{"id":37670,"date":"2019-03-07T18:21:31","date_gmt":"2019-03-07T17:21:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37670"},"modified":"2019-03-07T18:21:31","modified_gmt":"2019-03-07T17:21:31","slug":"premio-racconti-per-corti-2019-crash-di-sistema-di-marco-floridia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37670","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2019 &#8220;Crash di sistema&#8221; di Marco Floridia"},"content":{"rendered":"<p>La mia vita \u00e8 fatta di azioni precise, programmate, ordinate. La sera elenco tutte le cose necessarie del giorno dopo in una lista, e da quando inizia la giornata, mano mano che le ho compiute, le spunto una ad una. Mi sento meglio quando alla fine della giornata guardando la lista vedo che ho raggiunto tutti i miei obiettivi.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 sempre uguale non entra nella lista. La sveglia alle sei e mezzo, un\u2019ora pi\u00f9 tardi se \u00e8 sabato o domenica. La colazione in cucina, dove ho apparecchiato dalla sera prima: un caff\u00e8 con due fette biscottate integrali uniformemente spalmate di marmellata di mirtilli, e 150 cc esatti di succo di arancia. Poi circa un\u2019ora ad occuparmi della casa con attenzione: riordinare le stoviglie, ripassare i pensili con il detergente, rifare il letto, le camere, il bagno, spazzare per terra, pulire il parquet con il panno umido, passarci il lucidante. E\u2019 bello vedere dei risultati realizzati, anche se \u00e8 solo un parquet.<\/p>\n<p>Sto uscendo. Un\u2019ultima occhiata al soggiorno. Sistemo i copridivani in maniera che i disegni a vedersi siano allineati e simmetrici. Chiudo la porta, scendo le scale. Saluto la portiera, scambio due battute con i vicini. Vado al capolinea dell\u2019autobus, salgo, mi siedo sempre allo stesso posto, singolo, vicino al finestrino. Arrivo sempre quindici minuti prima, al lavoro o agli appuntamenti. Una giornata di lavoro, poi le compere, una passeggiata lungo le mura, il rientro a casa. Una nuova lista per il giorno dopo.<\/p>\n<p>E\u2019 sabato mattina. Sto facendo ginnastica. Nella mia lista oggi ho la spesa al mercato, i pagamenti alla posta, la camera d\u2019aria della bicicletta da sostituire, telefonare a mia sorella, rinvasare le piante, completare il cambio di stagione. Mentre sono a diciotto dei ventiquattro piegamenti che seguono le tre serie da dodici flessioni suonano alla porta. Scrivo su un foglietto dove sono arrivato, ed interrompo, tanto ho comunque del tempo di riserva per questi piccoli imprevisti. E poi so gi\u00e0 chi \u00e8, riconosco la suonata. \u00c8 la mia vicina.\u00a0\u00c8 cos\u00ec diversa da me, le serve sempre qualcosa, le manca sempre qualcosa. Ma la aiuto volentieri, sono piccole cose, e lei oltre a essere gentile, anche se sempre affrettata e di corsa, ha due occhi di un blu profondissimo che mi piace guardare.<\/p>\n<p>Lo so che state pensando, ecco la storia d&#8217;amore. Ma non funziona cos\u00ec, almeno per me. Le relazioni umane quando vanno in profondit\u00e0 diventano complicate, e non ho trovato ancora quella regola che permette di attaccare pulsioni semplici a situazioni complesse.<br \/>\nCos\u00ec quando apro la porta mi limito a guardare nei suoi occhi un po&#8217; pi\u00f9 a lungo e lascio che lei mi dica: &#8211; E allora? Mi aiuti o no? E le presto un po&#8217; di zucchero o di limone, le riparo il rubinetto che perde.<\/p>\n<p>Questa volta quando entra \u00e8 ancora pi\u00f9 accelerata del solito, non ho neanche il tempo di fermarmi a guardarla per quell\u2019attimo sospeso, come mi piace. Inizia a sommergermi con un torrente di parole veloci che a malapena raccolgo, mi sposta di lato, mi lascia sulla porta mettendomi tra le mani un pacco, entra e si dirige verso il centro del soggiorno.<br \/>\nLa seguo mentre va verso il tavolo per depositarci sopra delle piccole borse morbide, e intanto penso che \u00e8 bello vederla camminare sul mio parquet come se fosse parte della mia casa, della mia vita. Vorrei che rimanesse cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ma il pacco che ho tra le braccia si muove, e sposto lo sguardo. Non collego mai bene le cose, ci sarei potuto arrivare. Quando sentivo piangere pensavo provenisse da qualche altro appartamento. E cos\u00ec ora ho fra le braccia un bambino di pochi mesi che mi guarda, e ha anche lui due occhi blu immensi e profondissimi.<\/p>\n<p>La grandinata di parole continua, sono orari, istruzioni, quantit\u00e0. A un certo punto si ferma, si avvicina e mi guarda come vorrei accadesse pi\u00f9 spesso, un po\u2019 sperduta, un po\u2019 in colpa. Mi dice non fa niente se non ricordi tutto, ti ho scritto ogni cosa. Mi devi scusare davvero tanto, non ti ho neanche avvisato prima, ma \u00e8 stata una cosa improvvisa e inaspettata, senza alternative, e non ho nessun altro di cui posso fidarmi. Tu sei attento, sei preciso, sei premuroso. E non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 importante per me, nella mia vita, di quello che ti sto affidando.<\/p>\n<p>Non so come si tiene in braccio un bambino, non so come e cosa mangia, non so come si pulisce e come si addormenta, eppure l\u2019unica cosa che mi viene in mente \u00e8 il numero di piegamenti a cui mi ero fermato e da cui devo riprendere la mia sequenza interrotta. Guardo per un attimo l\u2019appunto che ho lasciato sul divano. Lei mi guarda preoccupata, urgente, incerta. Non sa se andr\u00e0 bene, ma sa che non ha scelta, che non pu\u00f2 fare altro.<\/p>\n<p>Ce la caveremo, dico, non so se a me stesso o a lei. Si scioglie qualcosa nei suoi occhi, si avvicina, guarda il bambino in un modo con cui chiunque vorrebbe essere guardato, poi stacca lo sguardo da lui e mi da\u2019 un bacio n\u00e9 veloce n\u00e9 lento sulla guancia. Si chiama Luca, dice. Torno alle quattro.<\/p>\n<p>Guardo la porta che si chiude, e continuo a fissarla da chiusa per un bel po\u2019, finch\u00e9 anche i suoi passi sulle scale scompaiono, e si sente il rumore del portone che si chiude. Me la immagino che si asciuga una lacrima mentre corre chiss\u00e0 dove, chiss\u00e0 perch\u00e9, verso qualcosa di complicato e incerto.<\/p>\n<p>Poi osservo suo figlio, e anche lui mi guarda. Credo che non sia facile neanche per lui avere fiducia che tutto andr\u00e0 perfettamente.<\/p>\n<p>Mi avvicino al tavolo, ed esamino le borse con il bambino in braccio. In una borsa ci sono due biberon, una tovaglietta, un contenitore per la pappa, omogeneizzati, posate, bavaglini, un foglio di carta con istruzioni dettagliate: orari, spiegazioni, temperature. Nell\u2019altra un asciugamano, pannolini, fazzolettini, salviette, creme, vestiti di ricambio, anche una bustina per i rifiuti.<\/p>\n<p>Guardo sul muro l\u2019elenco da cui devo ancora spuntare cos\u00ec tante cose di questa giornata, e per un po\u2019 cerco protocolli che rendano compatibili le mie regole e le mie sequenze con le sue esigenze, ma \u00e8 come collegare due dimensioni parallele che vanno allontanandosi alla velocit\u00e0 della luce in direzioni opposte, come giocare due contemporanee partite a scacchi con una sola serie di pezzi. Cerco di arginare la paura nel pensare dove andranno a finire tutte le mie mosse, immaginandole precipitare una ad una nel vuoto che gli si \u00e8 improvvisamente aperto sotto.<\/p>\n<p>Appoggio delicatamente il bambino sul divano, lui si stiracchia, scalcia un po\u2019 con le gambe, agita le braccia come per prepararsi a dire qualcosa di importante. Non ho bisogno che parli, so che cosa vuole dire. Lo so da sempre. Mi guarda con due laghi blu di tranquillit\u00e0, ed \u00e8 come se mi mandasse le sue parole non dette dritte e precise nel cervello:<\/p>\n<p>&#8211; Niente paura bello, \u00e8 la vita. Inutile provare a regolarla. Di tanto in tanto ti manda dei bei mal di pancia. Te li devi prendere, e aspettare che passino. Lasciati trasportare, e goditi il paesaggio.<\/p>\n<p>Faccio un lungo respiro, riprendo in braccio il bambino, e stacco lentamente dal muro la mia lista. La guardo planare lentamente a terra, come una foglia, e restare l\u00ec. La sostituisco con le istruzioni, gli orari, le procedure che lei mi ha lasciato. Guardo la nuova lista. Sta bene sul muro. Il bambino mi guarda, e sorride.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_37670\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"37670\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia vita \u00e8 fatta di azioni precise, programmate, ordinate. 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