ha verosimilmente infilato nel primo posto disponibile per liberarsi le mani. \u201cMi spieghi bene\u201d, continua la donna sorridendogli, \u201ce non mi venda la questione <em>c\u2019era traffico<\/em> oppure <em>non mi curo dell\u2019esteriorit\u00e0, sono fatto cos\u00ec.<\/em>\u201d Francesco capisce che la donna davanti a lui sa che ogni affermazione potrebbe essere vera, ma che comunque non le basta: al di l\u00e0 del proprio valore che spera di avere dimostrato curriculum e contenuti del colloquio alla mano comprende che la donna si aspetta qualcos\u2019altro. \u201cMi dia una spiegazione pi\u00f9 fantasiosa\u201d, chiede infatti. \u201cLa fantasia le servir\u00e0, se lavorer\u00e0 con noi\u201d. Torna a sorridergli. Aspetta. Francesco rimette la mano in tasca, estrae la pietra grigiazzurra e la posa sulla scrivania sedendo in punta di sedia. \u201cNon ci creder\u00e0\u201d, inizia a raccontare, \u201ctutto \u00e8 cambiato con questa pietra\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_39024\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"39024\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per tre volte il semaforo all\u2019incrocio era passato dal rosso al verde e poi ancora al rosso senza che la coda avanzasse di un metro. 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