{"id":36246,"date":"2018-05-31T22:24:07","date_gmt":"2018-05-31T21:24:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=36246"},"modified":"2018-05-31T22:24:07","modified_gmt":"2018-05-31T21:24:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-la-stanza-dove-e-sempre-mezzanotte-di-stefano-cherici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=36246","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;La stanza dove \u00e8 sempre mezzanotte&#8221; di Stefano Cherici"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nell\u2019atrio della memoria c\u2019\u00e8 un ampio finestrone che intrappola doppi vetri in cornici di legno, mentre la luce, gialla e abbacinante, scivola nella stanza in trapezi sghembi. C\u2019\u00e8 un tendaggio pesante tutto orpelli e merletti, con nappine solide come mazzuoli, lungo le spalle del finestrone. La mantovana \u00e8 aggruppata sulla cima e ondeggia simile a un mare riverso. Una parte della tenda \u00e8 incravattata di lato, liberando alla vista una porzione di panorama. Manca solo la nonna intenta a sistemare, con attenti quanto inutili tocchi, ogni sinuosit\u00e0 e curva del tessuto, per poi bloccarsi nella contemplazione dell\u2019opera, con gli avambracci ritti sui gomiti, le dita intirizzite e un rictus demente. Passava ore, supina con il mento sui palmi e i piedi che ondeggiavano, a guardare sua nonna e quella luce violenta che spingeva contro quel tessuto spesso. Quando termina la piroetta \u00e8 mezzanotte, la carrozza \u00e8 diventata una zucca che assomiglia a una finestra piccola e sudicia, con due tendine smorte che cadono da sottili traverse ingobbite.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In fondo \u00e8 come se danzasse. Un organismo leggero, simile a un immagine sottile.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Vestita di candore, indossa disinvolta un tegumento bianchiccio, si muove roteando il bacino ginecoidale con le braccia che fluttuano nell\u2019aria, ogni tanto lancia uno sguardo fuggevole, teatralmente distratto, fuori della finestra sboccata, speranzosa che la notte sparisca. Ma la notte non sparisce mai, eterna. Lass\u00f9, in alto, nel deposito dei sogni, un monocolo di alluminio cromato, giace bramoso di curiosit\u00e0, su un letto soffice di vapori acquei, allungando, di tanto in tanto, il bigio ciclopico bulbo oculare in quintadecima.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il traffico urla e bestemmia, gi\u00f9 in strada. I Led dei semafori, le algide rifrazioni di luce dei veicoli, i coni dei lampioni, isolano le ombre e incrociano desolazioni. Ma lei balla, su piante dei piedi pesanti, con occhi stretti socchiusi da palpebre che mal sorreggono un dolore opprimente. Le guance appena arrossate, ospitano spesso lacrime trasparenti. Il ritmo \u00e8 quello di un Jazz che vortica per la stanza in spirali coniche. Lei ama ballare, lo fa ogni sera, ormai non sa pi\u00f9 da quanto tempo, anche se non \u00e8 proprio un ballo, \u00e8 il Suo modo di ballare, simile a una sospensione delle regole coreutiche del tempo e dello spazio. Lei \u00e8 libera, pi\u00f9 che mai, di inventarsi il suo ballo. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Balla, ogni notte, mentre aspetta.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si guarda attorno, \u00e8 sempre mezzanotte.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Aspetta, forse, che ritorni lui, che la prima volta che la vide le disse schioccando le dita: \u201cAssomigli tanto a quell\u2019attrice&#8230;\u201d, e lei di rimando pens\u00f2: \u201cLa battuta \u00e8 vecchia, ma&#8230;\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019attesa, assieme alla notte, sono le lancette coassiali che scandiscono lo scorrere del suo tempo, braccia affaticate, che stendono singulti sommessi tra un millesimo e l\u2019altro. Ma il tempo pu\u00f2 fermarsi? Si chiede incitata dall\u2019attesa, perch\u00e9 se davvero pu\u00f2 fermarsi allora questo \u00e8 il momento in cui \u00e8 fermo.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Adesso preme con le braccia sui seni nudi, li strizza come se volesse farli rientrare nel petto, li accarezza chiudendo gli occhi, ma non sente nulla. Non prova nulla. Non \u00e8 mai stata realmente soddisfatta del suo corpo, ma in fondo quale donna lo \u00e8 davvero. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Amanda?\u201d le chiese un giorno, \u201cS\u00ec?\u201d rispose sbattendo ripetutamente le ciglia \u201cper te \u00e8 possibile amare qualcuno che sai di non dover amare?\u201d. Ricorda quanto indugi\u00f2 nella risposta, fin troppo, mentre i capelli le si sparpagliavano in viso in ciocche disorientate \u201cIo penso che in amore non esista il verbo dovere, ma solo quello potere\u201d adesso sa che non significava niente, anche se allora sembrava significare tutto. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si ferma accanto al letto, la stanza smette di ruotare, imbiancata di giallo coi grumi simili ad abrasioni di stelle, conosce bene quel piccolo appartamento, non potrebbe essere altrimenti, ne conosce ogni dettaglio. Senza guardare si siede sul letto, non ha bisogno di voltarsi, sa esattamente dove si trova, il materasso \u00e8 rigido, non come piace a lei, \u201cIo lo preferisco e tu?\u201d le disse un giorno e cos\u00ec fu. Davanti al letto la toletta, con le sue curve in finto liberty, lo specchio a tre ante e la caotica disposizione di trucchi e prodotti di bellezza, pari a un giardino di fiori non colti. Calcol\u00f2 quante volte si era trovata in quella specifica posizione, a osservare quella stanza da quella esatta prospettiva, sempre in attesa di sentire lo scatto della chiave che si agitava nella serratura, il battente che scatta una, due volte. La felicit\u00e0 che ne seguiva, come di un animale scodinzolante, che \u00e8 rimasto troppo a lungo da solo e ha voglia di giocare.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Guarda verso la finestra; \u00e8 tardi, \u00e8 mezzanotte, \u00e8 buio, anche se la luce livida dei lampioni \u00e8 squarciata da vapori abissali; \u00e8 vertiginoso, un panorama di tetti e nuvole; \u00e8 alto, troppo alto anche per vedere le fronde degli alberi sbattute al soffio leggero del vento. E\u2019 come stare a una finestra affacciata sul mare, meglio, \u00e8 come stare a una finestra affacciata direttamente sul mare, laddove \u00e8 sufficiente piegare un braccio oltre la sponda per sentire l\u2019acqua.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Da lass\u00f9 il mondo dev\u2019essere diverso.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Era stata la prima cosa che aveva pensato, quando aveva deciso di andare a stare l\u00ec.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il grattacielo, lo chiamano tutti, in realt\u00e0 non \u00e8 altro che un palazzo molto alto. Nulla a che vedere con i grattacieli veri, eppure per lei \u00e8 come essere in una di quelle sfere di vetro trasparente, con il diorama di Natale e con una New York miniaturizzata, immersa in un liquido amniotico rifocillante, che rallenta la scesa dei corpuscoli bianchi simili a neve. Un brandello d\u2019America a Firenze, non quella geopolitica della realt\u00e0, ma quella di celluloide che vive nei film e negli spazi infiniti del sogno.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le voci della piazza giungono, lass\u00f9, come da un luogo che non le appartiene completamente, distante e non del tutto reale. Un brulichio del sogno, che increspa la superficie del cemento.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ascolta, Amanda, mentre si alza dal letto e la voce di lui le ripete che la ama, \u201cma non lascer\u00f2 mai mia moglie, perch\u00e9 in maniera diversa amo anche lei.\u201d parla giocando con l\u2019anello al dito, lei gli chiede come pu\u00f2 amarle entrambe, lui scrolla le spalle, lei si agita violentando i capelli e urla: \u201cdevi scegliere, devi scegliere!\u201d, lui calmo e spietato: \u201cNon accadr\u00e0 mai.\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Pu\u00f2 vederlo muoversi in quella stanza, anche in quel momento, calmo e arrogante, eppure irresistibile, con la camicia bianca e la cravatta e quella porzione di sorriso cos\u00ec malata e volgare, mentre dispensa affascinanti menzogne sulla possessione camuffate da poetici slanci d\u2019amore.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si siede alla tolette, la visione di lei da tre prospettive la disturba, tre occhi che la osservano e ridacchiano, si prendono gioco della sua fragilit\u00e0, del suo concedersi cos\u00ec platealmente a una sconfitta gi\u00e0 predeterminata. Un trittico un po\u2019 ridanciano e un po\u2019 severo e un po\u2019 malinconico.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche se non ha l\u2019orologio al polso sa che \u00e8 mezzanotte.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Aveva scelto quell\u2019uomo come aveva scelto quell\u2019appartamento: col criterio dell\u2019ebrezza.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A volte la chiamava quando si trovava in piazza, le faceva una telefonata e le diceva: \u201cBellissima? Sono qua sotto, sto per salire.\u201d Allora a lei prendeva a battere forte il cuore, eccitata aspettava quei minuti necessari per prendere l\u2019ascensore e salire per quattordici piani, attendeva con la vestaglia che scodinzolava. Poi la chiave scassinava e lui entrava. La definiva il suo gioiello, per questo doveva restare protetta in quello scrigno al quattordicesimo piano.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Amanda si alza dallo sgabello della toletta, con una piroetta giunge alla finestra, Piazza Leopoldo, due spicchi semicircolari tagliati dalle rotaie del tram, tra le colline del Poggetto e Statuto. Un gruppetto di sudamericani balla e beve birra sulle panchine della piazza. La citt\u00e0 dormicchia balbettante mentre lei si sente sempre pi\u00f9 strana, irrealmente malinconica.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il disco Jazz suona ancora, adesso \u00e8 un frattale che reitera se stesso in piccolo e in grande, il tempo passa sempre la solita canzone, ogni sera ogni minuto in un loop eterno.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Fino a che punto si pu\u00f2 amare una persona per riuscire a odiarla?<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019aveva amato, non c\u2019erano dubbi. L\u2019attesa in una casa vuota, la dipendenza totale alle sue decisioni, dai suoi capricci, avevano costruito un\u2019atmosfera di dolorosa necessit\u00e0, dove il tempo, contava ben poco, perch\u00e9 era vita solo quando la chiave girava nella toppa, solo quando lui entrava lei diventava improvvisamente reale, fisica. Solo quando lui entrava lei esisteva.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Poi un giorno Amanda non sente pi\u00f9 la chiave girare. Comprende che non l\u2019avrebbe pi\u00f9 sentita. Si spoglia degli abiti, le lacrime seguono un solco secco, eroso, che scende fino alla mascella. Apre la finestra per respirare la notte. Sente il muto gemito delle onde di quel mare di tenebra infrangersi contro il parapetto della finestra. Getta un\u2019occhiata fragile alla sveglia sopra al comodino. <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00c8<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> mezzanotte. E adesso? Mezzanotte. La finestra \u00e8 aperta, sale sul davanzale; la finestra \u00e8 piccola, si accuccia; la finestra \u00e8 un varco, tetro e abissale. Quattordici piani, non \u00e8 un grattacielo anche se viene chiamato il grattacielo. Forse l\u2019aveva scelto apposta, quell\u2019appartamento, per testare che effetto fa il vuoto, perch\u00e9 un giorno sapeva che avrebbe scelto di volare piuttosto che galleggiare. Amanda si sporge, come ogni mezzanotte, si tuffa e scompare nella luce livida dei lampioni.<\/span><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_36246\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"36246\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019atrio della memoria c\u2019\u00e8 un ampio finestrone che intrappola doppi vetri in cornici di legno, mentre la luce, gialla e abbacinante, scivola nella stanza in trapezi sghembi. 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