{"id":37237,"date":"2019-01-17T11:42:12","date_gmt":"2019-01-17T10:42:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37237"},"modified":"2019-01-17T11:42:12","modified_gmt":"2019-01-17T10:42:12","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-fame-di-sofia-pirandello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37237","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Fame&#8221; di Sofia Pirandello"},"content":{"rendered":"<p>Aveva chiuso un buon contratto, un\u2019altra pratica era andata. Guard\u00f2 l\u2019ora, sentendosi stanco. Era davvero tardi, odiava cos\u00ec tanto tardare, era affamato, sua moglie lo stava aspettando. Avr\u00e0 preparato il pollo? Sa quanto mi piace, con le verdurine e un po\u2019 di riso. Speriamo non sia la sera del minestrone, Dio ti prego, il minestrone no, eh. Grattandosi il naso si port\u00f2 una mano alla cintura, mettendo in scena un atteggiamento pensoso. Peccato che nessuno lo osservasse. Si sarebbe fermato a prendere un buon vino? Un dolce? Doveva festeggiare, finalmente era andata. Portarla in vacanza? Non era sicuro di dover fare tanto. Di certo una buona torta sarebbe bastata a farla contenta.<br \/>\nRicord\u00f2 d\u2019improvviso di essere in ritardo e sciolse le braccia, scombinando veloce la sua bella posa. Mise a posto i fascicoli sulla scrivania, spense il computer e lo richiuse nella fodera imbottita. Si concesse un momento per guardare la stanza dalla soglia. Una mappa di crepe deturpava il muro di fronte. Sent\u00ec brulicargli dentro un sotterraneo senso di colpa, una rabbia sopita che prefer\u00ec ricacciare indietro: oggi era stato proprio bravo. Clic, spense la luce.<br \/>\nE se invece aveva cucinato la pasta? Stava ingrassando ancora, sper\u00f2 di no. Dai, ti prego, fai che sia pollo, sarebbe perfetto. Poi ci mette le uvette e il liquore, viene fuori con quella sua bella crosticina scura. \u00c8 carne bianca, \u00e8 leggera. Cerc\u00f2 di evitare il pensiero del suo peso, mentre tentava invano di non strusciare sui muri stretti delle scale. La colpa era del palazzo, questi edifici antichi sono cos\u00ec piccoli.<br \/>\nUsc\u00ec allo scoperto, leggermente imperlato di sudore, al centro esatto di Roma. Un vociare diffuso riempiva la piazza. Fece a zigzag tra i turisti in posa davanti alla fotocamera per raggiungere la macchina. Gli sembrava di aver parcheggiato pi\u00f9 vicino. Mi scusi, sorry, plis, pardon, ma dove diavolo l\u2019aveva lasciata? Ancora ritardo, non ci voleva, ormai pi\u00f9 di dieci minuti.<br \/>\nPass\u00f2 di fronte ad un\u2019enoteca che non aveva mai notato prima. Si ferm\u00f2 a scrutare la soglia con sospetto, ma decise ugualmente di entrare. Chiese un vino bianco, secco, come piace a lei. Lo immagin\u00f2 vicino al pasto delizioso che di l\u00ec a poco si sarebbe visto servire in tavola. Magari pesce al forno, anche quello sarebbe stato bello. Sper\u00f2 che ci fossero pure le patate al burro, che sua moglie si fosse ricordata di insaporire per bene, con molto sale e rosmarino, senza lasciare tutto irrimediabilmente sciapo come al solito. Dopo lo aggiungi tu, diceva sempre, come se fosse lo stesso: il sale non si scioglie, scricchiola sotto i denti e ammazza tutto il sapore.<br \/>\nSentiva un tale vuoto allo stomaco che per un momento pens\u00f2 di essere diventato magro, di dover mangiare per sopravvivere. Si intrist\u00ec a pensare che, piuttosto che nutrirsi, gozzovigliava. Oggi per\u00f2 era un giorno speciale: aveva concluso. Si diresse in gelateria a cuor leggero. Scelse una torta gelato ricoperta di glassa al cioccolato fondente, ripiena di vari strati di nocciola e pistacchio, languidamente poggiata su un Pan di Spagna al cacao amaro. Nell\u2019insieme, una promessa di felicit\u00e0. Pag\u00f2 col sorriso stampato in faccia, mentre sentiva formarsi un mare di saliva golosa al termine della lingua e rimise a posto il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni.<br \/>\nLa macchina era vicina. Estrasse a fatica le chiavi, aveva le mani impegnate dalla bottiglia e dalla grossa scatola della torta. Appoggiandosi alla portiera, tenendo la scatola stretta tra s\u00e9 e la macchina, prov\u00f2 ad entrare. Le chiavi gli sfuggirono di mano. Si pieg\u00f2 goffamente a raccoglierle. Proprio allora sent\u00ec una pressione imbarazzante, lieve, ma viva, umana, sul suo didietro. Prima che potesse poggiare le cose a terra e girarsi, il malvivente era scappato, con il suo portafoglio.<br \/>\nLadro. Vieni qui. Bastardo, la mia cena. Riusc\u00ec solo a pensare a quanto tardi avrebbe fatto. Odiava fare tardi, odiava la cena fredda. Si mise in macchina, all\u2019inseguimento. Un brivido gli percorse la spina dorsale, segandogli la schiena in due.<br \/>\nChiunque abbia mai guidato a Roma sa che qui un inseguimento non \u00e8 cosa facile, uno vorrebbe poter dire \u201csegua quell\u2019uomo\u201d, ma in effetti c\u2019\u00e8 sempre troppo traffico perch\u00e9 sia possibile rintracciare qualcuno. Roma \u00e8 un groviglio di ingorghi, di rumori assordanti, di parolacce intorcinate, in ogni strada e in ogni vicolo. A qualunque ora, di qualunque giorno e via dicendo, alcuni giorni sono solo peggio di altri. E cos\u00ec anche quella sera: al solito le strade erano dense di macchine arrabbiate, di strombazzare, di strepitare, di luci rosse, di asfalto lurido e rovente. Eppure, non poteva lasciarsi sfuggire chi non solo gli aveva rubato il portafoglio, ma anche una cena calda. Di pi\u00f9, si era portato via i suoi tanto meritati festeggiamenti: oggi era stato bravo. Pens\u00f2 con una fitta alla torta che cominciava a sciogliersi e al vino che sempre pi\u00f9 si scaldava ed ebbe un sussulto. Il loro bell\u2019aspetto era stato ingannevole, non sembrava possibile alcun lieto fine per lui quella maledetta sera.<br \/>\nDisperava di riuscire a raggiungere il disgraziato quando finalmente, eccolo l\u00ec, lo vide che attraversava a passo svelto la piazza della Chiesa Nuova. Sterz\u00f2 di slancio alla sua destra per avvicinarglisi il pi\u00f9 possibile, guadagnando gli improperi di una macchina decisa a ottenere la stessa postazione. Acceler\u00f2, mentre lo perdeva ancora alla vista. Per riuscire ad acciuffare un ladro bisogna pensare come lui, calarsi nei suoi panni, sentirsi le sue emozioni addosso. La soddisfazione di un colpo riuscito, l\u2019ansia di mettersi al sicuro in fretta. Che vicolo avrebbe preso? Come poteva sapere se avrebbe svoltato a destra o a sinistra? Cercava una soluzione, terribilmente irritato, irrimediabilmente imbottigliato nel traffico. Poi, di nuovo, gli parve di scorgerlo mentre percorreva di corsa ponte Vittorio, volando sopra il Tevere.<br \/>\nVerde. Gir\u00f2 a tutta velocit\u00e0 il volante a sinistra, sentendosi un tutt\u2019uno con la macchina, come fosse lui in persona a correre agilmente dietro al piccolo criminale. Raggiunto l\u2019ospedale Santo Spirito il suo ladro era scomparso di nuovo, evaporato nella notte scura.<br \/>\nVide accendersi un altro semaforo rosso di fronte a s\u00e9. Sospir\u00f2 esasperato, guardando l\u2019ora. Avrebbe dovuto litigare con sua moglie, avrebbe mangiato un pasto freddo servito con disamore da una donna arrabbiata. Non gli restava che tornare a casa e tentare di salvare il salvabile. Quando anche questo semaforo si fece verde, gir\u00f2 a destra e imbocc\u00f2 la galleria sotterranea che porta a Via Gregorio VII, a un passo da casa, finalmente. La imbocc\u00f2 a tutta velocit\u00e0, solo. Nessuna macchina aveva preso la sua direzione. Se ne meravigli\u00f2, e molto, sent\u00ec crescere dentro anche una strana euforia e prosegu\u00ec a spingere il piede sul pedale. Ai margini della lunga galleria buia stagnavano grosse pozzanghere scure. Controll\u00f2 di sfuggita lo specchietto retrovisore: ancora nessuno. Sterz\u00f2 di colpo per far alzare un muro d\u2019acqua ai lati della macchina, improvvisamente felice.<br \/>\nQuasi non si accorgeva di uscire dalla galleria e quasi mancava di scorgere il suo ladro, che gli tagliava la strada a tutta velocit\u00e0. Quasi. Lo vide, invece, fece perfettamente in tempo. Ma piuttosto che frenare, rallentare almeno, torn\u00f2 a pensare a quanto era stato bravo quel giorno, a quanto avrebbe meritato dei festeggiamenti. Immagin\u00f2 con rabbia e dolore la cena fredda, sua moglie arrabbiata, la torta sciolta, il vino caldo. Era un disastro, che imperdonabile spreco. Non fren\u00f2, anzi, spinse ancora pi\u00f9 forte il piede sull\u2019acceleratore, dopo un\u2019ultima, rapida occhiata allo specchietto retrovisore. Era solo.<\/p>\n<p>Usc\u00ec dalla macchina mantenendosi perfettamente lucido. Si sent\u00ec assalire dalla lucidit\u00e0. Si guard\u00f2 intorno e non scorse nessuno. Non c\u2019erano telecamere e la sua macchina, come per magia, non aveva riportato neppure un graffio. Un\u2019ombra, forse, un po\u2019 in l\u00e0, sulla destra, ma nulla di pi\u00f9. Alz\u00f2 rapidamente gli occhi al Cupolone. Era un segno di Dio. Svelto, si chin\u00f2 sulla vittima, che pareva ora un cerbiatto ferito a morte, con gli occhi spalancati e un timido rivolo di sangue che continuava a fuoriuscire dal naso. Lo perquis\u00ec rapidamente. Sorrise, incontrando il suo portafoglio e lo riprese con s\u00e9. Svelto si mise in macchina, fece retromarcia, pass\u00f2 attorno alla sua preda, forse un po\u2019 dispiaciuto di doverla lasciare l\u00ec. Acceler\u00f2, correndo via appena in tempo per scorgere dietro di s\u00e9 dei fari in arrivo.<br \/>\nSvoltato l\u2019angolo, parcheggi\u00f2, spense il motore e attese. Attese di sentire i rumori dei soccorsi. Chiuse gli occhi. Si immagin\u00f2 l\u00ec, a dare testimonianza del terribile incidente. Sogghign\u00f2, crudele. S\u00ec, signor agente, ho visto tutto. Una canaglia signor agente, da non credersi. Rise al pensiero che il signor agente non avrebbe compreso che stava parlando del bastardo morto, quel delinquente. Apr\u00ec gli occhi, guard\u00f2 ancora l\u2019ora. Perch\u00e9 no? Tanto ormai aveva fatto tardi, era pronto a procurarsi un bell\u2019alibi per la sua mogliettina inquieta. Si fece lentamente vicino alla scena del crimine, del suo crimine. Diede la propria, falsa, testimonianza: passeggiava da qualche minuto nella zona, appena prima di ritirarsi per cena, dopo aver comprato un dolce e del vino per sua moglie. Poi all\u2019improvviso quel piccolo uomo l\u2019aveva urtato, correndo e gettandosi a capofitto sulla strada. Pens\u00f2 alla sua vecchia macchina rossa e prosegu\u00ec il racconto, descrivendo per filo e per segno un\u2019enorme automobile sportiva, che era sbucata dalla galleria all\u2019improvviso a tutta velocit\u00e0. Pens\u00f2 alla sua stazza considerevole e alla sua testa calva e triste cos\u00ec disse di aver scorto al volante un uomo molto giovane, magro, con una montagna di capelli ricci e scuri. Si finse dispiaciuto e pensieroso. Tent\u00f2 con scarsi risultati di farsi scendere un paio di lacrime. Ne usc\u00ec fuori un\u2019espressione accartocciata, all\u2019apparenza contrita. Gli venne chiesto se si sentiva bene e se avesse bisogno di aiuto, ma lui lo rifiut\u00f2, dichiarando invece la necessit\u00e0 di ritornare a casa. Non desiderava altro che vedere sua moglie, disse a mezza bocca. Non contento, aggiunse che si sentiva molto scosso. Strinse la mano agli agenti, lasci\u00f2 loro i dati del suo documento e si conged\u00f2, pensando all\u2019incredibile storia che avrebbe raccontato a sua moglie quella sera. Sicuramente cos\u00ec avrebbe ottenuto da lei pi\u00f9 amore del solito, piet\u00e0, comprensione, le avrebbe visto gli occhi dilatarsi per lo spavento. Avrebbe avuto i festeggiamenti che meritava.<br \/>\nMentre girava la chiave nella serratura di casa si lasci\u00f2 qualche secondo per riflettere: quanto \u00e8 diventata violenta questa citt\u00e0. Un delizioso odore di pollo lo raggiunse, restituendogli il sorriso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_37237\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"37237\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aveva chiuso un buon contratto, un\u2019altra pratica era andata. 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