{"id":36158,"date":"2018-05-31T16:04:21","date_gmt":"2018-05-31T15:04:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=36158"},"modified":"2018-05-31T16:04:21","modified_gmt":"2018-05-31T15:04:21","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-da-tempo-immemore-di-davide-antoniolli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=36158","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Da tempo immemore&#8221; di Davide Antoniolli"},"content":{"rendered":"<p>Le prime luci del mattino trafilano attraverso la persiana fino a colorare il buio dei miei occhi serrati di un rosso vivo. \u00c8 giorno, non so da quanto, e ormai non posso fare altro che alzarmi. La sveglia non \u00e8 suonata ma la spengo comunque, cos\u00ec non disturber\u00e0 Clara. Sono le 6.45 del mattino e dormono tutti. Ciondolo per la casa buia senza fare rumore. Mi piace questo momento della giornata e non voglio svegliare nessuno, cos\u00ec da potermelo godere solo con me stesso. Alzo delicatamente le persiane e apro le finestre, attento a non sbatterle. Chiudo gli occhi con la faccia rivolta verso il sole, per sentire il suo calore. \u00c8 diverso dal solito, \u00e8 pi\u00f9 intenso, pi\u00f9 avvolgente. Il mio sguardo cade sul calendario e mi ricorda che \u00e8 il primo giorno di primavera. Questa piccola consapevolezza aiuta ad accrescere il mio buon umore. Sulla data di oggi c\u2019\u00e8 scritto inoltre, con un grosso pennarello rosso e una calligrafia incerta, svelandone l\u2019artefice, \u201cMONTAGNAAA!\u201d. Preparo il caff\u00e8 e sveglio tutti, uno per uno: prima Clara, poi Marco e infine Sofia.\u00a0 Clara si mette subito ai fornelli, avvolta nel suo silenzio scontroso; Marco e Sofia scendono le scale due gradini alla volta e con un sorriso stampato in volto, ma con vivacit\u00e0 moderata, conoscendo bene la fragilit\u00e0 mattutina della madre. Clara prepara le solite uova strapazzate e mette in tavola le fette biscottate con la marmellata fatta in casa dalla nonna. Il piatto con le differenti porzioni aspetta ognuno al solito posto. Iniziamo a mangiare senza aspettare Clara che ci raggiunge sempre qualche minuto dopo aver lavato pentole e terrine. Oramai siamo abituati alla colazione americana; ho portato questa abitudine dai miei viaggi all\u2019estero e sia Clara che i piccoli hanno adottato presto e di buon grado il piacere di una colazione abbondante.<\/p>\n<p>Clara \u00e8 concentrata alla guida e i bambini giocano sul sedile posteriore, la radio suona una sinfonia al pianoforte che mi ricorda qualcosa, anche se non riesco a metterla a fuoco. Riesco per\u00f2 ad afferrarne l\u2019emozione: una malinconia mescolata a senso di colpa. Ora tutto mi torna in mente. Dico con fermezza a Clara \u201cPassiamo da Carlo\u201d. Lei esita qualche istante senza dirmi nulla e poi dice \u201cD\u2019accordo\u201d. Sono visibilmente scosso e cerco di ricompormi, la sinfonia non mi aiuta e cambio stazione radio. Guardo fisso fuori dal finestrino per il resto del viaggio.<\/p>\n<p>Fermiamo davanti una casa vecchia ed evidentemente trascurata: l\u2019erba del giardino antistante arriver\u00e0 all\u2019altezza delle ginocchia, il muro adornato da rampicanti che nascondono la vernice scrostata dal tempo e le intemperie. Mentre guardo mia moglie, Sofia, senza interrompere il suo bellissimo sorriso, chiede \u201cCome mai ci siamo fermati qui?\u201d. Immediatamente Clara risponde \u201cPap\u00e0 deve salutare un vecchio amico, torna subito\u201d. \u201cOk\u201d, dice Sofia con una vocina stridula. \u00a0Guardo Clara con un senso di gratitudine che sa cogliere e che restituisce stringendomi la mano. Gliela lascio delicatamente e scendo dall\u2019auto. Cammino sulla passerella di pietre ormai scurite dallo sporco mentre i lunghi fili d\u2019erba mi sfiorano le gambe. Arrivo alla porta d\u2019entrata e suono il campanello. Dopo qualche secondo non ricevo nessuna risposta e allora busso con energia. Attendo ancora, questa volta un po\u2019 di pi\u00f9, per non mostrarmi troppo insistente e interrompere con prepotenza qualsiasi cosa Carlo stia facendo. Ancora nulla. Nessun rumore mi fa pensare che ci sia qualcuno in casa. Afferro la maniglia come ultimo tentativo e la porta si apre. Mi accingo ad entrare con passi piccoli e rumorosi a causa del parquet datato, immergendomi in un\u2019umida penombra. Chiudo la porta alle mie spalle e vedo una fonte di luce dietro una porta. Non dico una parola, come se volessi conservare la possibilit\u00e0 di potermene andare con la stessa furtivit\u00e0 con cui sono entrato. Giro l\u2019angolo e la luce che penetra attraverso la grande parete vetrata mi acceca per un attimo. Recupero la vista e vedo Carlo seduto su una poltrona di pelle, di profilo, rivolto verso una televisione spenta. Dico senza pensare \u201cPerdonami se sono entrato cos\u00ec, ho suonato ma forse non mi hai sentito.\u201d Lui, sorridendo, con una voce affaticata e sottile, o forse non cos\u00ec tanto, ma sicuramente lontana da quella che conoscevo, mi dice \u201cOrmai non ci sento\u00a0 pi\u00f9 tanto bene\u201d, ridacchia con\u00a0 gli occhi semichiusi e continua. \u201cC\u2019\u00e8 qualcosa di nobile nel perdere l\u2019udito per un musicista non trovi? C\u2019\u00e8 sempre qualcosa di nobile nelle disgrazie, o forse \u00e8 solo un trucco per rendercele accettabili.\u201d Continua a ridacchiare. Parla e ride al rallentatore, e questo senso di attesa per ogni sua parola rende il suo discorso meritevole della mia completa attenzione, facendomi dimenticare tutto il resto: la mia posizione rigida al centro della stanza, Clara, Marco e Sofia fuori che aspettano, ma soprattutto tutti gli anni passati lontani a nascondermi dal suo sguardo dopo che \u2013 \u201cche cosa cerca, signor?\u201d. Ignoravo potesse non riconoscermi, in effetti sono passati quasi 10 anni dall\u2019ultima volta che ci siamo visti. \u201cMatteo, mi chiamo Matteo\u201d, dico un po\u2019 impacciato. \u201cE cosa desidera signor Matteo?\u201d, mi chiede rimanendo immobile; il suo sguardo non incrocia mai il mio, e mi d\u00e0 il coraggio di rispondere come non avrei fatto altrimenti. \u201cSono venuto a trovarla perch\u00e9 so che \u00e8 un grande pianista e ho sempre desiderato conoscere l\u2019uomo dietro il musicista di una cos\u00ec rinomata fama\u201d, gli dico con tono leggero, quasi fuori luogo. Lui, sempre sorridendo, dice \u201cSpero sia pi\u00f9 rinomato il mio lavoro che la fama che ne deriva\u201d. Io sorrido per un momento, distraendomi dalla consapevolezza della morte del nostro rapporto e dell\u2019assenza di un amico durata anni, che sembrano secoli. Mi si spegne il sorriso fra le labbra quando noto una scatola di <em>donepezil<\/em> sul mobiletto in fianco al divano. \u201cSi sieda pure signor Matteo\u201d, mi dice Carlo con un aria da uomo d\u2019altri tempi. Lo ringrazio mentre affondo nel divano troppo morbido. Mi chiedo cosa ci faccia tutto solo, abbandonato a se stesso, e mi condanno per il tempo perso in cui potevo essere io a prendermi cura di lui. Ritorno al presente e, in modo cos\u00ec diretto che stupisce anche me, gli dico \u201cNon sapevo soffrissi di Alzheimer\u201d. Carlo dice \u201cEh, purtroppo non \u00e8 una malattia cos\u00ec nobile per il mestiere che faccio. Che facevo\u201d. Sono rattristato e stupito di quanto sia consapevole del suo passato glorioso. Mi chiedo quanto altro si ricordi della sua vita. Noto un pianoforte a parete ricoperto da uno spesso strato di polvere e subito in fianco, sul ripiano pi\u00f9 alto della libreria, la foto di sua moglie e sua figlia in una giornata di sole al lago. Erano su una piccola barca e doveva esserci lui dall\u2019altra parte dell\u2019obiettivo. A questo punto non penso sia pi\u00f9 il caso di continuare la commedia e sono disposto ad accettare anche un dramma pur di ripulirmi, almeno in parte, dal pesante senso di colpa che mi porto sulle spalle da cos\u00ec tanto tempo. Sto raccogliendo il coraggio e le parole adeguate quando Carlo si accascia su un fianco, con un movimento sofferente. Allora mi avvicino e lo afferro per accertarmi che stia bene. Lui sbatte gli occhi ripetutamente e ritorna dritto sulla poltrona, aggrappandosi alle mie braccia. Mi dice\u201d Grazie, Matteo\u201d. Lo guardo fisso negli occhi, per la prima volta dopo molto tempo il nostro sguardo si incrocia e siamo cos\u00ec vicini che ho quasi paura di emettere suono. Continuiamo a guardarci, per alcuni istanti o forse minuti, non saprei dirlo. Il suo sorriso si smorza e il suo sguardo diventa serio, imperturbabile. Una lacrima mi tradisce e corre lungo la mia guancia, il respiro si accorcia e sento il mio corpo protrarsi verso di lui; lo abbraccio forte. Piango tutte le lacrime che ho e sento le sue braccia avvolgermi, il calore del suo corpo accudirmi fino a farmi singhiozzare come un bambino. Trovo un po\u2019 di fiato per sussurrargli all\u2019orecchio \u201cPerdonami amico mio. Perdonami ti prego!\u201d. Carlo dice \u201cL\u2019ho gi\u00e0 fatto, molti anni fa\u201d. Lascio che le mie forze si esauriscono nell\u2019abbraccio prima di alzarmi e asciugarmi gli occhi con la manica della giacca e un po\u2019 di vergogna. Mi volto verso il pianoforte e mi avvicino allo sgabello, libero la tastiera e inizio a suonare. Non suonavo da anni ma le dita \u00e8 come se si muovessero senza il mio controllo. <em>Beethoven\u2019s Silence<\/em> di Ernesto Cortazar mi fuoriesce dalla punta delle dita come una magia, come se non avessi smesso di suonare nemmeno per un solo giorno finito il conservatorio, come se l\u2019amicizia con Carlo non si fosse mai interrotta. Quella stessa sinfonia che riempiva l\u2019auto di Clara poco prima, la stessa che suonava Carlo davanti a migliaia di persone mentre si chiedeva che fine avessero fatto le sue donne. Lo stesso momento in cui, invece di essere l\u00ec a godermi il concerto, vedevo morire tra le lamiere tutto ci\u00f2 per cui viveva Carlo, pi\u00f9 del pianoforte, pi\u00f9 del suo talento.\u00a0 Suono l\u2019ultima nota e lascio che il propagarsi di quella vibrazione armonica porti con s\u00e9 l\u2019ultimo granello di odio verso me stesso e tutti i rimpianti della notte in cui non fui in grado di evitare quell\u2019auto. Mi sento esausto ma leggero, il mio viso \u00e8 asciutto, ormai le lacrime sono terminate. Carlo fissa il pianoforte, anche dopo essermi alzato. Lo lascio aperto. Afferro la foto dalla libreria e la appoggio in cima allo strumento. Guardo Carlo un\u2019ultima volta e me ne vado.<\/p>\n<p>Entro in macchina e mi siedo in silenzio, guardando fisso davanti a me. Percepisco la voce di Clara dire \u201cAmore? Amore?! Roberto!\u201d. Mi sveglio dal mio stato di trans, inondato da un fluire di pace e silenzio interiore. La calma dopo la tempesta. Giro il capo verso Clara e le dico \u00a0\u201cDimmi amore\u201d.\u00a0 \u201cCom\u2019\u00e8 andata?\u201d \u00a0chiede lei. \u201cMeglio di quanto mi aspettassi. Possiamo andare\u201d, le dico con lo sguardo ancora perso nel vuoto. Clara mi osserva cercando di leggere i miei pensieri attraverso i miei occhi senza riuscirci; mette in moto l\u2019auto mentre i bambini non hanno smesso per un secondo di giocare. Prima che parta le poggio una mano sulla gamba e le dico a bassa voce: \u201cGrazie\u201d. Lei tende gli angoli della bocca e si apre in un sorriso, guardandomi negli occhi. Riporta lo sguardo sulla strada e partiamo verso la nostra gita in montagna. Dopotutto, \u00e8 il primo giorno di primavera.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_36158\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"36158\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le prime luci del mattino trafilano attraverso la persiana fino a colorare il buio dei miei occhi serrati di un rosso vivo. \u00c8 giorno, non so da quanto, e ormai non posso fare altro che alzarmi. 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