{"id":36982,"date":"2018-11-18T19:05:33","date_gmt":"2018-11-18T18:05:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=36982"},"modified":"2018-11-18T19:05:33","modified_gmt":"2018-11-18T18:05:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2019-lultimo-cuntastorie-di-giuseppe-cardello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=36982","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2019 &#8220;L&#8217;ultimo cuntastorie&#8221; di Giuseppe Cardello"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019austero cortile appena rischiarato era il nostro mondo di sera.<\/p>\n<p>Sotto la debole luce della lampadina sedevano i vecchi in canottiera per la briscola dopo cena, tutti attorno ad un tavolo inzuppato di vino e antichi sapori. Accanto, disposte a cerchio, le donne si consumavano gli occhi su merletti e ricami e parlavano, parlavano, parlavano.<\/p>\n<p>Anche noi bambini organizzavamo la nostra tavolata comune, ognuno con la propria grande fetta di pane deliziata d\u2019acqua e di zucchero. Nello spazio attorno, la rossa chioccia si cimentava negli ultimo brevi voli della giornata, con i suoi pulcini ad imitarla. Dalla strada polverosa arrivavano i rumori scoppiettanti delle poche moto del quartiere e\u00a0 il cigolio dei carretti trainati dagli stanchi muli, con i ragazzini scalzi appesi dietro a godersi un passaggio improvvisato e i cani tristi e sporchi a seguire infastiditi.<\/p>\n<p>Eravamo a met\u00e0 degli anni sessanta e nonostante il progresso avanzasse impetuoso coi suoi nuovi modelli, il quartiere era la nostra isola felice nella sua semplicit\u00e0, nei suoi ritmi lenti, nella sua voglia di vita in comune.<\/p>\n<p>Come quando si vestiva con l\u2019abito buono per lo sposalizio, il grande giorno di superbia per la povera gente, il giorno della figlia in bianco. Dopo il lungo corteo a piedi fino alla chiesa, padre e sposa in testa e poi via via fino ai monelli a far da schiamazzante coda, parenti e compari si riunivano sotto il pergolato dalle grandi tovaglie ricamate a mano, concentrati sui sughi e sui sapori che maculavano i grandi mustacchi e con i musicanti e i loro friscaletti e i loro tamburi che accompagnavano girotondi e facce rubiconde in ballo, e rutti e biscotti e mescite traboccanti, fino a quando la sera copriva l\u2019antica montagna\u00a0 con\u00a0 le sue gioie e le sue fatiche stemperate nella canizie a pasta e ceci.<\/p>\n<p>O come quando arrivava il\u00a0 giorno del mercato con i suoi colori e suoi odori. Mi piaceva immergermi tra la folla e le bancarelle, ad ascoltare le cantilene dei venditori mentre le donne rigiravano le stoffe a cercare qualcosa che le interessasse. Era per me il mercato del libero scambio, il magico cilindro dove tutto si poteva trovare,\u00a0 e tra la folla e gli spintoni passavano tutti in processione\u00a0 davanti ai miei occhi rapiti, signorine da maritare e pollivendoli, mercanti misteriosi e signori da strapazzo, gelatai e lupinai, comari da chiss\u00e0 dove uscite e robivecchi, liquirizia da sognare e giocattoli a bella mostra. Felice ed eccitato, navigavo sul fiume di festa come un uccello che vola sereno e poi torna stanco al nido contento.<\/p>\n<p>Ma l\u2019evento straordinario\u00a0 della mia fanciullezza era sicuramente il suo arrivo. Lo immaginavo tornare vecchio navigatore sul mare calmo della notte, carico di terre remote, con le sue caravelle di prua e i suoi velieri, a portare sete e damasco, rose di brina saziate di luna, dai suoi viaggi incantati segnati nelle carte ingiallite dagli eterni ricordi.<\/p>\n<p>E finalmente arrivava con la sua <em>vanniata <\/em>(1<em>)<\/em>, magico suono per le mie orecchie. <em>Ammula fobbici e cuteddaaaa! <\/em>(2). Arrivava una volta la settimana, il vecchio arrotino dalla fluente barba bianca, in groppa al suo mulo stagionato, arrivava da misteriose terre con il sole al tramonto e comprava ferro vecchio e roba dismessa per i giorni che si preparavano alla grande trasformazione. Girava per le strade con le sue cianfrusaglie e\u00a0 col suo forziere di cento pezzi e avventure, raccontava i segreti di re e di imperatori per un sacco di carrube e tabacco per il naso, fin quando arrivava al nostro cortile col suo pazzo Orlando e con Astolfo paladino in groppa ad Ippogrifo volante per i grandi sentieri della luna.<\/p>\n<p>Gli preparavano un pasto caldo e dopo il primo bicchiere di vino si spostava con la vecchia sedia di paglia, fiero davanti a noi bambini che seduti a terra aspettavamo le sue fantastiche storie.<\/p>\n<p>\u201c<em>Sintiti, sintiti, sintiti!!! Scinnenu i briganti a Lentini e i picciriddi tosti si purtanu\u2026. <\/em>(3)<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Viniti carusi <\/em>(4<em>)<\/em>, che stasera vi racconto una storia, un sogno di notte che piano compare, giorno per giorno appresso ai ricordi per i tanti anni di ombre e di luci. Vi racconto una storia di canti e leggende, romanzi e avventure nel tempo intrecciati e poi tornati nella sera di luna, quando il quartiere si siede e riposa. Figlio di una Terra nata col Tempo, di questa Terra stasera vi racconto il tempo, femmina antica nel mare del mondo, porto incantato di luci\u00a0 e magie. Distesa sul mare, \u00e8\u00a0 madre di tutti e padre chiama ognuno che viene, \u00e8 l\u2019ape regina di tanti soldati, riceve sementi e ritorna ricchezze. Grande mercato per coste e citt\u00e0, eterno vulcano faro di notte, bancarelle, tappeti e piatti, profumi e colori memoria del tempo. Cocalo re contro Minosse, Alfeo e Aretusa che mischiano le acque, Cerere e Proserpina frumento dei campi, Eolo che soffia le gesta d\u2019Ulisse. Erice, Afrodite e di Ercole la forza, Gorgia e Archimede maestri di scienza, storia e leggende di una Terra giardino degli dei. Sono Giuf\u00e0 strumento e diletto, il furbo e lo stupido per come volete, sono il vecchio di una sera di stelle e dei paladini vi porto il racconto, il <em>cunto<\/em>(5)di tutti, di un\u2019isola madre, dove prendere ognuno che vuole\u201d.<\/p>\n<p>Mamma mia, che bello! Cominciava sempre le sue storie raccontando della Sicilia, della terra prediletta dagli dei, delle sue meraviglie e delle sue leggende. <em>Storia granni di Sicilia, storia di cunti e di canti, storia che diventa leggenda e con la leggenda si mischia e torna storia \u2026<\/em>Mi perdevo nei suoi cunti, nelle sue leggende, e sognavo ad occhi aperti e volavo, volavo. E combattevo i briganti scesi dalla montagna a terrorizzare la povera gente coi loro larghi cappelli nei bruni crepuscoli. E salivo sul colle con lo schioppo di legno, a riscattare i tristi destini dei nonni nella notte trapunta di stelle e dei lupi alla luna. E poi ancora a rotear di braccia per il mare mistero notturno a cercare l\u2019isola d\u2019alabardi e miraggi, liberato dai giorni con soffi di vento, lontano perduto dall\u2019umana costa per le cale di luce incantata, dove ormeggiati di venture e viaggi, oltre i colori, i galeoni carichi d\u2019oro. Io cavaliere con la mia spada fatata a difesa del quartiere che dorme e non sente le grida e non vede i bagliori del castello assediato!<\/p>\n<p>Contavo i giorni della mia fanciullezza con le visite del mio cuntastorie, del mio <em>Ammula fobbici<\/em><em>e cutedda<\/em>che tornava accompagnato da eroi e avventure.<\/p>\n<p>Quella sera arriv\u00f2 in ritardo. Tutti i bambini eravamo gi\u00e0 seduti per terra ad aspettarlo. Notai subito il suo volto particolarmente stanco e triste. Mangi\u00f2 poco, bevve il suo bicchiere di vino e si avvicin\u00f2 lentamente con la vecchia sedia a noi, gi\u00e0 pronti ed impazienti. Prima di iniziare i suoi <em>cunti<\/em>, mi fiss\u00f2 con la sua infinita dolcezza negli occhi, mi accarezz\u00f2 i capelli e mi disse piano: \u201cTra non molto, sarai tu a portare le mie storie alla gente\u201d. Non capii il motivo delle sue parole, ma fermai\u00a0a stento le lacrime.<\/p>\n<p>Poi cominci\u00f2: \u201c<em>Viriti carusi <\/em>(6<em>),<\/em>sono il vecchio di una sera d\u2019estate, di un giorno che lento mi passa e quando passa \u00e8 un giorno che manca, per una stagione che ora mi abbraccia e poi mi dice vattene via. Certo \u00e8 triste essere vecchi, mi impennacchio sempre pi\u00f9 spesso di cose\u00a0 e parole, sono un asino senza pi\u00f9 forze ed ero contro il vento un cavallo selvaggio, il pane non mastico pi\u00f9 e per i miei denti le femmine mi dicevano <em>beddu <\/em>(7<em>), <\/em>corre il mondo e non c\u2019\u00e8 posto per un\u2019anima libera ma sempre pi\u00f9 lenta. Ma stasera state ancora seduti, vi voglio ancora <em>cuntari<\/em>(8)le ultima gesta nel tempo dei tempi, ora che il tempo combatte con me.<\/p>\n<p><em>E\u2019 chista la storia, \u00e8 chistu lu cuntu, d\u2019Orlandu lu pupu e di la s\u00f2 libbirt\u00e0<\/em><em>e iu vi la cantu e iu vi lu portu pi strati e teatri e chiazzi e citt\u00e0 <\/em>(9)<em>. <\/em>Come il vento Orlando \u00e8 una rondine, con le sue ali vola nei sogni e quando torna \u00e8 gi\u00e0 primavera, ci porta i fiori della libert\u00e0. Canta la pace e suoi mille colori e con la luna si nasconde e poi torna, trascorre i giorni cercando la vita coma compagna di grande ventura, spera il mondo senza padroni. Come il vento Orlando \u00e8 carezza che lieve ci sfiora nei giorni di marzo e porta la pioggia che i campi disseta e porta sementi con soffio leggero, con suoni e tamburi accende il cielo. Canta le genti unite e bandiere che rosse di sangue conquistano terre e luce e amore per sempre nel tempo contro catene che straziano il cuore, il sole che sorge nei giardini d\u2019aranci. <i>E\u2019 chista la storia, \u00e8 chistu lu cuntu, d\u2019Orlandu lu pupu e di la\u00a0so\u00a0libbirt\u00e0\u00a0<\/i><em>e iu vi la cantu e iu vi lu portu pi strati e teatri e chiazzi e citt\u00e0 <\/em>\u201d(9).<\/p>\n<p>Che storia strana, bellissima! Non era pi\u00f9 un cunto, era una poesia. Non riuscivo ancora a capire\u00a0 che mi stava lasciando il suo grande testamento di libert\u00e0 e di giustizia e me lo\u00a0lasciava con il mio eroe preferito, Orlando paladino.<\/p>\n<p>Ero troppo preso da Orlando <em>lu pupu che a li pupari si voli ribbillari <\/em>(10<em>)<\/em>, un po\u2019 squilibrato ma senza paura. <em>Cantu d\u2019Orlandu ca pi la bella Angelica furr\u00eca lu munnu pazzu d\u2019amuri <\/em><em>(11), <\/em>prendevo la sua durlindana e via a girare per boschi e per campagne, per valli e per montagne mostruose e strane.<\/p>\n<p>Orlando ero io e incontravo bestie feroci e scappavano le genti, sprofondavano le case, nudo contro i giganti combattevo la sua guerra, selvaggio paladino bruciato dal sole, contro i mori e il suo destino. Ero troppo preso dal mio Orlando e non capivo, ancora non sazio. E poi Orlando si trasformava in Lancillotto e l\u2019amore per Ginevra. E mi ritrovavo con lui a Camelot, con i cavalieri della tavola rotonda in Cornovaglia, con Art\u00f9 e la sua eterna Excalibur e con Merlino a combattere Morgana e le sue pozioni di ali di pipistrello e pelle di serpente. E nella consumata lotta del bene e del male cavalcavo per fiumi di pianto e guerre e fuoco e terre abbandonate, in groppa al bianco destriero gloria di vento, come Parsifal della mai perduta speranza. Lancilotto, Art\u00f9, Parsifal, Orlando, non ero ancora sazio.<\/p>\n<p>\u201cDai <em>Ammula fobbici<\/em>, raccontami ancora d\u2019Orlando e della sua armatura d\u2019argento e d\u2019oro fino\u201d!<\/p>\n<p>Era troppo stanco. \u201cBasta <em>carusi, <\/em>tornate alle case. Finisce il giorno e finisce il racconto, il racconto di una vita gi\u00e0 data. Se domani c\u2019\u00e8 tempo, vi continuo la storia\u201d.<\/p>\n<p>Lo aspettai per molto tempo, non torn\u00f2 pi\u00f9. E divent\u00f2 leggenda nelle \u00a0mie fantasie\u00a0 di bambino.<\/p>\n<p>Lo immaginavo in groppa al suo mulo e con il suo forziere di tesori inimmaginabili ad inseguire il sole per citt\u00e0 e paesi meravigliosi, per terre e storie lontane. Lo vedevo per le citt\u00e0 marine innalzare il suo bicchiere di vino e conquistare contrade al chiaro di luna con abiti principeschi e ricamati d\u2019oro. Ero certo che volava su tiranni e carcerieri, a difendere i cervi dei boschi dai suoni dei corni di caccia, a combattere sortilegi e spade incandescenti donando frutti e prodigi popolari, a liberare i greggi per i sentieri degli avvoltoi.<\/p>\n<p>E la sera, quando stanco dei giochi mi mettevo a letto, sentivo sempre la sua dolce ninna nanna arrivarmi dalle stelle, a proteggere il cortile dall\u2019assalto delle insidie\u00a0 nella notte:<\/p>\n<p><em>durmiti stanchi, picciriddi di lu quarteri, durmiti beddi, sutta l\u2019ali di la mamma. Durmiti saggi, li briganti li mannamu nui, c\u2019\u00e8 ancora tempu pi li spati contru lu munnu. <\/em>(12)<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>Ancora oggi, con il quartiere scomparso e le strade svanite nelle pieghe degli anni, resta la mia vita al ricordo del suo canto, cerca ancora la sua bianca barba per le piazze dell\u2019incanto: <em>ammula fobbici e cuteddaaaa!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<ul>\n<li><em>1) Vanniata<\/em>: grido dell\u2019imbonitore che offre i suoi servizi o vende la sua merce<\/li>\n<li>2) Affila forbici e coltelli (grido di presentazione dell\u2019arrotino)<\/li>\n<li>3) Sentite, sentite, sentite! Sono scesi i briganti a Lentini e i bambini monelli hanno rapito<\/li>\n<li>4) Venite ragazzi<\/li>\n<li>5) racconto<\/li>\n<li>6) Vedete ragazzi<\/li>\n<li>7) bello<\/li>\n<li>8) raccontare<\/li>\n<li>9) E\u2019 questa la storia, \u00e8 questo il racconto, d\u2019Orlando il pupo e della sua libert\u00e0. Ed io ve la canto ed io ve lo porto per strade e teatri e piazze e citt\u00e0.<\/li>\n<li>10) il pupo che ai pupari si vuole ribellare<\/li>\n<li>11) Canto d\u2019Orlando che per la bella Angelica gira il mondo pazzo d\u2019amore.<\/li>\n<li>12) Dormite stanchi, bambini del quartiere, dormite belli sotto le ali della mamma. Dormite buoni, i briganti li cacciamo noi, c\u2019\u00e8 ancora tempo per le spade contro il mondo<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_36982\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"36982\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019austero cortile appena rischiarato era il nostro mondo di sera. 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