{"id":38935,"date":"2019-05-24T16:49:53","date_gmt":"2019-05-24T15:49:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38935"},"modified":"2019-05-24T16:49:56","modified_gmt":"2019-05-24T15:49:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-la-vecchiaia-del-capriolo-di-dario-alessandro-pagli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38935","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;La vecchiaia del capriolo&#8221; di Dario Alessandro Pagli"},"content":{"rendered":"\n<p>Arturo Soleri fu svegliato da una voce lunga e lugubre, profonda e innaturale come si fosse trasmessa sotto l\u2019acqua. Il sonno compatto del mattino che gli gravava sugli occhi non riusc\u00ec ad arginare il brivido che gli gel\u00f2 il sangue in corpo. La voce della sirena, infatti, non si poteva confondere con alcunch\u00e9 al mondo e ormai la sua mente l\u2019aveva registrata come il pi\u00f9 pericoloso dei segnali. <br> Succedeva sempre allo stesso modo: un tono basso, quasi un ruggito sommesso, che si srotolava in una  sequenza di toni sempre pi\u00f9 acuta che raggiungeva il culmine in un verso lancinante e inumano che squassava l\u2019aria e faceva rizzare i capelli in testa. <br> Arturo si rannicchi\u00f2 sotto le lenzuola profumate di fresco e le sue gracili ossa scricchiolarono mentre si ammonticchiavano le une sulle altre, femori, rotule e tibie strette nella morsa protettiva delle braccia che sembravano due stecchi dentro al pigiama. La testa si pos\u00f2 istintivamente sulle ginocchia. Mentre ancora il grido l\u00e0 fuori perforava il cielo, chi avesse guardato il letto di Arturo vi avrebbe scorto una tremante massa spigolosa a cui le lenzuola davano l\u2019informe consistenza di un fantasma. <br> Arturo sent\u00ec la faccia corrugarsi, solcata da mille rivoli come il gheriglio di una noce e si vergogn\u00f2 della lacrima che percep\u00ec calda e salata piombargli da un occhio fino alle labbra rimaste, quelle s\u00ec, carnose e rosee come quando, sotto le bombe, mentre suonava la sirena, camminava sprezzante per le vie della citt\u00e0 in cerca di gente da aiutare. Era giovane allora e saltava come uno stambecco da un cumulo di macerie all\u2019altro sfidando gli altri partigiani rimasti in citt\u00e0 come lui a trovare un modo per compiere la missione pi\u00f9 difficile di tutte: attraversare il fiume che divideva il centro dalle campagne, i cui ponti erano stati tutti fatti saltare dal nemico asserragliato per bloccare qualsiasi via di comunicazione. Il tempo in cui tutto questo accadde fu quello pi\u00f9 terribile di tutti perch\u00e9 gli assedianti ormai si sentivano spacciati, schiacciati dagli Alleati a sud e dai partigiani nelle colline circostanti. E allora anche quell\u2019ultima scintilla di umana piet\u00e0 che arde perfino in un boia, abituato a uccidere non per cattiveria ma per assuefazione, si spegneva sotto le stellette dei generali che ordinavano massacri con glaciale progressione matematica: dieci, venti, trenta morti per ogni loro caduto fatto fuori dai partigiani. <br> Arturo era soprannominato \u201cCapriolo\u201d per la sua abilit\u00e0 nella fuga dopo ogni azione compiuta ai danni del nemico e alla fine della guerra, che gli aveva strappato madre e sorella (forse anche il padre di cui aveva perso le tracce in seguito a una retata), era stato anche decorato di medaglie al merito e delle chiavi della citt\u00e0. Una notte, sotto uno dei bombardamenti pi\u00f9 feroci, ormai prossimo alla liberazione, aveva estratto a mani nude un\u2019intera famiglia da una cantina su cui era crollato un palazzo di cinque piani. Una bolla d\u2019aria che si era creata nel ventre polveroso delle macerie e la sua forza fisica avevano dato una mano alla tenacia che, per ore, lo aveva inchiodato a cavar via macigni dai quali spuntavano i pezzi delle vite annientate. Le stesse vite che poco prima ancora nutrivano speranze nella fine della guerra, nascoste dietro alle tende pesanti poste a chiusura delle finestre durante il coprifuoco. <br> Di quella notte Arturo conservava solo una fotografia che, istintivamente, si era ficcato in tasca mentre scavava come un forsennato. Raffigurava un busto femminile, forse un\u2019inquilina del palazzo collassato di cui mai pi\u00f9 si era saputo nulla. Aveva la pelle candida, gli occhi ombrosi e una bocca che era una sottile linea tracciata dal pennello fine di un rossetto.<br> Anche adesso che, tremante e rinsecchito, piangeva raggomitolato sul letto, lui vecchio, lei eternamente giovane, quello sguardo conturbante lo fissava con la solita dolcezza dalla cornice sopra il cassettone in cui era gelosamente custodita la fotografia. Arturo cont\u00f2 secondi infiniti prima che, di nuovo, la sirena si arrotolasse di nuovo nel ruggito sordo e tacesse il suo lamento. Poi aspett\u00f2 impotente e rassegnato il primo scoppio e la pioggia di pietre e polvere sparate in alto prima di ripiombare a terra. <br> Ora, pensava, sarebbe toccato a qualcun altro venirlo a salvare, semmai una bolla d\u2019aria avesse avvolto anche lui. Ma non successe niente. Il silenzio piomb\u00f2 nella stanza da letto e Arturo, rilassando timoroso i muscoli sfibrati dagli anni, srotol\u00f2 il gomitolo di ossa, alz\u00f2 la testa tra sinistri scricchiolii di gomiti e ginocchia e guard\u00f2 l\u2019ora. Le lancette sul quadrante della sveglia segnavano le otto e un minuto. La sirena di entrata del turno di mattina nella grande fabbrica dove si producevano i treni era appena suonata riecheggiando come sempre su tutta la citt\u00e0. Arturo si pass\u00f2 veloce una mano sull\u2019occhio che aveva lasciato cadere la prima lacrima e si vergogn\u00f2. Ma la paura che prima o poi la sirena, quella cattiva, potesse tornare a squarciare l\u2019aria non lo aveva abbandonato del tutto. Diede una scrollata di spalle e pens\u00f2 a quanto tutto, perfino il sorriso sulla cornice, fosse effimero. <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38935\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38935\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arturo Soleri fu svegliato da una voce lunga e lugubre, profonda e innaturale come si fosse trasmessa sotto l\u2019acqua. 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