{"id":38692,"date":"2019-05-16T17:20:36","date_gmt":"2019-05-16T16:20:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38692"},"modified":"2019-05-16T17:20:38","modified_gmt":"2019-05-16T16:20:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-la-montagna-nuda-di-mauro-cotone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38692","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;La montagna nuda&#8221; di Mauro Cotone"},"content":{"rendered":"\n<p>         Non \u00e8 possibile che la natura abbia creato una mostruosit\u00e0 del genere, mi dicevo osservando la parete verticale che schizzava su verso le nuvole.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ricordo\nora a malapena, qui nel letto d&#8217;ospedale, i contorni sfumati di quella roccia\nsurreale, come una di rampa di lancio verso le nuvole. Pi\u00f9 di quattro\nchilometri, che per la teoria della relativit\u00e0 si possono percepire in maniera\ndiversa, in orizzontale: in auto sull&#8217;autostrada o in pochi minuti di bicicletta.\nMa in linea verticale, la pietra ti presenta un lastrone che sembra\nartificiale, tanto \u00e8 lugubre nella sua imponenza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La\ntelefonata mi era arrivata di notte. Quell&#8217;improvviso suono lacerante si era\naggrovigliato con un sogno che stavo facendo, proiettandomi in un attimo dal\ntorpore pi\u00f9 profondo in quel corridoio di passaggio, e poi fino al mondo\naristotelico. Mi sono guardato intorno, e ho capito che non si trattava della\nsveglia, ma del telefono.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ricordo\ncome mia moglie mi si \u00e8 avvicinata impaurita (<em>\u00c8 Luca, vero? \u00c8 lui che ci d\u00e0 notizie? Oppure\u2026?<\/em>), tendendo le\norecchie per capire quello che io stesso, con la cornetta schiacciata sulla\ntempia, non riuscivo bene a percepire.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u00abS\u00ec\u00bb\nle ho detto poi \u00abEra dal consolato pakistano. Hanno perso i contatti con Luca e\nla sua spedizione\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In\nquei casi il silenzio, quando si sa che non c&#8217;\u00e8 altro da dire, diventa glaciale:\nrispetto al mondo che sta in cima a quelle montagne, qui mancavano il rombo del\nvento e il fruscio delle nuvole.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quando\nmi ha visto alzarmi, mia moglie ha capito che, se Luca era salito fin lass\u00f9 e\nsi trovava in difficolt\u00e0, era il momento di seguire i suoi passi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In\nrealt\u00e0, gi\u00e0 al consolato mi hanno fatto capire che le speranze erano minime.\nDopo la perdita dei contatti, erano passati gli altri tre giorni necessari per\norganizzare il viaggio. Il console, attraverso la vetrata, mi mostrava i\nmassicci ghiacciati in lontananza, pronunciando parole di speranza e di\nrassegnazione: non mi voleva dire chiaramente che ogni tentativo sarebbe stato\ninutile, per\u00f2 non se la sentiva di impedire a un famoso scalatore di andare a\ncercare il figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u00abHo\ntrovato un alpinista russo che stava qui, in attesa di unirsi a una\nspedizione\u2026\u00bb mi diceva, mentre i miei occhi vagavano sui costoni lontani \u00abSe\nvuole, pu\u00f2 portarlo con s\u00e9. \u00c8 molto esperto\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u00abCome\nsi chiama?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u00abAndrej\nGoshunov\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u00abLo\nconosco. Va bene\u00bb In realt\u00e0 lo conoscevo appena di nome, ma in quel momento\nchiunque sarebbe andato bene.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gi\u00e0\ndalla mia partenza dall&#8217;Italia il consolato aveva avviato i preparativi, e cos\u00ec\nla mattina dopo, alle sette, incontrai Andrej, all&#8217;eliporto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ricordo\nche scambiai una stretta di mano e qualche parola di ringraziamento con\nquell&#8217;omone barbuto e poi, poco dopo, salivamo verso Campo Uno nell&#8217;aria sempre\npi\u00f9 rarefatta. Pi\u00f9 in su il volo sarebbe diventato rischioso, tra l&#8217;aria\nsottile e il pericolo di raffiche improvvise. Sapevamo che ci saremmo dovuti\narrampicare dal campo posto a pi\u00f9 di 4.500 metri. L&#8217;elicottero ondeggiava e\nscalciava come un puledro, ma alla fine si pos\u00f2 sulla neve: quella che\ndall&#8217;alto sembrava panna si \u00e8 rivelata un pavimento sodo, sul quale siamo scesi\nin fretta con i nostri sacchi, tra la neve che ci turbinava fredda intorno, lo\nsguardo gi\u00e0 perso sui fianchi della montagna.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ed\neccomi l\u00ec, tra le lacrime che mi ingioiellavano le guance, e il pesante respiro\ndi Andrej che, in piedi al mio fianco, faceva le sue valutazioni in silenzio,\nper arrivare al Campo Due, quello da cui Luca era partito con la sua\nspedizione. Sentivamo che dovevamo approfittare di quelle giornate calme, con\nil respiro della Montagna Nuda che si era placato, trasformandosi da un ansito\nraschiante a un sibilo appena percettibile. Sapevamo ovviamente che quelle\nfiancate di pietra, come polmoni umani, si sarebbero potute dilatare in\nqualunque momento, gettando fuori un fiato ultraterreno destinato a spazzar via\ntutti quegli insetti che faticosamente si stavano inerpicando su di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ho\nfissato Andrej e ho letto nei suoi occhi quello che non voleva esprimere a\nparole: dopo tanti giorni senza contatti, trovarli vivi sarebbe stato pi\u00f9 che\nun miracolo. Certamente i miracoli, la storia ce l&#8217;insegna, si possono\nverificare: il malato terminale si riprende, il fulmine ci evita di pochi\ncentimetri. Forse \u00e8 la religione a dirci cos\u00ec, ma la mente a quel punto ci\ninterroga: e allora tutti gli altri malati che vanno a ingrossare la\nstatistiche?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ma\nnon era il momento di perdersi in disquisizioni\u2026 Occhialoni, zaini, corde, e la\ncamminata ha avuto inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Le\nvetrate dell&#8217;ospedale mi impediscono adesso di vedere quei costoni che abbiamo\nattaccato, Andrej e io. Ma ho mantenuto chiara dentro di me la percezione della\nsalita: a mano a mano che andavamo su il rischio delle valanghe diventava\nsempre pi\u00f9 una certezza. Come noi ci grattiamo quando un insetto ci si\narrampica sulle gambe, e lo scacciamo infastiditi, cos\u00ec evidentemente la\nmontagna si vuole liberare di noi. Qualche volta \u00e8 in buona, e allora sopporta\ndi essere percorsa fino in cima: i nostri chiodi che le trafiggono le carni non\nsono altro che un leggero solletico. Ma quando \u00e8 irritabile, quando \u00e8 gi\u00e0\ninfastidita dai venti gelidi e dalle continue valanghe, ecco che si fa\nintrattabile, pronta a scaraventarci gi\u00f9, da dove stiamo faticosamente emergendo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quasi\nspingendoci a vicenda, ecco che siamo arrivati al Campo Due. Qualche tenda\nancora allestita, e le tracce della loro salita ancora evidenti sull&#8217;unico\ncostone che, a un occhio esperto, rappresentava la via verso la cima. Andrej \u00e8\nsalito per primo, mentre io ispezionavo ogni metro di roccia, per trovare tracce\ndel passaggio. Non avevo tempo per le emozioni, in quel momento: sapevo che il\ntempo del cordoglio sarebbe venuto dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Metri\ne metri, che diventavano lentamente centinaia. A fianco, a una certa distanza,\nmi scorreva quella parete che sembrava nata da un incubo. Forse quella distesa\nverticale non esisteva prima che qualcuno la sognasse e le desse forma pietrosa:\nsar\u00e0 stato Kafka? sar\u00e0 stato Borges a sognarla, creando uno di quei labirinti\ndi libri e specchi in cui non \u00e8 pi\u00f9 possibile districarsi?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E\ninfine, eccoci al passaggio pi\u00f9 difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Andrej\nmi ha avvicinato la bocca a un orecchio e, nel rombo del vento, mi \u00e8 sembrato\ndi distinguere le sue parole: \u00abSe sono passati di qui non ce l&#8217;hanno fatta.\nSono rimasti incastrati nella parete di roccia: hai visto che questa \u00e8 una zona\ndi valanghe? \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Io\nl&#8217;ho fissato: in un contesto diverso, le sue parole sarebbero suonate dolorose,\nquasi offensive. Ma in momenti del genere non c&#8217;era spazio per i pietismi: le\ncose andavano dette com&#8217;erano. Ho annuito, ma allo stesso tempo abbiamo capito\nentrambi che avrei tentato di passare. L&#8217;ho visto esitare: stava per dirmi\nqualcosa, ma poi ha capito che niente poteva rallentarmi, in quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&#8217;ho\nguardato e ho cercato di parlargli. Un po&#8217; a voce, nell&#8217;urlo del vento, e un\npo&#8217; a gesti, gli ho fatto capire che dovevo andare avanti. Se Luca era salito\nper quella sella, era davvero probabile che fosse rimasto sotto qualche\nvalanga, ormai imprigionato nel ghiaccio. Lui mi ha stretto la mano e mi ha\nlasciato andare, dopo avermi fatto capire che sarebbe rimasto l\u00ec, sull&#8217;orlo\ndella sella, per aiutarmi sulla via del ritorno. Se al di l\u00e0 ci fosse stato un\nqualunque scalatore da soccorrere, probabilmente avrei seguito il suo\nsilenzioso consiglio: ma era Luca che si era avventurato su quel valico, e\nc&#8217;era una possibilit\u00e0 su mille che fosse ancora vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La\nneve era friabile sotto i miei primi passi, e il vento mi aspettava al varco,\ndietro il primo costone. In lontananza, lo scroscio di una valanga che\nfortunatamente scendeva sull&#8217;altro versante. Aria fredda, ostile, sottile come\nla punta di un pugnale. Il peso del corpo mi faceva affondare a tratti fino\nalle ginocchia, a tratti invece mi faceva slittare, quando passavo su una\nsuperficie vetrosa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Se\nLuca era salito, mi dicevo, non poteva essere lontano, fra quelle rocce aguzze\ne quell&#8217;aria cattiva. Un paesaggio avverso, che viveva in una natura ostile\nall&#8217;uomo: uomo che, chiss\u00e0 per quale motivo, insisteva a tentarla, ad\nassalirla, a violentarla. Fermiamoci, ricordo che mormoravo a me stesso\nsalendo, usciamo da questo paesaggio che ci detesta, abbandoniamo il nostro\norgoglio. Uno scricchiolio, una ventata, uno scossone come un urto tra la\nfolla, e poi ecco il rombo lontano. Qualcosa che inizi a sentire attraverso la\nstruttura ossea, che ti sale dalle gambe fin dentro i denti, ti gonfia le\norecchie e infine ti fa piombare in mezzo a quella farina sottile, che\ninizialmente sembra quasi amichevole. Dopo, per\u00f2, segue la parte malvagia:\nqualcuno ha mandato prima l&#8217;avanguardia, per sondare il terreno, poi ecco le\ntruppe che, in grande stile, sferrano l&#8217;assalto. Come un sacco di farina, pesante\ncome la pietra, che si spalanca e si rovescia in basso. Ho capito in\nquell&#8217;istante che Andrej, pi\u00f9 in basso, aveva intuito l&#8217;arrivo della valanga e\nmi aveva dato per morto: schiacciato, travolto come Luca prima di me,\nimpossibile da ritrovare per tutti i secoli dei secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E\ncos\u00ec, il rovescio di neve, o di sabbia, o di pietre, o forse era un intero\noceano, alla fine mi ha investito. Ho capito che la mia presa sulla roccia\nsarebbe stata niente pi\u00f9 che la carezza di un bambino sul tronco di un albero secolare:\nsotto di me il ghiaccio mi aspettava, una superficie liscia e senza appigli\ndestinata ad accompagnarmi fino al fondo del versante, centinaia di metri pi\u00f9\nsotto. Ho tentato goffamente di scendere qualche metro, prima che l&#8217;ondata mi\ninvestisse, e poi ho perso il controllo. Sentivo che stavo ridiscendendo verso\nla sella dove Andrej mi aspettava, ma non avevo appigli: se solo avessi trovato\nuna roccia per fermarmi un momento, avrei potuto aspettare il passaggio della\nvalanga. Ma sentivo le mani scorrere sul ghiaccio liscio, sentivo che la forza\ndi gravit\u00e0, amplificata dal peso della neve, aveva deciso la mia sorte. Mi \u00e8\nsembrato di vedere, non molto lontana, la figura semi-indistinta di Andrej,\nnella sua tuta rossa. Lui al riparo dietro il costone, in attesa forse che io\nriuscissi a fermare la mia caduta.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ho\nsentito in quel momento quello che Luca poco prima di me aveva provato, mi sono\nsentito per un attimo accomunato alle migliaia di miei simili che, prima di me,\navevano accettato la sfida che quelle montagne avevano lanciato al genere\numano, perdendola irrimediabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rassegnato,\nscivolavo sempre pi\u00f9 in basso mentre, nell&#8217;istintiva ricerca di un appiglio,\ntastavo il terreno sperando di imbattermi in una sporgenza, in una presa\nsicura.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ed\n\u00e8 venuta, infine: la presa che mi ha salvato, consentendomi di restare, l\u00ec,\nsemi-coperto e semi-congelato, dopo il passaggio della massa di neve, quando\nAndrej \u00e8 riuscito a sporgersi e ad afferrarmi, per portarmi in salvo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Io,\nsalvato da un appiglio che era uscito dalla parete di ghiaccio: una mano\nguantata, congelata nel suo ultimo saluto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38692\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38692\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 possibile che la natura abbia creato una mostruosit\u00e0 del genere, mi dicevo osservando la parete verticale che schizzava su verso le nuvole. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ricordo ora a malapena, qui nel letto d&#8217;ospedale, i contorni sfumati di quella roccia surreale, come una di rampa di lancio verso le nuvole. 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