{"id":37160,"date":"2018-12-24T18:57:22","date_gmt":"2018-12-24T17:57:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37160"},"modified":"2018-12-24T18:57:22","modified_gmt":"2018-12-24T17:57:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-langelo-di-natale-di-flavia-guzzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37160","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;L&#8217;angelo di Natale&#8221; di Flavia Guzzo"},"content":{"rendered":"<p>24 dicembre 1917<\/p>\n<p>Il presepe sarebbe stato sensazionale anche quest\u2019anno. Nonostante tutto. Nonostante i <em>todescat<\/em> che si erano svuotati le loro dispense, che nei campi non avevano lasciato neanche un chicco di mais, che avevano svuotato le botti e cercato cibo e bevande in ogni angolo delle loro povere case. E che ora si stavano scaldando con la loro legna. Era passato poco pi\u00f9 d\u2019un mese, da quando erano calati gi\u00f9 da Caporetto, tronfi e trionfanti. C\u2019era stato un gran parapiglia, chi poteva era scappato prima che chiudessero i ponti sul Piave ed ogni possibile via di fuga. Loro no, non se n\u2019erano andati, e neanche i loro vicini, tutti contadini, come loro. Chi ha terra sua non scappa, si erano detti e ripetuti i suoi, perch\u00e9 poi, cosa mangia, senza la terra e le sue bestie? E cos\u00ec erano rimasti, e ora gli toccava convivere con questi, che parlavano foresto e razziavano a pi\u00f9 non posso. Ma il presepe non si tocca, pensava Tita soddisfatto. E cos\u00ec, con l\u2019entusiasmo dei suoi 12 anni, si era dato da fare. Si era procurato un bel po\u2019 di \u201c<em>scartoz<\/em>\u201d, le foglie secche che avevano circondato le pannocchie di granturco. Era bravissimo, Tita, a intrecciarle, a trasformarle. Con quello stesso materiale aveva costruito una bambola per consolare e calmare la sua sorellina Antonia, che dacch\u00e9 alcuni crucchi avevano fatto irruzione a casa loro per rubare del formaggio che avevano nascosto in una buca nel pavimento, faceva brutti sogni ogni notte. Quella bambola, dicevano tutti, era cos\u00ec bella che sembrava vera. Una vera e propria signorina, elegante e carina, con i capelli raccolti, un cappellino con una piuma vera sul capo, il vestitino della festa. Aveva usato anche qualche filo di lana e qualche frammento di stoffa che le aveva regalato la Armida, che era s\u00ec contadina ma sapeva anche cucire bene e lo faceva, per un modesto compenso, per tutto il paese. Il viso, con la pelle vegetale ben tesa sull\u2019imbottitura di stoppe, lo aveva disegnato con un carboncino cui aveva accuratamente fatto la punta con il coltello affilato che lo zio Nani usava per sgozzare il maiale. Era un volto bellissimo, di ragazza serena senza un pensiero ed un problema al mondo. Del resto, questa era una cosa che Tita sapeva fare bene. Aveva appena 6 anni quando sul muro di casa sua aveva abbozzato con il carboncino un cavallo riottoso che si impennava. Quando sua madre e suo padre lo avevano visto erano rimasti senza parole, e anzich\u00e9 dargli le legnate per il muro sporcato, avevano chiamato tutti i vicini a vedere l\u2019opera del loro Tita. In quei pochi tratti si vedevano i possenti muscoli contratti e guizzanti, e sembrava quasi di sentire il nitrito.<\/p>\n<p>A 9 anni, poi, quando andava a scuola, aveva fatto il ritratto della maestra, ed era riuscito cos\u00ec bene che l\u2019avevano appeso sul muro vicino a quello del Re, e l\u00ec ancora stava ora che Tita aveva 12 anni e la scuola l\u2019aveva finita da un pezzo. La sua abilit\u00e0 nel ritrarre bestie e cristiani era ben conosciuta in paese ed era motivo di orgoglio e stupore per sua madre e suo padre, che si chiedevano da dove fosse venuta: nessuno in famiglia, a memoria loro, aveva mai mostrato una simile attitudine.<\/p>\n<p>Con gli stessi materiali usati per la bambola Tita aveva fatto la Madonna, Giuseppe, il Ges\u00f9 bambino e i pastori adoranti. Il bue e l\u2019asinello. E la capanna. Le casette. I tre Re Magi che si sarebbero avvicinati alla capanna un passo al giorno. Aiutato da Francesco e Domenico, suoi amici del cuore, aveva raccolto il muschio e le rocce e, in un angolo l\u00e0 nella stalla, aveva plasmato le montagne lontane e la pianura erbosa, attraversata dalle anse pigre di un fiumiciattolo che in un angolo si slargava a formare un placido laghetto.<\/p>\n<p>Alla vigilia erano andati a vederlo tutti i vicini, quel presepe, nella stalla in cui poche vacche magrissime ed esauste tentavano di scaldare l\u2019aria con i loro fiati. Tutti avevano lodato quei personaggi cos\u00ec bel fatti, la Madonna con il viso soave dipinto con il carboncino che era cos\u00ec bella e dolce da sembrare, appunto, una Madonna, il bambino dormiente, Giuseppe che era serio e sembrava preoccupato, i Magi riccamente vestiti che scendevano le montagne, ancora lontani, e i pastori, uno diverso dall\u2019altro, con sguardo stupito, o adorante, o sospettoso, o indifferente, che gli si si potevano leggere i sentimenti dal viso. Persino i soldati, i <em>todescat<\/em>, erano venuti a vedere il presepe, e sembravano stupiti, uno si era fatto il segno della croce, l\u2019altro aveva detto qualcosa che non si capiva nella sua lingua aspra e veloce, un altro ancora, che due parole di italiano le parlava, aveva esclamato \u201cBrafo pitore, brafo\u201d e tutti erano parsi molto sorpresi quando gli avevano spiegato che il \u201cpitore\u201d era il dodicenne Tita.<\/p>\n<p>Ma la sorpresa finale, quella nessuno, neanche Francesco e Domenico l\u2019avevano ancora vista, che ci aveva lavorato di nascosto e sarebbe apparsa come un miracolo sul tetto della capanna solo a mezzanotte, per essere ammirata da tutti il giorno dopo, il Santo Natale. La sorpresa era il suo capolavoro, un angelo dalle grandi ali trasparenti e con un viso di una bellezza tale che neanche la Madonna, che pur era bella perch\u00e9 Tita gli aveva dato la faccia della Rosina, la tosa pi\u00f9 bella del paese, poteva competere. Ci aveva messo tutto, Tita, in quel lavoro. Trasparenti, fragili ali di foglia, da cui passava la luce, soffici capelli, una lunga veste in cui frammenti di stoffe, fili e resti di vegetali erano abilmente e sontuosamente intrecciati fra loro, e che sembrava si muovesse dolcemente al soffio di una brezza leggera. E quel viso. Non viso d\u2019angelo ma viso di ragazza, vivo, vero, un po\u2019 triste ma incantevole nella sua dolcezza. Di certo la cosa migliore che mai Tita fosse mai stato capace di creare.<\/p>\n<p>Quando l\u2019aveva finito, l\u2019aveva lasciato riposare una notte per poi guardarselo il giorno dopo, come faceva con tutti i suoi lavori, per cercare di capire, con un po\u2019 di distacco, come fosse venuto. Tutte le sue opere, che appena concluse gli parevano dei capolavori, viste il giorno dopo, dopo una notte di sonno, gli apparivano ancora belle, s\u00ec, ma non cos\u00ec speciali come sembrava paressero agli altri. C\u2019era sempre qualcosa che a suo parere avrebbe potuto fare meglio. Stavolta era stata diversa, perch\u00e9 il giorno dopo l\u2019angelo era ancora magnifico. No, era ancora pi\u00f9 bello del giorno prima, come se la notte trascorsa in questo mondo lo avesse fatto in qualche modo sbocciare. Non c\u2019era nulla che avrebbe voluto cambiare, e si era addirittura guardato le sue mani perplesso, Tita, stupendosi che tutta quella bellezza fosse uscita da l\u00ec.<\/p>\n<p>L\u2019inconsapevole modella, questa volta, era stata la Angelina. Tita aveva scelto lei, fra tutti i volti che spesso gli ispiravano i suoi lavori, perch\u00e9, anche se non era certo alla sua portata visto che aveva 16 anni ed era quindi una ragazza grande, ne era un po\u2019 innamorato, e un po\u2019 le faceva anche pena. Perch\u00e9 all\u2019Angelina era accaduta quella cosa brutta di cui in paese tutti parlavano sottovoce. Cosa fosse esattamente quella cosa lui non \u00e8 che lo avesse capito bene. C\u2019entrava un <em>todescat<\/em>, che in paese si diceva fosse stato punito e mandato da qualche altra parte. Era accaduto meno di un mese prima: la ragazza aveva provato ad urlare, ma quello, quando aveva fatto quel che aveva fatto, qualunque cosa fosse, le aveva chiuso la bocca premendole il volto sul nudo terreno, il che, dicevano, l\u2019aveva quasi fatta morir soffocata. L\u2019avevano trovata mezza assiderata dopo, sui campi, che girava come una pazza piangendo, scalza, gli abiti strappati, il volto tumefatto, le gambe rigate da rivoli di sangue secco.<\/p>\n<p>Quell\u2019angelo era dedicato a lei, quell\u2019angelo era lei. Lui glielo avrebbe detto. Se la bambola aveva fatto finire gli incubi di sua sorella, magari l\u2019angelo avrebbe lenito anche le sofferenze della povera Angelina.<\/p>\n<p>Pensava a queste cose, Tita, la notte del 24 dicembre 1917, mentre si recava alla stalla dove era ospitato il presepe, ad un centinaio di metri da casa sua, con l\u2019angelo nascosto avvolto in uno dei canovacci di sua madre. Si era alzato quatto quatto, senza far rumore; avrebbe messo l\u2019angelo sul tetto della capanna, in modo che sembrasse apparso per miracolo e tutti lo vedessero solo il giorno seguente. Si immagin\u00f2, Tita, lo stupore dei suoi e degli altri, quando avessero visto il suo magnifico angelo.<\/p>\n<p>Mentre si avvicinava alla stalla, cercando di non far rumore, vide una tenue luce: forse qualcuno aveva voluto dare un\u2019occhiata al suo presepe di notte, o forse era il proprietario della stalla, uno zio della Angelina, che andava a dare un\u2019occhiata alle sue povere vacche. Accidenti, adesso gli sarebbe toccato aspettare che l\u2019intruso se ne andasse. Spi\u00f2 attraverso le fessure fra le tavole di legno della porta, e vide la Angelina, alla luce di una lanterna che la ragazza aveva appoggiato a terra. Vestita con una lunga camicia da notte bianca, uno scialle di lana ai piedi, una corda in mano come quelle che si usavano per tirare i somari riluttanti. Vicino, una sedia, che evidentemente la ragazza si era portata con s\u00e9, dato che non c\u2019erano sedie, in quella stalla, salvo il corto traballante sgabello usato per la mungitura. La Angelina gli parve triste, come sempre dopo che gli era successa quella cosa, e un po\u2019 strana.<\/p>\n<p>Decise di andarsene ad acquattarsi da qualche parte e tornare pi\u00f9 tardi, in modo che la ragazza avesse il tempo di andar via e di lasciargli il campo libero.<\/p>\n<p>Rabbrivid\u00ec.<\/p>\n<p>L\u00e0 fuori faceva un freddo cane.<\/p>\n<p>No, non era pensabile aspettare all\u2019aperto, che si sarebbe congelato.<\/p>\n<p>Che fare? Di rientrare a casa per uscire pi\u00f9 tardi col rischio di farsi sentire dai suoi non se ne parlava proprio, perch\u00e9 questo avrebbe messo a rischio la sua sorpresa. Entrare e condividere il suo segreto con la Angelina? In fondo l\u2019angelo le apparteneva un po\u2019, dato che inconsapevolmente gli aveva prestato il suo volto.<\/p>\n<p>Cambi\u00f2 quindi idea e decise di entrare. Quando apr\u00ec la porta, cautamente, l\u2019Angelina sussult\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cChi \u00e8?\u201d chiese con voce strozzata.<\/p>\n<p>\u201cNon preoccuparti, Angelina, sono io, Tita!\u201d rispose lui sottovoce \u201cma cosa fai qui di notte, tosa?\u201d aggiunse.<\/p>\n<p>\u201cPotrei farti la stessa domanda, Tita\u2026 va a letto, che non \u00e8 posto per te, questo, ora\u2026\u201d disse la ragazza con voce stanca.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec che \u00e8 il mio posto, Angelina, ho una cosa da fare! Ma com\u2019\u00e8 che tu te ne stai nella stalla di notte, con questo freddo?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa ci faccio qui? Cosa ci faccio qui, cosa ci faccio qui\u2026\u201d e si prese il volto fra le mani, come se piangesse, ma di un pianto silenzioso e senza lacrime.<\/p>\n<p>\u201cChe succede, Angelina, perch\u00e9 piangi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon piango\u2026\u201d rispose Angelina con una seriet\u00e0 ed una tristezza nella voce che fecero rabbrividire Tita.<\/p>\n<p>\u201cNon piango\u2026\u201d riprese dopo un po\u2019 la ragazza \u201cnon piango. Anch\u2019io ho qualcosa da fare qui\u2026 Va via Tita, che devo finire quel che ho cominciato\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo che non me ne vado, ostia, vedo che non stati bene. Che cos\u2019\u00e8 che hai?\u201d<\/p>\n<p>Angelina sorrise di un mezzo sorriso che, se possibile, era ancora pi\u00f9 raggelante del suo pianto secco, e che fece raddrizzare i capelli a Tita.<\/p>\n<p>\u201cHo una cosa da finire, Tita. E\u2019 da che sono diventata quel che sono diventata che ci penso. Non posso vivere cos\u00ec\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec come, Angelina? So che son tempi duri, ma passeranno, quelli se ne andranno prima o poi\u2026\u201d cerc\u00f2 di consolarla Tita.<\/p>\n<p>\u201cNon puoi capire, Tita. Non posso vivere sentendomi cos\u00ec\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec come, tosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec sporca, cos\u00ec brutta, cos\u00ec\u2026 lurida. Mi vergogno, mi sento sporcata. Dentro. Non posso pi\u00f9 sopportarlo. Non posso pi\u00f9 sopportare tutta questa bruttezza, sono sporca, sporca e brutta\u2026\u201d<\/p>\n<p>Tita la guard\u00f2 strano.<\/p>\n<p>\u201cSporca e brutta?\u201d le chiese incredulo \u201cma Angelina\u2026 tu davvero ti vedi cos\u00ec?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon solo io, tutti mi vedono cos\u00ec. Glielo leggo in faccia, alla gente\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, Angelina, no!\u201d esclam\u00f2 Tita, sorpreso ed incredulo \u201cNo, nessuno potrebbe mai vederti brutta o sporca!<\/p>\n<p>\u201cSei solo un ragazzino, Tita, non sei la gente. Non capisci\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon sono la gente, ma sono uno, come tutti gli altri! Forse il mio parere non conta, ma vuoi sapere come ti vedo io?\u201d disse Tita, e, dicendolo, trasse l\u2019angelo dal suo involucro e lo mostr\u00f2 alla ragazza.<\/p>\n<p>Alla luce della lanterna l\u2019angelo le apparve in tutta la sua divina gloria, in tutta la sua sovrannaturale bellezza, splendente, raggiante, trasparente, puro, e, in pi\u00f9, con il suo inequivocabile volto.<\/p>\n<p>La ragazza spalanc\u00f2 gli occhi, con un\u2019espressione di intenso stupore, e rimase immobile per diversi secondi, durante i quali Tita non ebbe il coraggio di fare un fiato.<\/p>\n<p>Poi lasci\u00f2 cadere la corda che teneva in mano e prese l\u2019angelo, con delicatezza, continuando a rimirarlo.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 stupendo\u2026 non ho mai visto niente di simile. Come hai fatto a fare una cosa cos\u00ec bella?\u201d disse quasi sottovoce, come se parlasse a s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>\u201cPensando a te, Angelina&#8230;\u201d<\/p>\n<p>\u201cTu\u2026\u201d chiese stupita la ragazza \u201c\u2026tu mi vedi cos\u00ec?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTutti ti vedono cos\u00ec, credo, che non ho mica occhi speciali, io\u201d gli disse lui, con semplicit\u00e0.<\/p>\n<p>A quel punto nella ragazza avvenne un cambiamento che Tita percep\u00ec ma non seppe interpretare n\u00e9 spiegarsi. I lineamenti della ragazza, graziosi ma dolenti e tristi, in qualche modo si distesero, e sembr\u00f2 ritornare nel suo volto la dolcezza semplice di un tempo.<\/p>\n<p>Gli rese l\u2019angelo, gli mise le mani sulle spalle e gli stamp\u00f2 un grosso bacio in fronte.<\/p>\n<p>\u201cGrazie\u201d gli disse, dopodich\u00e9 raccolse lo scialle, se lo avvolse intorno e fece per uscire.<\/p>\n<p>\u201cHai dimenticato la tua corda, Angelina\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon mi serve pi\u00f9\u201d disse lei girandosi a guardarlo per un attimo prima di andarsene, con stampato in volto il sorriso pi\u00f9 bello che Tita mai aveva e avrebbe visto nella sua vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_37160\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"37160\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>24 dicembre 1917 Il presepe sarebbe stato sensazionale anche quest\u2019anno. 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