{"id":38837,"date":"2019-05-21T11:14:27","date_gmt":"2019-05-21T10:14:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38837"},"modified":"2019-06-24T15:31:58","modified_gmt":"2019-06-24T14:31:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-sette-e-trentuno-di-vincenzo-rocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38837","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Sette e trentuno&#8221; di Vincenzo Rocco"},"content":{"rendered":"\n<p>Delizia deliziosa, in quale altro luogo mai avrei potuto\nincontrarti se non l\u00ec in fila, subito dietro di me, in attesa del tuo turno per\ncomprare pane e croissant? E scoprirti, come avrei fatto io stesso, vicino alla\npasticceria mignon, esplorare con precisione esperta ognuno di quei piccoli\nmiracoli: bab\u00e0, bavaresi, beignet, cannoli, flan, meringhe, choux, alla crema,\nalla fragola, al caff\u00e8, al cioccolato, che solo le mani di Luc sono in grado di\ninventare? &nbsp;Tra tutti ne hai scelto uno \u2013\ncoincidenza, come me, una millefoglie al cioccolato \u2013 solo per il gusto di\nandar via con una sorpresa, una dolcezza, un dono in pi\u00f9 per il pomeriggio o il\ndopocena. Poi, col sorriso scaltro e felice della marachella giocata alle\ncostrizioni della linea, hai saldato rapidamente il conto e sei volata via col\nbottino. La libert\u00e0 \u00e8 un brivido, qualche volta di felicit\u00e0, altre di angoscia,\ne lascia sempre un conto da saldare. Il tuo lo paghi poco: solo qualche foruncolo\nsul viso rende umana la tua sfrontata bellezza. Bisognerebbe altrimenti classificarla\nnella categoria dell\u2019invenzione numerica, del fumetto o del diabolico. <\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec s\u00ec, come una cosa bella da vedere e buona da mangiare,\ncos\u00ec mi sei apparsa quando t\u2019ho vista la prima volta. E se sia stata la tua\npelle di alabastro, o il giallo di Siena dei tuoi occhi assassini o i lunghi capelli\ndi pece oppure quella mascella decisa incassata in un ovale da ragazzina o\nperfino l\u2019impertinenza con cui ti avvolgi intorno quelle sciarpe piene di\nfrutta quasi a dire \u00e8 questa la mia trincea, il mio tempo per voi, oggi, \u00e8\nterminato, ad aprire un varco nel mio cuore duro e vecchio, a farmi trovare una\nstrada, un modo per desiderare&nbsp; di alzarmi\nal mattino, non saprei. Forse potr\u00f2 dirtelo solo quando non ti vorr\u00f2 pi\u00f9,\nquando i miei giorni torneranno ad essere la noia del sopravvivere senza\ndomani. Ma potrei anche non scoprirlo mai, irretito fino all\u2019ultimo istante di\nvita nelle spire della tua dipendenza, di questa droga dolce che \u00e8 volerti ogni\ngiorno. <\/p>\n\n\n\n<p>Appena sei fuggita ho guardato l\u2019orologio, erano le sette\ne trentuno. \u00c8 stato un riflesso, mi sono organizzato subito, ho registrato\ntutto: le coincidenze dovevano tornare a coincidere.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Fuori c\u2019era gi\u00e0 il sole ma faceva ancora freddo. Il 67 risaliva\nrue de Bobillot; di l\u00ec a poco avrebbe raggiunto avenue d\u2019Italie, svoltato a\nsinistra su place d\u2019Italie in direzione del Boulevard de l\u2019H\u00f4pital per arrivare\na Jussieu, attraversato la Senna e si sarebbe diretto a Pigalle. Poca gente in\ngiro, Parigi \u00e8 pigra, prima delle nove dorme ancora: per strada ho incrociato\nsolo qualche giovane mamma col bambino da depositare alla scuola materna prima\ndi andare al lavoro, due studenti appressati, un gruppo di nottambuli incalliti\ndell\u2019ultimo bicchiere prima di ritirarsi e le automobili dirette verso l\u2019A6 dei\nlavoratori di Orly, Rungis e delle ZI della periferia. L\u2019aria era tersa e odorava\ndi un miscuglio dolce e pungente di vaniglia e sapone di Marsiglia, quello\nusato dai portinai per lavare i contenitori della spazzatura. <\/p>\n\n\n\n<p>Cosa avevo fatto quel mattino? Come ero uscito di casa?\nNon c\u2019era nulla di diverso dal solito, mi ero comportato come sempre, ero\nuscito di fretta dopo aver preso il caff\u00e8, avevo acceso la sigaretta come\nd\u2019abitudine appena fuori dal portone e mi ero fermato davanti all\u2019edicola a\nguardare i titoli di Lib\u00e9. Arrivato all\u2019altezza della pasticceria, spedita la\ncicca nel tombino centrando come d\u2019abitudine la griglia, mi ero messo in fila.\nNe sono sicuro, non pensavo a nulla, piuttosto provavo invece, 000come ogni\ngiorno, a combattere la stanchezza di quell\u2019ora di sonno in meno che mi porto\nsempre dietro, e siccome faceva freddo volevo entrare per stare al caldo. Guardavo\na terra per concentrarmi, per isolarmi senza farmi distrarre. Mi muovevo o, piuttosto,\nciondolavo intirizzito pestando i piedi sul marciapiede. Cos\u00ec la prima cosa\napparsami di te sono state le scarpe, stivali neri con le suole di gomma e\ntacco basso. Nulla di speciale se non fosse stato quel profumo d\u2019ambra e terra\nbagnata a farmi levare lo sguardo e incontrare un sorriso di ciliegia che diceva\n<em>il fait froid, vrai<\/em>? mentre ti\nstringevi, anche tu infreddolita, in un cardigan rosso di lana doppia. Ti ho\nguardato gli occhiali; gli occhi non si vedevano, nascosti dietro il riflesso\ndella strada sulle lenti. E ho risposto alla twingo verde acqua che in quel\nmomento li attraversava, <em>oui le printemps\nn\u2019est pas encore assur\u00e9e<\/em>. Assicurata? Assicurare la primavera? Chiss\u00e0 cosa\navevo in mente, magari non volevo dare una risposta banale, oppure volevo fare l\u2019interessante\nma non ricordo altro; di quel momento l\u00ec rimane un vuoto di memoria.&nbsp; Probabilmente ho anche sorriso, ma so bene di\naverti girato subito le spalle chiudendo gli occhi e lasciandomi invadere da te,\nsenza fiato, asfissiato dal piacere mescolato allo spavento. <\/p>\n\n\n\n<p>Forse sono stato scortese, forse volevi parlare, occupare\nquell\u2019attesa chiacchierando di tutto e di nulla, consumare il tempo con la\ngentile cordialit\u00e0 che talvolta si produce tra due sconosciuti costretti nella\nstessa condizione. Ma come avrei potuto? Il tuo odore e quel sorriso avevano occupato\nogni centimetro cubo del mio spazio esigendo tutta la mia concentrazione per\nnon naufragare, per governare il cuore in tumulto e l\u2019agitazione da cui ero\nposseduto. La cosa si \u00e8 un po\u2019 calmata quando siamo entrati finalmente nella\npasticceria: l\u2019aroma dei croissant caldi, del pane e dei dolci si \u00e8 imposto e sono\ntornato a respirare. Di fronte alla vetrina dei pasticcini ci siamo messi spalla\na spalla compressi dalla gente in fila avanti e dietro di noi; ci fossimo\nvoltati l\u2019uno verso l\u2019altro le nostre labbra si sarebbero incontrate. Riuscivo perfino\na sentire il tuo alito di menta piperita domandare a Leila, la moglie di Luc, di\ncosa fossero farcite le millefoglie. <\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec vicini e cos\u00ec lontani. Toccarti. Se solo ti avessi\ntoccata, saresti rimasta con me per sempre. Ma la barriera invisibile della convenienza\nsociale si ergeva tra noi due e mi impediva di fare il primo passo. Eppure,\nsembrava facile avvicinarmi ancora un po\u2019, prenderti una mano e stringerla, rimettere\na posto quella ciocca di capelli ribelle incollata davanti agli occhi, consigliarti\nin un sussurro complice il miglior dessert della citt\u00e0. Sarebbe potuto\nsuccedere, perch\u00e9 no? Perch\u00e9 non ci riuscivo l\u00ec, davanti a tutti? <\/p>\n\n\n\n<p>Non ho avuto altro tempo per riflettere, o per sognare: pi\u00f9\nveloce della luce hai scelto due croissant, una baguette e la millefoglie, hai\npagato e sei sparita. Prima di andar via ti sei voltata e mi hai sorriso, sono\nsicuro, mi hai sorriso. Era un invito? L\u2019altro croissant era per me? Uscendo\nhai girato a destra verso Tolbiac. Ho pagato e son corso nella tua stessa direzione:\nho guardato in ogni portone, in ogni traversa, sono entrato in ogni negozio; mi\nsono messo a guardare nelle auto che passavano ma, dopo venti minuti di inutile\nricerca tra Bobillot e Tolbiac, senza pi\u00f9 nessuna tua traccia, sono tornato a\ncasa sconfitto, svuotato, ossessionato dal pensiero di te, distratto da\nqualunque cosa non fossi tu. Ancora ebbro del tuo profumo ho provato a fissare nella\nmemoria i pochi minuti del nostro incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>E ho aspettato il tuo ritorno. Ogni giorno, ogni mattina,\ndalle sette e venti alle sette e quaranta ti ho aspettata. Dall\u2019altro lato\ndella strada. Ti ho aspettata per settimane, mesi, tutti i giorni, alle sette e\ntrentuno del mattino. Ogni giorno, con la pioggia, con il sole, il vento d\u2019aprile,\nl\u2019afa di agosto ed il freddo di gennaio. E ogni giorno sono tornato a casa\nsenza pi\u00f9 risorse, frustrato dalla tua assenza, disperato all\u2019idea di averti persa.\nE ogni giorno di fallimento mi sono incolpato di aver sbagliato a ricordare\nqualcosa di quel momento, di essere forse uscito di casa col piede destro e non\nquello sinistro, di aver controllato male l\u2019ora perch\u00e9 forse non erano le sette\ne trentuno; sono arrivato perfino a pensare che la mia era stata soltanto\nun\u2019illusione ottica, che tu esistevi soltanto nella mia mente. E sono andato a\ndormire in lacrime la sera per svegliarmi al mattino di nuovo fremente, ansioso\ndi correre fino alla <em>boulangerie<\/em> per vederti\nfinalmente arrivare, arricchito un giorno in pi\u00f9 della tua assenza, aspettando l\u2019ambra,\nla terra, la vaniglia e il sapone di Marsiglia, la menta piperita e il tuo\nsorriso di ciliegia mescolati al pane caldo e ai croissant. Ti ho aspettata\nogni santo giorno, per un anno intero.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Fino a quando non sei ricomparsa. <\/p>\n\n\n\n<p>Come le stagioni, un anno dopo. Ti sei avvicinata alla\nfila. Avevi un giaccone <em>pied de poule<\/em> giallo paglierino e nero. Un\u2019evocazione\npiuttosto contemporanea direi. I capelli corvini, gli occhi sempre nascosti dal\nriflesso della strada sulle lenti. Gli stivali erano lucidi, ma sempre neri. I\ntacchi bassi. Ho attraversato la strada e mi sono messo subito in fila dietro\ndi te. Ti sei girata, hai sorriso col tuo sorriso di ciliegia e la sciarpa\ntuttifrutti avvolta intorno al collo. Ti sei aggiustata la ciocca di capelli\neternamente incollata sull\u2019occhio sinistro. Fa freddo ti ho detto. Brr hai\nrisposto. E hai sorriso di nuovo. E un anno intero di attesa, di frustrazione e\ndi lacrime \u00e8 scomparso nel tuo sorriso. Ho sorriso anch\u2019io. S\u00ec, c\u2019era il sole e\nfaceva freddo, come la prima volta. Che scemo a darmi tanto male perch\u00e9 tutto\nfosse come al primo incontro, era la stagione a dover tornare. <\/p>\n\n\n\n<p>Da allora non ti ho pi\u00f9 lasciata andare, neppure un\nistante.&nbsp; Ci siamo amati. Senza limiti,\nsenza fine, senza orgoglio, senza paure n\u00e9 rimpianti. Con la pena dolce di\nsepararci al mattino, con la gioia intensa di ritrovarci la sera. Con i baci,\nle carezze, le tenerezze, le crisi e le durezze dell\u2019amore. Con le\nriconciliazioni dell\u2019amore. Ci siamo accontentati di poco: restare a casa,\nmangiare teneramente accoccolati l\u2019uno vicino all\u2019altra sul grande divano rosa\na guardare la TV. E baciare la tua bocca, dormirti accanto. E raccontarsi i sogni,\ni dolori, le speranze senza tempo, le vittorie e le sconfitte di ogni vita. Lasciarsi\nvivere. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. La felicit\u00e0 sei tu, siamo noi. <\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, da qualche tempo io sono triste e tu, tu non\nsembri pi\u00f9 contenta. Il tuo dolce incarnato alabastro si adombra, piccole irritate\nvene viola affiorano sotto la pelle. Le tue labbra sembrano pi\u00f9 livide e la tua\nbocca quasi rifiuta i miei baci. Il vivo dei tuoi occhi si spegne quando mi\nguardi. Le tue mani, ah le tue mani stringono forte il pugno quasi a sfuggire\nla mia presa. Il tuo volto delicato comincia a disfarsi, sofferente, e rifiuta ormai\nle mie carezze. Sono preoccupato. Forse ho fatto male a chiuderti nella cella\nfrigo. Non avevo il coraggio di metterti subito nel congelatore. Me ne pento, ma\nsai, non volevo vedere neppure un velo di brina coprirti il volto. Ora sar\u00f2\ncostretto a farlo, almeno fino a quando non trover\u00f2 il coraggio di mangiarti. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38837\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38837\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Delizia deliziosa, in quale altro luogo mai avrei potuto incontrarti se non l\u00ec in fila, subito dietro di me, in attesa del tuo turno per comprare pane e croissant? 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