{"id":3690,"date":"2010-05-18T18:34:17","date_gmt":"2010-05-18T17:34:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3690"},"modified":"2010-05-18T18:34:17","modified_gmt":"2010-05-18T17:34:17","slug":"ba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3690","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Ba&#8221; di Gabriele Benucci"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u201cE\u2019 lei. Ne sono sicuro\u201d. Quando Stefano Ciccone guard\u00f2 la foto, furono queste le uniche parole che pronunci\u00f2. Lo fece senza apparente commozione. Ma lo studente che aveva fatto scivolare il ritratto sul tavolo aveva visto brillare gli occhi dell\u2019uomo che aveva di fronte.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Alle poche parole segu\u00ec il silenzio, immobile, tranne che per il movimento del pollice con cui Stefano Ciccone carezzava il volto della madre a distanza di venticinque anni.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u201cAdesso dov\u2019\u00e8?\u201d, domand\u00f2 con gli occhi fissi negli occhi che lo guardavano da dentro la foto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u201cIn aereo, in viaggio verso Ciampino con i miei colleghi\u201d, rispose lo studente.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">La vista dei divanetti dell\u2019aeroporto in stile anni Settanta liber\u00f2 un ricordo che riemerse improvviso come un pallone dall\u2019acqua. Lui e sua madre, da soli, in cucina. Il tavolo di formica verde coi piedi di metallo, le sedie in coordinato, le tende a onde arancio e marroni. Lui si era appena alzato e si era seduto davanti alla tazza di latte gi\u00e0 pronta. Sua madre, di spalle, con un vestitino nero a grandi fiori rossi, stava asciugando una pentola. Rest\u00f2 cos\u00ec a guardarla, senza parlare, finch\u00e9 non si accorse di un sussulto che le scuoteva le spalle. La vide strusciarsi una mano sugli occhi e voltarsi verso di lui.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u201cZio Mario ha avuto un incidente. Se n\u2019\u00e8 andato. Devo partire a Pechino\u201d, gli disse.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Zio Mario: il pi\u00f9 simpatico, il pi\u00f9 colto, il pi\u00f9 amato dei cinque fratelli di sua madre. L\u2019ingegnere al lavoro in Cina per conto dell\u2019Eni. Morto. I suoi occhi di bambino si riempirono di lacrime. A dieci anni si piange ancora per il dolore degli altri e lui piangeva per quello di sua madre. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Scese dalla sedia e corse ad abbracciarla. Fu l\u2019ultima volta.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">L\u2019aveva cercata per anni. Prima con l\u2019aiuto degli zii, una volta maggiorenne, da solo. Aveva inoltrato domande su domande, per ottenere che la polizia locale se ne occupasse. Poi, attraverso il consolato italiano, aveva fatto circolare centinaia di foto. Ma non era mai riuscito ad avere notizie. Solo una volta, dal Wang Tong, era arrivata una segnalazione. Ma poi pi\u00f9 niente. I suoi viaggi in Cina si erano succeduti mese dopo mese, anno dopo anno, con cadenza sempre ridotta. Fino a spegnersi, quindici anni dopo la scomparsa, come la speranza di ritrovarla.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">In tutto quel tempo la vita di Stefano Ciccone era continuata. Ma solo ora che stava per incontrare di nuovo sua madre, guardandola dal punto in cui si trovava, sentiva che questo non era vero. In realt\u00e0 era rimasta ferma. Certo lui si era sposato, aveva ora due figlie, un lavoro. Ma tutto si era svolto come in un sogno. La realt\u00e0 vera era un\u2019altra. Ed era puntuale, senza estensione, senza uno sviluppo. Come una puntina su un disco graffiato, la sua vita era inceppata in un punto. Era bloccata al tredici giugno di venticinque anni prima, il giorno in cui aveva visto sua madre partire.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Per chi rimane, in qualche modo, la morte \u00e8 un punto fermo. Lui, invece, Stefano Ciccone, quel punto fermo non ce l\u2019aveva, perch\u00e9 a lui mancava la certezza che d\u00e0 la morte. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Lo scosse l\u2019annuncio del volo in arrivo. Per un attimo vide se stesso, minuscolo, riflesso nell\u2019immensa vetrata convessa che dava sulle piste. Poi l\u2019aereo entr\u00f2 nel suo campo visivo. Lo segu\u00ec con lo sguardo finch\u00e9 tocc\u00f2 terra scomparendo oltre gli hangar. Fu allora che affior\u00f2 un altro ricordo. Era con sua madre, in quello stesso aeroporto. Aspettavano che lo zio Mario arrivasse. L\u2019aereo travers\u00f2 la stessa porzione di cielo. Poi sua madre lo trascin\u00f2 via correndo fino agli arrivi internazionali. Quando zio Mario si affacci\u00f2 i due si corsero incontro. Un abbraccio ed un bacio.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Zio Mario era bello. Alto, prestante, occhi neri e profondi. Sua madre ne parlava spesso anche quando era dall\u2019altra parte del mondo a lavorare. Lo faceva per contrasto: per sottolineare l\u2019inettitudine del marito, morto alcolizzato qualche anno prima. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Per Stefano Ciccone era difficile pensare che la madre fosse rimasta in silenzio per venticinque anni. Ma era questo che gli avevano detto gli studenti dell\u2019universit\u00e0 di lingue orientali di Napoli, quelli che l\u2019avevano trovata. Raccontavano che nella fattoria che l\u2019ospitava tutti la credevano muta. D\u2019altronde nessuno aveva cercato pi\u00f9 di tanto di parlare con \u201cBa\u201d. Da sempre era l\u00ec e da sempre le sue uniche parole erano quel monosillabo. Ad un tratto Stefano Ciccone si rese conto che la sua sofferenza, il suo personale dolore di figlio erano tutti l\u00ec, concentrati in quella espressione da ebete.<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Non concepiva che sua madre, un tempo donna spigliata e attraente per il modo limpido e naturale che aveva di esprimersi, fosse ridotta cos\u00ec. Cercava una ragione. Ma in realt\u00e0 lo faceva da sempre. Da quando lei, quarantacinquenne, era scomparsa dall\u2019hotel Bejing per non farvi pi\u00f9 ritorno. L\u2019usciere era l\u2019ultimo che l\u2019aveva vista. Vestita di nero, aveva pagato la camera e fatto chiamare un risci\u00f2. Era salita e si era immersa nel traffico pechinese d\u2019inizio sera, globulo rosso nel sangue della citt\u00e0. Le sue tracce erano continuate flebili, ancora per un\u2019ora: il tempo di arrivare all\u2019obitorio, firmare qualche carta e far caricare il corpo del fratello su un\u2019auto mortuaria. Poi il nulla. Persa ogni traccia. Venticinque anni di assenza che a lui bambino, a lui adolescente e infine adulto, avevano lasciato solo un profumo, che si aggirava come un fantasma dentro ad un vecchio maglione.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Gli studenti l\u2019avevano avvertito:\u201d Non si aspetti qualche reazione quando la vedr\u00e0\u201d. E lui, Stefano Ciccone, si era aggrappato a questa affermazione come un naufrago ad un tronco di legno. Con la mente aveva vissuto quel momento migliaia, milioni di volte. Ora aveva paura. Paura di ricordare.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Il primo che usc\u00ec lo riconobbe subito. Era Antonio, lo studente barbuto con cui aveva parlato in videoconferenza: lo stesso che gli aveva raccontato ci\u00f2 che aveva saputo alla fattoria. Chi ancora possedeva memoria dell\u2019accaduto, diceva che Ba era apparsa una sera sotto il grande albero che delimita il confine nord della propriet\u00e0. Se ne stava seduta con le gambe incrociate, zuppa di pioggia. Muoveva ritmicamente il busto avanti e indietro e ritmicamente pronunciava quel monosillabo: come una preghiera, come un tantra<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>indiano, all\u2019infinito. Le rivolsero qualche parola che rest\u00f2 senza effetto. Poi l\u2019aiutarono ad alzarsi e lei, docilmente, si fece sostenere mentre le sue gambe esili tentavano di reggere il peso del busto. Pesava poco pi\u00f9 di trentacinque chili. Il mattino dopo, tornando a cercare qualcosa, qualsiasi cosa che potesse darle un\u2019identit\u00e0, a poca distanza dall\u2019albero trovarono un corpo, ormai decomposto, adagiato dentro a quello che era stato un lenzuolo. Chi l\u2019aveva accolta affermava di aver informato le autorit\u00e0 senza che questo sortisse alcun effetto. Cos\u00ec, passati sei, otto, dieci mesi, Ba inizi\u00f2 a far parte del paesaggio domestico della fattoria. Fino a mimetizzarsi. Totalmente. Fino a scomparire agli occhi di tutti.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Antonio gli fece un cenno con la testa, indefinito, che poteva significare da: \u201cEhi, come va!\u201d, a \u201cCoraggio, ce la puoi fare\u2026\u201d, fino a \u201cAndiamo, dai, che aspetti!\u201d. Ma Stefano Ciccone non si dette pena di trovare un\u2019interpretazione attendibile: per quanto lo interessava in quel momento, poteva essere stato un movimento inconsulto del capo. E difatti non si cur\u00f2 neanche di rispondere, eventualmente. Il suo sguardo era fisso sul portellone antipanico richiusosi alle spalle dello studente. Sapeva che da l\u00ec, un attimo dopo, avrebbe visto affacciarsi un volto noto, amato, e al tempo stesso sconosciuto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">L\u2019apertura della porta non gli fece vedere: il sole radente di quel pomeriggio d\u2019estate penetrava come una lama fin dentro i suoi occhi. Poi, procedendo verso di lui, al pari di una Sibilla Cumana, qualcosa prese forma in mezzo al bagliore. Stefano Ciccone pens\u00f2 di trovarsi faccia a faccia con una figura mitologica. Ma subito dopo gli venne in mente Ben Hur: una biga e il suo condottiero. La porta si richiuse e tutto fu chiaro. Il terzo studente, Lorenzo, un perticone che aveva gi\u00e0 visto in foto, spingeva una carrozzella. Sopra c\u2019era sua madre.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Nessuna reazione. Nessun sussulto. Nessun abbraccio. Solo uno sguardo. Intenso come un altro che aveva gi\u00e0 visto, molti anni prima, fissarsi negli occhi dello zio Mario. E un movimento, inconsulto, ritmato, ossessivo, della spalla. Finch\u00e9 l\u2019audio di quella scena non riprese, inceppato sul monosillabo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">Solo allora, Stefano Ciccione, torn\u00f2 bambino.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><span style=\"Times New Roman;\">L\u2019immobile dopopranzo di una domenica estiva. Il suo sonno interrotto da una musica ormai consueta: un disco regalo di zio Mario, infine rovinato da mesi e mesi di ascolto della madre. Silenzioso lui si alza e si affaccia alla porta del soggiorno. La madre balla abbracciata al fratello, mentre una sua spalla oscilla su e gi\u00f9 al rimo della musica. Poi il volto della donna si solleva, lento, indolente finch\u00e9 la bocca non incontra quella del fratello. Il disco continua a cantare fino a incepparsi\u2026<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><em><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Ba, ba, baciami piccina<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><em><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">sulla bo, bo, bocca piccolina,<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><em><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"yes;\">\u00a0<\/span>dammi tanti, tanti baci in quantit\u00e0,<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><em><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">la ralla ralla ralla ralla r\u00e0.<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"justify;\"><em><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">Ba, ba\u2026 ba\u2026 ba\u2026 ba\u2026 ba\u2026<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3690\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3690\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cE\u2019 lei. 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