{"id":38497,"date":"2019-05-09T17:32:33","date_gmt":"2019-05-09T16:32:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38497"},"modified":"2019-05-09T17:32:36","modified_gmt":"2019-05-09T16:32:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-daddy-blues-di-luca-bonacina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38497","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Daddy blues&#8221; di Luca Bonacina"},"content":{"rendered":"\n<p>Al corso di avvicinamento al parto ero stato concentrato, avevo fatto parecchie domande ma nessuno mi aveva preparato a tutto questo. <\/p>\n\n\n\n<p>Nella nursery, fuori dalla sala operatoria, mi era sembrato di stare in una bolla: i rumori ovattati, la neonatologa e i primi esami audiometrici, e mia figlia, persa come me nell\u2019azzurro della vaschetta d\u2019acqua. La mia postura tradiva imbarazzo: il peso del corpo spostato di continuo da una gamba all\u2019altra e le braccia conserte, a difendermi da qualcosa di inaspettato e sconosciuto. Poi ho messo a fuoco il braccialetto di riconoscimento con la data di nascita e il nome, Emma. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Pap\u00e0, sveglia! Vai a prendere qualcosa da mettere alla bimba! <\/p>\n\n\n\n<p>Quelle parole mi sono entrate nella testa e mi hanno scosso. Ho aperto la zip del borsone e ho tolto il pigiama rosso. &#8211; Ma questo \u00e8 un asciugamano. Un po\u2019 imbranato il tuo pap\u00e0, eh, piccolina? Ho sorriso, la bocca asciutta mi ha impedito di trovare parole e tempo per rispondere all\u2019infermiera castana. O mora? <\/p>\n\n\n\n<p>La piccola ha continuato a strillare, da pochi minuti l\u2019hanno levata dal suo mondo, quel grembo dove ha vissuto per otto mesi e mezzo. L\u2019infermiera mi ha aiutato a infilarle il pigiamino e me l\u2019ha messa in braccio. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ha freddo, scaldala, tienila stretta al petto. E andiamo dalla mamma &#8211; mi ha detto. Ho ubbidito senza fiatare, inebetito. <\/p>\n\n\n\n<p>Sono entrato nella camera di Elena e ho visto i suoi occhi, non sono mai stati cos\u00ec belli. Mi ha chiesto di aiutarla a tenere la piccola, era impaziente. &#8211; Appena \u00e8 nata, l\u2019ostetrica me l\u2019ha portata via &#8211; ha detto, un inciampo nella voce. <\/p>\n\n\n\n<p>Era sofferente per la ferita, le ho sistemato un cuscino dietro la schiena per aiutarla a mettersi dritta e ho avvicinato la bambina che stava piangendo; lei le ha parlato con dolcezza e l\u2019ha accarezzata per calmarla. Ho baciato piano le labbra di mia moglie ma la risposta \u00e8 stata distratta: la sua attenzione era tutta per lo scricciolo. Ha voluto a tutti i costi avvicinare la bimba al seno, Emma ha succhiato dal capezzolo e piano piano le si \u00e8 addormentata fra le braccia. <\/p>\n\n\n\n<p>Il mio sguardo \u00e8 finito sul comodino, sul quadretto che Andrea e Francesca ci hanno regalato prima di partire per le loro vacanze da soli, un collage di fotografie che ritraggono me ed Elena nell\u2019oceano di Miami, sulle piste da sci di Bormio e in sella alle biciclette, a Creta; in tutte la spensieratezza sui nostri volti. L\u2019angolo in basso a destra era vuoto: \u201cci metterete i vostri sorrisi insieme a Emma\u201d, io ho pensato alla prima candelina sulla torta di compleanno, con la pletora rumorosa di nonni e cugini a fianco, come successe un paio d\u2019anni fa con mio nipote. <\/p>\n\n\n\n<p>Ieri sera mia moglie era nervosa, sono rimasto in ospedale a farle compagnia. Quando si \u00e8 addormentata, mi sono appisolato con la testa appoggiata sul suo letto, al risveglio ero agitato, lei dormiva un sonno profondo, le ho accarezzato il viso e me ne sono andato. A casa la cucina era vuota e fredda, triste nel buio della sera, ho preferito infilarmi nel letto senza cenare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono girato e rigirato per tutta la notte, lottando coi pensieri, e stamattina mi sono alzato presto, qualcosa di strano nello stomaco, una sensazione conosciuta poche volte nella vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono venuto di corsa in Ostetricia, hanno anticipato l\u2019intervento di mezz\u2019ora, e ho fatto appena in tempo a salutare Elena, prima di vederla sparire nell\u2019ascensore con gli infermieri. Poi ho atteso nel vai e vieni tra uno stipite e l\u2019altro, all\u2019ingresso della sala operatoria, da solo. Ho voluto cos\u00ec, ho preferito non avere persone accanto quando i pensieri della notte sono tornati, come mi aspettavo, e mi hanno parlato di responsabilit\u00e0 e di sacrifici ad attendermi di l\u00ec a poco, non appena quella porta bianca si fosse riaperta.<\/p>\n\n\n\n<p>La giornata \u00e8 trascorsa tra pacche sulle spalle, congratulazioni per la mamma e sorrisetti alla piccola, qualche stupida battuta degli amici e la mia invidia per le loro birre al Sunflower in onore della neonata, e poi le risposte di circostanza alle troppe frasi fatte dei parenti sbucati fuori da chiss\u00e0 dove, come capita alle feste comandate. Con tutti ho usato un tono indeciso e svogliato: la gioia, difficile da contenere nei giorni precedenti, avuta tra le braccia mia figlia, si \u00e8 rincantucciata in un angolo. Passata anche la tensione per il parto, \u00e8 subentrato altro: avrei voluto saltare e ballare dalla felicit\u00e0 e invece \u00e8 capitato di dovermi far ripetere pi\u00f9 volte le parole che alcuni mi rivolgevano.<\/p>\n\n\n\n<p>A met\u00e0 pomeriggio, mentre mamma e bimba riposavano, sono uscito dalla camera e mi sono fermato di fronte alla vetrata del corridoio, lo sguardo sulle nuvole cariche d\u2019acqua. <\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 avvicinato mio padre, non me ne sono accorto subito. Mi sono voltato, lui mi ha osservato e ha capito anche stavolta. Poi, ad aggiungere peso al peso, mi ha passato una mano sulla spalla,  in silenzio, non ha mai usato molte parole.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sono felice, ma ho dormito poco &#8211; ho risposto timido alla sua domanda muta. Mi ha stretto la mano e mi ha salutato, dicendo che sarebbe tornato l\u2019indomani a trovarci. L\u2019ho osservato allontanarsi con la sua camminata claudicante, avrei voluto che si fermasse ancora un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminate le visite, la bimba dormiva tranquilla accanto alla mamma; dopo la poppata aveva sul viso un sorriso soddisfatto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Hai visto che bella? &#8211; mi ha detto Elena.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza rispondere, ho ripreso in braccio la piccola, la volevo tenere stretta ma ho subito sentito addosso una debolezza insolita. Ho distolto lo sguardo da Emma e ho pensato ai cambi di pannolino e alle notti insonni che ci avrebbero atteso, ho inquadrato una foto tra quelle del collage, la mia immagine in vetta a una delle nostre montagne grigie, incombenti sopra di noi, e ho comunque faticato a deglutire.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono seduto sul letto, accanto a Elena. Lei mi ha accarezzato i capelli.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sei un po\u2019 strano &#8211; ha detto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Solo stanco e affamato &#8211; ho risposto, quasi sotto voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Di l\u00ec a poco le avrebbero portato la cena.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Perch\u00e9 non torni a casa subito? Cos\u00ec avrai tempo di montare il fasciatoio &#8211; ha detto. Avrei voluto rispondere che non ne avevo voglia, che avrei preferito raggiungere gli amici al Sunflower, invece ho raccolto il sacchetto coi vestiti sporchi e ho infilato nello zaino il quadretto delle foto. Un bacio a Elena e me ne sono andato.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Esco dall\u2019ospedale. Stamattina, quando ci sono entrato, era diverso anche il cielo, il sole spuntava tra le nuvole. Adesso invece tutto si \u00e8 chiuso, scende una pioggia decisa, a tratti violenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Penso a mia figlia e a mia moglie, alla famiglia che oggi siamo. Prima di salire in auto, ripeto a voce alta quella parola, famiglia. Una donna mi guarda curiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Salgo, spengo la radio e il telefonino, non ho voglia di chiacchierare. Resto in silenzio, occhi fissi sul volante, a pensare che una birra al Sunflower potrebbe anche starci.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019orologio sul cruscotto dice che sono trascorsi cinque minuti. Non mi va di tornare subito a casa. Lo stomaco brontola. Vorrei raggiungere gli amici al pub ma sarebbe una pazzia, mi lascerei ubriacare, come gi\u00e0 successo, e non posso farlo. Tra qualche giorno moglie e figlia saranno a casa e il fasciatoio dovr\u00e0 essere pronto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi fermo al kebab del centro, quello con le pareti esterne in vetro che danno sulla strada, vicino alla chiesa di San Martino, era stato un collega a parlarmene bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono l\u2019unico cliente, la ragazza prende l\u2019ordine e incassa, mi passa la birra e sparisce in cucina, sento la sua voce rispondere a quella di un uomo. Resto solo nel locale. Mi siedo dando la schiena al bancone, mi guardo attorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla parete a sinistra un\u2019immagine della Moschea Blu di Istanbul mi riporta a una decina di anni fa, a quel viaggio in Turchia. Tolgo dallo zaino il quadretto con le foto e osservo quella con me, Elena, Andrea e Francesca davanti a quel monumento: ricordo la giovane coppia di francesi che ce la fece, ci avevano guardato con occhi sfiniti, i loro tre bambini si rincorrevano qualche metro pi\u00f9 in l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivammo in citt\u00e0 stanchi di dogane, treni e bus, e furono giornate piene di risate, quelle, trascorse tra il porto, Santa Sofia e Sultanhamet, dove spendevamo poche lire per comprare un kebab da Youssef, ne ricordo ancora il sapore. Sorrido ripensando a quei momenti, osservo lo spazio vuoto nell\u2019angolo in basso a destra e l\u2019immagine del viso di Emma torna prepotente.<\/p>\n\n\n\n<p>La ragazza mi porta il kebab, rimetto il quadretto nello zaino. Un\u2019occhiata all\u2019orario sul display del cellulare: non mi va di correre a casa a montare il fasciatoio, chiss\u00e0 quando mi capiter\u00e0 di mangiare di nuovo un boccone da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Assaggio la carne: \u00e8 buona, ma non come quella di Youssef. Le gocce d\u2019acqua sulla finestra che d\u00e0 sulla strada scendono lente come lacrime. Seduto sullo sgabello alto, bevo un sorso di birra mentre osservo la pioggia e il traffico della sera.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38497\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38497\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al corso di avvicinamento al parto ero stato concentrato, avevo fatto parecchie domande ma nessuno mi aveva preparato a tutto questo. Nella nursery, fuori dalla sala operatoria, mi era sembrato di stare in una bolla: i rumori ovattati, la neonatologa e i primi esami audiometrici, e mia figlia, persa come me nell\u2019azzurro della vaschetta d\u2019acqua. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_38497\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38497\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":16270,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[532],"tags":[],"class_list":["post-38497","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2019"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38497"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16270"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=38497"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38497\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":38569,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38497\/revisions\/38569"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=38497"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=38497"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=38497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}