{"id":37031,"date":"2018-11-28T11:38:46","date_gmt":"2018-11-28T10:38:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37031"},"modified":"2018-11-28T11:38:46","modified_gmt":"2018-11-28T10:38:46","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-primavera-di-monica-menzogni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=37031","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;Primavera&#8221; di Monica Menzogni"},"content":{"rendered":"<p>\u201cEccoli, arrivano. Puntuali come sempre, puntuali come ogni giorno\u201d. Aveva allungato il collo fino quasi a farlo passare tra le sbarre di ferro del cancelletto che dava accesso al suo giardino, come un animale tra le sbarre della propria gabbia allo zoo.<br \/>\nSi trattava di una coppia di anziani, un uomo e una donna, che ogni giorno percorrevano quella strada alla volta del cimitero. Andavano \u00a0a visitare la tomba del loro figlio prematuramente scomparso dopo una lunga malattia che aveva prosciugato le loro anime e le loro tasche.<br \/>\nPrimavera li aveva soprannominati \u201cl\u2019espressione\u201d per via della forma delle loro gambe che, viste da lontano, sembravano formare una parentesi tonda e una quadra. La donna era bassa di statura, aveva una corporatura robusta e, probabilmente, soffriva di artrite alle ginocchia che, per via della stazza e della malattia, si erano deformate in una forma arcuata che ricordava proprio la forma di una parentesi tonda. L\u2019uomo era alto, con la schiena leggermente incurvata all\u2019altezza del collo e camminava con l\u2019ausilio di un bastone. Zoppicava leggermente per via della rigidit\u00e0 alle giunture, senza piegare le ginocchia, con le gambe inteccherite e dritte come una parentesi quadra.<br \/>\nQualche volta aveva cercato di attirare la loro attenzione segnalando la sua presenza con dei piccoli colpi di tosse o con qualche lamento pronunciato \u00a0a voce alta, ma niente. Affrettavano il passo come se avessero paura di essere interrotti, come se niente o nessuno potesse distoglierli dalla loro missione, non potevano ritardare neppure di un minuto. Si tenevano saldamente e teneramente per le mani; come una somma di elementi erano chiusi nelle loro parentesi e il risultato era difficile da comprendere ad un primo sguardo: dolore, rassegnazione o senso di colpa o, forse, semplicemente amore.<br \/>\nPrimavera seguiva il loro buffo incedere fino a che non arrivavano in fondo alla strada e li vedeva sparire;quello per lei era il segnale che era ora di rientrare in casa. Recuperava la testa compiendo una strana manovra e chiamava, emettendo un suono gutturale e sconnesso, Ljuba, la sua badante. Non le era mai stata troppo simpatica quella Ljuba, ma aveva un nome semplice da pronunciare e questo le evitava un bel po\u2019 di fastidi, soprattutto quando aveva necessit\u00e0 di andare in bagno. In certi momenti i nomi semplici avevano un valore inestimabile.<br \/>\nLjuba era una donna sulla cinquantina, veniva dalla Polonia e suo figlio l\u2019aveva cercata \u201ccol lanternino\u201d come amava ripeterle ogni volta. \u201cLei viene dalla terra del Papa Santo e possiamo considerarci fortunati ad averla trovata!\u201d. Questa sottolineatura era del tutto irrilevante per lei che da tempo aveva perduto fede e speranza e che anche con la carit\u00e0 non se la cavava pi\u00f9 molto bene. Comunque Ljuba era senza alcun dubbio una donna forte e dai modi sbrigativi e riusciva a comprendere e tradurre i suoi \u201csuoni\u201d e i suoi mozziconi di parole nonostante avesse una conoscenza approssimativa della lingua italiana.<\/p>\n<p>Per lei pronunciare il nome Primavera era decisamente complicato, cos\u00ec aveva cominciato a chiamarla Vera cambiandole definitamente il nome di battesimo. Questo \u00a0era stato uno dei primi motivi di disappunto: Primavera amava quel nome che l\u2019aveva sempre fatta sentire un po\u2019 speciale; ora non ne avrebbe pi\u00f9 sentito il dolce suono&#8230; si era sentita violata, cancellata. A quella piccola angheria, se ne sarebbero ben presto aggiunte altre, senza che lei potesse difendersi. Detestava la cucina di Ljuba, un guazzabuglio di sapori che non le appartenevano. Odiava gli abiti che le faceva indossare cos\u00ec scuri, cos\u00ec diversi dai tessuti colorati che aveva sempre amato. E poi Ljuba puzzava. Un odore stomachevole di cucinato era intessuto nei suoi abiti, inoltre aveva un alito terribile che sapeva di fumo di sigaretta fin dal mattino.<br \/>\n\u201cVera io ti porta in casa ora, che fa fredo\u201d.<br \/>\nIn casa c\u2019era una televisione perennemente accesa. Era chiaro che Ljuba sfruttasse al massimo la tv satellitare godendosi tutti i programmi trasmessi dal canale della Tv polacca nella \u00a0sua lingua originale assolutamente incomprensibile per Primavera. Allora non le restava che chiudere gli occhi e fantasticare, chiudendosi in un proprio mondo irreale. La malattia le aveva portato via l\u2019uso della parola che usciva raramente in suoni frammentati e gutturali oltre che buona parte dell\u2019uso delle mani e delle gambe, ma non la capacit\u00e0 di pensare, non la sua innata creativit\u00e0. La sua mente fervida era inserita in un corpo malandato. Un motore potente inserito in una auto che cadeva a pezzi. Tutto ci\u00f2 costituiva la sua salvezza e, contemporaneamente il suo inferno.<br \/>\nTrascorreva il tempo senza nutrirsi di ricordi. Quello che alimentava la sua esistenza era la sua \u00a0inesauribile fantasia. Aveva trascorso la sua vita a scrivere poesie e racconti di ogni genere. Ora che non poteva pi\u00f9 usare un computer, n\u00e9 tantomeno carta e penna, non aveva comunque smesso di creare le sue storie. Personaggi e storie \u201cbussavano\u201d alla porta del suo cuore e della sua testa e lei li accoglieva con gratitudine, come aveva sempre fatto. A volte erano storie tristi e allora lasciava che le lacrime scorressero sul suo viso lasciandole cadere fino a bagnarle le mani irrigidite. A volte si trattava racconti allegri e pieni di gioia, immagini buffe da farla ridere a crepapelle.<br \/>\nLe era capitato di sentire \u00a0Ljuba che riferiva\u00a0di queste sue stranezze al figlio, durante le rare telefonate che faceva per tenere a bada la sua coscienza. Ma se ne fregava. Che la considerassero pure una demente, una malata, un peso, una \u201csituazione temporanea alla quale Dio avrebbe posto rimedio molto presto\u201d. Non le importava. Il suo mondo fantastico le forniva tutto l\u2019amore che le occorreva.<br \/>\nLa sua ora d\u2019aria quotidiana le aveva dato la possibilit\u00e0 di conoscere i due anziani con le gambe a parentesi. Aveva in mente di dedicare loro una poesia di cui aveva gi\u00e0 individuato il titolo: \u201cEspressione d\u2019amore\u201d. Avrebbe voluto poter parlare con loro, desiderava che si fermassero davanti al suo cancello, anche solo per guardarla con compassione. Avrebbe voluto stringere loro le mani, dargli conforto. Voleva dire loro che comprendeva il loro dolore per \u00a0il figlio scomparso ma che lei , che aveva un figlio vivo, non \u00a0era per questo pi\u00f9 felice.<\/p>\n<p>Ne era certa, prima o poi sarebbe riuscita a comunicare con loro, bastava solo allungare un po\u2019 di pi\u00f9 il collo e tossire pi\u00f9 forte.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_37031\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"37031\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cEccoli, arrivano. 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