{"id":37343,"date":"2019-01-29T18:02:31","date_gmt":"2019-01-29T17:02:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37343"},"modified":"2019-01-30T12:51:31","modified_gmt":"2019-01-30T11:51:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-antonio-di-massimiliano-piantini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37343","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Antonio ( la gatta, la finestra, il campo di concentramento)&#8221; di Massimiliano Piantini"},"content":{"rendered":"<p>Come accadeva spesso, anche quella mattina ero di fretta e mi stavo recando al bar di paese per una colazione frugale. Attraverso la vetrata\u00a0 lo vidi con il giornale aperto che declamava alla barista e ad un avventore il contenuto\u00a0 un articolo. Per la verit\u00e0 chi ascoltava non appariva cos\u00ec interessato.<\/p>\n<p>Mi maledissi\u00a0 pensando che si fosse ancora una volta nel pieno di una discussione politica: gli immigrati,i furti nelle case ,gli scippi tutte cose che nel\u2019 30, col buon Benito&#8230;etc&#8230;<\/p>\n<p>Una volta entrato constatai invece che l\u2019argomento questa volta era un altro. A quanto pare la\u00a0 gattina Fuffi (o qualcosa del genere) era rimasta tanto turbata dalla morte del padrone e tanto erano l&#8217; affetto e la fedelt\u00e0 nei suoi confronti, che ogni giorno Ella si recava sulla tomba dell&#8217;estinto e invano ne attendeva il ritorno. Insomma una di quelle notiziole, verosimilmente inventate per vendere qualche copia in pi\u00f9 a dei deficienti o per riempire qualche buco nel palinsesto: tipo cuccioli di foca rimasti orfani in uno zoo del Michigan , mamma leopardo che allatta l&#8217;ultimo cucciolo di rinoceronte albino inappetente , un coro di delfini che canta il Nabucco. Subito pensai qualcosa come:\u201d ma in una societ\u00e0 in piena decadenza, sull\u2019orlo di un medioevo digitale c&#8217;\u00e8 della gente che si appassiona a simili stronzate !\u201d<\/p>\n<p>Ma pareva proprio che per Antonio, l&#8217;oratore, la questione fosse di cruciale importanza e continuava a leggere ad alta voce cercando di conferire alla vicenda tutto il pathos che secondo lui meritava, incespicando qua e l\u00e0 sulle parole come un bambino di fronte al pensierino, non so se per il turbamento emotivo,\u00a0 la disabitudine al leggere o una marcata presbitemia. Difatti teneva il giornale lontano da s\u00e8 e strizzava gli occhi. Cazzo! A novant&#8217;anni sonati comunque leggeva senza occhiali, lavorava dalle sei di mattina alle sette di sera e, se avesse avuto tra le mani una ventenne, probabilmente non avrebbe fatto una figuraccia! Si manteneva bene , su questo niente da eccepire.<\/p>\n<p>Finita l&#8217;orazione chiuse il giornale e si guard\u00f2 un attimo intorno per vedere l&#8217;effetto sortito sugli ascoltatori. Probabilmente si aspettava lacrime sincere o\u00a0 segni evidenti d&#8217;approvazione. Invece: indifferenza totale camuffata da\u00a0 interesse di circostanza. Cos\u00ec esord\u00ec:<\/p>\n<p>&lt;&lt;\u00e8 incredibile! A volte gli animali&#8230;.Meglio dei Cristiani&#8230;&gt;&gt;<\/p>\n<p>&#8221; Ci vuol poco ! &#8221; pensai.<\/p>\n<p>&lt;&lt;&#8230;anche io c&#8217;ho tre gatti in casa\u00a0 e una secondo me&#8230;&gt;&gt; e disse il nome &lt;&lt; lo farebbe anco l\u00e8 di ven\u00ec al camposanto\u00a0 a trovammi!&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Dissi qualcosa rimarcando il fatto che sembrava un accadimento insolito, proprio pi\u00f9 di un canide che di un felino, mi smarcai abilmente, trangugiai il caff\u00e8, pagai, salutai e scappai come uno che ha una gran fretta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Antonio ebbi modo di conoscerlo qualche anno prima, poco dopo che comprammo casa proprio nel centro del piccolo borgo. Dovevamo togliere la carta da parati, imbiancare e trasferirci . In realt\u00e0 finimmo per demolire e ricostruire la casa una volta constatato che la tappezzeria in vari punti aveva la funzione di struttura portante&#8230; Ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia. Vi basti sapere che la casa era devastata, c&#8217;erano calcinacci\u00a0 ovunque ed\u00a0 io avevo iniziato dapprima a fare da manovale per i muratori che avevamo\u00a0 reclutato e poi decisi \u00a0di portare avanti da solo quasi tutti i lavori.<\/p>\n<p>Avevo da poco finito di tirar s\u00f9, non senza difficolt\u00e0 e qualche sagrato, il mio primo muro: una parete secondaria con una larga finestra interna che separava quello che sarebbe stato il bagno dall&#8217;ingresso. Era quindi la prima cosa che si vedeva una volta varcata la soglia. Ero piuttosto soddisfatto: il risultato non era perfetto, ma del tutto accettabile e sopratutto l&#8217;avevo spuntata nella lotta con quegli attrezzi e quella materia per me del tutto sconosciuti fino al mese prima.<\/p>\n<p>Che agli anziani piaccia girare per i cantieri \u00e8 cosa banale e risaputa,\u00a0 ma\u00a0 soprattutto non \u00e8 solo uno stereotipo campato in aria, per lo meno secondo la mia esperienza.<\/p>\n<p>Difatti eccolo che si presenta con un \u201cpermesso?&#8221; di circostanza, scavalca un mucchio di detriti e entra. C&#8217;ero\u00a0 abituato,\u00a0 non era certo l&#8217;unico vecchio del paese. Si pu\u00f2 dire che lo stavo aspettando. Io ero con le spalle alla porta che rimiravo l&#8217;opera . Lo sentii e sicuramente alzai gli occhi al cielo sapendo che avrei perso un altra mezz&#8217;ora, quindi mi voltai e dissimulando dissi:<\/p>\n<p>&lt;&lt;Salve,avanti!&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;Lo sai che questa casa la conosco come le m\u00ec tasche! C&#8217;\u00e8 nata anco la m\u00ec moglie&#8230;&gt;&gt;, disse credendo cos\u00ec di aver in tal modo completamente giustificato la propria presenza sul cantiere.<\/p>\n<p>&#8220;Ti pareva&#8230;&#8221; pensai.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Questa porta l&#8217;ho fatta io e l\u00e0 mi ci rimpiattavo con la m\u00ec moglie a fare le cosaccie! &gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;Ma davvero?&gt;&gt;\u00a0 ribattei quasi interessato.<\/p>\n<p>Poi si ferm\u00f2 sulla porta e fiss\u00f2 lo sguardo sulla finestra appena costruita, quasi come un santone in trance. Dopo un p\u00f2 che se la guardava e riguardava, ormai sicuro di ci\u00f2 che stava per dire, mi fece notare che una spalletta, &#8220;a voler essere precisi!&#8221;, non era proprio cos\u00ec ortogonale ( naturalmente us\u00f2 un altra accezione) con la base. Ribattei che a me non pareva e, gi\u00e0 alquanto seccato, che,\u00a0 se fosse stata perfettamente diritta, forse sarebbe stata l&#8217;unica cosa ortogonale di tutta la casa.<\/p>\n<p>&lt;&lt; S\u00ec, ma l&#8217;ingresso \u00e8 un p\u00f2 la presentazione di tutta la casa&#8230;&gt;&gt; e cos\u00ec via , ribatt\u00e9, ma sempre con la massima educazione.<\/p>\n<p>A un certo punto si conged\u00f2 e\u00a0 mi rimisi al lavoro non senza una punta di nervosismo.<\/p>\n<p>Dopo un quarto d&#8217;ora eccolo che si ripresenta armato di metro e livella.<\/p>\n<p>Si mise subito all&#8217;opera.<\/p>\n<p>Mantenni la calma fra il divertito e l&#8217;esasperato.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Vedi? Qui c&#8217;\u00e8 quasi un centimeto, 0.8mm in pi\u00f9!&gt;&gt;<\/p>\n<p>Mi avvicinai e constatai la veridicit\u00e0 dell&#8217;asserzione.<\/p>\n<p>&lt;&lt; Spero che i miei ospiti si presentino con una bottiglia di vino e non con compasso e livella a trovarmi ! &gt;&gt; cercai di cavarmela con tono scherzoso e mal celando insofferenza.<\/p>\n<p>Alla fine parlammo anche d&#8217;altro, ci salutammo e quindi se ne and\u00f2 e per quel giorno non si ripresent\u00f2, lasciandomi con la mia finestra e i miei pensieri.<\/p>\n<p>Torn\u00f2 diverse volte a\u00a0 dispensare consigli e a constatare (livella alla mano!) l&#8217;avanzamento e la decente riuscita dell&#8217; opera e voglio anche dire che mi presi qualche soddisfazione su strutture che a lui parevano storte ma si rivelarono belle diritte , visto che , conoscendo i tipi che mi giravano in casa in quel periodo, mi ero ben premurato di controllare e ricontrollare con la massima attenzione.<\/p>\n<p>Alla fine avevo\u00a0 quasi superato la diffidenza\u00a0 e l&#8217;astio verso di lui e altri simili personaggi. Mi ero reso conto che la mentalit\u00e0 e il modo di porsi della gente del paese e soprattutto degli anziani, potevano apparire distanti e talvolta anche\u00a0 deprecabili per uno abituato a farsi gli affari suoi in periferia. Ma non ci si poteva trasferire in un paesino di campagna\u00a0 e dall&#8217; oggi al domani fare la guerra a tutti. La mia compagna ed io optammo cos\u00ec per la linea morbida: cordialit\u00e0 ma circospezione, in attesa di discernere nel tempo chi meritava stima e amicizia, coloro che andavano educatamente evitati, quelli davvero troppo &#8220;particolari&#8221; o invadenti da tenere il pi\u00f9 possibile alla larga.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era un periodo che Antonio mi cominciava a stare simpatico, sennonch\u00e9 la finestra era diventata un vero tarlo per lui e probabilmente non ci dormiva la notte&#8230; Me lo vedo mentre delira madido di sudore: &lt;&lt;noo!&#8230;la livella!..la livella! qualcuno mi passi una livella!&gt;&gt;, ma la livella in realt\u00e0 si affloscia come un orologio di Dal\u00ec&#8230; Poi la livella \u00e8 un serpente&#8230; Vorrebbe gridare ma ora \u00e8 in laboratorio che pialla un pezzo di legno\u2026 Si affanna e dalla pialla non escono trucioli ma panna montata&#8230; O forse cotone?&#8230; Si sveglia sconvolto.<\/p>\n<p>Non so se fu proprio un sogno rivelatore che gli indic\u00f2 la strada per raddrizzare quella maledetta finestra, fatto sta che un giorno mi disse: &lt;&lt;lo sai che io ero falegname! Se vuoi posso farti il telaio e la cornice per quella&gt;&gt; ( ed entrambi sapevano quale ) &lt;&lt; finestra?&gt;&gt;<\/p>\n<p>Considerando che i soldi scarseggiavano , che Antonio poi alla fine si stava rivelando una brava persona e che si sarebbe potuto offendere davanti ad un diniego, esitai un attimo ma\u00a0 accettai.<\/p>\n<p>Ebbi\u00a0 subito la sensazione di avere commesso un fatale errore. Mi prese infatti il sospetto che fosse una tattica per riuscire a\u00a0 mettere le mani\u00a0 sulla vituperata opera , ma prima ancora che potessi fermarlo se ne era gi\u00e0 andato a raccogliere l&#8217;occorrente per prendere le misure.<\/p>\n<p>Ero sulla soglia che lo guardavo allontanarsi e un brivido mi corse lungo la schiena. Guardai il cielo. Gli uccelli apparivano nervosi e volavano in modo caotico. Lo sguardo mi sgusci\u00f2 in terra : sul pianerottolo uno scarabeo stercolaro si era capovolto e si agitava nervosamente mentre una mantide albina\u00a0 gli si avvicinava con malvagie intenzioni.Rigirai lo scarabeo, allontanai il predatore, entrai e chiusi il portone. Non si preparava proprio nulla di buono&#8230;<\/p>\n<p>Torn\u00f2 il giorno successivo a prendere le misure, non manc\u00f2 di farmi pesare nuovamente l&#8217;imperfezione\u00a0 della spalletta e intanto raccontava di tutti quei lavori ben riusciti che aveva portato a termine e di quanto gli piacesse fare le cose per bene fin nei piccoli dettagli. Io, che gi\u00e0 immaginavo dove volesse arrivare, facevo finta di ascoltare e chiosavo ogni vicenda con parole a caso badando a non contraddirlo per nessuna ragione. In realt\u00e0 prestavo la massima attenzione ai suoi gesti, sbirciando poi sul taccuino per assicurarmi che le misure fossero corrette e non facesse scherzi. Tutto fil\u00f2 liscio, le misure erano esatte e\u00a0 non vi nascondo che mi sentii pure in colpa per aver pensato male.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intanto i lavori erano quasi terminati, avevo finito di intonacare , mio suocero aveva appena imbiancato\u00a0 e stava ultimando l&#8217;impianto elettrico, l&#8217;idraulico stava posizionando i rubinetti nel bagno, accucciato sotto la famosa finestra.<\/p>\n<p>Arriva Antonio con il telaio nuovo e luccicante. Entra. Ci salutiamo. Noto che vorrebbe dirmi qualcosa, ma ci ripensa, abbassa lo sguardo\u00a0 e mi sorpassa accentuando la fatica provocata dal carico. Sto gi\u00e0 sul &#8220;chi va&#8217; l\u00e0 &#8216;&#8221;. Eccolo che posa il telaio e con disinvoltura mi informa :&lt;&lt; &#8230;Poi l&#8217;ho fatto bello diritto&#8230;&gt;&gt;.<\/p>\n<p>L&#8217;ira\u00a0 mi monta dai piedi fino ai denti che comincio gi\u00e0 a digrignare. Mi trattengo. Forse stavo saltando a conclusioni affrettate dettate dal pregiudizio. Cos\u00ec indago meglio:<\/p>\n<p>&lt;&lt; Ah!? l&#8217;hai fatta diritta sulla misura pi\u00f9 piccola! Cos\u00ec con un po di stucco si pu\u00f2&#8230;&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;No,no!&gt;&gt; mi interrompe &lt;&lt; l&#8217; ho fatta diritta come deve essere, non mi riesce di fare i lavori imprecisi! &gt;&gt;.<\/p>\n<p>Scacco matto!<\/p>\n<p>Riesco a domarmi e con\u00a0 educazione ma estrema fermezza gli faccio presente che in quel modo il telaio non ci sarebbe entrato&#8230;<\/p>\n<p>Era gi\u00e0 sgattaiolato in macchina e mi si ripresenta, lui piccolo e magrolino, con un grosso arnese chiamato mola che egli stesso sorreggeva a stento. Sembrava un bambino che imbraccia un Kalashnikov .<\/p>\n<p>Dovete sapere che la mola \u00e8 un attrezzo dotato di un disco rotante atto a tagliare o levigare il ferro o a dividere mattonelle, pietre e cemento. E&#8217; noto che, nell&#8217;eseguire tali operazioni, non si pu\u00f2 fare a meno di provocare una cospicua quantit\u00e0 di polvere (in questo caso mattone polverizzato) , la quale inevitabilmente si manifester\u00e0 sotto forma di nuvola demonica per poi depositarsi, con un velo uniforme , nella zona circostante. Una cosina divertente da fare in\u00a0 un ambiente chiuso.<\/p>\n<p>\u201cQuesto \u00e8 un folle! \u201d pensai &#8221; ma niente \u00e8 perduto! Attraverso un sillogismo ben espresso, gli far\u00f2 capire che l&#8217;idea (seppur\u00a0 apprezzabile) \u00e8 del tutto fuori luogo, viste le circostanze&#8221;.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 dunque una guerra di volont\u00e0 che si scontravano secondo le regole della buona educazione.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Vedi Antonio&#8230; &gt;&gt; esordii &lt;&lt; siamo\u00a0 in dirittura d&#8217;arrivo, domani vengono i vigili a constatare la residenza, poi l&#8217; impianto elettrico, i sanitari, l&#8217;imbiancatura&#8230;&gt;&gt; .<\/p>\n<p>Niente!<\/p>\n<p>&lt;&lt; Che voi che sii un p\u00f2 di polvere, dopo spazzi!&gt;&gt; replic\u00f2.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Ma ne verr\u00e0 fuori un p\u00f2 troppa forse? &gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;Ma no! solo un pochino. L\u00ec in terra!&#8221;.<\/p>\n<p>Ero disperato e giocai l&#8217;ultima carta :<\/p>\n<p>&lt;&lt; se lo faccio io viene fuori un polverone&#8230;&gt;&gt;<\/p>\n<p>In questo modo rimanevo correttamente\u00a0 modesto ma lasciavo intendere che conoscevo l&#8217;attrezzo. &lt;&lt; &#8230;Se tu pensi di riuscire a farlo senza fare polvere fai pure!&gt;&gt; continuai.<\/p>\n<p>In tal modo\u00a0 lo sovraccaricavo di una tale responsabilit\u00e0 che non avrebbe mai e poi mai accettato. Geniale!<\/p>\n<p>Macch\u00e8! Probabilmente la prese come una sfida. Ormai niente poteva fermarlo. Era sul fronte, ad un passo dall&#8217;obbiettivo. Gli occhi spiritati mi attraversavano e vedevano solo l&#8217;agognata finestra. Solo io adesso rappresentavo l&#8217;ultimo ostacolo fisico.<\/p>\n<p>Temetti per la mia vita.<\/p>\n<p>La mola per fortuna era scollegata, altrimenti forse mi avrebbe tagliato di netto la testa.<\/p>\n<p>&lt;&lt; Ci penso io!&gt;&gt; disse con volto serio.<\/p>\n<p>Arretrai vigliaccamente ( addio montagne Ticinesi! ) e\u00a0 mi feci da parte.<\/p>\n<p>Assistetti all&#8217;inserimento della presa come ad un funerale. Pensai\u00a0 persino\u00a0 di tramortirlo con una bottiglia di birra\u00a0 alle spalle! Mi guardai intorno: nessun oggetto contundente.\u00a0 Lo osservai mentre, come al rallentatore, si accingeva a sezionare la parete. Pensai anche : &#8220;e se dopotutto egli \u00e8 provvisto di un abilit\u00e0 a me ignota? Alla fine \u00e8 anziano, ne sapr\u00e0 pi\u00f9 di me!&#8221; . Cos\u00ec aggrappandomi a quella flebile speranza persi l&#8217;ultima occasione per fermarlo.<\/p>\n<p>Maledetta modestia! Maledetta correttezza concettuale! Maledetta considerazione paritetica dell&#8217; interlocutore! Quante volte per colpa vostra ho assisto a degli scempi annunciati!<\/p>\n<p>E cos\u00ec fu, anche in quell&#8217;occasione.<\/p>\n<p>Una tempesta marziana si diffuse in tutta la casa: non si vedeva a un metro. Il Nulla infine aveva varcato le porte di Fantasia per entrare in casa mia! un disastro inenarrabile! Nel frattempo mi scordai di avvertire la gente in casa che prese a uscire tossendo e lacrimando dalla porta come in una evacuazione forzata con gas lacrimogeni.<\/p>\n<p>La prima fu Rossana che usci fuori incredula con ancora in mano il cencino con cui stava pulendo gli angoli pi\u00f9 difficili da raggiungere. Poi suo padre, urlando e poi l&#8217; idraulico, tale Ciaccio, che sovrastava tutti offendendolo e\u00a0 bestemmiando come un indemoniato.<\/p>\n<p>Visto che la mamma di Rossana \u00e8 catechista,\u00a0 suo marito, uomo precisissimo e minuzioso nei lavori, si sar\u00e0 ben\u00a0 abituato a tenere un contegno verbale in tanti anni di convivenza ?! Ma quello che\u00a0 usc\u00ec da quella bocca non mi \u00e8 dato qui di ripetere. Tutti abbandonarono cos\u00ec le postazioni mentre il fumo rosso usciva dalla porta e si disperdeva nell&#8217; atmosfera.<\/p>\n<p>Ma Antonio no! Poteva dunque egli mollare? Giammai!\u00a0 &#8221; Se avanzo seguitemi! Se arretro uccidetemi!&#8221;. Era ancora alle prese con quella finestra, incurante della silicosi imminente quando io, in un eccesso d&#8217;ira, decisi di allontanarmi in macchina sgommando per non usare violenza su un innocuo ( si fa per dire!) vecchietto.<\/p>\n<p>La batteria era per\u00f2 a terra e l&#8217;auto non ne voleva sapere! Cos\u00ec,\u00a0 come una madre che compie uno sforzo sovrannaturale per liberare il figlioletto dalle macerie, aprii lo sportello, misi in folle, puntai il sinistro in terra e spinsi il volante con tutta la forza che avevo e anche con quella che non avevo. Funzionava! L&#8217;auto prese a muoversi e in breve guadagnai la discesa poco distante. Rientrai alla svelta ,chiusi la portiera, misi in seconda avendo cura di tenere premuta la frizione, acquistai velocit\u00e0 e quindi lasciai andare la frizione. La macchina si accese e mi allontanai rombando. Vidi poi Rossana nello specchietto retrovisore che mi faceva cenni e urlava qualcosa. Probabilmente temette che fosse un tentativo di suicidio e che volessi andare diritto al tornante lasciandomi precipitare gi\u00f9 dalla scarpata. La ignorai,\u00a0 presi la curva e mi diressi al bar a bere.<\/p>\n<p>Il mio onore era salvo!&#8230; e anche Antonio.<\/p>\n<p>Lo stesso non pu\u00f2 dirsi di casa nostra. Quando ritornai mi si present\u00f2 uno scenario post atomico.<\/p>\n<p>Tutto era cosparso di un sottile velo di polvere rossa che in parte si era depositato anche sui muri. Rossana, che aveva messo via il cencino e spazzava, con un canovaccio legato dietro il collo che le copriva la bocca, sembrava Calamity Jane in procinto di assaltare una diligenza. Mi inform\u00f2 che, incredibilmente, Antonio non si era reso conto del pandemonio che aveva suscitato e se ne era andato senza accorgersi degli improperi e delle offese dell&#8217; idraulico\u00a0 e del suocero, che nel frattempo si erano dileguati dal nervoso. Inoltre gli aveva inventato che io ero andato in ferramenta a comprare dei chiodini.\u00a0 Anche le apparenze erano salve.<\/p>\n<p>Devo dire che , ancora oggi, durante operazioni di pulizia particolarmente minuziose in certi angolini ben nascosti,\u00a0 trovo dei residui di polvere rossa e mi torna in mente tutta la vicenda.<\/p>\n<p>I giorni successivi furono quindi dedicati alla pulizia e al lavaggio dei muri, terminammo gli ultimi lavoretti e per fortuna i vigili si presentarono solo parecchi giorni dopo per il controllo della residenza.\u00a0 Fu cos\u00ec che l&#8217;appartamento\u00a0 torn\u00f2 abitabile e ci trasferimmo definitivamente e se un giorno avr\u00f2 il piacere di avervi come ospiti in casa nostra sono sicuro che la prima cosa che noterete varcando la soglia, sar\u00e0 l&#8217;indiscussa e abbagliante\u00a0 perfezione della nostra finestra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qualche mese dopo mi affacciai alla porta e vidi Rossana sulla curva in fondo alla discesa in compagnia di Antonio. Guardavano il panorama e chiacchieravano .\u00a0 A un certo punto Rossana gli appoggi\u00f2 la mano su una spalla, si conged\u00f2 e prese la strada di casa. Io rientrai e l&#8217;aspettai incuriosito.<\/p>\n<p>Entr\u00f2 in casa sconvolta e con\u00a0 gli occhi arrossati: &lt;&lt;Ma lo sai che qui c&#8217;era un campo di concentramento?&gt;&gt;<\/p>\n<p>Scossi la testa: &lt;&lt; Ma dove? &gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt; Gi\u00f9!&#8230;alla Badia! &gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;Sei sicura? &gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt; Me lo ha detto Antonio, lui ci deve essere stato! Mentre me ne parlava si \u00e8 messo a piangere e non ce la faceva neanche a continuare.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Restammo un minuto a pensare, poi dissi per sdrammatizzare: &lt;&lt;Zingaro non \u00e8!&gt;&gt;<\/p>\n<p>Rossana, adesso sorridendo: &lt;&lt;Neanche negro! &gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt; Sar\u00e0 mica Ebreo&gt;&gt; proposi con poca convinzione.<\/p>\n<p>Ci guardammo e scuotendo la testa : &lt;&lt;Nooo!&gt;&gt;<\/p>\n<p>Il dialogo cominciava a divertirci: &lt;&lt;Finocchio non mi sembra!&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;Neanche storpio! &gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt; Avr\u00e0 rifatto una finestra a qualche gerarca fascista? &gt;&gt;<\/p>\n<p>Ridemmo, poi restammo qualche minuto a pensare. Che ci volessimo credere o meno, non restava che una possibilit\u00e0:\u00a0 Antonio era un partigiano o quantomeno un prigioniero politico!<\/p>\n<p>Gi\u00e0 lo vedevamo\u00a0 sotto una luce del tutto nuova e si era conquistato un certo rispetto, cos\u00ec quando lui e sua moglie\u00a0 ci invitarono a cena, accettammo di buon grado, se non altro per indagare meglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Appena entrammo in casa di Antonio capimmo che qualcosa non quadrava. Il salotto era costellato di foto, quadri e suppellettili riferiti al ventennio! Ci guardammo senza poter commentare. Beh, \u00e8 possibile che fosse una maniera per non dimenticare la brutalit\u00e0 di quell&#8217;epoca: dopotutto si deve tener viva la memoria per evitare che uno scempio del genere si ripeta!<\/p>\n<p>Cercavo disperatamente un indizio che\u00a0 riconducesse al suo passato di partigiano o di attivista: una foto con la brigata, o che so , un manifesto del fronte di liberazione nazionale ( mi sarei accontentato anche di una foto di don Sturzo\u00a0 o di una bandierina americana), quando ci chiamarono a tavola.<\/p>\n<p>Lasciammo passare dieci minuti tra convenevoli e antipasti, ma solo una cosa ci tormentava: il desiderio di sapere. Rossana ruppe per prima gli indugi e con estrema naturalezza, quasi con disinteresse, come se chiedesse di passarle la maionese:&lt;&lt; Cos\u00ec Antonio come mai eri nel campo di concentramento?&#8230;eri partigiano?&gt;&gt;<\/p>\n<p>Scatt\u00f2 in piedi con gli occhi spalancati e\u00a0 menando in aria l&#8217;indice :<\/p>\n<p>&lt;&lt; Io? Nel campo di concentramento? Partigiano?&#8230; il Campo di concentramento?! &#8230; L&#8217;ho costruito io!&#8230;.&#8221;<\/p>\n<p>In pratica il bastardo aveva pianto , non per l&#8217;abominio compiuto dalle truppe nazifasciste, non per i morti,\u00a0 lo sterminio,\u00a0 gli anni di stenti e sofferenze dovuti alla guerra, la spietatezza del regime, no!<\/p>\n<p>Il bastardo piangeva perch\u00e8 il campo di concentramento gli ricordava i bei tempi andati, gli anni felici, la giovent\u00f9 fuggita (giovinezza! Giovinezza! Primavera di bellezza!).<\/p>\n<p>E cos\u00ec insieme a quella rivelazione apprendemmo\u00a0 quanto erano educati e cordiali i soldati tedeschi e quanto vigliacchi e meschini i partigiani che provocavano le rappresaglie, come aveva piacere di lavorare per\u00a0 gli invasori e di informarli per benino e tante altre belle cosette che ancora mi sale il vomito a riportarle tutte.<\/p>\n<p>Adesso avevamo almeno tre possibilit\u00e0: ribaltare la tavola e lanciarsi in un&#8217;anacronistica lotta tra fascisti e antifascisti, in cui una delle parti in causa era costituita da indifesi ottuagenari; ingaggiare un&#8217;aspra contesa verbale che si sarebbe conclusa con l&#8217;abbandono della mensa; glissare abilmente.<\/p>\n<p>Tacitamente optammo per quest&#8217;ultima e fu Rossana a cavarci dall&#8217; impiccio:<\/p>\n<p>&lt;&lt; Antonio, ma tu quanti anni hai?&#8230; Ma li porti benissimo!\u2026 Buoni questi tortelli, sono fatti in casa? &gt;&gt; &#8230;<\/p>\n<p>Cos\u00ec arrivammo al momento del caff\u00e8. Antonio cominci\u00f2 a decantare la sua abilit\u00e0 nella preparazione di tale bevanda e a informarci di quanto fosse rinomato e forte il suo caff\u00e8, mentre io sperai sinceramente che non si trattasse di cicoria tostata.\u00a0 Quindi prese il barattolo sopra lo scaffale, si diresse verso la macchina dell&#8217;espresso e cominci\u00f2 a zeppare il gruppo di erogazione. Non so come ci sia\u00a0 riuscito ma vi assicuro che ci infil\u00f2 dentro tutto il barattolo. Ma d&#8217;altra parte cosa possono le leggi della fisica e la materia inerte davanti alla risolutezza dell&#8217;italico braccio? Ormai la quantit\u00e0 di materia accumulata nel filtro aveva raggiunto una densit\u00e0 inimmaginabile e si stava creando un piccolo buco nero all&#8217;interno della cucina. Gi\u00e0 gli oggetti pi\u00f9 leggeri della stanza erano sul punto di essere risucchiati\u00a0 dalla forza gravitazionale del filtro e la linea spazio temporale stava per flettersi quando finalmente si decise a inserire il gruppo, che aveva assunto un peso specifico vicino a quello dell&#8217;uranio, nella macchinetta.\u00a0 All&#8217;avvio il rumore che si manifest\u00f2 fu straziante. Se potesse una macchina piangere lo farebbe con quelle frequenze! Tememmo per\u00a0 la fusione del nocciolo, ma fummo risparmiati per quella volta. Fu uno stillicidio. Goccia su goccia in un silenzio trepidante. Dopo un quarto d&#8217;ora assaporammo il rinomato caff\u00e8&#8230;\u00a0 Inevitabilmente freddo!<\/p>\n<p>Non erano ancora le nove e un quarto che uscimmo a riveder le stelle. Eravamo stati molto abili nell&#8217;accampare scuse, solo che quel caff\u00e8 ci insidi\u00f2 il sonno per diverse notti successive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Antonio mor\u00ec qualche mese dopo che lo incontrai al bar col giornale e provai un sincero dispiacere. Posso dire\u00a0 con una certa sicurezza che la sua gatta non and\u00f2 mai a fargli visita al cimitero o per lo meno nessun quotidiano ne ha mai fatto menzione finora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da questo breve racconto si potrebbero ricavare alcuni consigli.<\/p>\n<p>Primo: quando fate dei lavori in casa abbiate premura di chiudere bene la porta d&#8217;ingresso o quantomeno installate gli appositi cartelli che tengano alla larga gli estranei.<\/p>\n<p>Secondo: se siete estremamente sicuri di qualcosa, non lasciate campo libero agli altri, nessuno vi ricorder\u00e0 per la vostra modestia o per la vostra correttezza metodologica .<\/p>\n<p>Terzo: semmai vi prendesse il malsano desiderio di aver vicino il vostro gatto una volta trapassati, vi faccio presente che si tratta di un&#8217;ambizione stupida e del tutto insensata e che\u00a0 non \u00e8 nella natura del felino la fedelt\u00e0 e la dedizione verso il padrone.<\/p>\n<p>Comunque, se proprio ci tenete\u00a0 a volerlo vicino, vedete di farlo impagliare e posizionare sulla lapide oppure, se proprio non gli volete usare violenza, fatevi cremare e sistemare in un urnetta sopra il camino: vedrete che risparmierete del denaro e il gatto sar\u00e0 ben lieto di tenervi compagnia nelle fredde notti d&#8217;inverno&#8230;soprattutto se il camino sar\u00e0 acceso.<\/p>\n<p>Quarto: se davvero volete esprimere un desiderio riguardo la vostra dipartita e l&#8217; animaletto domestico, chiedete almeno di morire dopo il vostro gatto: guadagnerete qualche giorno e lascerete alla bestiola il beneficio del dubbio riguardo la sua devozione nei vostri confronti.<\/p>\n<p>Da ultimo mi sento di dover delle scuse a Beppe Fenoglio, che\u00a0 in &#8220;Una Questione Privata&#8221; ha scritto una\u00a0 delle pi\u00f9 belle pagine di letteratura antifascista.\u00a0 Mi riferisco al punto in cui fa dire a un vecchio che parla con un partigiano :<\/p>\n<p>&#8220;Con tutti voglio dire proprio tutti. Anche gli infermieri, i cucinieri, anche i cappellani. Ascoltami bene ragazzo. Io ti posso chiamare ragazzo. Io sono uno che mette le lacrime quando il macellaio viene a comprarmi gli agnelli. Eppure, io sono quel medesimo che ti dice: tutti, fino all&#8217;ultimo, li dovete ammazzare. E segna quel che ti dico ancora. Quando verr\u00e0 quel giorno glorioso, se ne ammazzerete solo una parte, se vi lascerete prendere dalla piet\u00e0 o dalla stessa nausea del sangue, farete peccato mortale, sar\u00e0 un vero tradimento. Chi quel gran giorno non sar\u00e0 sporco di sangue fino alle ascelle, non venitemi a dire che \u00e8 un buon patriota.&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 .<\/p>\n<p>Sappiamo tutti come \u00e8 andata a finire.<\/p>\n<p>Bene, confesso che ho peccato: abbiamo familiarizzato con dei fascisti anche se all&#8217;inizio non lo sapevamo, ma sinceramente non so se questo avrebbe fatto qualche differenza.<\/p>\n<p>Ecco, io non ce l&#8217;ho mica con nessuno\u2026 Ce l&#8217;ho con voi che non avete portato a termine il lavoro e adesso ci avete messo nella condizione di dover condividere il tempo e lo spazio con gente che ha responsabilit\u00e0\u00a0 pi\u00f9 o meno gravi, anche solo per aver appoggiato\u00a0 simili\u00a0 atrocit\u00e0 e che ancora, come se niente fosse ,calpesta questo mondo, mangia, conversa, ride, prepara il caff\u00e8 e magari te la ritrovi in casa a polverizzarti una finestra. Scusate, ma proprio non mi riesce di provare astio e rancore verso quelli che appaiono come innocui vecchietti, cos\u00ec, inevitabilmente, finisco anch&#8217;io col far finta che niente sia accaduto.\u00a0 Per colpa vostra non riesco pi\u00f9 a guardare un pensionato con la serenit\u00e0 o il rispetto che gli sarebbero dovuti e contemporaneamente mi appare fuori luogo odiare qualcuno a distanza di anni per vicende che neppure ho vissuto.<\/p>\n<p>Ma guarda tu se si deve lasciare ai gatti l\u2019ingrato compito di mantenere per noi una certa coerenza!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_37343\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"37343\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come accadeva spesso, anche quella mattina ero di fretta e mi stavo recando al bar di paese per una colazione frugale. Attraverso la vetrata\u00a0 lo vidi con il giornale aperto che declamava alla barista e ad un avventore il contenuto\u00a0 un articolo. Per la verit\u00e0 chi ascoltava non appariva cos\u00ec interessato. 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