{"id":38385,"date":"2019-05-03T17:17:16","date_gmt":"2019-05-03T16:17:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38385"},"modified":"2019-05-03T17:17:19","modified_gmt":"2019-05-03T16:17:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-la-strada-del-destino-di-antonino-criaco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38385","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;La strada del destino&#8221; di Antonino Criaco"},"content":{"rendered":"\n<p> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:left\">Erano quattro le case ancora in piedi, ognuna appesa all&#8217;altra per sorreggersi in una sorta di mutuo soccorso. Allineate lungo la strada polverosa non mostravano di voler cedere al tempo ed arrendersi&nbsp; all&#8217;oblio. Tristi e pietosi erano i ruderi delle vecchie abitazioni che non avevano retto all&#8217;abbandono dei loro abitanti. Sulla parete dell\u2019ultima casa agibile faceva bella mostra l\u2019insegna dell\u2019ufficio postale, che si stendeva come una bandiera. Quella contrada non aveva nome, ma quel cartello della posta era diventato il simbolo dell\u2019antica esistenza di una realt\u00e0 umana molto attiva. Poi, per\u00f2, la strada che conduceva al paese, lontano alcuni chilometri, venne deviata per abbreviare il percorso e da l\u00ec non passava pi\u00f9 nessuno. <\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f9 vi era nato e vi era\ntanto affezionato che non se ne era mai allontanato, neanche per andare in\npaese. Per lui il mondo si riduceva a fare il percorso dall\u2019ultima pietra della\ncasa diroccata, sino all\u2019ultima casa ancora in piedi, in fondo a tutte le\ncostruzioni: la sua. <\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f9 era il soprannome\ncon cui il padre usava chiamarlo, un abbreviativo di Girolamo. In quella\npiccola comunit\u00e0, se lo avessero chiamato per intero, Girolamo! Sarebbe stato\nuno spreco di voce. Di voci in quel borgo non ce n\u2019erano da molto tempo e, nel\nsilenzio, una voce prolungata era come un brutale fendente che avrebbe lacerato\nl\u2019aria. Quel nome tronco rispecchiava il taglio di anime che quel luogo aveva\nsubito.<\/p>\n\n\n\n<p>Non erano passati\nmolti anni da quando l\u2019ufficio postale non era pi\u00f9 attivo. Ovviamente serviva\nsolamente i pochi abitanti e qualche occasionale avventore. Poi, per i tagli\naziendali e per la deviazione stradale, venne soppresso. Il bar, che era anche &nbsp;tabacchino, dopo pochi mesi dovette chiudere e\nla famiglia che lo gestiva si trasfer\u00ec altrove.&nbsp;\nAnche la botteguccia di alimentari fece la stessa fine. Questi erano piccoli\nesercizi commerciali che vivevano in funzione dei viandanti, i quali,\npercorrendo altre strade, erano oramai scomparsi. Il padre di Gir\u00f9 aveva\nvissuto sempre l\u00ec, anche dopo la morte della moglie. Era l\u2019addetto alle acque\ndel ruscello che irrigava i campi pi\u00f9 a valle. Era responsabile della\nregolazione delle chiuse e, quindi, era costretto a rimanere. Ma, mentre il\npadre era profondamente scontento di finire i suoi anni in quel deserto, Gir\u00f9, al\ncontrario, era felice di viverci. <\/p>\n\n\n\n<p>Fino a quando il genitore\nrest\u00f2 in vita, qualche famiglia si ostinava a restare, tra cui il mandriano con\nla moglie e i due figli che accudivano la stalla ed anche un\u2019anziana donna che,\ndopo la morte del marito, non sapeva dove andare. Gir\u00f9 faceva parte di questa piccola\ne povera comunit\u00e0, era come se fosse membro di una famiglia che li comprendeva\ntutti. <\/p>\n\n\n\n<p>Il padre, resosi\nconto che la sua morte era prossima, chiam\u00f2 il figlio e gli disse: \u201cGir\u00f9, caro\nfiglio! Devi lasciare questa casa! Fra qualche anno non rester\u00e0 pi\u00f9 alcuno a\nvivere qua. In paese troverai alloggio, lavoro, compagnia e, forse, una moglie.\nPerci\u00f2, ti esorto ad andare via\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f9 pur con la\nmorte nel cuore gli rispose:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon potrei mai\nabbandonare le mie rondini, delle quali proteggo il nido fino al loro ritorno in\nprimavera. Oramai mi conoscono e, se non mi vedessero, penserebbero che le ho\nabbandonate. E poi c\u2019\u00e8 il merlo, che canta per me ogni mattina sul davanzale\ndella mia finestra. Se me ne andassi non saprebbe pi\u00f9 per chi cantare. Mi\nmancherebbe non potere pi\u00f9 ascoltare il mormorio delle acque del torrente, il\ncui scroscio \u00e8 come se mi parlasse. Mi informa quando \u00e8 sofferente per la poca\nacqua, temendo di morire. Accorro alle sue rive e lo esorto a resistere. <\/p>\n\n\n\n<p>Vedrai! Gli dico. La\npioggia arriver\u00e0 presto! E lui sembra rianimarsi e, con un immane sforzo,\nriesce a far aumentare il gocciolio, in attesa della pioggia che lo rianimer\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui si lamenta\npure della piena, perch\u00e9 non riesce a contenere tutte le acque e quelle che\nfuggono via dagli argini sono strappi dolorosi che lo fanno soffrire, perch\u00e9\nogni goccia d\u2019acqua che l\u2019abbandona \u00e8 come un figlio generato da lui che mai\npi\u00f9 rivedr\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Padre! Qui ho tanti amici, non sono solo\u201d.<br>\nIl padre chiuse per sempre gli occhi con l\u2019ultima esclamazione che gli sfugg\u00ec\ndalla bocca: \u201cpovero figlio mio!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre fu\nprofetico, perch\u00e9 non pass\u00f2 molto tempo che pure il mandriano se ne and\u00f2\ninsieme a tutta la famiglia e, questa volta, Gir\u00f9 pianse e non nascose quelle\nstesse lacrime che aveva gi\u00e0 versato alla partenza del tabaccaio e del bottegaio.\nUna consolazione gli restava, per\u00f2. L\u2019anziana signora era rimasta, ma era cos\u00ec\nvecchia che non sarebbe mancato molto tempo prima che morisse. Il dottore del\npaese era venuto una volta a visitarla e le aveva ordinato delle punture che\nlui si era offerto di iniettarle ogni giorno, secondo la prescrizione del\nmedico. Curarla era come se si ostinasse a tenerla in vita. Lei, quando le\ninfilava l\u2019ago nel sedere, gli diceva: <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cguarda Gir\u00f9 come \u00e8 secca e rattrappita\nla mia pelle! Vai a vivere in paese! L\u00ec troverai una bella ragazza con la pelle\nliscia e soda. Qui la morte \u00e8 giunta gi\u00e0 molti anni fa e si \u00e8 portata via tutto,\nuomini e cose. Fuggi prima che porti via anche te!\u201d<br>\nLui testardo replic\u00f2: \u201cqui rimango, a respirare l\u2019aria che hanno respirato i\nmiei genitori e tutti i vecchi amici che sono partiti.&nbsp; Sento ancora il loro odore e sono ancora\nvisibili le tracce delle opere che hanno lasciato qui.&nbsp; Ogni giorno faccio il giro delle loro case\nper tenerle in buono stato, perch\u00e9 un giorno, quelli che sono partiti,\nritorneranno: tutti ritornano al luogo natio.\u201d<br>\nGir\u00f9 non parlava alla vecchia, ma a se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>La vecchia signora\ngli disse: \u201cquando sar\u00f2 morta seppelliscimi accanto a mio marito, tieni in buona\ncura il piccolo cimitero, mi raccomando! La morte, caro figliolo, ti porta via\nl\u2019anima, non il corpo. La bara, ormai da anni, l\u2019ho fatta costruire dal\nfalegname del vicino paese, la troverai in soffitta. <\/p>\n\n\n\n<p>La vecchia signora\nmor\u00ec e Gir\u00f9 trov\u00f2 la cassa. La trascin\u00f2 sino al piccolo cimitero, dove c\u2019erano\nle altre tombe, tutte con i loro fiori freschi che lui raccoglieva nei campi\nper depositarli vicino alle lapidi. E l\u00ec la seppell\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Le altre volte nelle\nquali c\u2019era stata un\u2019inumazione, qualcuno aveva avvertito il prete e, perci\u00f2,\nla funzione rispettava i criteri di una santa sepoltura. <\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f9 si ricordava\nquali preghiere recitare e la morta ebbe il suo rito funebre anche se\nsemplificato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era poi\ncompletamente vero che dal paese non giungesse mai alcuno. Tutti sapevano che in\nquella contrada continuava ad abitare una persona che tutti conoscevano: ci\nprovarono il prete, il sindaco e qualche abitante di buon cuore a convincere\nl\u2019eremita a stabilirsi in paese, dove si sarebbe trovato per lui una buona\nsistemazione. Esortazioni andate a vuoto, che costrinsero &nbsp;sia il prete, che qualche abitante, a recarsi periodicamente\nalla contrada per rifornire di vivande il suo abitante. Ci\u00f2 rafforz\u00f2 la volont\u00e0\ndi Gir\u00f9 a rimanere l\u00ec. Per la verit\u00e0, anche il medico, quando trovava un po\u2019 di\ntempo libero, andava a trovarlo, non dimenticando di portargli anche lui delle\nvivande. Non gli portava medicine, perch\u00e9 sapeva che Gir\u00f9 possedeva un fisico\nsano e robusto, che difficilmente sarebbe stato attaccato da qualche malattia.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno arrivarono\nnella contrada degli operai, con l\u2019ordine di smontare l\u2019insegna postale per\nportarsela via.&nbsp; Gir\u00f9 prese una sedia e\nsi leg\u00f2 con un cappio all\u2019insegna, minacciando di uccidersi impiccato se avessero\ntentato di smontarla. Ai poveri operai non rest\u00f2 altro che prendere atto della\nsituazione ed andare via. Per Gir\u00f9 fu come aver vinto la guerra contro soldati\nnemici, perch\u00e9 quell\u2019insegna era, non soltanto il simbolo della contrada, anche\nla sua bandiera. La cosa ebbe clamore in paese, tant\u2019\u00e8 che una delegazione di abitanti\nvolle rendere onore a quel gesto, simbolo di una difesa patriottica. Da quel\ngiorno, a quella misera contrada, fu dato un nome con un\u2019 insegna grande, posta\nall\u2019inizio della stessa, con la scritta: BENVENUTI A GIRU\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Si fece festa e Gir\u00f9 fu nominato, a gran\nvoce, sindaco e protettore del nuovo paese. <br>\nSono passati molti anni da allora e, se qualcuno volesse visitare quella\ncontrada, troverebbe ancora ben conservate quelle case con quella scritta tuttora\nleggibile. Non dovrebbe mancare di visitare la tomba del sindaco sulla cui lapide\n\u00e8 scritto: \u201d Qui giace Gir\u00f9, l\u2019uomo che scopr\u00ec che si pu\u00f2 amare un luogo e\ndifenderlo fino alla morte.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la vita di Gir\u00f9\nnon si spense rapidamente, visse per molti anni, tronfio di essere il sindaco\ndi quel paese abitato soltanto da lui. Ma lui era convinto che le case\nabbandonate conservavano l\u2019anima dei vecchi abitanti e che, prima o dopo, tutti\nsarebbero stati costretti a tornare per riprendersi l\u2019anima, perch\u00e9 gli\nemigranti possono andare via con il corpo, ma la loro anima rimane sempre l\u00ec\ndove sono nati. Gir\u00f9 era convinto che, mantenendo in buono stato le case,\navrebbe permesso alle anime di poter vivere in modo confortevole. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Nel tempo in cui visse poco cambi\u00f2 per lui, di\nsicuro c\u2019erano anime a fargli compagnia, ma di persone in carne ed ossa non se\nne vedevano, se non per quelle rare volte che qualcuno del paese gli portava\ndei viveri.<\/p>\n\n\n\n<p>I merli, si sa, non\nsono uccelli fedeli ed un giorno spar\u00ec quello che cantava dalla sua finestra\nogni mattina. &nbsp;Gir\u00f9, abituato a\nsvegliarsi ogni mattina ascoltando quel canto, ci rimase molto male. Si chiese\nse anche il merlo avesse un\u2019anima per cui un giorno sarebbe dovuto tornare a\nriprendersela. Lo avrebbe chiesto al prete, durante le rare visite che gli\nfaceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando calava la\nnotte gli sembrava che il suo paese fosse avvolto da un manto pieno di stelle\nche lui cercava di contare, ma erano cos\u00ec tante, che non riusciva mai a completare\nla conta. Allora rinviava il conteggio alla notte successiva, ma sembrava che\nle stelle si volessero prendere gioco di lui, perch\u00e9 molte di quelle della sera\nprecedente si erano nascoste comparendone altre nuove. Ma lui era deciso a\nportare a termine il suo intento e non si sarebbe arreso fino a quando non\navesse completato la conta. <\/p>\n\n\n\n<p>Teneva sempre mezzo\nocchio puntato verso il paese e seguiva le luci che a volte sembravano muoversi\nin tante direzioni. Sapeva che erano vetture in movimento, ma se qualcuna si\nmuoveva verso est sperava fosse diretta al suo paese. <\/p>\n\n\n\n<p>Quando la contrada\nera viva, anche di notte arrivavano dal paese persone che si intrattenevano al\nbar a discutere di calcio e di politica. Ma ora che quel posto si era svuotato,\ngli rimaneva soltanto l\u2019illusione, perch\u00e9 le vetture si fermavano prima di\nprendere la strada che conduceva fin l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la scomparsa\ndel merlo, Gir\u00f9 attendeva con ansia la primavera, per salutare le rondini che avrebbero\nripreso possesso dei loro nidi, che lui si era sempre preoccupato di conservare\nin buono stato. Le rondini, ritrovando il nido intatto, gli avrebbero fatto una\nronda festosa attorno, lanciando striduli di felicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Quale sindaco del\npaese aveva fatto il suo dovere, conservando intatte le loro case e quelle manifestazioni\nfestosi di ringraziamento, che credeva fossero rivolti a lui, lo premiavano\ntotalmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensava: \u201cse tornano\nle rondini a riprendere possesso delle loro case, perch\u00e9 non dovrebbero farlo anche\ngli uomini?\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Quando voleva oziare,\nraggiungeva la collina in alto e scrutava l\u2019orizzonte lungo la vecchia strada,\nper vedere giungere qualche macchina che portasse a casa i vecchi abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono gli anni e\nGir\u00f9 non pot\u00e9 registrare altre visite, se non quelle dei suoi vivandieri.\nNessuna notizia, nessun arrivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f9 non era\nveramente solo; la sua gatta, che lui chiamava Milia, avendo trovato alloggio\ned un ottimo vitto, mise fine al suo girovagare, ritenendo opportuno fermarsi\nin quel borgo. I gatti sono l\u2019esempio pi\u00f9 eclatante di opportunismo e Milia ne\nera una interprete perfetta. Gir\u00f9 provvedeva al suo sostentamento con una\ngrossa razione di latte ogni mattina. Latte che lui sottraeva dalle sue\nprovviste, restando a volte digiuno. Milia, pur refrattaria a legami\nconsolidati, si arrese a quella vita comoda, concedendo al suo benefattore di\naccarezzarle qualche volta il ventre. Una volta, un po\u2019 infastidita per ragioni\nche le donne, come al solito, non sanno spiegare, graffi\u00f2 il suo vivandiere, il\nquale, per punirla, la mattina successiva non le fece trovare il latte. Milia cap\u00ec\ne, dopo un po\u2019, si mise a miagolare ai piedi di Gir\u00f9 strofinandogli la testa\nsulle caviglie come a chiedere scusa. L\u2019uomo non si fece commuovere e per\nquella mattina la gatta rimase senza latte. Come era facilmente immaginabile,\nessendo Gir\u00f9 di cuore buono, la mattina dopo, Milia ritrov\u00f2 il suo latte. <\/p>\n\n\n\n<p>Gatta e benefattore\nsi parlavano e, mentre Gir\u00f9 si rivolgeva a lei con linguaggio umano che la gatta\nsembrava capire, ella gli rispondeva sempre con dei miagolii che sapevano di\nruffianesimo, tutto in funzione della razione di latte la mattina. <\/p>\n\n\n\n<p>Una notte Gir\u00f9 sent\u00ec\nmiagolare a lungo la gatta, ma quel miagolio era strano, non l\u2019aveva mai\nsentita miagolare in quel modo, sembrava avesse due voci. Preoccupato si alz\u00f2\ndal letto e, seguendo il miagolio, la rintracci\u00f2 su un muretto della strada mentre\nstrofinava il collo con quello di un grosso gatto nero, che miagolava a sua\nvolta. Stette a distanza a guardarli ed a capire come quel grosso gatto fosse\nriuscito a penetrare in paese senza il suo permesso ed a sedurre la sua gatta. Il\nsuo primo istinto fu quello di tentare di scacciare l\u2019intruso. Pens\u00f2, per\u00f2, che\nil paese avrebbe potuto accogliere un altro abitante. Ma se avesse voluto risiedere\nin paese avrebbe dovuto procurarsi il cibo da solo. Povero Gir\u00f9! Non poteva\nsapere che, di l\u00ec a poco, tutta la vita del paese sarebbe stata stravolta da una\nnovit\u00e0 alla quale non era preparato. C\u2019era tra i due gatti una specie di\ncomplicit\u00e0, perch\u00e9 dividevano senza attriti il latte, affondando insieme la\ntesta nella ciotola. Tanta affettuosit\u00e0 avrebbe dovuto metterlo sull\u2019avviso. Una\nsera, nella quale il miagolio si fece cos\u00ec intenso da spaventarlo, si alz\u00f2 dal\nletto per andare a controllare e, ci\u00f2 che vide, dapprima lo spavent\u00f2, ma poi lo\nrese felice. Erano quattro i gattini nuovi arrivati, che miagolavano per fame.\nAncora una volta, il buon cuore di Gir\u00f9 ebbe il sopravvento. Prepar\u00f2 una ciotola\nnella quale svuot\u00f2 un\u2019intera bottiglia di latte che poi diede ai gatti. Il gatto\nnero che era nei paraggi, a quel punto si fece vedere e tent\u00f2 di avvicinarsi\nalla ciotola. Ma il benefattore lo minacci\u00f2 e il gatto nero spar\u00ec, per\nricomparire pi\u00f9 tardi per l\u2018ultima leccata alla ciotola.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il gatto nero ed\nil sindaco non c\u2019era un buon rapporto. Il gatto rare volte si era avvicinato\nabbastanza all\u2019uomo per racimolare una carezza. Gir\u00f9, che doveva provvedere al\nsostentamento dei gattini, rimproverava a viva voce il padre, che proprio non\nne voleva sapere di racimolare cibo per i figli. Tra l\u2019altro, l\u2019animale era\ningrassato enormemente e ci\u00f2 spiegava il fatto che nei dintorni, non si vedevano\npi\u00f9 topi di campagna. Gir\u00f9 scommise con se stesso che, appena la caccia ai topi\nsi fosse esaurita, il gatto nero sarebbe sparito. Cos\u00ec accadde e solo a Gir\u00f9 rimase\nil compito di provvedere al sostentamento dei gattini e della madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella comunit\u00e0 di gatti un problema\ncominciava a crearlo. Era vero che avevano accresciuto la popolazione del\npaese, ma era altrettanto vero che, di lucertole, topi, serpentelli ed\nuccellini non se ne trovava pi\u00f9 traccia. Gir\u00f9, che aveva un udito fine ed\nallenato a tutti i rumori, non avvertendo pi\u00f9 la presenza dei piccoli animali,\nda buon sindaco della cittadina, pens\u00f2 di dover prendere dei provvedimenti.\nLui, oramai, si era affezionato ai gatti e scacciarli non era nelle sue\nintenzioni: condannarli alla gabbia come meritavano non ne aveva il coraggio.\nEmise un\u2019ordinanza che affisse all\u2019inizio del paese: \u201cE\u2019 vietato ai gatti\nassalire altri animali, pena severe sanzioni.\u201d<br>\nCome aveva sempre supposto, i gatti non amano imposizioni e fanno sempre quello\nche vogliono e cos\u00ec si ritrov\u00f2 con il grave dilemma di dover fare rispettare la\nlegge a tutti i costi. Chiam\u00f2 Milia in disparte e le disse che, se i suoi gattini\nnon si fossero messi in riga, avrebbe dovuto prendere severi provvedimenti. Le\nsue esortazioni caddero nel vuoto, perch\u00e9 vide una povera lucertola dimenarsi,\nmentre uno dei gattini la teneva tra i denti. Un provvedimento doveva\nprenderlo, ormai aveva imparato a conoscere i gatti. Una mattina non riemp\u00ec pi\u00f9\ndi latte la ciotola e cos\u00ec continu\u00f2 a fare nei giorni seguenti. I gatti, si sa,\nsono degli opportunisti e poich\u00e9 non sempre la caccia agli animaletti era\nfruttuosa, un giorno Gir\u00f9 vide Milia alla testa dei suoi cuccioli avviarsi per\nla strada, abbandonando il borgo. Non li rivide pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era nelle sue\nintenzione spopolare il paese e sperava vivamente che un giorno potessero\ntornare pi\u00f9 ravveduti e meno inclini a dare la caccia agli altri animali.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i suoi pensieri\nc\u2019era un chiodo fisso, come far ritornare al borgo tutti i suoi vecchi\nabitanti. <\/p>\n\n\n\n<p>Invecchiava, ma non\ndimenticava di dover portare a termine la missione che si era prefissa. Coltivava\nda tempo un\u2019idea, ma c\u2019era un solo modo per portarla a compimento: doveva\nattendere che il tempo facesse il suo corso che lo invecchiasse ancora di pi\u00f9.\nE quel tempo finalmente arriv\u00f2. Si ricord\u00f2 della vecchiaia del padre, quando\nabbandon\u00f2 le cose terrene per salire in cielo.&nbsp;\nLa pelle del genitore si era tutta raggrinzita, le gambe non lo sorreggevano\npi\u00f9, la sua respirazione era diventata pi\u00f9 faticosa e, pochi giorni dopo, mor\u00ec.\nSi era accorto che gli stessi sintomi che avevano portato il padre alla morte avevano\naggredito anche lui. La sua pelle aggrinzita era piena di macchie scure e\ncominciava a pesargli l\u2019ispezione che ogni mattina faceva al borgo percorrendolo\nlungo tutto il suo tracciato. <\/p>\n\n\n\n<p>Facendo il confronto\ncon la morte del padre, calcol\u00f2 quando sarebbe potuta sopraggiungere la sua\ndipartita e quello sarebbe stato il momento per far partire il piano. C\u2019era\nsoltanto un ostacolo, doveva recarsi in paese e passare inosservato, cosa non\nfacile. Gli serviva la complicit\u00e0 del nuovo parroco perch\u00e9 il precedente, con\nil quale aveva pi\u00f9 confidenza, era gi\u00e0 deceduto da tempo. Il nuovo, comunque,\nera andato spesso a trovarlo per assicurarsi che non perdesse la fede, visto\nche viveva da eremita. &nbsp;Quella che\nconservasse la Fede era la cosa che pi\u00f9 preoccupava il prelato, che aveva meno\npropensione del suo predecessore a rifornirlo di viveri, anche se qualche\nbottiglia di latte gliela portava. <\/p>\n\n\n\n<p>Si mise in cammino\nnella serata, voleva giungere di notte avvolto dal buio per non farsi notare.\nMa non a notte inoltrata, per poter sorprendere il prete ancora sveglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ricordava di\nessere andato in paese soltanto una volta, da bambino, portato per mano dal\npadre. <\/p>\n\n\n\n<p>Tutto era avvolto in\nuna confusione di rumori senza armonia. Non si ascoltava il canto degli\nuccelli, n\u00e9 il dolce mormorio&nbsp; dell\u2019acqua\ndi un torrente, ma strani rumori, voci concitati e tanta gente in giro a\ncamminare che non salutava come se gli altri passanti non esistessero. Ne aveva\navuto una impressione cos\u00ec negativa che non c\u2019era voluto pi\u00f9 tornare. La sera,\nper\u00f2, seduto sull\u2019uscio di casa ad oziare, non trascurava di ammirare le luci\nsulla collina e seguendo i fari delle vetture, aveva stampata nella mente\nla&nbsp; mappa dell\u2019intero abitato. Sapeva, perci\u00f2,\ncome arrivare alla chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non gli sarebbe\nstato difficile raggiungere la sacrestia senza farsi notare. Nei paesi i\nviandanti notturni sono ombre che si muovono in silenzio per riguardo ai contadini\nche vanno a letto presto. Gir\u00f9 camminava radente i muri. Arriv\u00f2 alla chiesa e\nsuon\u00f2 il campanello di un portone accanto.&nbsp;\nSi sent\u00ec chiaramente un \u201cchi \u00e8\u201d quasi gridato e dei passi striscianti,\nche si avvicinavano alla porta. Disse il suo nome con una voce appena\nsussurrata per non farsi sentire dal circondario, ma il prete, abituato alle\nconfessioni dalle vecchiette appena sospirate, percep\u00ec immediatamente il suo\nnome ed apr\u00ec con prontezza, rivelando una faccia sorpresa e meravigliata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe ci fai qui a quest\u2019ora Gir\u00f9! Questa\n\u00e8 l\u2019ora delle confessioni pi\u00f9 cattive e pi\u00f9 brutali. Hai anche tu commesso\nqualche atroce delitto che devi confessare? Non saprei spiegarmi in altro modo\nla tua presenza qui, a quest\u2019ora.\u201d<br>\n\u201cVengo a dichiarare ufficialmente la mia morte!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe stupidaggini vai\ndicendo! Sei vivo e vegeto, spiegati meglio!<\/p>\n\n\n\n<p>Anche tu sei tra\nquei peccatori che hanno commesso i peccati pi\u00f9 orridi? Inginocchiati e dimmi\ntutto sotto confessione!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f9 non si era mai\nconfessato, ma il prete sapeva che non conosceva il peccato. Per questo non gli\naveva mai chiesto di confessarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci fu bisogno\ndel confessionale: il prete fece inginocchiare il penitente mentre lui, dopo\navere indossato i paramenti, prese posto su una sedia. <\/p>\n\n\n\n<p>Il prete gli disse:\n\u201csappi Gir\u00f9 che si tratta sempre di un inganno, anche se le tue intenzioni sono\nbenevole. Ripeti tutto sotto confessione per ottenere il perdono del Signore\nche, di certo, non ti assegnerebbe alcuna pena per tutto ci\u00f2, ma dobbiamo\nmetterlo al corrente anche delle tue pi\u00f9 intime motivazioni.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il penitente inizi\u00f2\na parlare. <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo sempre creduto\nche ogni vecchio abitante del borgo, pur essendo emigrato, abbia lasciato qui\nla sua anima e, dovendo io morire, non potrei pi\u00f9 esserne il custode; devo,\nperci\u00f2, trovare il modo di farli ritornare a riprendersi l\u2019anima, anche se con\nun inganno.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il prete replic\u00f2: <\/p>\n\n\n\n<p>\u201csento che non sei completamente\nsincero, credo che qualcos\u2019altro ti tormenti. Libera il tuo pensiero! Il Signore\nti capir\u00e0, non devi temere!\u201d<br>\n\u201cHo seppellito mio padre, mia madre, la vecchia signora e tutti hanno avuto il\nrito della tumulazione attorniati dai parenti e dagli amici. Eravamo in molti\nad accompagnarli all\u2019ultima dimora.&nbsp; Se\ngiungesse a me la morte, morirei con un tormento: sarei un cadavere abbandonato,\nscoperto dopo molti giorni per il lezzo della putrefazione del mio corpo.&nbsp; E\u2019 triste morire in solitudine. La morte l\u2019ho\nsempre vissuta come una cerimonia di consolazione e di testimonianza. Chi\ntestimonierebbe per me? Il borgo, con il ritorno dei suoi vecchi abitanti,\ntornerebbe a nuova vita e sarebbe uno scambio, la mia vita in cambio di quella del\nborgo.\u201d<br>\nIl prete gli disse: <\/p>\n\n\n\n<p>\u201ctu sei sicuro che torneranno questi\nvecchi abitanti? Chi li avvertir\u00e0 della tua morte? E, poi, perch\u00e9 debbono\npresenziare alla tua funzione funebre?\u201d<br>\nGir\u00f9 disse: <\/p>\n\n\n\n<p>\u201cnel borgo ci consideravamo tutti una\nfamiglia e nessuno abbondonerebbe un familiare nel momento della morte, perch\u00e9 debbono\nriavvolgere il filo d\u2019amore che li ha legati a lui. Un filo che ha un nome: il\nricordo. Nessuno perde completamente il contatto con il luogo natio. In paese,\nappena si sparger\u00e0 la notizia della mia morte, il collegamento con i vecchi conoscenti\ne i parenti andati via si riallaccer\u00e0 e tutti sapranno della mia dipartita.\u201d<br>\nIl prete proffer\u00ec poche parole: \u201ccredo vivamente che meriti l\u2019assoluzione. Sono\ncurioso, per\u00f2, di scoprire se quello che prevedi si avverr\u00e0. Tu ti affidi\ntroppo all\u2019amore, ma ho visto pi\u00f9 cuori induriti che cuori disposti a\nsacrificarsi per un costoso e faticoso gesto d\u2019amore. Se il tuo desiderio di\nvedere ripopolarsi il borgo si avverasse, sarei il primo a riconoscere che\nl\u2019amore&nbsp; non \u00e8 sempre quello che immaginiamo.\nCi sono tante manifestazioni d\u2019amore e non sempre riusciamo a capirle ed indagarle\ntutte. Proprio per questo sono tuo complice in una farsa che non inganna, ma\ndimostra che si pu\u00f2 amare in mille modi, ispirati dal sentimento sincero.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Gir\u00f9 prese la\nstrada del ritorno, la notte si era fatta pi\u00f9 nera e non si vedevano pi\u00f9\nfinestre illuminate. Sentiva che le forze lo stavano abbandonando. Non era un\ntratto breve quel cammino, ma aveva promesso di morire fra tre giorni e fino ad\nallora doveva resistere e farsi forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il prete, ormai,\ncompletamente assorbito dalla tresca, fece mettere ai piedi dell\u2019altare una\ncassa da morto vuota ma chiusa, in modo che la gente non andasse al borgo ad\nindagare. Tramite la perpetua fece diffondere la voce che fu lo stesso Gir\u00f9 ad\nesprimere la volont\u00e0 che le esequie si svolgessero dopo quattro giorni, per\ndare l\u2019opportunit\u00e0 ai parenti lontani ed agli amici di ritornare per l\u2019ultimo\nsaluto. In paese quell\u2019ultimo desiderio commosse tutti gli abitanti che si\naffannarono ad informare della morte di Gir\u00f9 tutte le persone che erano\nemigrate. Grande fu il dispiacere di tutti coloro che sentirono il dovere di\nritornare per quelle ultime esequie. Tornarono tutti. <\/p>\n\n\n\n<p>Il tabaccaio,\nl\u2019alimentarista, il mandriano si recarono a visitare, non senza emozione, le\nvecchie case e, vedendole ben conservate e linde, credettero ad un miracolo. Sapendo\nintimamente, per\u00f2, che soltanto il loro concittadino poteva avere fatto questo.\nQuel poco che ti d\u00e0 il posto dove sei nato \u00e8, in fondo, molto di pi\u00f9 di ci\u00f2 che\nsi trova altrove: l\u2019emigrante ha un nemico costante da combattere, il peggiore,\nl\u2019indifferenza. Se muori, se vivi, in un posto dove non sei nato, nulla eri,\nnulla rimani.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tabaccaio decise\nche forse non era una cattiva idea riaprire l\u2019esercizio. Pochi sarebbero stati\ni clienti, ma molte le persone con cui scambiare gesti di affetto e di\nsolidariet\u00e0. Il mandriano pens\u00f2 che il suo formaggio poteva avere mercato anche\nl\u00ec. Il paese di Gir\u00f9, da quel giorno, fu oggetto di peregrinazioni di migliaia\ndi viandanti, attratti dalla tipicit\u00e0 del luogo, dai prodotti locali e,\nprincipalmente, dai racconti relativi al suo unico abitante. Non fu proclamato\nsanto, ma fu stimato, ammirato ed additato come esempio di amore per la terra dove\nera nato. Tutti coloro che vi si recavano non trascuravano di fargli visita al\ncimitero, per leggere quella frase che divenne famosa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201dQUI GIACE GIR\u00d9, L\u2019UOMO CHE SCOPR\u00cc CHE SI PU\u00d2\nAMARE UN LUOGO E DIFENDERLO FINO ALLA MORTE.\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 morto Gir\u00f9?<\/p>\n\n\n\n<p>Si era rifugiato in\nsoffitta e, dovendo morire da l\u00ec a poco, non si preoccup\u00f2 di provvedere a\nfornirsi di vivande. Attese stoicamente la morte senza preoccuparsi della fame.\nIl prete, immaginando che si potesse verificare questa situazione, essendo suo\ncomplice e conoscendo il suo nascondiglio, and\u00f2 a trovarlo di nascosto. Gli\nport\u00f2 del pane e dell\u2019acqua, dicendogli di lasciare questa terra in tutta\nserenit\u00e0. Gir\u00f9 chiese al prete di aiutarlo ad esaudire l\u2019ultimo desiderio, quello\ndi incontrare i suoi concittadini. <\/p>\n\n\n\n<p>Il prete all\u2019inizio\nriput\u00f2 non opportuno ma, ormai, a cose fatte, premiare un moribondo non avrebbe\ncreato alcuno scandalo. In fondo, avevano annunciato la sua morte con alcuni giorni\ndi anticipo.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo desiderio\nnon si nega ad un moribondo. Il prete chiam\u00f2 in disparte il tabaccaio, l\u2019alimentarista\ne il mandriano e disse loro di seguirlo. Anche lui voleva scoprire come costoro\navrebbero reagito alla sorpresa di vedere ancora vivo il loro concittadino.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando i sentimenti\nsono forti e sinceri, non si pu\u00f2 di colpo modificarli, solo per un aspetto\nformale. Infatti gli amici, vedendolo a letto sofferente ma vivo, espressero\ncontentezza e felicit\u00e0 e, buttandosi ai piedi del letto, gli presero la mano\nper baciarla, in segno di rispetto. Il tabaccaio, uomo razionale, si riprese\ndallo shock e disse: \u201ccome faremo a dire alla gente che sei vivo e che li hai raggirati?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Gir\u00f9 con l\u2019ultima\nvoce rimastagli: \u201cnon temere! Domani il mio funerale avr\u00e0 un regolare\nsvolgimento, perch\u00e9 far\u00f2 in tempo a morire. Vi ho fatto venire perch\u00e9 ho sempre\ndesiderato morire in compagnia delle persone amate.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGrazie!\u201d disse\nqualcuno dei presenti, mentre gli occhi del moribondo si chiudevano per sempre.\nQuello era il terzo giorno, come lui aveva previsto.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38385\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38385\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Erano quattro le case ancora in piedi, ognuna appesa all&#8217;altra per sorreggersi in una sorta di mutuo soccorso. Allineate lungo la strada polverosa non mostravano di voler cedere al tempo ed arrendersi&nbsp; all&#8217;oblio. Tristi e pietosi erano i ruderi delle vecchie abitazioni che non avevano retto all&#8217;abbandono dei loro abitanti. Sulla parete dell\u2019ultima casa [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_38385\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38385\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3565,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[532],"tags":[],"class_list":["post-38385","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2019"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38385"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3565"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=38385"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38385\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":38414,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38385\/revisions\/38414"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=38385"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=38385"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=38385"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}