{"id":37295,"date":"2019-01-23T12:39:42","date_gmt":"2019-01-23T11:39:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37295"},"modified":"2019-01-23T12:39:42","modified_gmt":"2019-01-23T11:39:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-corpo-morto-di-daniele-baschenis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37295","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019  &#8220;Corpo morto&#8221; di Daniele Baschenis"},"content":{"rendered":"<p>Facevo il rappresentante per una ditta che commercializzava utensili per macchine a controllo numerico. Giravo in auto per tutta la regione cinque giorni a settimana, dieci ore al giorno, nello snervante turbinio del traffico, spaccandomi la schiena sul sedile della station wagon aziendale, di fabbricazione coreana, visitando rumorose e puzzolenti officine. Ero bravo, tutto sommato. Il mio fatturato era buono. Ma il lavoro non mi piaceva. Sentivo di impiegare gran parte del mio tempo, la mia vita, ad intessere relazioni improntate sulla falsit\u00e0, sul mutuo utilizzo. Relazioni di facciata. Molti dei miei clienti non mi piacevano, alcuni perfino li disprezzavo. Gente d&#8217;azione perlopi\u00f9, concentrati sui soldi, sul profitto. Spesso mi pesava dover sorridere alle loro battute, dover fingere di condividere le loro grette opinioni politiche, annuire ai loro discorsi razzisti.<br \/>\nUna mattina, alle otto, ero appena uscito di casa, ero intrappolato in una coda claustrofobica sulla provinciale, quando ricevetti una telefonata del mio capo, il quale mi ordinava di recarmi immediatamente in ufficio. Doveva parlarmi. Mi preoccupai. Cosa doveva dirmi che non si potesse discutere al telefono? Arrivai in ditta dopo una mezz&#8217;ora. Gli impiegati mi dissero che mi aspettava nel suo ufficio, al piano di sopra. Tutti avevano un contegno cupo, serioso. Niente di nuovo, dopotutto. Non avevo legato molto con nessuno di loro.<br \/>\nIl capo mi accolse scontroso. E anche qui, niente di nuovo. Era sempre molto truce. Autoritario. Arrogante.<br \/>\n&#8220;Oldani \u00e8 morto&#8221; mi disse semplicemente, guardandomi dritto negli occhi con il suo solito sguardo inespressivo e gelido.<br \/>\nOldani era un mio collega, un altro rappresentante della ditta. Era pi\u00f9 anziano di me, aveva circa cinquant&#8217;anni. Lavorava in azienda da pi\u00f9 di vent&#8217;anni. Lo conoscevo bene. Quando fui assunto, con un contratto di prova, iniziai ad andare in giro con lui, per imparare il mestiere. Era un uomo molto cordiale. Aveva modi eleganti. Ed era anche un bell&#8217;uomo, giovanile, in buona forma fisica, sempre impeccabile nel vestire.<br \/>\n&#8220;Morto?&#8221; mi stupii. &#8220;Come \u00e8 successo?&#8221;<br \/>\n&#8220;Ieri, mentre era in giro in macchina, ha fatto un frontale con un furgone.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma dove?&#8221; chiesi. La notizia mi scioccava. Avevo visto Oldani solo due giorni prima. Avevo davanti agli occhi il suo sorriso, la sua faccia abbronzata, i suoi capelli bianchi pettinati ordinatamente con la riga.<br \/>\n&#8220;Sul provinciale della valle. Ieri sera alle cinque e mezza. Stava rientrando in ufficio.&#8221;<br \/>\nIl capo mi comunicava tutto questo come se fosse incazzato, come se la morte di Oldani fosse, prima di tutto, una terribile scocciatura, soltanto un problema per l&#8217;azienda.<br \/>\n&#8220;Bisogna che tu copra anche la sua zona. Almeno finch\u00e9 non troveremo un rimpiazzo!&#8221; aggiunse. Io annuii. \u00c8 probabile che avessi una smorfia stampata in faccia.<br \/>\n&#8220;Ecco qui tutti i nominativi dei clienti di Oldani, con gli indirizzi, i dati sul fatturato. \u00c8 zona tua, adesso. E anche le provvigioni.&#8221;<br \/>\n&#8220;Va bene&#8221; dissi, prendendo i fogli che mi porgeva.<br \/>\n&#8220;Bene. Vai pure adesso. Sai cosa fare. L&#8217;azienda ha fiducia in te. Sei il primo rappresentante, adesso. Non ci deludere.&#8221;<br \/>\nMentre mi stringeva la mano io lo guardavo assorto, senza sapere proprio cosa dire. Uscii dagli uffici a testa bassa, senza salutare nessuno, e salii subito in macchina, buttai i fogli che avevo appena ricevuto dal capo sul sedile del passeggero, misi in moto e partii. Ero molto scosso.<br \/>\nMi aveva urtato la totale mancanza di umanit\u00e0 dimostrata dal mio capo. Oldani aveva perso la vita lavorando per l&#8217;azienda. Eravamo solo schiavi da usare? Forse si aspettava addirittura che io dovessi gioire della morte di Oldani. Avrei allargato il mio giro. Raddoppiato le mie provvigioni. Certo. Avrei guadagnato molto di pi\u00f9. Ma cosa contava, una vita umana? Niente? Si riduceva tutto a questo? Usarsi per soldi? Cosa eravamo? Prostituti? Bestie? Oggetti?<br \/>\nQuesti pensieri mi tormentarono per tutta la mattina. Avrei dovuto riorganizzare tutto il mio lavoro, invece giravo in macchina a vuoto, e non riuscivo a fare altro che pensare ad Oldani. Mi sentivo che non era giusto. Non potevo rimanere indifferente alla morte di un uomo. Possibile che il capo non avesse nemmeno pensato di chiedermi se avessi intenzione di andare al funerale del collega che mi aveva insegnato il lavoro? Decisi allora di recarmi a casa di Oldani, a fare le condoglianze a sua moglie, a suo figlio. Era un uomo sposato, perdio! Lasciava una moglie e un figlio di otto o nove anni! Non volevo andare durante la pausa pranzo, per\u00f2. Ci sarebbero stati sicuramente altri conoscenti, parenti che non conoscevo. Temevo di essere di troppo. Di sentirmi a disagio. Decisi di andarci dopo le due del pomeriggio. Di sicuro a quell&#8217;ora ci sarebbe stata meno gente. E chissenefrega degli interessi dell&#8217;azienda, delle vendite, dei clienti!<br \/>\nArrivai alle due e un quarto alla porta di casa Oldani. Sulla soglia era stato allestito un piccolo banchetto, con alcune fotografie del defunto, e un libro per le firme. Lo sfogliai. Mi colp\u00ec il fatto che ne fosse stata compilata appena una pagina. C&#8217;erano in tutto una decina di firme, e non una, nemmeno una di queste era di qualche cliente dell&#8217;azienda. Certo, erano tutti nelle proprie officine, a lavorare imperterriti, indifferenti. Oldani sarebbe stato solo una chiacchiera da ripetere per qualche giorno, sbandierando fasulle facce tristi, sentimenti romanzati e falsi. Suonai il campanello e, dopo una ventina di secondi, la vedova venne ad aprirmi la porta. Non l&#8217;avevo mai vista prima. Era una donna bassa e grassoccia, i capelli neri tinti, la faccia rugosa, vestita con un maglione nero di lana e un paio di jeans, abbastanza trasandata. Pensai che Oldani era innegabilmente pi\u00f9 bello di lei.<br \/>\nLa prima cosa che mi colp\u00ec entrando nell&#8217;appartamento fu l&#8217;odore di cibo. In cucina stavano mangiando, o avevano appena finito. Si sentiva il rumore di stoviglie che venivano riposte nel lavandino. C&#8217;era un odore di minestrone veramente schifoso che infestava tutto l&#8217;appartamento. Mi venne da chiedermi se non fosse in qualche modo di cattivo gusto mettersi a cucinare il minestrone con il morto l\u00ec, disteso in una bara di legno chiaro, in mezzo al salotto, vestito di tutto punto, elegante come sempre, abbronzato perfino.<br \/>\n&#8220;Buongiorno, signora. Non ci siamo mai visti. Io sono Vincenzo Bonaita, un collega di suo marito. Mi spiace molto. Stamattina quando ho saputo non potevo crederci&#8230;&#8221; iniziai a dire un po\u2019 impacciato, quando d&#8217;un tratto, all&#8217;improvviso, inaspettatamente, ecco che la vedova viene avanti, verso di me, e mi abbraccia forte, e scoppia a piangere, a piangere con le lacrime, a dirotto, inzuppandomi perfino la giacca col suo pianto. E proprio in quel mentre entra in salotto un bambino di otto o nove anni, un bambinetto grassottello, probabilmente il figlio di Oldani, che si pianta l\u00ec in piedi e mi fissa, mi squadra da testa a piedi con un&#8217;espressione apparentemente ostile, anzi proprio ostile, aggrottando le sopracciglia, e fissandomi. E io non capisco pi\u00f9 niente, non so cosa fare, resto l\u00ec impalato, intirizzito, immobile, con la vedova che inizia a tentare di articolare una serie di frasi sconnesse, tra un singhiozzo e l&#8217;altro, e il bambino che rimane sempre l\u00ec a fissarmi.<br \/>\n&#8220;Lei non immagina&#8230; la ringrazio molto&#8230; \u00e8 molto importante&#8230; Oh, povero figlio&#8230; Oh povera me!&#8221; dice la vedova.<br \/>\n&#8220;Si calmi, signora. Si calmi.&#8221; Provo a dirle io, mettendo le mani aperte davanti a me, con i palmi rivolti a terra. Ma lei mi prende per un braccio e mi strattona con forza, stringendomi il braccio fin quasi a farmi male, mi porta vicino alla bara dove giace il morto.<br \/>\n&#8220;Oh! Guardi&#8221; mi dice piangendo la moglie di Oldani. &#8220;Guardi come \u00e8 ancora bello. Come \u00e8 forte! Come \u00e8 ancora giovane.&#8221;<br \/>\nE allora io lo guardo, il morto. E, effettivamente, devo ammettere che s\u00ec, \u00e8 ancora bello, forse non pi\u00f9 forte, ma ancora giovane, sembra anche abbronzato, e ha i capelli bianchi sempre ordinati e pettinati con la riga, ed \u00e8 vestito davvero impeccabilmente, ma mentre noto tutto questo mi sento davvero di non provare niente di niente per quel corpo morto, quell&#8217;ammasso di carne senza vita. E cerco disperatamente di divincolarmi dalla stretta della vedova, di allontanarmi da lei, di congedarmi al pi\u00f9 presto, certo facendole le condoglianze come si deve, mostrando tutto il mio dispiacere, ma poi affrettandomi verso la porta per uscire, uscire al pi\u00f9 presto, e ritrovarmi finalmente solo, sul pianerottolo, tirando un sospiro di sollievo.<br \/>\nCercai di calmarmi mentre camminavo verso la mia macchina. Mi sedetti al volante e respirai, mi sforzai di respirare profondamente, di calmarmi. Poi presi in mano i fogli che stavano sul sedile del passeggero ed iniziai ad esaminarli. I nomi dei clienti. I fatturati. Gli indirizzi. Mi Tranquillizzai. Misi in moto e partii, deciso ora ad andare a lavorare, a vendere. Ma che cazzo c&#8217;ero andato a fare, a casa di Oldani?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_37295\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"37295\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Facevo il rappresentante per una ditta che commercializzava utensili per macchine a controllo numerico. Giravo in auto per tutta la regione cinque giorni a settimana, dieci ore al giorno, nello snervante turbinio del traffico, spaccandomi la schiena sul sedile della station wagon aziendale, di fabbricazione coreana, visitando rumorose e puzzolenti officine. Ero bravo, tutto sommato. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_37295\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"37295\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":18654,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[532],"tags":[],"class_list":["post-37295","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2019"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37295"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/18654"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37295"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37295\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37315,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37295\/revisions\/37315"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37295"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37295"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37295"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}