{"id":38603,"date":"2019-05-15T21:49:10","date_gmt":"2019-05-15T20:49:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38603"},"modified":"2019-05-15T21:49:14","modified_gmt":"2019-05-15T20:49:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-vento-di-sandra-salvini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38603","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Vento&#8221; di Sandra Salvini"},"content":{"rendered":"\n<p>Era stato il vento? <\/p>\n\n\n\n<p>Il rumore era stato\nsecco e l\u2019eco risuonava ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Poteva il vento\nriuscire a fare cosi tanto? Interrogativi. Atti indotti naturalmente oppure\nstudiati con meditazione?<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziare con domande e\ndare a queste il \u201cvento\u201d come risposta rientrava forse nella dinamica dei suoi\ngesti, che spesso mal celavano le vere intenzioni. Non era pi\u00f9 in quella fase\ndella vita in cui si possono dare risposte approssimative n\u00e9 tanto meno\nnascondere aperte verit\u00e0. Era questo il momento di affrontare tutto quanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio era l\u00ec quel\ngiorno, forse c\u2019era anche un amico, non ricorda bene ma non ha importanza\noramai.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio, il suo\ncompagno, il marito mancato, mancato perch\u00e9 non se l\u2019era sentita di sposarlo e\nnon era neppure riuscita per lungo tempo a darsi una risposta sincera, a\nguardarsi fino in fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentiva che qualcosa\nle impediva di consacrare e legare in quella forma quel rapporto. Giorgio era\nentrato cos\u00ec nella grande casa affiancandosi alla sua vita e non aveva\ninterferito, inizialmente, con quell\u2019altrove dove lei sempre pi\u00f9 si rifugiava.<\/p>\n\n\n\n<p>Era di pomeriggio. Se\nne stava seduta dando le spalle alla vetrata che dava sul giardino. Era presa\nnei suoi pensieri, afferrata a quella porta interiore che quando si socchiudeva\nle lasciava intravedere l\u2019altra parte di s\u00e9. <\/p>\n\n\n\n<p>Non seguiva la\ndiscussione, l\u2019ennesima, dove ciascuno voleva prevaricare sull\u2019altro; in realt\u00e0,\nil nodo vero intorno a cui ruotavano sempre le amare constatazioni non era\nstato ancora affrontato. Entrambi soggiacevano a quella situazione inaridita,\ndi logora reciproca accusa, annientandosi a vicenda, reprimendo volont\u00e0 e\ndesideri. Almeno cos\u00ec era per lei.<\/p>\n\n\n\n<p>La grande casa \u00e8 vuota\nadesso, svuotata del suo passato. Chiss\u00e0 perch\u00e9 oggi ha deciso di tornare l\u00ec,\nin quel giardino del Villino Tilde\u2026 ricevuto in eredit\u00e0 da una lontana zia. <\/p>\n\n\n\n<p>Cosa l\u2019ha portata a\nvarcare quel cancello, ripercorrere passi. Forse semplicemente quel vento che\nstamani ha fatto sbattere la finestra della sua nuova casa, dischiudendo qualcosa\ndentro di lei, facendosi strada nella mente e nel corpo. <\/p>\n\n\n\n<p>Adesso si trova nel\ngiardino, lasciato abbandonato. A terra frammenti di cristallo, rimasti l\u00ec quel\ngiorno dopo quel colpo, fra fili d\u2019erba e ricordi\u2026 <\/p>\n\n\n\n<p>Vede l\u2019immagine di se\nstessa riflessa e frastagliata ma lo sguardo \u00e8 diverso, distaccato, il volto\nmostra un lieve sorriso, non pi\u00f9 amareggiato, che le increspa il labbro\nsuperiore come una sottile virgola che segna il volto non pi\u00f9 giovane.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi riconosco.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiamo Amelia e non\n\u00e8 neppure il nome di mia nonna, me lo sono ritrovato addosso recitato nel suo\nsuono come un amen; niente a che vedere con la religione, oserei dire pi\u00f9 con\nla rassegnazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era tanto il nome\nad essere sbagliato. La mia rassegnazione non veniva da l\u00ec. Il nome era\nsufficientemente singolare, n\u00e9 troppo antico n\u00e9 frutto di mode del momento. <\/p>\n\n\n\n<p>La mia rassegnazione,\nche si era stratificata quasi a diventare un fossile, nasceva da altro. <\/p>\n\n\n\n<p>Questo Altro aveva\nanch\u2019esso un nome: Diversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero solita dire che mi\nsentivo come un campanile: solitaria, con l\u2019alternanza del suono delle campane\ne di lunghi silenzi, lunghe attese.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando \u00e8 che si\ncomincia ad essere consapevoli della propria diversit\u00e0? <\/p>\n\n\n\n<p>La mia diversit\u00e0 si\nera presentata presto, molto probabilmente in quell\u2019istante del mio\nconcepimento e chiss\u00e0 che anche allora il vento non abbia avuto la sua parte.\nS\u00ec, penso che abbia creato spazio, si sia insinuato in ogni piccolo frammento\ndi quella che poi sarei stata io, come a depositare in me la chiave risolutiva.\n<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento che si\nagitava in me aveva all\u2019inizio dato forma alla mia vivacit\u00e0, che si espandeva\nin una inaspettata \u2013 agli occhi esterni \u2013 creativit\u00e0, come se non ci si\naspettasse gran cosa da me.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi esterni,\nquelli dei familiari o di coloro che erano entrati anche casualmente in\ncontatto con me, non sempre riuscivano a comprendere quelle note creative, quei\ngesti insoliti e dirompenti e il loro sguardo incredulo, anche se talvolta\ndivertito, aveva pian piano depositato in me una sensazione di non\nappartenenza, di scomoda estraneit\u00e0 al mondo esterno. Questo aveva posto le\nfondamenta di quel campanile che si ergeva cos\u00ec audace se visto da fuori ma che\nconteneva all\u2019interno una tortuosa scala a chiocciola, di stretti gradini, che\nmi avvolgeva quasi a contenere quella forza che non trovava spesso il giusto\nspazio e la sua libera espressione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo esterno,\nignaro di quella scala che si snodava dentro di me, cercava di indirizzarmi su\nstrade normalizzanti e dirottarmi su percorsi pi\u00f9 sicuri e soprattutto\ncontrollabili. <\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 forse\ncontrollare l\u2019arcobaleno? Lo si pu\u00f2 forse afferrare? Lo si pu\u00f2 rendere stabile?\nNo, lo si guarda, lo si ammira ma non si pu\u00f2 che lasciarlo l\u00ec a splendere, s\u00ec\nma da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, immersa in quei\ncolori avevo vissuto gli anni dell\u2019infanzia che si erano gettati con\ndeterminazione in quelli dell\u2019adolescenza, ancora inconsapevole della natura\ndelle radici che sostenevano quel corpo che stava dando forma al conflitto, a\nquel sentirsi altrove, incapace di coglierne la vera natura.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Altrove che c\u2019era in\nme aveva dovuto lasciare spazio a quello che ci si aspettava che io fossi e\nfacessi. Era stato quasi tacitato nel tentativo di poterlo addomesticare,\nrenderlo malleabile e rispondente alle aspettative altrui.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec era stato anche\ncon Giorgio.<\/p>\n\n\n\n<p>So di apparire\nalquanto confusa o malamente misteriosa ma quel rumore cos\u00ec netto e questi\ncocci a terra che rimandano riflessi incerti mi hanno riportato indietro nel\ntempo, a quegli anni della mia vita allontanati a forza, quasi a negarli.\nTuttavia, \u00e8 bastato quel rumore, quell\u2019eco ripetuta dentro di me per sentire\nsalire l\u2019onda del richiamo, l\u2019urgenza di tornare a quel giorno, come un urlo\nimprovviso.<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 stato\npossibile? &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019urlo si apre dentro\ndi me, mi squarcia prima ancora di poter fuoriuscire, farsi voce. Prepotente si\nafferma la necessit\u00e0 di uscire da tutto: dall\u2019apatia, dalla rassegnazione, dal\nlasciarsi vivere nel farsi carico solo dell\u2019altro. Dove mi ero rifugiata in\ntutti quegli anni, quando avevo iniziato a dimenticarmi, a respingere quella\nche ero, a nascondere a tutti, e soprattutto a me stessa chi veramente fossi?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ero messa in pausa\ntroppo a lungo, non era stato chiaro se fossi stata io a mettermi in quella\ncondizione oppure le circostanze avessero fatto in modo che sembrasse cos\u00ec.\nQuanto avevo addebitato alle circostanze la mia solitudine, tutte le mie\ndelusioni e il mio rammarico?<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio si era\naffiancato, certamente attratto dalla mia esuberanza di cui piano piano si era\nnutrito, succhiandomi lentamente senza che io me ne rendessi conto. Lo avevo\nappoggiato nei suoi progetti, nei suoi sogni credendo che fossero i miei. Alla\nsua apatia avevo contrapposto la mia energia, tutte le mie risorse. Niente tuttavia\nlo soddisfaceva, niente rispondeva al suo bisogno.&nbsp; Mi ero ritrovata sempre pi\u00f9 sola, serrata in\nuna quotidianit\u00e0 senza slanci n\u00e9 tantomeno amore ed in questa condizione avevo\ncercato sostegno in una parte di me inafferrabile quasi a me stessa, dove\nprendevo le distanze dal presente dipingendo realt\u00e0 lontane, dove mi tuffavo\nsenza controllo. Purtroppo, questo incessante tuffarmi altrove creava sempre\npi\u00f9 in me uno iato, una distanza tra quella che dovevo essere nel ruolo che mi\nero data e quella che emergeva da dentro, prepotente e sanguinante. Questa\ndistanza si ripercuoteva non solo nella mente ma soprattutto nel corpo. <\/p>\n\n\n\n<p>Dove era il mio corpo\ne dove era stato tutto quel tempo?&nbsp; Era\nstato assente, privo di vibrazioni e di questo mi ero sentita in qualche modo\nresponsabile e quasi in colpa nei confronti di Giorgio, con il quale non ero\nstata in grado di stabilire una sintonia sensuale, ci\u00f2 che comunemente\nchiamiamo \u2018intesa\u2019. Le incomprensioni poi, i disagi e i litigi erano diventati\ncos\u00ec inevitabili ed ingombranti da far sembrare la mancata intesa una naturale\nconseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed il mio corpo\ncontinuava a sanguinare senza che io ne fossi realmente consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Si affacciavano per\u00f2\nin me degli impulsi, dei movimenti che sembravano venire da una profondit\u00e0\ninesplorata che ogni volta ricacciavo, come a non voler guardare davvero chi\nfossi.<\/p>\n\n\n\n<p>Si presentavano come\nimplosioni di un corpo che cercava altro, come se quello a cui poteva accedere\nnon fosse la sua vera sorgente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo la prima volta\nche mi sentii afferrata da una emozione che non conoscevo; era stato uno\nsguardo a provocarla, uno sguardo chiaro, luminoso, accompagnato da un\nmovimento del collo lento e provocante, che si ergeva su un corpo asciutto,\nscattante.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasi turbata da\nquanto avevo provato e pi\u00f9 volte ero ritornata col pensiero a quello sguardo,\nriprovando ogni volta quel fremito. <\/p>\n\n\n\n<p>Cosa sapevo di me?&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Erano pulsioni\nsotterranee che si facevano spazio in quell\u2019altrove dove lentamente mi\nricomponevo, imparando a lasciarmi andare a quelle onde di desiderio che mi\nstringevano la gola, il ventre, le cosce.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero sola e smarrita. Il\nmio corpo mandava segnali sempre pi\u00f9 forti, emozioni che trovavano risposta in\nuno spazio inatteso\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Imparai ad accettare\nquelle risposte diverse del mio corpo, suscitate da volti, sguardi, gesti che\nmi confondevano. Difficile dire quando ho percepito con pi\u00f9 fermezza da cosa e da\nchi fossi realmente attratta. Ancora pi\u00f9 difficile prenderne atto ed\naccettarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano sfumature al\nfemminile quelle in cui mi sentivo avvolta, erano sguardi di donna quelli che\nsuscitavano in me languore\u2026 la mia diversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dramma e gioia. Mi ero\nsvelata ma al contempo mi trovavo intrappolata in una vita non mia, nelle\ncircostanze di un rapporto con uomo che non poteva neppure essermi umanamente\nvicino, amico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo bene i tratti\ndel volto di Giorgio quel giorno, erano tesi quasi furiosi, come se avesse\nancora di pi\u00f9 percepito il mio distacco, da lui, dalla casa, dalla nostra vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2 di scatto\nquando alla sua ripetuta domanda io non risposi; scivol\u00f2 veloce dietro le mie\nspalle per andare in giardino ed aprire la vetrata. In quel momento il vento si\nfece pi\u00f9 forte e prese spazio fra lui e me facendo sbattere con un colpo unico\ne netto la vetrata che and\u00f2 in pezzi. Io non mi voltai, era chiaro in me che il\nmomento era vicino, forse gi\u00e0 quello era il momento per non voltarsi pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vicende si sono poi\nsvolte banalmente, come spesso accade a noi umani. <\/p>\n\n\n\n<p>Io ho abbandonato il\nvillino e mi sono stabilita altrove, che ora \u00e8 solo un punto geografico, non\npi\u00f9 un conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono Amelia, ho 55\nanni ed il mio amore \u00e8 al femminile e cos\u00ec sia. <\/p>\n\n\n\n<p>Amen.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38603\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38603\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era stato il vento? 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