{"id":3763,"date":"2010-05-21T18:03:11","date_gmt":"2010-05-21T17:03:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3763"},"modified":"2010-05-21T18:03:11","modified_gmt":"2010-05-21T17:03:11","slug":"come-una-quercia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3763","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Come una quercia&#8221; di Marcella Ferrara"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Foto in bianco e nero.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Foto in bianco e nero e cassetti con la biancheria, spille, libri usati, biglietti del treno, portagioie, ritagli di giornale e documenti ingialliti. Gli unici segni tangibili di vite tracciate nel passato eppure come evanescenti. Sangue del mio stesso sangue. A farmi coraggio, avevo una di quelle foto nella tasca della giacca e tutte quelle storie, quei frammenti di vita che mia nonna mi aveva raccontato quando ero piccola\u2026Quelle immagini, rievocate con difficolt\u00e0 e un po\u2019 confuse, scorrevano sfocate e in nero di seppia, come in una pellicola d\u2019epoca.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Il mio bisnonno, un uomo dell\u2019Ottocento in completo grigio, si mostrava elegante e sorrideva orgoglioso sotto un paio di baffi sottili e brizzolati.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Teneva sotto braccio una donna con la schiena dritta ed il portamento fiero. Davanti a loro un tavolo imbandito per una festa a cui gli invitati erano quattro bimbetti sorridenti che sembravano avere una gran voglia di sbrigarsi con la foto e mangiare, il maschietto con un bel completo chiaro e le tre femminucce con dei grandi fiocchi di seta tra i capelli. In un angolo della foto, su un tavolino, della lavanda era stata lasciata a seccare in un vaso di porcellana bianca.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Sentii scorrere in lontananza l\u2019acqua limpida della fontanella di Piazza Rondanini, un suono chiaro nel silenzio tiepido e assolato di un pomeriggio ormai primaverile. Imboccai una viuzza stretta tra palazzi seicenteschi dall\u2019aria silente e dall\u2019intonaco umido: un robivecchi poi un bar, un\u2019enoteca dal design raffinato, poi un calzolaio, una trattoria, un artigiano ed ancora una minuscola galleria d\u2019arte con l\u2019esposizione di un\u2019artista emergente\u2026s\u00ec insomma, un vicolo romano del rione Colonna. Un gatto rossiccio, ai piedi della scalinata di Santa Maria Maddalena, si leccava una zampetta, con gli occhi allungati socchiusi per il sole. A pochi passi da lui, davanti al portone della chiesa dalla vernice verde bottiglia scrostata dal tempo, ai piedi di una colonna, una vecchina chiedeva l\u2019elemosina, stesa a terra e con lo sguardo sui sampietrini\u2026china com\u2019era non poteva vedere quel cielo indaco brillante sopra di lei.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Arrivai al n. 2 e spinsi il portone pesante che, appena entrata nell\u2019androne fresco del palazzo, si richiuse lentamente dietro di me, dando il tempo agli occhi di abituarsi alla penombra. Come tanti palazzi di una volta non aveva l\u2019ascensore ed iniziai a salire i larghi scaloni di marmo, bassi e irregolari. C\u2019era un gran silenzio e un fascio di luce mi avvolse quando passai davanti alla finestrella del mezzanino, rallegrata da un vaso di violette. Arrivata al terzo piano, sulla targhetta in ottone vicino alla porta, trovai il cognome che cercavo: Di Castro. La storia che non conoscevo, era viva, era ancora l\u00ec e aspettava che la cogliessi cos\u00ec suonai il campanello.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Apr\u00ec la porta una signora dell\u2019Est dai lineamenti dolci e dagli occhi grandi e malinconici. Le dissi solo che ero la nipote di Adele e mi disse di aspettare. La casa era grande e piena di luce ed in fondo al corridoio vedevo una finestra aperta con una tendina che si muoveva appena. Attraverso il tessuto di lino sottile che andava e veniva, il sole filtrava e intesseva sulla parete del corridoio figure che nascevano e poi scomparivano, come disegni di bimbi sulla sabbia portati via da un\u2019onda.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">In sottofondo un pianoforte suonava ?ajkovskij. Assaporai quel momento di pace, poi il brano arriv\u00f2 alla coda e pian piano la musica si spense. Risentii allora la voce della donna e, dopo poco, la vidi arrivare spingendo una carrozzina con un signore dai capelli bianchi e radi ma dallo sguardo vivo che mi guardava dritto negli occhi. Quegli occhi mi piacquero subito. Arriv\u00f2 davanti a me e mi accorsi che le mani, magre e nodose, gli tremavano un po\u2019. Mi disse solo:&lt;&lt;Le assomigli tanto\u2026 &gt;&gt; poi sorrise e si rivolse alla donna &lt;&lt; Agnese, per favore, accompagnaci in soggiorno e prepara un po\u2019 di t\u00e8 alla menta\u2026&gt;&gt;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Il corridoio dava su tutta la casa e non c\u2019era stanza senza libri\u2026erano ovunque\u2026sulle sedie, sugli armadi, sul letto, persino in cucina, sparsi qua e l\u00e0, accanto al fornello e sopra il frigorifero. Le tre pareti senza finestre del salone erano interamente occupate da una libreria in noce in cui i volumi erano accatastati nei modi pi\u00f9 disparati e senza un ordine apparente. Mi sedetti ammirandola. &lt;&lt;Sono la mia malattia\u2026&gt;&gt; ruppe il silenzio il signor Remo accorgendosi del mio interesse &lt;&lt;La malattia di tutta una vita\u2026Per tanti anni ho insegnato filosofia e ho letto tanto che ora mi sembra di aver bisogno di un po\u2019 di riposo dalle parole\u2026\u00e8 per questo che mi rifugio nella musica&gt;&gt;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">La luce lieve della finestra conferiva una gran pace all\u2019ambiente. <span style=\"0pt;\">Agnese entr\u00f2 silenziosamente con un vassoio, and\u00f2 verso il giradischi che era nell\u2019angolo, mise su un disco e ci lasci\u00f2 soli.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"0pt;\">Subito la stanza fu piena della voce calda di Edith Piaf. &lt;&lt;Sa che mi piace molto questo disco\u2026&gt;&gt; sorrise il signor Remo &lt;&lt;La verit\u00e0 \u00e8 che io e Adele lo ascoltavamo spesso\u2026da bambini giocavamo tutti insieme in piazza ma noi non ci conoscevamo bene, nonostante abitasse nell\u2019appartamento di fronte a questo. Credevo di esserle antipatico perch\u00e9 non mi guardava mai negli occhi, allora io la spingevo e le facevo un sacco di dispetti. Un giorno, ormai adolescenti, ci ritrovammo ad una festa e iniziammo a parlare\u2026e parlammo tutta la serata mentre gli altri chiacchieravano, mentre gli altri ballavano e scherzavano, mentre gli altri iniziavano ad andar via\u2026Cominciammo allora e non smettemmo pi\u00f9, per tanti tanti anni\u2026Adele faceva l\u2019istituto professionale e ne era orgogliosa\u2026 una volta non era facile per una ragazza studiare\u2026mio padre che era un medico voleva che seguissi le sue orme ma all\u2019universit\u00e0 scelsi quello che mi piaceva veramente e presi filosofia. <\/span>Ci vedevamo la sera qui dai miei e, sotto l\u2019occhio attento di mia mamma, leggevamo insieme per ore e discutevamo con passione dei nostri autori preferiti\u2026poi, quando mia madre era occupata in altro, parlavamo di noi e delle nostre giornate, di come vedevamo il nostro presente ed il nostro futuro, di quello che ci succedeva intorno&#8230;il giradischi ci accompagnava con il jazz di Gershwin e, persi tra i miei saggi di Kierkegaard e i suoi romanzi di Hesse, ogni giorno ci conoscevamo un po\u2019 di pi\u00f9, in maniera quasi inconsapevole. Un giorno decidemmo di portarci i libri al mare e, dopo aver convinto i nostri genitori, partimmo con il trenino per Ostia. Subito, stretti e in equilibrio precario in mezzo agli altri, iniziammo a discutere\u2026delle nostre piccole vite come di quei ragazzi simili a noi che solo un mese prima avevano sganciato 4000 bombe su Roma con nelle orecchie Ella Fitzgerald\u2026erano altri tempi, un altro mondo e noi eravamo cos\u00ec giovani che prendevamo fuoco per nulla\u2026figuriamoci per le cose importanti\u2026Adele combatteva e, cresciuta in una famiglia in cui le idee contavano e non c\u2019era alcuna differenza di genere, proprio non poteva accettare che tante donne venissero considerate un passo indietro rispetto agli uomini\u2026di quel viaggio ricordo gli occhi strizzati per la luce, il rumore ripetitivo del treno, Adele con la sua Simone de Beauvoir, l\u2019odore di iodio alla stazione, la sabbia calda sotto i piedi, il sale ed il sole, le onde che andavano e venivano come le nostre risate\u2026le righe di Antoine de Saint Exupery che riconciliavano sempre le nostre anime arrabbiate\u2026dopo tante parole, amavamo sentirci piccoli nell\u2019universo mentre le leggevo che \u201cl\u2019essenziale \u00e8 invisibile agli occhi\u201d. Su questo eravamo finalmente d\u2019accordo entrambi.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Da quel giorno i mesi che seguirono furono erba tra i capelli, baci e sigarette ribelli, un turbine di foglie giallo acceso, vino rosso e corse alla biblioteca mentre fuori pioveva, neve, sciarpe di lana color prugna e guanti nei guanti\u2026e poi rondini che tornano, l\u2019Aventino con le rose e il Cupolone dal buco di una serratura, colline ocra, zagare profumate ed il vento come un\u2019onda sulle spighe non ancora abbronzate\u2026nonostante le difficolt\u00e0, nonostante l\u2019odio intorno\u2026fino a quel giorno di marzo del \u201944 in cui Adele spar\u00ec <span style=\"0pt;\">all\u2019improvviso\u2026solo qualche anno dopo scoprii perch\u00e9 e fu lei a raccontarmi di suo zio Antonino e delle Fosse Ardeatine, di come una suora nascose lei e la sua famiglia in un istituto, della loro fuga rocambolesca ospiti dei parenti della mamma nelle Marche e, finalmente, del loro ritorno a casa\u2026<\/span>ma questo tu gi\u00e0 lo sai vero Caterina?&gt;&gt;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Sentire il mio nome mi feci uscire come da un sogno e annuii appena per confermare\u2026volevo tornare l\u00ec, l\u00ec dove mia nonna era pi\u00f9 giovane di me e la vedevo nitidamente come non l\u2019avrei pi\u00f9 rivista\u2026<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">&lt;&lt;Allora per\u00f2 non lo sapevo. Ero rimasto solo. Cos\u00ec mi sentivo e cos\u00ec me ne stetti un anno, come in attesa, poi partii per Parigi. Furono anni intensi e veloci. Seppi con un anno di ritardo dai miei genitori che Adele e la sua famiglia erano tornati\u2026Mi mancavano solo pochi esami, corsi come un pazzo, in 6 mesi mi laureai e tornai a Roma.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Trovai Adele che aveva finito ragioneria, lavorava in un ufficio vicino via Nazionale e leggeva Calvino.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Era affascinata dalle filosofie orientali e praticava lo yoga\u2026era la donna forte e coraggiosa che ricordavo e amavo\u2026ora con qualche ruga d\u2019espressione in pi\u00f9 e a tratti una profondit\u00e0 negli occhi che non conoscevo e che la vita le aveva donato in mia assenza. Tornai e la trovai con Filippo, innamorata.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Quando la vidi arrivare al palazzo era mano nella mano con lui. Arriv\u00f2 correndo, mi abbracci\u00f2 e me lo present\u00f2. Mi sentii morire dentro, come se un soffio di vento gelido mi fosse entrato in circolo&#8230;accennai un sorriso sgraziato e in quel momento divenni un caro amico. Ci incontrammo spesso e qualche volta uscimmo in quattro con un\u2019amica di Adele\u2026un anno dopo mi arriv\u00f2 l\u2019invito al matrimonio. Andarono ad abitare a San Giovanni in una bella mansarda luminosa dove, dopo un paio d\u2019anni, una delle stanze divent\u00f2 la cameretta della piccola Ginevra. L\u2019ultima volta li vidi al suo battesimo poi, come spesso accade, la vita and\u00f2 avanti e ormai non so ricordare come\u2026Fui sempre pi\u00f9 impegnato con il liceo, ripresi a suonare il pianoforte ed entrai in un gruppo di musica da camera con cui ebbi una discreta fortuna per l\u2019Europa. La mia vita \u00e8 passata cos\u00ec, tra la filosofia, la musica e i libri. Conobbi tanti altri sguardi e mani e corpi, erano altri tempi gli anni \u201960\u2026in un certo senso per\u00f2 Adele rimase sempre con me, dentro di me.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Poi, come se dentro mi si calmasse una tempesta, come se imparassi ad aprire i pugni invece che a stringerli e tenerli in tasca, sentii di aver raggiunto un equilibrio nel saliscendi della vita, di aver acquisito una nuova, matura serenit\u00e0. Inaspettatamente venne a trovarmi Elise che avevo conosciuto a Parigi ai tempi dell\u2019universit\u00e0 e che era ormai una donna, una donna affascinante che mi lasci\u00f2 stordito e spiazzato nell\u2019istante stesso in cui, non so come, mi ritrov\u00f2 e si present\u00f2 alla mia porta.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Non perdemmo tempo e ci sposammo un anno dopo. Dopo qualche mese Elise rimase incinta di Sophie e la mia vita si riemp\u00ec di quei suoni e quei colori che non avevo mai conosciuto\u2026&gt;&gt; Vide il mio sguardo triste e prosegu\u00ec:&lt;&lt;Non \u00e8 pi\u00f9 qui con me\u2026abbiamo divorziato dieci anni fa\u2026inizialmente tra grida, pianti e gelosie, poi con un affetto quieto. Lei e Sophie partirono ed ora vivono nello stesso palazzo di Montmartre in cui mia figlia vive con il suo compagno e i miei due nipotini&gt;&gt; &lt;&lt;E lei non li ha mai visti?&gt;&gt; domandai. &lt;&lt;Solo una volta, Sophie \u00e8 venuta a Roma e mi ha fatto una sorpresa\u2026poi non sono pi\u00f9 potuto partire\u2026&gt; aggiunse, come volendosi scusare, poi, prese qualcosa da dietro la schiena che prima non avevo notato e me lo porse. <span style=\"0pt;\">&lt;&lt;Questo \u00e8 suo\u2026&gt;&gt; disse consegnandomi un quadernetto con la copertina bordeaux rigida e consunta. Lo presi e, appena lo aprii, riconobbi subito quella scrittura fitta fitta\u2026forse pi\u00f9 nitida, pi\u00f9 sicura di quella che conoscevo ma pur sempre la scrittura di mia nonna. Le mie dita scorrevano tra le pagine e le pagine, attraverso le sue parole, rimandavano una vita o meglio due\u2026<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"0pt;\">Lasciato a seccare tra le prime due pagine un rametto di lavanda\u2026chiss\u00e0 se era la stessa\u2026Girai un\u2019altra pagina e trovai mia nonna che mi sorrideva da una foto, molto pi\u00f9 consumata della mia, in cui teneva stretto il braccio del signor Remo..aveva i capelli arricciati e un foulard leggero al collo, gli occhi le brillavano di giovent\u00f9. Istintivamente voltai la foto e trovai un\u2019altra grafia. In poche righe di De Andr\u00e9 c\u2019era tutto l\u2019amore\u2026\u201c<\/span><span style=\"bold;\">Quei giorni perduti a rincorrere il vento, a chiedere un bacio e volerne altri cento, un giorno qualunque li ricorderai, amore che fuggi da me tornerai. Un giorno qualunque li ricorderai amore che fuggi da me tornerai\u2026\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Alzai lo sguardo su quello che ora mi appariva improvvisamente ancora come un ragazzo innamorato con i capelli spettinati, gli occhi luminosi e l\u2019aria strafottente. Gli strinsi la mano e gli dissi:&lt;&lt;Grazie&gt;&gt; con tutto il cuore e gli chiesi quasi sussurrando: &lt;&lt;Non vuole sapere niente?&gt;&gt;.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Stette qualche minuto in silenzio, poi mi guard\u00f2 con intensit\u00e0: &lt;&lt;No, preferisco non chiederti nulla..Non dire niente di me ad Adele..Preferisco cos\u00ec.. &gt;&gt;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">&lt;&lt;Non si preoccupi, glielo prometto e le prometto che terr\u00f2 questo taccuino gelosamente&gt;&gt; poi non riuscii a trattenermi e lo strinsi forte mentre lui si commosse e mi batt\u00e9 con il palmo della mano leggermente sulla spalla. Agnese mi accompagn\u00f2 alla porta e in quel corridoio mi sembr\u00f2 di attraversare una moltitudine di anni in un istante solo. Mi fermai sul pianerottolo, con la porta del signor Remo alle spalle. Me ne stetti l\u00ec, con lo sguardo rivolto alla porta di fronte, chiusa. Sapevo cosa c\u2019era l\u00ec dietro ma nessuno sarebbe venuto ad aprirmi, nessuno che mi avrebbe riconosciuta, non avrei trovato pi\u00f9 la mia storia l\u00ec perch\u00e9 pi\u00f9 nessuno con gli occhi, le mani, le orecchie, il naso o le caviglie simili alle mie ci abitava pi\u00f9.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Mi girai verso le scale, negli occhi la luce giallo e arancio del sole basso al tramonto che entrava da un lucernaio da cui vedevo tetti, comignoli e i bei vasi di gerani attaccati alle ringhiere in ferro battuto dei terrazzini delle mansarde. Chiusi gli occhi, li riaprii e iniziai a scendere. Le scale correvano in tondo all\u2019interno di quel palazzo d\u2019epoca senza ascensore ed era come entrare dentro di me e poi andare avanti, dopo tanto passato cercare l\u2019attimo successivo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Scesi le scale come se mi aggrappassi ai rami di un albero..d\u2019un tratto, come una quercia mi inizi\u00f2 ad apparire quel palazzo, ogni persona con la sua famiglia, ogni famiglia con la sua storia, ogni storia un nodo. Le sue radici, che erano anche le mie, affondavano nella terra e alla terra tornavano in un ciclo che ora mi appariva infinito, un ciclo fatto di vite che si intrecciano, di gesti ripetuti ma mai uguali, di stagioni e di umanit\u00e0, di forza e fragilit\u00e0, passione e delicatezza. Quello che avevo dietro di me, quei lineamenti, quei gesti, quella storia dalle radici passava come linfa nel tronco e si ripeteva in un ramo e poi nel colore di una fogliolina, come dentro un albero i cerchi della vita lo accompagnano per tutte le sue tante vite fino alla chioma.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Ogni frammento aveva in s\u00e9 il tutto. Ognuna di quelle storie, la loro storia, era in fondo anche la mia.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">Arrivai al portone ed uscii nella luce calda della sera. In quel momento, mi resi conto che il flusso della vita scorre come rugiada su un filo, libera e al tempo stesso legata al suo cammino, al suo percorso, al suo destino, che un po\u2019 \u00e8 futuro e un po\u2019 \u00e8 passato.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"small;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3763\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3763\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Foto in bianco e nero. Foto in bianco e nero e cassetti con la biancheria, spille, libri usati, biglietti del treno, portagioie, ritagli di giornale e documenti ingialliti. Gli unici segni tangibili di vite tracciate nel passato eppure come evanescenti. Sangue del mio stesso sangue. A farmi coraggio, avevo una di quelle foto nella tasca [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3763\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3763\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1130,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-3763","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2010"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3763"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1130"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3763"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3763\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3763"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3763"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3763"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}