{"id":38271,"date":"2019-04-26T17:28:23","date_gmt":"2019-04-26T16:28:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38271"},"modified":"2019-04-26T17:28:26","modified_gmt":"2019-04-26T16:28:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-made-in-italy-di-liliana-mianulli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38271","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Made in Italy&#8221; di Liliana Mianulli"},"content":{"rendered":"\n<p>Che ci\nfosse una qualche strategia ben precisa dietro quel suo comportamento era certo\nma, al momento, decisamente oscura.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ne\nstava l\u00ec, sul <em>parquet<\/em> di legno\nconsumato, con le sue ginocchia mingherline a setacciare il suo guardaroba. Gli\nocchi azzurri puntati sui cassetti di quel vecchio com\u00f2 di noce e le mani incerte,\nintente, con una forza davvero esagerata, a tirar fuori, pezzo dopo pezzo,\ndecine e decine di stoffe colorate. Le tirava, le strattonava per far perdere\nloro la stiratura, le osservava e poi le scaraventava alle sue spalle,\nsorvolando ora il lato destro, ora quello sinistro.<\/p>\n\n\n\n<p>A\nguardarlo dall\u2019esterno, aveva tutta l\u2019aria di essere un uomo alla ricerca di\nuna <em>mise <\/em>da indossare. Era, invece, solo\nun uomo alla ricerca della sua maschera definitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminata\nla vivisezione anche del secondo cassetto, lo richiuse, inclinandolo e\nscuotendolo un po\u2019 per farlo aderire ai binari malconci.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un\ntonfo notevole, finalmente, il cassetto riprese la retta via e pass\u00f2 al\nsuccessivo. Rest\u00f2 quasi in adorazione: si offr\u00ec al suo sguardo, un broccato di\nvelluto verde, impreziosito dalla scintillante maestosit\u00e0 dell\u2019oro. Era una\ngiacca meravigliosa, con una linea strutturata e imponente che richiamava i\ngentiluomini di un tempo lontanissimo, lunga fino a met\u00e0 gamba, con maniche e\ncollo importanti a sottolineare un\u2019eleganza sfacciata e insolente. Che capo\nsplendido! Lo aveva disegnato e realizzato con le sue mani tantissimi anni\nprima. Un lavoro impeccabile.<\/p>\n\n\n\n<p>La\nprese con delicatezza fra le mani e la liber\u00f2 dalla rigidit\u00e0 delle forme: non\nmeritava di restare rinchiusa. Si alz\u00f2 e la pos\u00f2 sul letto come si farebbe con\nuna sposa prima di baciarla, poi oltrepass\u00f2 il cumulo di abiti sparsi sul\npavimento e si diresse verso il bagno. Due balzi e fu nudo e scheletrico sotto\nil getto d\u2019acqua, questa volta, stranamente calda. Si lasci\u00f2 inebriare dal\nprofumo di talco per un po\u2019, prima di sciogliere i capelli e insaponarli. <\/p>\n\n\n\n<p>Che sensazione impareggiabile\nquella dell\u2019acqua che scivolava lungo il viso! Dava l\u2019impressione di portar via\ncon s\u00e9 anche i brutti pensieri. <\/p>\n\n\n\n<p>Li\nraccolse tutti, ma proprio tutti, i brutti pensieri, e poi li guard\u00f2 sparire\nnel tubo di scarico. Solo allora, sorrise e li salut\u00f2 con la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Richiuse\nl\u2019acqua e rest\u00f2, infreddolito, a guardare per un po\u2019 la metodicit\u00e0 delle gocce\nsopravvissute: scivolavano con dolcezza sulla pelle e si schiantavano brutalmente\nsul piatto doccia. Poi, prese un telo e vi ci si avvolse dentro. <\/p>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2\nle mani avvizzite che tenevano stretto l\u2019asciugamano mentre gocce ribelli\nscendevano, dopo uno scivolo improvvisato dalle ciocche dei suoi capelli, e\nandavano a tuffarsi proprio sulle dita bianchicce. Un tempo erano state capaci\ndi creare capi memorabili, vere e proprie opere d\u2019arte e ora, a mala pena,\nriuscivano a tener su uno squallidissimo asciugamano. A quel pensiero, con\ngesto rabbioso, strofin\u00f2 forte il tessuto sulla pelle. I cattivi pensieri erano\nritornati. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon li\nho lavati via del tutto\u00bb pens\u00f2 amaramente.<\/p>\n\n\n\n<p>Si\ndiresse a passi rapidi nella camera da letto e indoss\u00f2 la biancheria e i jeans.\nPoi si avvicin\u00f2 all\u2019armadio e inizi\u00f2 a strattonare le grucce alla ricerca di\nuna camicia appropriata per l\u2019occasione. Ne isolava una alla volta: la\nguardava, la sfiorava e poi la spingeva nervosamente accanto alle altre che\naveva escluso. Poi, d\u2019un tratto, gli si illuminarono gli occhi. Trovata! Una\ncamicia con un colletto alla coreana di un pregiatissimo lino color avorio. Era\nlei. Prese dal comodino il phon e inizi\u00f2 ad asciugare i capelli che ora,\nsciolti, arrivavano a met\u00e0 schiena. Rimase per un bel po\u2019 imbambolato a\nguardarsi intorno, inebriato dal calore che l\u2019aggeggio sprigionava. Quel\ncompagno rumoroso riempiva cos\u00ec tanto la stanza che, quando lo spense, il\nsilenzio che ne aveva preso il posto quasi gli sembr\u00f2 maleducato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si\navvicin\u00f2 al letto e apr\u00ec il sacco di tela grezza: infil\u00f2 a fatica il phon e richiuse\ncon cura. Poi si guard\u00f2 in giro e, ancora a piedi nudi, si diresse verso la\nscarpiera. Scelse un paio di mocassini italiani, disegnati per lui da un maestro artigiano diversi\nanni prima: stravaganti e unici come tutto quello che aveva creato e indossato\nquasi per tutta la vita. Annod\u00f2 nuovamente la chioma in un codino e vest\u00ec\nl\u2019involucro che conteneva quell\u2019anima disperata. Prese un foulard di seta,\ncomprato in India in occasione della presentazione di una delle sue collezioni,\ne se lo avvolse intorno al collo. Poi, con calma, torn\u00f2 verso il letto e prese\nfra le braccia una coperta di lana fatta di tanti piccoli quadrati dai colori\nvivaci: della sua famiglia, ormai, non aveva altro. <\/p>\n\n\n\n<p>Ripens\u00f2\na nonna Bea che sferruzzava quel patchwork: gli occhiali spessi dalla montatura\nceleste sulla punta del naso importante, la catenella color argento che le\nscendeva regalmente attorno al viso a segnarne i contorni bellissimi,\nnonostante l\u2019et\u00e0 avanzata. Ricord\u00f2, soprattutto, il sorriso che sempre gli\nriservava quando incrociava i suoi occhi di bambino attento e curioso. La strinse\nforte al petto e la infil\u00f2 in un\u2019altra borsa. <\/p>\n\n\n\n<p>Bussarono\nalla porta. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTempismo\nperfetto!\u00bb pens\u00f2. And\u00f2 ad aprire senza proferire parola e guard\u00f2 i due uomini\nche, con le loro enormi figure, coprivano l\u2019intero pianerottolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo\nfinito\u00bb disse. Si guard\u00f2 ancora una volta attorno. <\/p>\n\n\n\n<p>Lanci\u00f2\nle chiavi sul tavolinetto, si avvi\u00f2 verso l\u2019uscita, scansando i visitatori che\nerano rimasti all\u2019ingresso, e inizi\u00f2 a scendere. Passo dopo passo, sent\u00ec gli\nultimi 40 anni scivolare via, incastrati fra gli scalini, tra quelle mura, in\nquel palazzo del\u2019800 che lo aveva, nel bene e nel male, accompagnato durante la\nsua ascesa e il suo disgraziato declino. Un sole caldo, nonostante il freddo\npungente di novembre, lo accolse: dopo settimane di clausura, quella luce inaspettata\nquasi lo accec\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Si\nferm\u00f2 davanti al civico 92 per l\u2019ultima volta. Guard\u00f2 il citofono fatto solo di\nnumeri che indicavano gli interni e tir\u00f2 un sospiro: alla fine quel momento era\ndavvero arrivato. Sistem\u00f2 la\ntracolla dello zaino e riprese il suo destino.<\/p>\n\n\n\n<p>Neanche\ndieci passi dopo, un gruppo di ragazzini, guardandolo, inizi\u00f2 a ridere\nsguaiatamente. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVillani!\u00bb\nsbrait\u00f2. <\/p>\n\n\n\n<p>Gli\nocchi, ora grigi di frustrazione e risentimento, fissi sulla via, non persero\nla loro fierezza e l\u2019uomo prosegu\u00ec. Era quasi mezzogiorno e la citt\u00e0 era, come\nsempre, affollata da visi infelici e avviliti, ciascuno a suo modo. Centinaia\ndi solitudini sullo stesso marciapiede. Continu\u00f2 a camminare lungo il viale\ncercando di non curarsi troppo del dolore lancinante alla pianta dei piedi o\ndel freddo che investiva la carne. <\/p>\n\n\n\n<p>Quello\nche faceva pi\u00f9 male erano le lacrime che, tuttavia, per vergogna o per orgoglio,\nnon cadevano. Restavano l\u00ec, tutte l\u00ec, bloccate in gola a strozzarlo. <\/p>\n\n\n\n<p>Non\nriusciva neanche pi\u00f9 a pensare. Avrebbe voluto maledire anche solo un giorno\nqualunque della sua vita ma, con quelle vesciche ai piedi, persino sceglierne\nuno era impensabile. Cammin\u00f2 per ore sotto il peso dei ricordi. Di quei cenci\nrinchiusi nello zaino. Del senso di colpa. E del suo fallimento. <\/p>\n\n\n\n<p>Giunse\nnella piazza centrale che era ormai pomeriggio. Era arrivato. <\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno\nl\u2019avrebbe aiutato con il trasloco n\u00e9 gli avrebbe dato una mano per sentire meno\nl\u2019angoscia di quella nuova vita. Sempre che cos\u00ec potesse definirsi. <\/p>\n\n\n\n<p>Si\nguard\u00f2 intorno spaesato e riconobbe qualcuno dei suoi nuovi vicini: qualcuno\naveva l\u2019aria accigliata, qualcuno osservava incuriosito, qualcun altro era\ntalmente immobile da destare sospetti. Cerc\u00f2 un posto in cui riposare le gambe\ne, alla fine, lo trov\u00f2 nell\u2019angolo di un negozio di abbigliamento. <\/p>\n\n\n\n<p>Osserv\u00f2\nper alcuni minuti le vetrine: erano tre, illuminatissime e ornate di\ncianfrusaglie che non lasciavano neanche un centimetro libero per l\u2019aria. Che squallore!\n<\/p>\n\n\n\n<p>Da l\u00ec,\nriusciva a vedere con chiarezza gli orli disperati, riusciva quasi a sentire\nl\u2019odore acre dei coloranti su quei tessuti sintetici. Gli accostamenti di\ncolori e fantasie erano oltremodo scandalosi eppure il negozio era\nletteralmente preso d\u2019assalto. Si sedette avvilito sullo scalino, tirando a s\u00e9\nlo zaino e poggiando il corpo sulla sua borsa. Osserv\u00f2 per ore il via vai di\npersone che entravano a mani vuote e uscivano lottando con i sacchetti: fu l\u2019ultima\nimmagine che riusc\u00ec a salvare di quegli attimi. <\/p>\n\n\n\n<p>Si\nsvegli\u00f2 qualche ora dopo, infastidito da un oggetto freddo e appuntito. Lo\nstavano toccando con un bastone perch\u00e9 si spostasse: era arrivato il momento di\ntirar gi\u00f9 la serranda. <\/p>\n\n\n\n<p>Si\nscost\u00f2 raccogliendo la sua roba, si poggi\u00f2 al muro e attese. Quando tutti\nfurono usciti, ud\u00ec una donna dire all\u2019altra: \u201cMai visto. Sar\u00e0 uno nuovo.\u201d <\/p>\n\n\n\n<p>E\nl\u2019altra: \u201cSi. Un altro buono a nulla!\u201d con uno sguardo disgustato. <\/p>\n\n\n\n<p>Rest\u00f2\nimmobile nella speranza di rendersi invisibile e, quando rimase solo, tir\u00f2\nfuori dal sacco le coperte e le sistem\u00f2 sul marmo. Ancora in piedi, con le mani\nche stringevano la coperta di nonna Bea, si guard\u00f2 intorno e osserv\u00f2 \u201cgli altri\nbuoni a nulla\u201d. Sembravano pi\u00f9 pronti di lui ad affrontare quella notte. <\/p>\n\n\n\n<p>Le\nlacrime, taciute per cos\u00ec tanto tempo, iniziarono ad inondargli il viso e a\nbagnare quel che restava della sua dignit\u00e0 di uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non\nprov\u00f2 neanche ad asciugarle. Erano tutto quello che gli restava di ci\u00f2 che era,\ncerto che il corpo, presto, l\u2019avrebbe abbandonato per la fame, il freddo e la\nsporcizia. Aveva smesso di vivere la mattina in cui erano andati ad\nimpossessarsi del suo laboratorio, il suo ventre creativo. Negli anni i debiti\nl\u2019avevano sommerso e aveva fatto il possibile per restare a galla, pagare\nalmeno gli stipendi di chi aveva creduto nel suo sogno <em>Made in Italy<\/em> e avere un po\u2019 di pane da mettere sotto i denti. Era\nstato tutto inutile. I pochi clienti che ancora richiedevano capi cos\u00ec costosi,\nnon pagavano le commesse. I fornitori facevano pressioni per avere il saldo\ndelle loro merci e, giorno dopo giorno, aveva visto la sua creatura morire\nsotto il suo sguardo impotente. Quella mattina quando erano andati ad\naccertarsi che lasciasse il suo appartamento, ormai di\npropriet\u00e0 della banca, gli avevano tolto l\u2019ultima goccia di sangue rimasto. <\/p>\n\n\n\n<p>Dal\nnulla aveva creato tutto e ora, nel nulla, era tornato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si\nrannicchi\u00f2 sulla sua anima di infelice e lasci\u00f2 alla merc\u00e9 del mondo il suo\nmiserabile corpo di vagabondo.<\/p>\n\n\n\n<p>I\nvolontari del 118 trovarono, quattro mesi pi\u00f9 tardi, il corpo senza vita del\n\u201csarto\u201d, come lo avevano ribattezzato i \u2018vicini\u2019 che, in cambio di un th\u00e8\ncaldo, ne avevano testimoniato il decesso per stenti. <\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>A tutti gli ignoti che,\nsdraiati sulle panchine dei loro pensieri o delle loro disgrazie, <\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>ci offrono lo\nspettacolo di un sogno <\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>che non sar\u00e0 mai troppo\nlungo per scaldarne la solitudine. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>E a noi che, passando\ndi fianco, proseguiamo con le nostre vite di giudici senza toga.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>Senza sapere, senza conoscere.\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:right\"><em>Senza pi\u00f9 essere umani.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38271\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38271\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che ci fosse una qualche strategia ben precisa dietro quel suo comportamento era certo ma, al momento, decisamente oscura. 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