{"id":378,"date":"2008-12-26T19:29:29","date_gmt":"2008-12-26T18:29:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=378"},"modified":"2008-12-26T19:29:29","modified_gmt":"2008-12-26T18:29:29","slug":"la-stanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=378","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;La stanza&#8221; di Azzurra Mangani"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">\u00ab\u00c8 bellissima questa stanza.\u00bb<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Tu non c\u2019eri, ma sono queste le parole esatte. Gabriele \u00e8 entrato, ha socchiuso la porta di legno e ha detto proprio cos\u00ec. Si \u00e8 guardato intorno, curioso, ha oltrepassato la vecchia sedia rossa da lavoro che ho usato pi\u00f9 volte \u2013 senza che tu mi vedessi \u2013 e per poco non ha inciampato in tutti i fogli arruffati sparsi sui due tappeti. Ma pi\u00f9 che altro, devo ammettere, ha continuato a guardare in alto, oltre la luce fredda del neon, sul lato opposto della finestra.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Ci sono quattro pareti qui, n\u00e9 una di pi\u00f9 n\u00e9 una di meno. Quando l\u2019ho ammirata per la prima volta, prima che cominciassi l\u2019opera, era quasi un magazzino abbandonato che ospitava solo una vecchia Singer per cucire. C\u2019erano un tavolo, uno specchio molto pesante, e un grande armadio bianco.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Per prima cosa ho chiamato il falegname. Non sapevo di conoscerne uno: l\u2019ho trovato per caso, nella rubrica. Gli ho detto che quell\u2019armadio doveva sparire. Lui \u00e8 venuto, l\u2019ha smontato pezzo per pezzo, cerniera dopo cerniera, anta dopo anta. Da ultimo l\u2019ha ricomposto, esattamente nella sua forma originaria, nel ripostiglio che gli avevo indicato.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Poi ho cominciato a cercare informazioni sull\u2019isolamento acustico: prima di allora non conoscevo che la parola, e quello che si sente dire \u2013 dagli amici \u2013 sulle confezioni delle uova del supermercato.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Ho studiato la propagazione delle onde sonore, i materiali, gli accorgimenti per la pavimentazione, tutti i prezzi e i colori che sono riuscito a trovare navigando su internet. Ho frugato nei negozi di bricolage, ma non avevo abbastanza soldi. Solo all\u2019avvicinarsi dell\u2019estate ho scoperto una fabbrica di materie plastiche vicina a casa: sono andato avanti e indietro, i pomeriggi dopo il lavoro, riempiendo di poliuretano espanso la bauliera e i sedili della mia macchina, fin quasi a scoppiare. Alle 19.00, ogni giorno per una settimana, ho percorso quelle strade, annusando l\u2019odore della plastica lavorata, sentendo il suono delle pellicole che si strappano per mostrare, che si usano per coprire, e delle lame che tagliano di precisione. Un venerd\u00ec, l\u2019ultima volta, ho portato un foglietto con le misure e ho scelto il rivestimento per il soffitto: ho preso le piramidi \u2013 quelle che ti piacevano perch\u00e9 somigliavano alle borchie della tua cintura \u2013 e le ho fatte dividere in pannelli quadrati.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Era giugno, c\u2019erano gli esami all\u2019universit\u00e0. Eppure l\u2019unica cosa su cui riuscivo a concentrarmi era che non mancava molto. Che dovevo far presto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Sulle scale ho appoggiato gli strumenti di cui avrei avuto un disperato bisogno: i tubetti e la pistola del silicone, le forbici, i guanti. La finestra non esisteva pi\u00f9: ci avevo gi\u00e0 inchiodato sopra un rettangolo di compensato; il tavolo, lo specchio, nemmeno quelli esistevano pi\u00f9.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Tu non puoi saperlo, perch\u00e9 non c\u2019eri. Non \u00e8 stato semplice trovare un silicone con una presa robusta; all\u2019inizio mi hanno consigliato una tremenda pasta color ocra, densa, con cui mi sono impiastricciato persino i capelli. Il silicone \u00e8 diverso, ma farlo schizzar fuori dalla punta \u00e8 stato faticoso, specialmente a met\u00e0 giugno. Ho lavorato al chiuso, in silenzio, per non farmi sentire dai vicini; non ho potuto neppure accendere lo stereo. Ho sudato dentro ogni gesto, ma soprattutto arrampicandomi sulla scala.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Una notte mi sono guardato intorno, traguardando le pareti completamente grigie e soffici, e ho visto che ero arrivato alla fine. Avevo coperto ogni centimetro bianco, ciascuna fessura, anche il pi\u00f9 piccolo spiraglio; mi erano rimaste solo le prese elettriche, che avrei dovuto usare. Mi sono seduto al centro del pavimento freddo, soddisfatto di me. Ti ho immaginato quando avresti visto la stanza. E ho sorriso, come se tu in quel preciso istante mi stessi davvero abbracciando e baciando e baciando e abbracciando, e non fossi effimera nella mia immaginazione. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Ho comprato il mixer, i microfoni e le casse; di quando suonavo mi erano rimasti una chitarra e un basso, e li ho deposti in quella stanza, come ennesimo dono per te. I fili si sono accumulati sul tappeto, con strane circonferenze sghembe. Ho collegato ogni singolo strumento, spento e inerme ma pronto per le tue mani.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Tu volevi una batteria nera. Io l\u2019ho trovata. Me l\u2019hanno mandata in un anonimo scatolone quadrato, da costruire. L\u2019ho montata per conto mio e siamo stati intimi, per qualche ora, come l\u2019artista e la sua opera migliore. Non sapevo niente, all\u2019inizio: n\u00e9 i nomi, n\u00e9 i meccanismi, n\u00e9 la giusta tensione. Lei si \u00e8 fatta imparare da me, lentamente. Alla fine l\u2019ho osservata, nera, lucida, zitta. Mi sono accorto di assomigliarle: d\u2019animo, lucido di sudore, muto nella contemplazione. Per la prima volta ho ammirato quella stanza completa, piena, gravida delle nostre attese. Ho avuto la certezza di essere felice.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Questa stanza \u00e8 il risultato di una nostra conversazione vecchia di due anni, seduti nella carrozza di un treno da Torino. Eravamo partiti, poi stavamo tornando. Tu mi avevi detto che l\u2019avresti voluta; io, mentalmente, avevo annotato un altro tuo desiderio da realizzare. Ci avevo pensato un po\u2019 su. Infine ti avevo guardato, completamente incantato da te, e te l\u2019avevo promessa. Anzi no, forse non promessa e non giurata in questi termini esatti \u2013 chiss\u00e0 se lo ricordi &#8211; ma in una maniera, per me, altrettanto vincolante.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Due giorni fa Gabriele \u00e8 entrato e ha fatto qualche passo, incuriosito.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"10.0pt;\">\u00ab<\/span><span style=\"'Times New Roman';\">\u00c8 bellissima questa stanza.\u00bb<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Io l\u2019ho guardato storto e gli ho detto di non toccare niente; dopo qualche minuto l\u2019ho tirato fuori, strattonandolo, e ho chiuso la porta a chiave. Tutto ci\u00f2 che si trova al suo interno, \u00e8 nostro. \u00c8 quanto hai sognato e quanto hai abbandonato, il giorno in cui mi hai detto che \u00e8 finita. Me l\u2019hai detto sulla porta, non dentro la tua stanza.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"'Times New Roman';\">Questa stanza ha un significato. Mi ricorda di un passato, di quando riuscivo a pronunciare <\/span><span style=\"10.0pt;\">\u00ab<\/span><span style=\"'Times New Roman';\">noi<\/span><span style=\"10.0pt;\">\u00bb<\/span><span style=\"'Times New Roman';\"> senza amarezza; per questo ho deciso di tenerla sempre chiusa a chiave. Eppure, in un certo senso, non esiste. \u00c8 come te e me, priva di coordinate nello spazio, orfana di tutte le latitudini.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_378\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"378\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u00c8 bellissima questa stanza.\u00bb Tu non c\u2019eri, ma sono queste le parole esatte. 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