{"id":3836,"date":"2010-05-22T16:05:07","date_gmt":"2010-05-22T15:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3836"},"modified":"2010-05-22T16:05:07","modified_gmt":"2010-05-22T15:05:07","slug":"lattesa-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3836","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;L&#8217;attesa&#8221; di Maria Luigia Longo"},"content":{"rendered":"<p>Smontato dal vecchio autobus arancione che ogni sera bofonchiando lo lascia di fronte all\u2019enorme caseggiato dove risiede ormai da un anno, attraversa di corsa l\u2019ampio viale che taglia in due il quartiere studentesco e, lasciandosi alle spalle gli alberi dalle chiome un po\u2019 flesse, infila trafelato il cancello d\u2019ingresso. Il quartiere si popola pi\u00f9 tardi di studenti in perenne bivacco davanti ai pub. \u00c8 gi\u00e0 buio pesto e, come ogni venerd\u00ec sera, rientra dal lavoro intorno alle nove. Il cortile interno dell\u2019antico palazzo milanese \u00e8 deserto: solo motorini e biciclette parcheggiate ai bordi dell\u2019aiuola centrale. L\u2019uscio d\u2019alluminio ramato della guardiola \u00e8 gi\u00e0 chiuso e passando vi lancia un\u2019occhiata automatica e distratta. Molte delle finestre che si affacciano sul cortile sono illuminate e alcune, aperte, liberano l\u2019ormai consueto profumo di <em>cous cous<\/em>; stranamente anche la finestra del suo appartamento \u00e8 accesa.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\"><em>Chi c\u2019\u00e8 nel suo alloggio? <\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Inserisce la chiave nella toppa e, aprendola, accompagna la porta col piede. La luce \u00e8 davvero accesa. Il resto della casa invece \u00e8 al buio, vuoto come ogni sera. Armando, un londinese di origini nigeriane che occupa l\u2019altra singola, \u00e8 sempre fuori e non si incrociano mai: rientra quando lui gi\u00e0 dorme e dorme quando lui esce al mattino presto. <em><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Segue in corridoio il cono di luce e, in soggiorno, trova la tavola imbandita: il piatto fondo e la minestra scaldata, il bicchiere da vino e il fiasco pieno, il pane tagliato a fette e mandarini gi\u00e0 sbucciati. Non sa chi, ma \u00e8 la prima sera da quando vive l\u00ec che qualcuno attende il suo rientro.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Si siede e mangia.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Stasera non ha impegni e quando non ha impegni passa la serata a scrivere: \u00e8 un poeta. \u00c8 a Milano per avvicinarsi al mondo delle case editrici. I suoi impegni sono legati sempre a presentazioni di libri, premiazioni e festival letterari. Prova uno strano piacere quando prima di un evento letterario entra nella saletta di una libreria e si lascia cadere nella sedia, sprofonda appagato, in attesa di una scoperta.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Ha un quaderno con la copertina di pelle marrone dove appunta continuamente le sue impressioni che poi trasferisce sul pc quando sono rielaborate. Sta lavorando ad una raccolta di cinquanta poesie intitolata <em>Autunno<\/em>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Scrive alla luce soffusa di un lume da tavolo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Sono diversi mesi che rielabora gli stessi versi, un <em>labor limae<\/em> certosino e <em>quasi impercettibile ma profondissimo<\/em>, come ama dire a quanti gli chiedono cosa faccia nella vita. Talora arriva a rileggere in una sera pi\u00f9 di cento volte uno stesso verso, perdendosi in un vagolare meditativo un po\u2019 bizzarro. A volte passa la notte a ripetere a mezza voce versi di poeti francesi, la musicalit\u00e0 gli rid\u00e0 equilibrio. Il ritmo gli ridona la giusta proporzione delle cose.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Seduto al divanetto con i piedi su una sedia e il quadernetto in grembo, si smarrisce a seguire le linee del pavimento quadrettato di fine anni sessanta. Sorseggia sempre vino rosso, quello che gli manda suo nonno di tanto in tanto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Questa sera per\u00f2 non ha molta voglia di scrivere, non riesce a sovrastare i versi; stasera \u00e8 accaduto qualcosa: la sua solitudine \u00e8 stata interrotta da un evento: la tavola apparecchiata. Guarda a lungo i resti della cena che sembrano parlargli; avverte una fiumana di sottofondo strisciante e si addormenta l\u00ec sul divano. Un piatto sporco, un bicchiere semivuoto, briciole di pane a fargli compagnia e a cullarlo, stanotte.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Di giorno lavora <em>part-time<\/em> in una libreria e sabato e domenica serve ai tavoli di una pizzeria. Vive a Milano da straniero, come uno studente all\u2019estero nel tentativo di imparare un\u2019altra lingua e forse di crescere. Ed \u00e8 proprio nell\u2019imperativo di crescere che da qualche mese accetta le lusinghe della portinaia, una cinquantenne sposata con figli molto pi\u00f9 grande di lui, meglio nota come la <em>puttinaia.<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Gli incontri con la <em>puttinaia<\/em> avvengono una volta alla settimana, dopo che lei finisce di stirargli le camicie. Sono brevi, irruenti e non lasciano strascichi sentimentali.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Il sabato sera, di ritorno dal lavoro, si ferma con le ragazze di Viale **** e si accompagna ad una di loro, ventenne cubana da pochi mesi a Milano col sogno di fare ovviamente la modella. Bella e profumata. Pulita. Di Stella amava le paroline dolci che sapeva sussurrargli all\u2019orecchio. Ora per\u00f2 non le ricorda pi\u00f9 e non ricorda neanche il suo volto, anche perch\u00e9 adesso non \u00e8 pi\u00f9 da solo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Verso mezzanotte \u00e8 quasi sempre interrotto nella sua scrittura dai passi veloci di Lisa, la ragazza del piano di sopra che ritorna a casa. Corre alla porta e si pianta davanti allo spioncino per vederla passare, dilatata confusamente. Non l\u2019ha mai vista di giorno, ne ha soltanto sentito la voce per caso un giorno canticchiare nelle scale salendo. \u00c8 una macchia a colori che passa per un nanosecondo davanti al cristallo oculare. Lisa \u00e8 soprattutto uno sbuffo di profumo dolce che passa sotto la porta e col suo guizzo lesto inonda la casa.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Insieme ai passi che si susseguono rapidi, avverte un altro rumore di fondo, forse lo strascico della mano stanca sulla ringhiera di legno o il mormorio dei neon sulle scale. L\u2019attende ogni sera e, ogni sera, lei arriva. Forse non sa che dietro quella porta c\u2019\u00e8 un occhio che aspetta sveglio tutte le sere, occupandosi di lei: il giorno non finisce se prima Lisa non \u00e8 rientrata.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">A volte non \u00e8 da sola.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Abita nell\u2019appartamento direttamente sopra al suo da prima che lui arrivasse. Ne sente il tamburellare dei tacchi all\u2019alba, lo sente addosso, come un ticchettio sulla pelle. Ha un passo energico e ritmato. Picchietta sul pavimento, non striscia i piedi, forse saltella, forse \u00e8 felice. E spesso canticchia. Lui ascolta ogni rumore, ogni suono che proviene da Lisa. E ogni suono corrisponde ad un sobbalzo del cuore.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Certe sere, di rado per\u00f2, Lisa rientra in compagnia di qualcuno: una screziatura scura che la segue su per le scale, vicino vicino, forse si tengono per mano. Ma a lui non importa, tanto pi\u00f9 che adesso Lisa ha deciso di prendersi cura di lui. Chi, se non lei, avrebbe potuto preparargli la cena e riscaldargli la casa?<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Da quella sera, tutte le volte che rientr\u00f2 dal lavoro, trov\u00f2 la luce accesa e la tavola imbandita.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Aprendo la porta si tuffava, ogni volta con la stessa meraviglia, nel cono di luce che dal soggiorno illuminava di sbieco alcuni angoli della casa. La luce e l\u2019odore di cibo erano per lui l\u2019abbraccio di Lisa. E dopo cena contemplava i resti del pasto sul tavolo e non c\u2019era pi\u00f9 spazio per la scrittura, la poesia adesso era Lisa. Pensava solo a lei. La declinava in s\u00e9 mormorando qualcosa che certamente lei avrebbe compreso, un balbettio dell\u2019anima, un gorgoglio dei sensi, energico e segreto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Lisa era il suo rumore quotidiano, il rumore stesso della sua vita, della casa, quello che catturava la sua attenzione pi\u00f9 dello scricchiolio dei mobili e delle pareti, molto pi\u00f9 del borbottio del vecchio frigo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">All\u2019inizio odiava quell\u2019appartamento: piccolo, vecchio e con gli scarafaggi che numerosi e lesti circolavano sul pavimento quadrettato, confondendosi con i cunei neri delle mattonelle. Prima di arrivare in quella casa non ne aveva mai visto uno. Riuscivano ad assumere qualsiasi forma e cos\u00ec da oltrepassare porte, stipiti di armadi e pareti, attraverso le loro crepe. Una volta ne trov\u00f2 uno addirittura in un libro. I primi mesi fu una lotta continua contro di loro, poi lasci\u00f2 perdere: erano troppi, troppo grandi e troppo veloci. Dapprima finse di non vederli, poi ci si abitu\u00f2. Ora amava il suo appartamento: era la sua tana.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Avrebbe voluto che un giorno lei avesse suonato alla porta con il desiderio di entrare. L\u2019avrebbe accolta dimenticandosi di tutto il resto. Della scrittura, anche. E dell\u2019ossessivo crepitio dei suoi pensieri. Certamente quel giorno sarebbe stato felice.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Pens\u00f2 di parlarle.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Rimugin\u00f2 per qualche giorno sul modo e poi decise di scriverle un biglietto che avrebbe fatto passare sotto la porta durante uno dei suoi rientri notturni. Di sicuro ne sarebbe stata contenta. Scrivere a Lisa fu la cosa pi\u00f9 semplice del mondo: le parole scaturirono subito precise, perfette, <em>quelle, <\/em>quelle che anche il suo (di lui) cuore avrebbe voluto sentirsi dire.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">La prima lettera indirizzata a Lisa strisci\u00f2 sotto la porta nello stesso attimo in cui la luce delle scale si accese e il rumore dei passi si fece pi\u00f9 vivo. Lui appostato davanti allo spioncino vide la macchia colorata passare come sempre veloce, sparire per un attimo, poi arrestare i passi e arretrare, chinarsi e\u2026raccogliere il foglietto? S\u00ec, raccoglierlo. La macchia divenne meno confusa, acquist\u00f2 sembianze pi\u00f9 nitide e parve a sua volta guardare nello spioncino. Lisa si ferm\u00f2 a guardarlo. Ora lo guardava. Lo vide? Esit\u00f2 per un attimo e poi riprese forma confusa e, veloce come sempre, risal\u00ec verso il suo alloggio.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Le scrisse in punta di penna, delicato, per non essere invadente. Con una grafia piccola piccola. Descrisse se stesso attraverso il racconto delle sue attese. Cos\u00ec Lisa avrebbe compreso meglio quello che certamente gi\u00e0 sapeva di lui. E lei avrebbe risposto? E se s\u00ec, come? Pass\u00f2 una settimana in cui la risposta di Lisa si fece attendere invano e lui decise di lasciare il lavoro in pizzeria per non rischiare di non esserci quando sarebbe arrivata. Intanto le scrisse una seconda ed una terza lettera, che lei raccolse dal pianerottolo. Stessi movimenti, stesso gioco di sguardi, stesso incanto di lui. A lui in fondo non importava ricevere una risposta, a lui bastava solo che lei raccogliesse quei fogli di carta quadrettata e li portasse a casa con s\u00e9.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">E Lisa lo fece, li raccolse tutte le volte.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Prima o poi avrebbe suonato alla porta.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">E allora avrebbe dovuto trovarlo seduto sul divano ad attenderla.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Ecco perch\u00e9 decise di lasciare anche il lavoro in libreria: se Lisa non l\u2019avesse trovato ad aspettarla certamente ne avrebbe sofferto.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Avrebbe dovuto invitarla nel pi\u00f9 dolce dei modi, perch\u00e9 Lisa era la pi\u00f9 dolce delle donne.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Una sera, infatti, decise di accoglierla con una sorpresa: una rosa sul pianerottolo. Un bocciolo di rosa rossa.<span> <\/span>E quella sera lasci\u00f2 la porta aperta. Il cono di luce di sbieco inondava le scale. Lisa raccolse la rosa e finalmente entr\u00f2, lasciandosi sbadata la porta aperta dietro le spalle. Rest\u00f2 cos\u00ec per tutta la notte.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Qualche giorno pi\u00f9 tardi la portinaia raccontava in segreto alle sue amiche di come quel ragazzo del terzo piano fosse stato vittima di una profonda passione per lei e di come questa lo avesse consumato fino a portarlo alla morte.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Non si spiegava per\u00f2 perch\u00e9 i bigliettini, che lei raccolse dal pianerottolo, fossero indirizzati ad una certa Lisa.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">La polizia per settimane cerc\u00f2 invano la ragazza e concluse che in realt\u00e0 non aveva mai abitato in quell\u2019edificio.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">Di Lisa rimane traccia solo nel quaderno di pelle marrone.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"34pt;\">E di lui solo il corpo senza vita, adagiato sul divano.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3836\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3836\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Smontato dal vecchio autobus arancione che ogni sera bofonchiando lo lascia di fronte all\u2019enorme caseggiato dove risiede ormai da un anno, attraversa di corsa l\u2019ampio viale che taglia in due il quartiere studentesco e, lasciandosi alle spalle gli alberi dalle chiome un po\u2019 flesse, infila trafelato il cancello d\u2019ingresso. 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