{"id":38741,"date":"2019-05-17T16:40:22","date_gmt":"2019-05-17T15:40:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38741"},"modified":"2019-05-17T16:40:25","modified_gmt":"2019-05-17T15:40:25","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-il-centesimino-di-agnese-lucarelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38741","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Il centesimino&#8221; di Agnese Lucarelli"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019avevano chiamata Maria Fortunata perch\u00e9 nata dopo un travaglio lungo e difficile e per fortuna era nata viva.Fin da subito capirono che quella sofferenza aveva avuto delle conseguenze, le aveva lasciato una  zoppia alla gamba destra che le tante visite da illustri dottori e le innumerevoli sedute di fisioterapia non avevano potuto risolvere. Durante l\u2019adolescenza  inizi\u00f2 a farsi chiamare solo Maria perch\u00e9 sentiva che il nome Fortunata non la rappresentava, lei fortunata non si sentiva proprio per niente. Alle continue  prese in giro dei suoi compagni non faceva pi\u00f9 caso, era diventata  molto  brava a scansare sguardi e provocazioni, pi\u00f9 che altro aveva imparato ad evitare  la compagnia maschile e tutt\u2019oggi all\u2019et\u00e0 di quarantuno anni era convinta che non le mancasse neanche un po&#8217;.  Almeno fino a quel momento.Sicuramente si vergognava di quella sua andatura che, suo malgrado, la faceva contraddistinguere dagli altri e con la quale doveva fare i conti nella sua quotidianit\u00e0, ma certamente non l\u2019aveva accettata.  Altra sua caratteristica era il modo con cui vestiva, sempre molto comodo, quasi  trascurato, che le dava un aspetto poco femminile. Tuttavia a lei non importava farsi bella.  Insomma era come era e si sentiva come si sentiva. Spesso sola, ma cos\u00ec aveva scelto.La cosa che la rendeva specialmente strana per\u00f2 era il cappello. Usciva di casa sempre con il cappello, ne aveva diversi nell\u2019armadio uno per ogni occasione, di diverse forme e materiali, con la tesa grande o piccola. Preferiva senz\u2019altro il cappello con la tesa ampia, lo portava ben calato sul volto come a nascondersi dietro e come se volesse che guardando il cappello non saltasse subito agli occhi il problema di una vita.Quel luned\u00ec mattina molto presto era piovuto e le buche nella strada si erano riempite a formare delle pozzanghere di acqua ormai sporca che faticava a defluire. Maria come tutte le mattine usc\u00ec di casa alle sette e mezzo per andare a lavoro, faceva la scultrice e si divideva tra scuola, insegnava discipline plastiche al liceo artistico della citt\u00e0 poco distante da casa sua, e il suo laboratorio  anche quello poco distante da casa, e tutti i giorni percorreva quei brevi tratti a piedi. Quella mattina aveva lezione proprio alle prime due ore nella seconda D. \u201cPeccato \u00e8 smesso di piovere! \u201c pens\u00f2 alzando lo sguardo verso il cielo una volta arrivata in via Filippo Pacini. Le piaceva    ascoltare il ticchettio delle gocce che le  cadevano addosso, e  respirare l\u2019aria che sapeva di terra bagnata e  di umido.Mentre procedeva per la strada, a capo chino come sempre, aveva trovato per terra un centesimo, lo aveva raccolto e osservandolo lo aveva visto brillare, bagnato; quel soldino minuscolo color rosso rame le aveva suscitato buone aspettative per la giornata appena iniziata e se lo era infilato in tasca. Si sent\u00ec stranamente lieta, rigirava quello spicciolino tra le dita della mano destra, respirando l\u2019aria fresca e umida di pioggia, e assorta, accompagnata dalla sua solita andatura giunse in prossimit\u00e0 della scuola, gir\u00f2 l\u2019angolo ed entr\u00f2 in via San Pietro. Gi\u00e0 alcuni studenti, riuniti in vari gruppetti sparsi per la via, aspettavano il suono della campanella per iniziare l\u2019ennesimo giorno scolastico. Si sofferm\u00f2 e alz\u00f2 la testa per guardarli. Sfil\u00f2 la mano destra dalla tasca e afferrando la tesa si alz\u00f2 il cappello per osservarli meglio.  In quel momento si rese conto di sentirsi fortunata, non avrebbe potuto fare altro nella vita  che trasmettere a quei ragazzi l\u2019amore per l\u2019arte e per il suo mestiere. Sent\u00ec questo sentimento come una rivelazione, fino ad allora aveva sempre sostenuto che il laboratorio era il suo unico mondo. Solo l\u00ec fra i calchi in gesso, l\u2019argilla&#8230; e le sue mani&#8230; usate fino a farsi male,  nel modellare i suoi bambini, come chiamava lei le sue creazioni, solo l\u00ec si era sempre sentita veramente se stessa e protetta dal resto del mondo. Diversi anni prima aveva deciso per l\u2019insegnamento. Era stata una scelta giusta pensava ora. E si sorprese nel pensare fra s\u00e9 \u201cOggi sento che \u00e8 una giornata fortunata!\u201d.  In\nquel medesimo istante una voce la fece trasalire.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Buongiorno Maria! &#8211; Era il professore di italiano della terza C, tale Piero Bertini che arrivava sempre a scuola sparato in bicicletta. Era un uomo di  mezza et\u00e0 con l\u2019aspetto e il modo di fare di altri tempi.  Quel giorno appena girato l\u2019angolo, vedendo Maria, aveva deciso di scendere dalla bicicletta e proseguire a piedi per fare due passi con lei. Proprio due passi prima di mettere il lucchetto alla bicicletta e salire quei sei gradini sconnessi per entrare a scuola. L\u2019aveva sempre incuriosito, ma non aveva mai osato avvicinarla, quella donna cos\u00ec schiva , riservata e anche un po&#8217; strana.  <\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;\nBuongiorno &#8211;  rispose lei cortesemente, ma infastidita e anche un po&#8217;\nsorpresa. Nell\u2019imbarazzo del momento  rical\u00f2 il cappello sugli\nocchi e nel farlo le cadde il soldo che ancora teneva nella mano e\nand\u00f2 a finire in terra. \n<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \nTi \u00e8 caduto qualcosa\u2026 &#8211;  cos\u00ec dicendo Piero raccolse il centesimo\nda terra e glielo porse. \n<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;\nGrazie &#8211; disse avanzando di un passo verso di lui per prenderlo. Ma\nnell\u2019agitazione, che immediatamente l\u2019assal\u00ec, scivol\u00f2  dal\nmarciapiede e perse l\u2019equilibrio, gi\u00e0 molto precario,  cadendo in\nterra dritta nella pozzanghera.  Rovinosamente imbarazzata e bagnata \nsi rialz\u00f2 all\u2019istante e si ricompose. Non dette nemmeno il tempo a\nPiero di aiutarla come lui si era prontamente proposto. Ora doveva\ntornare a casa a cambiarsi, pens\u00f2 e avrebbe fatto tardi per la\nlezione. Oltre tutto le era caduto anche il cappello, quello di\nvelluto grigio con la fascia azzurra a fiori rosa e arancio,  uno dei\nsuoi preferiti,  ma soprattutto le aveva lasciato scoperti la testa e\nil volto.Impacciata\nsi guard\u00f2 intorno e si abbass\u00f2 per riprendere il cappello, ma\nprecedendola il collega glielo porse con aria rammaricata. Il\ncappello, anche quello si era bagnato, finito dritto nella\npozzanghera e non lo poteva rimettere in testa. Doveva tornare a casa\na cambiarsi e anche a capo scoperto per di pi\u00f9. \n<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;\nFortunata un corno!! &#8211;  le scapp\u00f2 detto ad alta voce. Fu allora che\nsi accorse degli schiamazzi. Quel gruppetto di ragazzi al di l\u00e0\ndella strada, al vedere la scena, era scoppiato in una fragorosa\nrisata.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;\nScusali\nMaria non hanno rispetto di niente e di nessuno quei ragazzacci,  ma\npermettimi di aiutarti, ti sei fatta male? Hai bisogno di qualcosa? &#8211;\n\nle disse Piero che ancora aveva in mano il centesimo e il cappello. \n<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Grazie hai gi\u00e0 fatto abbastanza! &#8211;  stizzita  si riprese il centesimo e il cappello, poi  girandosi si rivolse al gruppetto che ancora stava sghignazzando.  <\/p>\n\n\n\n<p>Fra\ndi loro c\u2019erano due studenti\nche conosceva bene, era\nstato grazie a lei che l\u2019anno precedente non erano stati bocciati.\n\n<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;\nMatteo e Jonatan, come vedete devo tornare a casa a cambiarmi, e mi\nci vorr\u00e0 un po&#8217; di tempo. Entrate in classe e tenete calmi gli\naltri&#8230; Mi raccomando! &#8211;\ndisse\nloro,  continuando\ncon tono severo. &#8211;\nSe\nvengo a sapere che avete fatto casino, vi metto tre in pagella!\nIntesi? &#8211;\nCos\u00ec\ndicendo gir\u00f2 le spalle al gruppo e a Piero,  che era rimasto ad\nosservarla\ncon aria compiaciuta quasi divertita, in\npiedi ancora reggendo la bicicletta.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;\nMaria aspetta! Permettimi di aiutarti! &#8211; le grido il professore,\nrigirando la bicicletta e correndole dietro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;\nNon\nce n\u2019\u00e8 bisogno! Davvero ti ringrazio! &#8211;\nrispose Maria senza fiato e con il cuore che le batteva forte in\ngola. Le mani sudate e\nquei brividi&#8230; non capiva&#8230; Erano\ndovuti all\u2019acqua che era\nentrata  nella scarpa ortopedica\ne\naveva\ninzuppato il calzino, che\nora sentiva appiccicato alla pelle del piede mentre camminava? \n<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Fortunata un corno! &#8211; ripet\u00e9 a voce alta. &#8211; Davvero una giornata fortunata!- continuava, mentre claudicante, avanzava in via Filippo Pacini, con il cappello bagnato nella mano sinistra e con la mano destra in tasca che ancora rigirava lo spicciolino tra le dita.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;\nMaria\npermettimi di aiutarti &#8211;\ndisse ancora Piero, con voce supplichevole, tirandola\nper il braccio destro e obbligandola a fermarsi. Lei si gir\u00f2 verso\ndi lui, sfil\u00f2 la mano destra dalla tasca e cos\u00ec facendo le cadde di\nnuovo il centesimino a terra. Lui lo raccolse e glielo porse\nsorridendo. Lei lo prese e le loro mani si sfiorarono leggermente. Si\nguardarono negli occhi e\nper un\u2019istante infinito\nil\nmondo intorno scomparve.\nIl cuore batteva sempre forte, ma\nnon era pesante. Era leggero. Anche lei sorrise. \n<\/p>\n\n\n\n<p>\nSi\nincamminarono insieme verso casa, lei zoppicando, lui portando la\nbicicletta.<\/p>\n\n\n\n<p> &#8211; &#8230; Maria cosa stavi dicendo prima riguardo alla  giornata fortunata?\u2026<\/p>\n\n\n\n<p> Gli rispose con  una spalluccia ma gli occhi sorridenti&#8230;  <\/p>\n\n\n\n<p>\nTornarono\na scuola molto pi\u00f9 tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>\nLi\nvidero arrivare tutti e due insieme, sparati in bicicletta, lei\nseduta davanti sulla canna, lui come ad abbracciarla le mani sul\nmanubrio.<\/p>\n\n\n\n<p>\nMaria\naveva perfino dimenticato il cappello.   \n<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38741\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38741\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019avevano chiamata Maria Fortunata perch\u00e9 nata dopo un travaglio lungo e difficile e per fortuna era nata viva.Fin da subito capirono che quella sofferenza aveva avuto delle conseguenze, le aveva lasciato una zoppia alla gamba destra che le tante visite da illustri dottori e le innumerevoli sedute di fisioterapia non avevano potuto risolvere. 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