{"id":3669,"date":"2010-05-17T11:08:23","date_gmt":"2010-05-17T10:08:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3669"},"modified":"2010-05-17T11:08:23","modified_gmt":"2010-05-17T10:08:23","slug":"mitsindo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=3669","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Mitsindo&#8221; di Valeria Giglioli"},"content":{"rendered":"<p>Il mio nome \u00e8 la mia storia. Il mio nome \u00e8 la coscienza addormentata di un Paese che fioriva e cresceva giorno per giorno nelle mani di Dio, splendente e fiducioso nell&#8217;avvenire come quella donna splendente e fiduciosa nell&#8217;avvenire che ero io. L&#8217;immagine incarnata del mio Rwanda. Una donna sposata, colta, ricca e caparbia, con quattro figli e voglia di farne altri per essere viva, dinamica e giovane fino alla vecchiaia. Fino all&#8217;ultimo dei miei giorni, che mi immaginavo si sarebbe consumato l\u00ec, sotto lo sguardo materno e allo stesso tempo maestosamente indifferente della verde catena dei monti Virunga.<\/p>\n<div>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Il mio nome \u00e8 la mia forza e la mia rabbia. Quella rabbia che mi spegne e al tempo stesso mi d\u00e0 la forza di sostenere il peso del mondo, ogni volta che il mondo sembra crollarmi addosso. Cammino in bilico sui miei pensieri che oscillano continuamente tra passato e presente. Mi muovo in questo Paese sconosciuto ad occhi chiusi, seguendo le tracce dei miei ricordi che mi portano sempre nella direzione sbagliata.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\"><span style=\"italic;\">Ho fallito. Ce l&#8217;ho fatta. Non lo so. <\/span><\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Lascio correre il mio sguardo lungo i binari del futuro, e mi accorgo che il mio passato \u00e8 un binario morto. Finito cos\u00ec, in mezzo a un deserto. Ho cambiato treno, ho cambiato percorso, ma mi addolora vedere quel binario finito in mezzo al nulla. Quel progetto di vita che avrebbe potuto portarmi ovunque io volessi.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Provo invidia e compassione per queste donne che sono le mie nuove compagne di viaggio. Invidio la loro condizione di donne che vivono in un Paese in pace; compatisco la loro assuefazione alla normalit\u00e0, l&#8217;assenza di quella rabbia che spinge a lottare per aggiungere vita ai giorni.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Ho avuto tutto. Ho perso tutto.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\"><span style=\"italic;\">Mi \u00e8 rimasto solo il mio nome.<\/span><\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Il mio nome sono io. La mia identit\u00e0 \u00e8 tutta l\u00ec. Ed \u00e8 bloccata, a volte, da una lingua che non conosco e che non mi permette di esprimermi; da una cultura che non capisco, e che non mi permette di espormi.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Sogno il mio Paese come si sognano i defunti. Mi tiene a distanza mentre io vorrei tuffarmi nel suo caldo abbraccio: nell&#8217;odore di polvere dei giorni di pioggia, nei profumi intensi dei fiori e della frutta, nei rumori del mercato, nell&#8217;eco di voci familiari che non sentir\u00f2 mai pi\u00f9.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\"><span style=\"italic;\">Mi chiedo a cosa sia servito tanto dolore<\/span>.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">In questo Paese non mi riconosco neppure io. L&#8217;immagine di me che vedo disegnarsi nella mente degli altri, \u00e8 un personaggio che non riesco ad incarnare. Sono un libro dalle pagine bianche che giorno per giorno \u00e8 riscritto da altri. Con le loro parole, con il loro immaginario, con le loro aspettative, con le loro paure, con le loro frustrazioni e le loro cattive informazioni.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Combatto tutti i giorni la mia battaglia con me stessa, per risvegliare il guerriero addormentato che giace ancora nella foresta equatoriale incantata. Ogni giorno faccio sempre pi\u00f9 fatica.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Mitsindo assomiglia sempre di pi\u00f9 a quell&#8217;immagine ridisegnata da zero che altri vogliono regalarmi per evitare la fatica di dovermi ascoltare, capire e conoscere davvero.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Quando racconto la mia storia, ho sempre la sensazione di intervenire in un discorso gi\u00e0 chiuso. Tutto quel che c&#8217;\u00e8 dire tutti gi\u00e0 lo sanno.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\"><span style=\"italic;\">Credono di saperlo.<\/span><\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Per questo non mi ascoltano, non mi capiscono, non mi conoscono davvero.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">La mia guerra non \u00e8 finita. Le guerre di un rifugiato non hanno mai fine. Per i diritti negati da una burocrazia ottusa. Per la verit\u00e0 e la giustizia negate da un mondo in cui vince sempre il pi\u00f9 forte o il pi\u00f9 vigliacco. Per gli stereotopi duri a morire.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Mitsindo \u00e8 un guerriero dall&#8217;aria ormai stanca. Gli chiedo solo di sostenermi ancora per qualche anno, per arrivare ad un punto che mi consenta di non dover arrendermi spontaneamente, ma allo stesso tempo che non mi permetta di continuare questa inutile ed estenuante guerra tra il passato e il presente.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Il futuro lo guardo con rispetto, e forse con un po&#8217; di soggezione. E&#8217; una strada ancora lunga, che si perde in un orizzonte apparentemente imperscrutabile. Io mi trovo in un punto in cui sono troppo avanti per tornare indietro, e troppo indietro per rimanere ferma. Se voglio raggiungere un riparo prima di sera, dovr\u00f2 per forza camminare ancora.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Strada facendo lascio cadere i ricordi pi\u00f9 pesanti, per evitare che mi trascinino indietro con loro. Ogni ricordo \u00e8 un pezzo di vita che dolorosamente lascio andar via per sempre dal cuore, dalla mente. E intanto continuo a camminare con gli occhi chiusi verso il passato, con gli occhi aperti verso il futuro, velati di lacrime invisibili che cadono nel cuore, goccia dopo goccia, e scavano scavano.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Ho amato il rumore della pioggia sui tetti di lamiera, la compagnia chiassosa dei bambini del quartiere, l&#8217;euforia delle grandi rivoluzioni. Ora amo il silenzio, la solitudine, la noia e la malinconia di giornate monotone e regolari.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Forse ho avuto addirittura fede nella guerra, speranza di un cambiamento che avrebbe lanciato il mio Paese verso un progresso umano e sociale, senza pi\u00f9 scheletri nell&#8217;armadio. O forse l&#8217;ho odiata da subito.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\"><span style=\"italic;\">Non me lo ricordo pi\u00f9. Non ha pi\u00f9 importanza, ormai. <\/span><\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Mitsindo, il guerriero addormentato, sogna la pace senza armi. Ma \u00e8 un guerriero, e il suo destino \u00e8 di lottare. Lotter\u00e0 sempre, in qualche modo.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Il mio nome \u00e8 Mitsindo. Il mio nome \u00e8 il mio destino. Il destino di un Paese che ritrover\u00e0 la forza di guardare fiducioso verso l&#8217;avvenire. Nelle mani di Dio, tutto \u00e8 possibile. Tutto ha un senso.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\"><span style=\"italic;\">Tutto torner\u00e0 a ricomporsi.<\/span><\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Dopotutto, in Rwanda si dice che<span style=\"italic;\"> &#8220;Dio di giorno va in giro per il mondo, e di notte torna qui a riposarsi&#8221;<\/span>.<\/p>\n<p class=\"text_body\" style=\"0in;\" dir=\"ltr\">Ogni giorno aspetto fiduciosa che Dio venga a prendermi, per riportarmi a casa.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_3669\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"3669\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio nome \u00e8 la mia storia. 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