{"id":38819,"date":"2019-05-22T21:51:52","date_gmt":"2019-05-22T20:51:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38819"},"modified":"2019-05-22T21:51:56","modified_gmt":"2019-05-22T20:51:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-estroversa-di-carola-maselli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38819","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Estroversa&#8221; di Carola Maselli"},"content":{"rendered":"\n<p>Mio padre mi ha raccontato che alla mia nascita quando and\u00f2 all&#8217;anagrafe per registrarmi era molto nervoso. Aveva una paura folle di scoprire la mia personalit\u00e0, era cos\u00ec terrorizzato che all&#8217;impiegato balbett\u00f2 il mio nome con voce tremante: \u00abRo\u2026 p\u2026 na\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome, scusi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abRosaspina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto\nl\u2019altro chin\u00f2 la testa sul computer, gli occhi che fissavano lo schermo da\nsopra le lenti degli occhiali calati sulla punta del naso, e prese a digitare\nsulla tastiera, poi si alz\u00f2, stamp\u00f2 qualcosa, fece firmare un documento a mio\npadre, quindi torn\u00f2 a battere al pc, stamp\u00f2 altro, scrisse ancora qualcosa, si\nalz\u00f2 di nuovo e torn\u00f2 da pap\u00e0 con una cartellina. Allung\u00f2 un braccio e gli\ndiede una pacca sulla spalla. \u00abLe \u00e8 andata bene, sa? Prima di sua figlia ho\nregistrato un bambino Violento\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre sbirci\u00f2\ni fogli che aveva tra le mani, tir\u00f2 un sospiro di sollievo e ringrazi\u00f2\nl\u2019impiegato. And\u00f2 in ospedale da mamma con gli occhi lucidi. Anche lei lo\nattendeva con ansia. Si sporse dal letto, gli strapp\u00f2 la cartellina dalle mani,\nla apr\u00ec e dopo che ebbe letto si lasci\u00f2 cadere sul cuscino con un sospiro.\n\u00abEstroversa\u00bb, disse sorridendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornarono a casa allegri, mia madre mi teneva in braccio mentre mio padre reggeva il borsone in una mano e il fascicolo di carte nell\u2019altra. Il foglio A4 sul quale c\u2019era scritta quella che sarebbe stata la mia personalit\u00e0 in grassetto, formato Times New Roman corpo 28, sporgeva da sopra il suo braccio, in bella vista. Quelli che lo notarono rivolsero un sorriso ammirato ai miei. Perfino il mio pediatra fu fiero di avere una bambina Estroversa tra i suoi pazienti, ma dovette comunque contenere il proprio entusiasmo mentre diceva: \u00abRicevere questa personalit\u00e0 \u00e8 una fortuna e un privilegio, ma anche una responsabilit\u00e0 per genitori e medici. Il nostro compito \u00e8 quello di far s\u00ec che la bambina <em>sia chi deve essere<\/em>. Sar\u00e0 bello e impegnativo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I miei presero\nmolto a cuore la questione. Lasciato lo studio medico, a casa appesero il\nfoglio A4 accanto al calendario, proprio sopra il mobiletto dove c\u2019erano le\nmedicine, insieme alla lista di cose che il dottore aveva consigliato loro di\nfare. Tra le prescrizioni c\u2019era quella di lasciarmi con altre persone prima dei\npasti, di farmi conoscere nuovi bambini una volta al giorno e di stimolare la\nmia personalit\u00e0 con giochi vivaci e divertenti; si sconsigliava la solitudine e\nnon era necessario leggermi le favole della buona notte. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho trascorso gran parte della mia infanzia fuori casa e tra le braccia di gente che non conoscevo. Non avevo il tempo di abituarmi a una faccia che gi\u00e0 mi veniva presentata una persona nuova. I miei amichetti cambiavano a cadenza mensile, non ne ricordavo mai il nome n\u00e9 il colore preferito, eppure poi me li ritrovavo tutti assiepati in casa alle feste di compleanno. La mia fanciullezza \u00e8 stata affollata, rumorosa, piena di persone che volevano a tutti i costi farmi parlare senza lasciarmi un attimo di tregua. Ogni giorno si usciva, i miei genitori mi portavano al parco o alle giostre, studiavano da lontano i bambini e mi affidavano a quelli che pi\u00f9 li convincevano dicendo loro: \u00abLei \u00e8 Rosaspina, \u00e8 Estroversa e vuole essere tua amica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ben presto,\nper\u00f2, tutti si accorsero che non lo ero affatto. Non parlavo, non facevo\namicizia, se mi prendevano in braccio scuotevo i piedini, quando tentavano di\nfarmi ridere con assurde boccacce io giravo lo sguardo altrove, incontrare\nbambini nuovi mi spaventava, avere gente intorno mi infastidiva, le feste mi\nannoiavano. Adulti e bambini mi si avvicinavano spinti dai miei genitori e\ncercavano di farmi parlare, dicevano qualsiasi cosa pur di cavarmi una parola dalla\nbocca, ma ottenevano da me solo sguardi torvi e assenti. Desideravo tanto \u2013 oh\ncome lo desideravo! \u2013 essere lasciata da sola, giocare con le bambole nella mia\nstanza, inventarmi avventure nel giardino, colorare un disegno sotto un albero.\nMa non appena iniziavo, mamma e pap\u00e0 accorrevano e chiamavano i bambini del\nquartiere, che mi strappavano dalle mani giochi e quaderni per coinvolgermi in\nuno scatenato \u201cguardia e ladri\u201d. Io mi facevo acchiappare subito per avere meno\nnoie possibile. <\/p>\n\n\n\n<p>Era chiaro che\nfaticavo a essere Estroversa e i miei genitori andarono in crisi. Consultarono\ndottori, specialisti, spesero soldi in terapie costose, mi mandarono da una\npsicologa alla quale feci venire un attacco di nervi per il mio mutismo.\nIntanto mi venivano fatte provare tutte quelle esperienze che avrebbero dovuto\naiutarmi ad \u201caprirmi\u201d. Feci teatro, danza classica, hip-hop, canto, basket, il\npediatra consigli\u00f2 perfino il pugilato, ma tutto questo non serv\u00ec a niente:\nsulla scena balbettavo, sul palco mi trasformavo in un tronco, al microfono la\nmia voce si spezzava, sul campo correvo timidamente dietro la palla e nei guantoni\nle mie mani esitavano a ogni colpo. Si tent\u00f2 perfino una terapia d\u2019urto: i miei\nmi costringevano ad andare alle feste senza invito, a recitare le poesie a\nNatale e a Pasqua, a cantare al karaoke, a scatenarmi sulla pista durante i\nmatrimoni. La gente ogni volta si allargava intorno a me, scambiava sguardi\ncomplici con mia madre e mio padre, tutti cercavano di rassicurarli, mi\nspronavano, condividendo l\u2019angoscia dei miei genitori, perch\u00e9 nonostante gli\nsforzi non funzionava niente. <\/p>\n\n\n\n<p>La sera sentivo mamma e pap\u00e0 parlare con voce rotta davanti al foglio A4 appeso in cucina, lo guardavano con la fronte corrugata e l\u2019espressione angosciata. Dicevano che le avevano provate tutte, non sapevano pi\u00f9 cosa fare, si sentivano dei falliti, incapaci di essere genitori. L\u2019unica contenta di questa situazione era mia zia Crispina. Prima del mio arrivo, infatti, si parlava solo delle mie cugine e delle loro personalit\u00e0 poco apprezzate in famiglia: Egoista ed Egocentrica. All&#8217;una fin da piccola avevano insegnato che tutto era suo e all&#8217;altra che tutti parlavano di lei, e la madre era fiera di loro poich\u00e9 avevano appreso rapidamente, anche se nessuno le sopportava. Tuttavia ora erano tutti troppo impegnati nello sforzo di farmi superare la mia insana, innaturale e inaccettabile timidezza per badare a loro. La zia era felice, io ero la sua benedizione e si divertiva ogni domenica a girarsi a guardarmi per esclamare: \u00abRosaspina! Avevo dimenticato che fossi qui! Non ti sento mai parlare\u2026\u00bb. All\u2019epoca mi dava molto fastidio, ma oggi so che non \u00e8 colpa sua se le \u00e8 stata assegnata l\u2019Antipatia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando imparai a\nleggere, un pomeriggio mi fermai davanti al foglio appeso accanto al\ncalendario. Col tempo lo scotch sui bordi si era ingiallito e anche\nl\u2019inchiostro era scolorito. Per anni ho visto i miei sostare di fronte a quel\npezzo di carta con un\u2019espressione intensa sul volto, le mani che passavano sui\ncapelli sempre pi\u00f9 radi. Per me su quella parete c\u2019era come una specie di Santo\nal quale dovevano aver fatto un qualche tipo di voto e che pregavano nei\nmomenti pi\u00f9 bui della loro vita; perfino io ogni tanto mi sorprendevo a\nesprimere un desiderio rivolta verso quegli indecifrabili segni neri. Un\npomeriggio, per\u00f2, essi si misero in fila davanti ai miei occhi, precisi e\nordinati, e vi riconobbi le lettere che le maestre mi avevano insegnato. Era\nuna parola lunga, ma alla fine riuscii a leggerla: \u201cEstroversa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sentii\nintrappolata, schiacciata l\u00ec contro il muro al posto del foglio. Capii tutto in\nquel momento: la disperazione dei miei genitori, gli sforzi di amici e parenti,\nle sentenze dei medici. Gli insegnanti a scuola ci avevano detto che il mondo\nfunzionava solo se tutto era al suo posto e che esistevano cose complicate come\ngli algoritmi che per mantenere intatto l\u2019equilibrio della nostra fragile\nsociet\u00e0 stabilivano quante persone timide o iraconde o generose o puntigliose\ndovessero esistere. A ognuno di noi era stata assegnata una personalit\u00e0 alla\nnascita ed era un dovere morale rispettarla, ne andava della salvezza del\nnostro Paese. Capito il collegamento tra il mio foglio e la questione del\ncalcolo statistico, concentrai tutti i miei sforzi nel chiudermi sempre pi\u00f9 in\nme stessa: non volevo essere Estroversa solo perch\u00e9 me lo diceva un algoritmo!\nCos\u00ec non parlavo con nessuno, durante la ricreazione mangiavo per conto mio,\nevitavo i compagni di classe, alle interrogazioni parlavo a voce bassa, non\nalzavo mai la mano per fare una domanda, sgusciavo via quando qualcuno si\navvicinava spinto dagli insegnanti. Smisi anche di studiare, tanto non serviva\na niente perch\u00e9 le maestre mi giudicavano solo sulla base della mia\ninsicurezza. Ai colloqui dicevano tutti: \u00ab\u00c8 una brava bambina, ma \u00e8 troppo\ninsicura\u00bb; del mio andamento scolastico non parlavano mai. <\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno mentre\neravamo da zia Crispina vidi nonna Albaspina sgattaiolare in cucina. \u00c8 vecchia,\nrugosa, piegata su se stessa, ma ha uno sguardo vivace e allegro. Suo padre\nquando la registr\u00f2 ebbe un foglio come il mio con su scritto \u201cObbediente\u201d, e lo\n\u00e8 stata per tutta la sua vita. Ultimamente, per\u00f2, ha qualche difficolt\u00e0:\ncontraddice tutti, risponde male a chiunque le dica cosa fare e i nostri genitori\nhanno paura che la sua ribellione ci contagi, cos\u00ec non ci permettono di stare\nsoli con lei. Nessuno not\u00f2 la sua silenziosa fuga, erano intenti a parlare di\nme e a passare in rassegna i metodi usati dai miei per \u201cfarmi sbloccare\u201d. Stufa,\nmi alzai, senza fare rumore entrai nella cucina e trovai la nonna seduta al\ntavolo impegnata a mangiare un gelato alla nocciola direttamente dalla vaschetta.\nSi portava il cucchiaio alla bocca con aria felice.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNonna, il\ndottore non vuole che mangi il gelato\u00bb, dissi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei mi rispose\ncon le guance piene. \u00abNessuno dice alle spine di non pungere.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo i grandi\nla nonna spesso dice cose senza senso. Cercai di rispondere alla loro maniera,\nma lei continu\u00f2 a parlare. \u00abQuanto ci piace cogliere le rose! Per\u00f2 hanno le\nspine e possono ferirci. Le rose non fanno sempre quello che gli altri dicono\nloro di fare.\u00bb Mand\u00f2 gi\u00f9 un altro cucchiaio. \u00abDa quando non obbedisco pi\u00f9 mi\nsento benissimo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornata a casa\navrei dovuto fare i compiti, ma continuavo a pensare a lei mentre\nscarabocchiavo sul quaderno. Ad un tratto mi accorsi che tra i miei ghirigori\navevo disegnato una rosa, un po\u2019 storta, col bocciolo asimmetrico e con un\ngambo robusto e pieno di spine. Non era perfetta, ma mi piacque tanto. La\nguardai a lungo, poi strappai il foglio dal quaderno, andai in cucina, accostai\nla sedia al mobiletto dei medicinali, mi ci arrampicai e appiccicai quel pezzo\ndi carta vicino al calendario, sopra al foglio che mio padre ha ricevuto alla\nmia nascita. La scritta che c\u2019\u00e8 sotto non si vede pi\u00f9 da allora. Ricompare di\ntanto in tanto, quando mamma o pap\u00e0 strappano il mio disegno. Io lo rifaccio\nsempre.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38819\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38819\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mio padre mi ha raccontato che alla mia nascita quando and\u00f2 all&#8217;anagrafe per registrarmi era molto nervoso. 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