{"id":37677,"date":"2019-03-11T16:21:05","date_gmt":"2019-03-11T15:21:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37677"},"modified":"2019-03-11T16:21:05","modified_gmt":"2019-03-11T15:21:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-sembra-ieri-di-mattia-mascagni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37677","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Sembra ieri&#8230;&#8221; di Mattia Mascagni"},"content":{"rendered":"<p>Ricordare \u00e8 un verbo pesante, un atto di responsabilit\u00e0 verso s\u00e9 stessi. Dimenticare, l\u2019esatto opposto, un cappio da cui \u00e8 impossibile liberarsi. Mia madre lo diceva sempre: \u201cricorda tutto, perch\u00e9 un giorno dovrai raccontarlo ai tuoi figli\u201d.<\/p>\n<p>Anche se avessi voluto scordare, sarebbe stato impossibile farlo.<\/p>\n<p>All\u2019epoca avevo otto anni. Gi\u00e0. Se per un bambino \u00e8 pi\u00f9 semplice fuggire dalle brutture del mondo, accedendo con facilit\u00e0 alla distrazione del gioco, per gli adulti non lo \u00e8 affatto.<\/p>\n<p>Questa sottile differenza che marca il territorio dell\u2019et\u00e0, l\u2019avrei varcata presto, andando ben oltre.\u00a0La nostra era una comunit\u00e0 tranquilla composta di diverse famiglie, tutte di estrazione contadina.\u00a0La natura era il nostro pane; eravamo uno sparuto agglomerato dopo che gli uomini avevano deciso di unirsi ai coraggiosi partigiani, in lotta contro l\u2019esercito tedesco. Ci avevano lasciati per combattere, la libert\u00e0 era pi\u00f9 importante. Non era mi chiaro il motivo di dovere imbracciare armi per sopprimere altri come noi, uomini che a loro volta avevano famiglie e figli\u2026<\/p>\n<p>Era l\u2019autunno del 1944: la guerra sarebbe finita di l\u00ec a poco. Questa sensazione ho potuto solo constatarla per via dei fatti accaduti, mai provata in prima persona. Forse, \u00e8 stato cos\u00ec per coloro che hanno vissuto nei grandi centri urbani. Per quelli come me, abituati ad abitare in zone impervie, il lume dello scontro brutale ardeva ancora e difficilmente riuscivo ad immaginarlo svampare, con uno sbuffo di fumo dolorante. La distanza dalla citt\u00e0 e l\u2019assenza di informazioni ci avevano tagliati fuori da tutto. Era come un brutto sogno, uno di quelli che ti fanno sudare per l\u2019agitazione e gridare per la paura; ma, per fortuna, era possibile allontanarlo, una volta aperti gli occhi.<\/p>\n<p>Mio nonno, troppo vecchio per scappare dalle bombe ma ancora abbastanza arzillo per sperare in un mondo migliore, era il solo uomo adulto rimasto. Immaginava un mondo di pace, un mondo che non avrebbe visto. Ci\u00f2 non lo preoccupava. Lo faceva per me. Era lui, infatti, a raccontarmi storie con l\u2019unico scopo di tenere alla larga dalla mia testa il timore di ci\u00f2 che avrei incontrato, una volta cresciuto. Le sue parole erano permeate di magia, la sua voce ruvida in grado incantarmi, portarmi altrove, lontano, regalandomi favole che non sapevo nemmeno potessero esistere, talmente erano belle. Mio nonno sapeva fingere: non capivo perch\u00e9 lo facesse. Era stato lui ad insegnarmi che chi finge, in realt\u00e0, mente. E lo ricordo come fosse ora quando nel cuore della notte venivamo svegliati di soprassalto dai fischi e i boati delle bombe che cadevano dal cielo come una pioggia di morte. Ricordo ancora il suo viso colmo di lacrime mentre se ne stava assorto alla finestra, cercando di scorgere qualcosa nel plumbeo cielo notturno. Per\u00f2, accorgendosi della mia presenza, mi guardava e sorrideva &#8211; Mi sono sbagliato, &#8211; diceva &#8211; \u00e8 solo il temporale. &#8211;\u00a0Non c\u2019era traccia di pioggia. Non ne avvertivo il rumore, l\u2019odore, e al mattino, una volta uscito, i miei piedi incontravano la terra nuda; fredda, leggermente umida ma non zuppa d\u2019acqua.<\/p>\n<p>Eravamo poveri. Per carit\u00e0, avevamo le scarpe ma le usavamo soltanto quando faceva particolarmente freddo, durante i mesi pi\u00f9 rigidi dell\u2019inverno. Ne avevamo un paio a testa quindi non potevamo rovinarle. Nel caso si fossero rotte avremmo dovuto fare senza &#8211; come quelli di Faenza &#8211; diceva mio nonno.\u00a0Con l\u2019avanzare degli anni faceva sempre pi\u00f9 fatica ma non resisteva al richiamo del bosco. A volte ansimava e tossiva come un motore ingolfato, e quando camminava, sembrava di sentire il cigolio delle giunture delle sue ossa. Ci\u00f2 che mi tranquillizzava era il suo stato di grazia. Le sue frasi assomigliavano pi\u00f9 a quelle di un santo, qualcuno capace di intuire qualcosa che difficilmente altri riescono a intravedere. Che fosse un angelo in terra? Pi\u00f9 volte me lo sono chiesto: per me, s\u00ec.<\/p>\n<p>Non ero l\u2019unico bambino. Aldo era pi\u00f9 piccolo di me di un anno. Suo padre, insieme al mio, era partito come alleato dei partigiani. Suo padre, come il mio, non fece mai ritorno.<\/p>\n<p>Mio nonno ci teneva per mano, sempre attento a dove poggiavamo i piedi. Quel pomeriggio aveva ancora il sapore dell\u2019estate. Il bosco ci aveva accolto. Era bello camminare fra le prime foglie secche, calpestarle era come ascoltare il crepitio del fuoco, e sotto, il manto di erba soffice solleticava la pelle. Ci fermammo in un punto preciso, dietro alcuni cespugli. Davanti a noi un piccolo spiazzo a forma di mandorla con al centro il tronco di un vecchio albero spaccato, in buona parte, per la caduta di un fulmine. Il legno era nero e lo spazio abbastanza grande da poterci passare attraverso. Non avevo mai sentito cos\u00ec tanto silenzio. Era come se il bosco respirasse piano.\u00a0Un gatto era sbucato dalla vegetazione. Era ancora un cucciolo. Strattonai leggermente il braccio di mio nonno, lo supplicai di prenderlo per non lasciarlo l\u00ec, tutto solo, ma la mia goffaggine provoc\u00f2 lo sfregamento delle foglie, allarmando il felino che, con un balzo, attravers\u00f2 la cavit\u00e0 dell\u2019albero abbrustolito.\u00a0L\u2019animale che ne usc\u00ec dall\u2019altra parte era diverso: il colore era il medesimo e la punta bianca sulla coda era al suo posto.\u00a0Era lo stesso gatto, ma cresciuto. Non era pi\u00f9 cucciolo, ma un gatto adulto.\u00a0Io e Aldo restammo a bocca aperta. Mio nonno sorrideva. Allora \u00e8 tutto vero, pensai, le favole che mio nonno racconta sono vere. Noi bambini, uomini con un futuro incerto, eravamo stati testimoni di qualcosa che non pu\u00f2 essere creduto se non visto in prima persona.<\/p>\n<p>Eravamo di ritorno sul sentiero quando nel fare il passo successivo a quello appena mosso, mi sentii strattonare indietro. Mio nonno ci lasci\u00f2 in mezzo all\u2019erba alta. Non si era mai comportato cos\u00ec, anche se presto avrei appreso la ragione del mutamento che avevo avvertito in lui. Con l\u2019ultimo slancio che gli era rimasto nei muscoli, ormai troppo stanchi e consumati dagli anni, si era gettato su un uomo, ribaltandolo a terra. Le donne erano tutte in preda alla paura, una accanto all\u2019altra.\u00a0Il silenzio, poi uno sparo. Io e Aldo ci avvicinammo pensando che tutto fosse finito, invece, lo sconosciuto si era rialzato mentre mio nonno giaceva a terra. Nel petto c\u2019era un foro, il sangue aveva macchiato l\u2019erba.\u00a0Il soldato tedesco non si era accorto di noi; i miei occhi, increduli, cercavano quelli di mio nonno. Era ancora vivo. Nell\u2019ultimo alito di vita rimasto, tenuto a stento fra i denti stretti, ebbe il coraggio di sussurrare &#8211; \u00e8 tutto per finta &#8211; poi mi sorrise mentre i suoi occhi color nocciola, umidi di dolore e lacrime, perdevano l\u2019anima.\u00a0Al grido di mia madre il soldato rispose con una raffica di colpi, uccidendo cos\u00ec le donne riunite come pecore destinate al macello. Aldo prese un sasso e lo sferr\u00f2 con tanta forza da colpire il soldato alle tempie.\u00a0Fu allora che incontrai i suoi occhi: non c\u2019era gentilezza in quello sguardo freddo come la morte. Il suo viso era cos\u00ec pallido e lattiginoso che il sangue che lo ricopriva, aveva dipinto nella realt\u00e0 il mostro che si nascondeva dietro la maschera.\u00a0Aveva puntato l\u2019arma contro di noi e premuto il grilletto. Per nostra fortuna, i proiettili erano finiti e da quel che potevo vedere, non aveva altre munizioni. Fu Matilda a gettarsi su di lui, colpendolo alle spalle, ripetutamente, con i pugni chiusi. Lei si era salvata dalla mattanza, era rimasta nascosta dietro la stalla.\u00a0Venne scaraventata a terra da uno schiaffo talmente forte che, dallo schiocco, credevo le si fosse rotto il collo.\u00a0Invece no, era ancora viva, la vedevo respirare. Pur essendo un bambino, Aldo non ci pens\u00f2 due volte, corse verso di lei e si gett\u00f2 sopra il suo grembo per farle da scudo con il proprio corpo. Dovevo fare qualcosa: e la feci. Con tutto il fiato che avevo in corpo gradai &#8211; ti uccido! -, una frase che a mala pena potevo concepire nella mia piccola e inesperta testolina ma dopo ci\u00f2 che avevo visto, nulla aveva pi\u00f9 senso.\u00a0Con uno sforzo dovevo trovare uno stratagemma che mi permettesse di fare ci\u00f2 che avevo espresso quindi, per farlo, dovevo aggrapparmi alla magia, anche se mi era difficile.\u00a0Dovevo credere perch\u00e9 se non lo avessi fatto, sarebbe stato come vedere morire il sorriso di mio nonno una seconda volta.\u00a0Avanzava verso di me aumentando il passo, sentivo il peso dei suoi stivali sporchi di terriccio e vite spezzate rincorrermi. Era veloce; lo ero anch\u2019io. Il tempo era cambiato. Il sole era come se si fosse spento e il cielo coperto di nubi, assomigliava pi\u00f9 ad uno di quegli incubi che avevo imparato a tenere a bada. Man mano che correvo la pioggia aumentava. Era come se il bosco volesse aiutarmi a seminarlo, nascondendo il suono dei miei passi: non volevo. Non volevo che mi perdesse di vista perch\u00e9, se fosse accaduto, sarebbe tornato indietro e solo Dio sa quali tormenti avrebbe inflitto a Matilda e al mio amico.<\/p>\n<p>Mi ero fermato apposta, alle mie spalle il vecchio tronco annerito se ne restava immobile, complice silente di ci\u00f2 che avrei fatto. Un tonfo nella terra trasformata in un grande pozza di fango lo aveva preceduto. Nemmeno la pioggia aveva lavato le colpe che si portava appresso e nel gelo dei suoi occhi c\u2019era il desiderio perfido di farmela pagare.\u00a0Avevo osato sfidarlo e lui era esattamente dove volevo che fosse. Prese la rincorsa, caricando con quanta rabbia gli gonfiava le vene del collo mentre il ghigno dipinto sul suo volto, ecco, quello \u00e8 qualcosa che difficilmente pu\u00f2 essere dimenticato. Le sue mani stritolavano il mio collo, mi aveva sputato in faccia. Credevo di perdere i sensi quando all\u2019improvviso sentii che le forze ritornavano; le mie gambe erano pi\u00f9 lunghe, le mie braccia pi\u00f9 possenti. Stavamo lottando e mi resi conto che per lui c\u2019era il rovescio della medaglia; viso scarno, braccia ossute, capelli bianchi. Riuscii a tramortirlo e una volta uscito, mi voltai a guardarlo. Ora quel mostro non faceva pi\u00f9 paura, la sua cattiveria era diventata polvere dispersa dal vento, esattamente come era successo al suo scheletro.\u00a0Da quella battaglia ne ero uscito vincitore. Ero diventato un uomo. Pi\u00f9 o meno, potevo avere cinquant\u2019anni. In seguito scappai, nessuno mi vide pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ricordo tutto con esattezza. Ripenso a coloro che ho amato ogni santo giorno e sorrido di malinconia. Spendere il resto della mia esistenza in solitudine, dandomi completamente al volontariato, \u00e8 stata la scelta pi\u00f9 giusta che io potessi fare; nessuno potrebbe credere a ci\u00f2 ho visto e vissuto per colpa della guerra; quella maledetta ha seminato nelle persone sofferenza, paura e morte, ferite tanto profonde che nemmeno tutto il tempo del mondo potrebbe sanare. Nemmeno il vecchio albero sarebbe in grado di compiere un tale miracolo.\u00a0Del posto in cui sono nato, oggi, restano soltanto case diroccate e rovi. La natura si \u00e8 mangiata tutto e ha fatto bene, credo. Fra quelle pietre c\u2019\u00e8 stato dolore ma anche amore e penso che la magia di quel posto, in qualche modo, pur assurdo si intende, sia ancora l\u00e0, ad attendere qualcuno in grado di affascinarsi davanti alle meraviglie del creato.\u00a0Ora sono vecchio, molto. Nel bar della casa di riposo in cui ho deciso di finire i miei anni, io e i miei amici, fra una partita a carte e un t\u00e8, facciamo il gioco del \u201csembra ieri\u201d, in cui ognuno si perde nei meandri della propria giovent\u00f9. Io non l\u2019ho avuta: ho perso quarantadue anni per salvare la vita di due persone e il resto l\u2019ho speso facendo del bene.<\/p>\n<p>Ogni volta che \u00e8 il mio turno, sorrido come faceva mio nonno e dico: &#8211; Sembra ieri che mi rotolavo nell\u2019erba. Sembra ieri che giocavo felice. Sembra ieri\u2026che avevo otto anni. &#8211;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_37677\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"37677\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordare \u00e8 un verbo pesante, un atto di responsabilit\u00e0 verso s\u00e9 stessi. 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