{"id":38234,"date":"2019-04-23T16:48:40","date_gmt":"2019-04-23T15:48:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38234"},"modified":"2019-04-23T16:48:42","modified_gmt":"2019-04-23T15:48:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-una-mitica-zuppa-imperfetta-di-yuma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=38234","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Una mitica zuppa &#8220;imperfetta&#8221;&#8221; di Yuma"},"content":{"rendered":"\n<p>Mio nonno era un personaggio davvero buffo, singolare. Nato\nsotto il segno dei pesci, era molto sensibile, ma aveva per\u00f2 una pignoleria e\nun\u2019ipocondria proprie delle vergini e una testardaggine tipica degli arieti.\nPur non essendo molto espansivo, aveva una profondit\u00e0 d\u2019animo che in ben pochi\nsi pu\u00f2 riconoscere e soprattutto era di un\u2019onest\u00e0 disarmante. <\/p>\n\n\n\n<p>Aveva combattuto nella seconda guerra mondiale, ma non ne\nandava fiero. Dopo pochi mesi dall\u2019inizio del conflitto era stato catturato\ndagli americani, aveva passato gran parte della prigionia a sbucciar patate per\nl\u2019esercito statunitense e per anni si era cibato appunto delle bucce e degli\nscarti della cucina. Raccontava sempre di essere stato trattato per\u00f2 piuttosto\ncivilmente e l\u00ec si era legato in modo fraterno a Orlando, il fedele amico che\nsarebbe rimasto tale per tutta la sua vita. &nbsp;In quel campo aveva imparato a comprendere\nl\u2019inglese e a parlarlo anche se, per la sua timidezza, difficilmente a casa si\nesprimeva con qualche frase, se non per aiutarmi nei compiti della scuola. <\/p>\n\n\n\n<p>Tornato a casa, dopo sei lunghi anni di prigionia, trov\u00f2 la\nsua ragazza fidanzata con un altro e cos\u00ec, dopo un po\u2019 di tempo si innamor\u00f2 di\nmia nonna, di dieci anni pi\u00f9 giovane di lui. Il loro amore \u00e8 stato un grande\nesempio per me, anche se non si pu\u00f2 dire che il loro fosse un rapporto pacifico\ne sereno. Discutevano spesso e anche animatamente, ma poi tutto si risolveva in\nmodo veloce: il giorno dopo il bisticcio, era come se nulla fosse successo.\nEntrambi grandi lavoratori, si erano creati una dignitosa famiglia e due\nattivit\u00e0 partendo dal nulla; apprezzavano i piccoli successi professionali che\nsi erano tradotti nella capacit\u00e0 di sostenere la propria famiglia, costruendosi\nuna casa e avendo la possibilit\u00e0 di fare un po\u2019 di vacanza in estate e andare a\nmangiare una pizza la domenica sera con gli amici di giovent\u00f9. <\/p>\n\n\n\n<p>Mio nonno, amante della cucina toscana, ogni tanto chiedeva che la nonna, nel tempo che le rimaneva dopo il lavoro, gli cucinasse alcuni piatti tipici: il baccal\u00e0 con i ceci, il coniglio fritto, il cinghiale in umido con la polenta, la famosa farinata e prima di assaggiare i piatti li condiva sempre con un\u2019abbondante spolverata di sala e pepe nero e un bel filo d\u2019olio d\u2019oliva, accompagnando il tutto con un buon bicchiere di vino rosso della nostra vigna. Le discussioni nascevano proprio a tavola ed io, unica nipote dell\u2019unica figlia, assistevo quasi quotidianamente a questo surreale teatrino. <\/p>\n\n\n\n<p>La nonna: &#8220;Non mettere il sale, che ti fa male alla pressione!&#8221; E lui: &#8220;Ne ho messo solo un pizzico, perch\u00e9 non l\u2019hai salato abbastanza, altrimenti sa di poco!\u201d. \u201cMa cosa dici? Ne ho messo anche troppo! E pure il pepe, anche quello ti fa male e poi ti copre tutto il sapore! E l\u2019olio? Lo avevo gi\u00e0 messo io\u2026Ah! Non apprezzi mai come cucino!\u201d. &#8220;Non ho detto questo, ma se a me piace pi\u00f9 saporito, avr\u00f2 il diritto di mangiare come piace a me? E poi sei sicura di aver lavato la verdura con attenzione? La devi sciacquare e risciacquare pi\u00f9 volte\u2026tu sapessi cosa ci pu\u00f2 rimanere\u2026ah se tu avessi visto cosa ci tiravano in quei pentoloni. Soprattutto quando farai la zuppa, mi raccomando i cavoli: devi guardarli e riguardarli sotto e sopra e lavarli con estrema cura\u2026\u201d; \u201cNon sei mai contento e poi non ti fidi di me? Allora la prossima volta, la zuppa, te la farai da solo!\u201d \u201cAh, e che ci vuole! Certo che la far\u00f2 da solo e anche meglio della tua, vedrai!\u201d. Succedevano spesso questi battibecchi, mentre io li guardavo e li ascoltavo divertita, perch\u00e9 sapevo che erano litigi da poco, divertenti, come lo erano loro, che si stuzzicavano, amandosi. <\/p>\n\n\n\n<p>Mio nonno leggeva sempre il giornale al mattino, anzi pi\u00f9 di uno. Aveva una biblioteca molto nutrita con libri di&nbsp; importanti autori: da Marx a Pavese, da Pirandello a Shakespeare, da Levi a Calvino, da Moravia alla Fallaci, a Enzo Biagi e molti altri. Era lui l\u2019intellettuale della casa. Aveva militato con i compagni, insieme ai quali aveva creduto nei valori della resistenza contro il fascismo, ma dal partito era rimato a lungo andare deluso. Era un artigiano, un abile disegnatore e inventore, aveva fatto per alcuni anni la scuola d\u2019arte, si intendeva di politica ed era un grande sognatore. Mia nonna mi parlava spesso delle sue belle lettere d\u2019amore e mi diceva che lei non avrebbe mai saputo scrivere come lui; io gli assomigliavo, scrivevo e disegnavo bene, avrei dovuto continuare a studiare, visto che ne avevo la possibilit\u00e0, cosa che a loro era stata invece negata a causa della miseria delle loro famiglie d\u2019origine. Erano vissuti in condizioni dignitose da genitori che lavoravano e avevano avuto di che mangiare (non altro), ma andare in citt\u00e0 a studiare oltre lo stretto necessario, quello no, non avevano potuto. Erano comunque riusciti a crearsi un futuro, perch\u00e9 avevano fatto tanti sacrifici. <\/p>\n\n\n\n<p>Lui era spesso taciturno, ma gli piaceva parlare con me, perch\u00e9 io ero una bambina curiosa e lui aveva tanto da raccontare, tante cose che gli premevano sul cuore, ricordi che gli erano rimasti dentro, di quella guerra che gli aveva reso amaro il sangue; io ero piccola e, non volendo urtare la mia sensibilit\u00e0, mi parlava di tanti episodi, senza per\u00f2 scendere mai nei particolari. Aveva visto cose che sicuramente gli avevano tolto la speranza e la fiducia nell\u2019uomo, soprattutto in certi uomini. Era sopravvissuto, il destino aveva voluto cos\u00ec e doveva vivere, ma dopo quella parentesi, nulla era stato pi\u00f9 uguale a prima. A me dispiaceva talvolta vederlo cos\u00ec assorto, pensieroso, talaltra triste e commosso. Io sapevo che non era pessimista per sua natura, ma erano stati quegli anni di crudelt\u00e0 a farlo diventare cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019indomani di quel diverbio, mia nonna era rimasta talmente indispettita per certe sue parole, che intraprese una sorta di sciopero dei fornelli, eliminando dal menu tutti i piatti preferiti dal marito e facendo solo lo stretto necessario: pasta all\u2019olio, tacchino in padella e insalata. Anche troppo, visto che non veniva apprezzata per la sua cucina, pur sapendo bene, lei stessa, di non mettere tanta passione nell&#8217;arte culinaria. Comunque, dopo una decina di giorni di tacita sopportazione, lui non ne pot\u00e9 pi\u00f9 di insalata, tacchino e pasta in bianco e accett\u00f2 la sfida lanciatagli dalla moglie; prese la decisione di cucinare da solo uno dei suoi piatti preferiti: la zuppa alla frantoiana. <\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, la mattina presto, prima che l\u2019ortolano aprisse, era gi\u00e0 l\u00ec ad aspettare che si alzasse la saracinesca per comprare le verdure pi\u00f9 fresche per cucinare la zuppa perfetta. Fece una bella scorta di carote, zucchine, porri, patate, cipolle, aglio, fagioli scritti tipici della zona (quelli rossi tutti variopinti) e soprattutto di cavoli, gli indispensabili cavoli neri. La cucina quel giorno sembrava un teatro durante la prima prova di uno spettacolo: tutto era messo a soqquadro. Nessuno poteva entrare perch\u00e9 il nonno aveva messo nell\u2019acquaio in ammollo tutte le verdure e, inforcate due paia di occhiali neri dalle lenti quadrate, un paio sulla testa e un paio agli occhi, pignolo com\u2019era, le passava in rassegna una per una, sul piede di guerra, alla caccia dell\u2019ultimo minuscolo insetto sulle foglie delle cipolle di tropea, sui porri, ma soprattutto su quelle dei cavoli, dei cavoli neri. Nessuno doveva interferire in quell\u2019opera prima. Il genio era al lavoro e non doveva essere disturbato. I fagioli ribollivano nella pentola schizzando dappertutto e sporcando le mattonelle rigorosamente bianche a cui tanto teneva la nonna e che ogni giorno puliva rendendole brillanti come nuove; l\u2019odore di soffritto si era sparso per tutta la casa, fino a raggiungere le camere e addirittura la soffitta, nonostante avessimo chiuso tutte le porte. <\/p>\n\n\n\n<p>Io ero l\u2019unica ad avere il permesso di affacciarmi di tanto in tanto per chiedere se andasse tutto bene e lui rispondeva a malapena, affaccendato com\u2019era a non far bruciare la cipolla e l\u2019aglio, mentre dal suo borbottare sentivo uscire qualche improperio, perch\u00e9 non sempre la situazione era sotto il suo vigile controllo dato che, a quanto potevo vedere, aveva da pulire e cuocere tanta di quella verdura da farne per un reggimento.<\/p>\n\n\n\n<p>A pranzo non si vide. La nonna aveva preparato per tutti un\narrostino con contorno che mangiammo nel tinello. Noi tutti, mia madre, mio\npadre ed io parlavamo sottovoce e ridevamo di questa storia, cos\u00ec stravagante,\nma anche divertente e passammo il pomeriggio ognuno intento alle proprie\noccupazioni, ma in un\u2019atmosfera di simpatica attesa della gran serata della\nzuppa del nonno. <\/p>\n\n\n\n<p>Arrivati all\u2019ora di cena, io lo aiutai ad apparecchiare e poi feci cenno agli altri di entrare in cucina. La zuppa era pronta. Ci sedemmo e, dopo alcuni secondi di silenzio, in un clima da far west, seduti con tanto di cucchiaio in mano, in un\u2019atmosfera surriscaldata, piena di suspense, tipica del superamento di una dura prova, ci accingemmo, come membri di un\u2019esperta giuria, all\u2019assaggio di cotanto piatto. Il nonno si vedeva che era un po\u2019 emozionato, ma nello stesso tempo era anche fiero di s\u00e9. Era riuscito nella sua impresa, direi per niente facile. La nonna era il crostino pi\u00f9 duro. Lei non gliene avrebbe fatta passare nemmeno una. Doveva essere perfetta. <\/p>\n\n\n\n<p>Ci accingemmo all\u2019assaggio. Il gusto era buono, il brodo di fagioli molto denso, saporito, ben amalgamato alle verdure; queste ultime le aveva tagliate a piccoli pezzi, ben proporzionati tra loro ed erano cotti bene, n\u00e9 poco, n\u00e9 troppo; il tutto giusto di sale e anche di pepe, stranamente non aveva eccessivamente abbondato. Era davvero eccellente e la nonna la assaporava lentamente, senza riuscire a trovarci un difetto. <\/p>\n\n\n\n<p>Stava decisamente per superare l\u2019esame, quando accadde l\u2019inaspettato. Con la coda dell\u2019occhio intravidi lui, il nonno, che aveva iniziato a mangiare la sua zuppa, in un momento di evidente difficolt\u00e0: una foglia di cavolo gli pendeva dalle labbra ed era alquanto ostica a masticarsi. \u201cNonno, ma cosa ti sta succedendo? Non riesci a mandarla gi\u00f9?\u201d.  Tutti si voltarono verso di lui: divenne rosso in viso, una goccia di sudorino gli rig\u00f2 la fronte, la sua espressione assunse un che di sinistro finch\u00e9 una lacrimuccia gli scese da un occhio. Ed io esclamai: \u201cQuella che hai sulle labbra non \u00e8 una foglia di cavolo nero!\u201d. Fu allora che la bocca gli si apr\u00ec e quella cosa misteriosamente verde e raccapricciante gli cadde nel piatto, schizzando col rosso del brodo di fagioli la bianca tovaglia immacolata\u2026 Non credevamo ai nostri occhi: non era una foglia di cavolo, era una verde, pelosa, ruvida, vile e sottile spugnetta, quella che si usa per pulire le pentole pi\u00f9 difficili e che spesso si lascia distrattamente sul fondo del lavello, una volta fatte le faccende. Tanto si era dato da fare per pulire quelle verdure, proprio perch\u00e9 non si fidava abbastanza di quanto lo facesse la nonna, (sempre per la sua fissa sull\u2019igiene che probabilmente gli derivava dall\u2019esperienza nelle cucine delle prigioni in tempo di guerra), travasandole pi\u00f9 e pi\u00f9 volte da una vasca all\u2019altra dell\u2019acquaio, che quella minuscola, infida, fedifraga spugnetta verde, dello stesso identico colore del cavolo nero, si era insinuata tra le altre foglie, intrufolandosi come in un sorprendente trucco da illusionista, rimanendo cos\u00ec mescolata, confusa e nascosta in mezzo a tutti quegli ortaggi, per poi finalmente raggiungere in modo furtivo la sommit\u00e0 del piatto del nonno. <\/p>\n\n\n\n<p>Che disdetta! Che delusione! Che scalogna! Nonostante il tanto\nimpegno profuso in quello scrupolosissimo lavoro e gli ottimi risultati\nraggiunti dal punto di vista del palato, tanto da rischiare di raggiungere un\nunanime verdetto di eccellente opera culinaria, nessuno pot\u00e9 pi\u00f9 continuare a\nmangiare quella ricca e gustosa zuppa alla frantoiana e il nonno, ahim\u00e9, non\nsuper\u00f2 la sfida. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi dispiacque molto per lui e, a dire la verit\u00e0,&nbsp; anche per me e per noi, perch\u00e9 sapevo che\nquella sera ci saremmo ritrovati a rimediare una frugale cenetta tirando fuori\ndal frigorifero i tristi avanzi dell\u2019arrostino di tacchino, ma il quadretto era\nalquanto pittoresco e la pi\u00e8ce, da tragica, si trasform\u00f2 in comica. Non seppi\ntrattenere il riso e la mia reazione contagi\u00f2 tutti gli altri, la mia mamma, il\nmio babbo, la nonna e anche il nonno stesso. Ci mettemmo a ridere, prima in\nmodo pi\u00f9 sommesso, sotto i baffi, e poi ci lasciammo andare ad una corale\nrisata a crepapelle, con le lacrime che ci sgorgavano dagli occhi. Dopo quel\ngiorno, non ci furono pi\u00f9 obiezioni sul modo di cucinare della nonna e ci\nricordammo di quel fatto sempre con grande allegria. <\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che cucino, a distanza di anni, penso sempre ai miei nonni, i miei angeli, a quella bella armonia che respiravamo allora e mi ritrovo a sorridere da sola, senza un particolare perch\u00e9. Tanti e tanti altri episodi potrei raccontare, ma basti questo per far capire quanto quella vivace e strampalata famiglia \u00e8 stata per me un crogiuolo di sentimenti semplici, sinceri, veri e genuini, spugnetta inclusa, che porter\u00f2 sempre con me per tutta la vita: una ricetta perfetta, per una mitica zuppa \u201cimperfetta\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_38234\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"38234\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mio nonno era un personaggio davvero buffo, singolare. 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