{"id":36101,"date":"2018-05-31T11:08:25","date_gmt":"2018-05-31T10:08:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=36101"},"modified":"2018-05-31T11:08:25","modified_gmt":"2018-05-31T10:08:25","slug":"premio-racconti-nella-rete-2018-lezione-di-storia-di-franco-rizzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=36101","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2018 &#8220;Lezione di storia&#8221; di Franco Rizzi"},"content":{"rendered":"<p>Il professor Angelo Mariani, 43 anni, nativo di Malnate e residente a Lanzo d\u2019Intelvi, \u00a0era molto amato dai suoi allievi. Quando lui entrava in classe si faceva subito silenzio. L\u2019attenzione era palpabile e tutti pendevano dalle sue labbra, sia che dovesse spiegare un canto della Divina Commedia, sia che dovesse tenere una lezione di storia.<\/p>\n<p>Non c\u2019era professore al Liceo Zucchi di Monza che come lui godesse del rispetto e della stima di tutti.<\/p>\n<p>Ricordo la lezione in cui esord\u00ec dicendo: \u201cRagazzi, oggi vi racconto una storia.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Si tratta di una vicenda che non ha a che fare con la Resistenza, ma credo vi serva per comprendere quanto il Fascismo e la dittatura avessero reso duri quei tempi.<\/p>\n<p>Dove per duri intendo il clima di paura e di insicurezza che avevano investito il vivere quotidiano di intere famiglie, gente normale che poi, come vedrete, tanto normale non era\u201d.<\/p>\n<p>I ragazzi si predisposero ad ascoltare. Lui inizi\u00f2 a raccontare con quel suo accento lombardo che rendeva accattivante il tono profondo della sua voce.<\/p>\n<p>\u201cEra un giorno primaverile dell\u2019aprile 1944. Giovanni Bernasconi si era alzato di buon mattino, era sceso nella stalla, aveva munto le mucche e aveva portato il pesante bidone del latte alla latteria del paese. Ritornato a casa, aveva fatto uscire le mucche dalla stalla, aperto il recinto in cui erano rinchiuse le pecore e le capre, e si era avviato passo dopo passo ad accompagnare gli animali oltre il giardino dei Melesi, dove si imbocca il sentiero per la selva che degrada a balze fino al torrente che divide la vallata.<\/p>\n<p>Da quel punto in poi, gli animali andavano da soli, fermandosi a pascolare dove l\u2019erba era pi\u00f9 tenera. Lui li avrebbe come sempre recuperati nel tardo pomeriggio. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Ritornando verso casa pensava a sua moglie, la signora Armida, che quella mattina aveva gi\u00e0 avuto occasione di rimbrottarlo perch\u00e9, diceva, toccava a lei sopportare tutto il peso della loro osteria, l\u2019osteria Aurora, situata nel centro del paese.<\/p>\n<p>Da una settimana poi, la signora Armida aveva un compito in pi\u00f9 da assolvere. Doveva fare per due volte al giorno il pezzo di strada che scende sino al Cimitero, per portare da mangiare al fratello del marito, Battista Bernasconi, detto Batistin, che stava nascosto nella cappella Lanfranconi &#8211; Peduzzi, la prima sulla sinistra. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Lui di mestiere faceva il contrabbandiere e sette giorni prima era sfuggito ad una retata della milizia. L\u2019avevano intercettato di notte sui sentieri intorno alla Sighignola con la bricolla piena di caff\u00e8, zucchero e sigarette: le Boston che rivendeva alla gente del paese e le Turmac destinate ai pi\u00f9 sofisticati milanesi che il sabato e la domenica venivano a trovare le famiglie sfollate dopo i bombardamenti dell\u2019agosto 1943. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La milizia gli aveva sparato contro ma lui, nonostante il peso della bricolla, era riuscito a scappare. Sapeva per\u00f2 che lo avevano riconosciuto e che lo stavano cercando.<\/p>\n<p>Giovanni Bernasconi, invece, era un imboscato, renitente di leva e considerato\u00a0 disertore. Dopo l\u20198 settembre, il suo reparto si era disperso nei pressi di Taranto.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lui era riuscito in qualche modo a risalire l\u2019Italia, nascondendosi di giorno e camminando di notte, mangiando quel che gli capitava, senza mai perdere la speranza di fare ritorno alla propria casa.<\/p>\n<p>A casa in effetti era ritornato, ma ora si sentiva come un sopportato, come uno senza pi\u00f9 un\u2019identit\u00e0, un <em>attendista <\/em>che viveva alla luce del sole, nascosto a se stesso prima ancora che agli altri.<\/p>\n<p>In paese tutti sapevano del suo ritorno, ma facevano finta di niente. Lo sapeva persino Angelo Rocca, il Segretario politico del fascio, che gestiva il forno del pane, il quale sorridendo diceva all\u2019Armida: questo \u00e8 il pane per Giovanni, \u00a0questo per il Batistin, che poverino \u00e8 senza denti, e questo per l\u2019osteria, nel caso il buon Dio oggi ti facesse capitare qualche cliente. Del resto il Rocca, camerata in camicia nera, fascista della prima ora ma uomo di buon\u00a0 cuore, in quel periodo faceva il pane anche per i partigiani che di giorno stavano nascosti sulle strade intorno al Monte Casl\u00e8 e al Pinzernone e che, dopo le loro sporadiche azioni, di notte dormivano al Rondanino.<\/p>\n<p>Quando Giovanni torn\u00f2 all\u2019osteria, non not\u00f2 nulla di strano. Era una mattina come tutte le altre: Luciano, il figlio pi\u00f9 piccolo, era gi\u00e0 andato a scuola, Marco di quindici anni era andato alla Quadra per sistemare la Cascina, l\u2019Armida era di sopra a rifare le camere, ma aveva gi\u00e0 preparato il tavolo dove tra poco gli unici quattro avventori di ogni mattina avrebbero disputato la loro partita di scopa.<\/p>\n<p>Preparare il tavolo significava \u00a0predisporre un mazzo di carte, un foglio e una matita per segnare i punti, quattro calici e un fiasco di vino.<\/p>\n<p>In aggiunta, l\u2019Armida non dimenticava mai un portacenere speciale per il <em>Ninetta<\/em>, dove lui depositava i pezzi di sigaro masticati sino a farne poltiglia e, per terra, la sputacchiera per il Ghelmo che, oltre a fiutare il tabacco, i sigari li fumava e aveva sempre un catarro grasso e pesante, che tirava su con facilit\u00e0 quasi compiacendosi. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Gli altri due soci, il <em>Carlu<\/em> arrotino, dalle lenti spesse che sembravano fondi di bottiglia, e il <em>Cirla Barb\u00e8e<\/em>, \u00a0erano gi\u00e0 arrivati e aspettavano seduti davanti al grande camino.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Il Cirla abitava l\u00ec vicino, in una casa a due piani dove, oltre al barbiere faceva anche il falegname o, meglio, faceva le casse da morto lavorando nel laboratorio sotto casa. Quando arrivava qualche cliente, la moglie lo chiamava. Lui saliva al piano superiore e, pieno di segatura com\u2019era, si cambiava solo il grembiule, pronto a insaponare il viso e a tagliare la barba al malcapitato cliente di turno. Malcapitato perch\u00e9 notoriamente la mano del Cirla, adatta ai lavori di falegnameria, non era delle pi\u00f9 confacenti alla rasatura.<\/p>\n<p>Insomma nulla di diverso o di particolare dalle altre mattine. Il sole era gi\u00e0 alto sopra il Tellero, faceva caldo e dalla selva spirava un vento leggero. Giovanni ripul\u00ec il bancone, asciug\u00f2 dei calici che l\u2019Armida aveva lavato, spruzz\u00f2 dell\u2019antisettico sul pavimento e si mise a riposare. Nulla lasciava presagire la tragedia e mai avrebbe immaginato quello che sarebbe success<em>o <\/em>di l\u00ec a poco<em>. <\/em><\/p>\n<p>Nella Villa <em>Pes\u2019tun <\/em>di Lanzo, dove aveva sede la milizia comandata dal Brigadiere Arturo Crotti, due giovani della Decima Mas avevano appena ricevuto l\u2019ordine di fare un salto nel paese vicino per vedere se fosse ricomparso il Batistin, \u201cquel farabutto di un contrabbandiere, che si prendeva gioco di loro andando avanti e indietro dal confine a suo piacimento, convinto ogni volta di poterla fare franca\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ordine era preciso, perentorio e lasciava margine ad ogni tipo di azione: \u201cdeve essere catturato ad ogni costo, vivo o morto\u201d, aveva detto il brigadiere.<\/p>\n<p>I due giovani, uno di 18 anni e l\u2019altro di 21, presero i loro fucili mitragliatori dal porta ombrelli della caserma che serviva da rastrelliera e si avviarono a piedi per un\u2019operazione che per loro poteva avere il valore di una normale passeggiata.<\/p>\n<p>Imboccarono i sentieri sotto i campi del Circolo Tennis, passarono davanti al Cimitero e alla Chiesa di San Nazaro e Celso, attraversarono la frazione di Scaria senza mai incontrare nessuno e scesero al paese dalla vecchia strada del ponte, superati nel tratto sterrato da una corriera della Salvi.<\/p>\n<p>In breve tempo giunsero alla piazza, dove alcune mogli dei membri del Direttorio Fascista, la moglie del Rocca e le due maestre della scuola, stavano predisponendo la raccolta forzosa del rame e della lana che si sarebbe svolta l\u2019indomani sul piazzale della chiesa.<\/p>\n<p>Quando le donne li videro, un brivido freddo corse per le loro schiene e subito sul paese scese un clima di tragedia.<\/p>\n<p>Una delle maestre, pensando di fare la cosa pi\u00f9 giusta, disse a uno dei bambini che giocavano intorno alla fontana di correre senza farsi notare all\u2019osteria Aurora per avvisare i fratelli Bernasconi del pericolo che stavano per correre.<\/p>\n<p>Il bambino, molto sveglio, part\u00ec a razzo, ma i due della Decima Mas, forse intuendo qualcosa, lo seguirono altrettanto velocemente.<\/p>\n<p>In un attimo furono sulla porta dell\u2019osteria, dove era da poco iniziata la partita di scopa.<\/p>\n<p>I giovani, fucili mitragliatori spianati, scostarono la pesante tenda multicolore fatta unicamente con i tappi dell\u2019aranciata San Pellegrino e del chinotto Recoaro.<\/p>\n<p>La tenda ondeggi\u00f2, facendo un rumore sinistro che non lasciava presagire nulla di buono. Giovanni, pensando che cercassero lui, si alz\u00f2 di scatto e corse fuori, sulla ripida scaletta che portava al grande terrazzo dove anni dopo si sarebbero svolte le feste dell\u2019Unit\u00e0 e dell\u2019Avanti.<\/p>\n<p>Si lanci\u00f2 gi\u00f9 \u00a0nel vuoto atterrando sul campo di bocce, corse verso la stalla e imbocc\u00f2 la strada dove poche ore prima aveva accompagnato gli animali.<\/p>\n<p>I due giovani lo seguirono di corsa, forse gli intimarono di fermarsi. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Lui non cap\u00ec o non volle capire. Loro spararono alcuni colpi secchi e ravvicinati.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Lo colpirono alla schiena in pi\u00f9 parti. Giovanni sembr\u00f2 saltare verso l\u2019alto, le braccia alzate, poi si volt\u00f2 verso la casa che non avrebbe pi\u00f9 rivisto e precipit\u00f2 a terra con la faccia sprofondata dove due ore prima avevano sporcato le mucche.<\/p>\n<p>Il Ninetta fu il primo a correre gi\u00f9 per soccorrerlo, maledicendo i due giovani che gi\u00e0 se ne stavano andando, convinti di aver ucciso il contrabbandiere Battista Bernasconi, detto Batistin.<\/p>\n<p>Armida gridava, il Ghelmo sputava per terra, il <em>Carlu<\/em> era bianco e tremava come una foglia, il Cirla si mordeva le labbra e piangeva sommessamente.<\/p>\n<p>Giovanni si accorse che stava morendo.<\/p>\n<p>Lo portarono in Ospedale a Menaggio. I medici intervennero subito ma dissero che aveva perso troppo sangue. Mor\u00ec infatti il giorno successivo senza aver ripreso conoscenza, con addosso l\u2019odore di mucche e lo sguardo vitreo di uno che sapeva di aver perso con la vita la propria identit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>A questo punto della storia, il professor Mariani si interruppe. Guard\u00f2 in faccia i ragazzi e li preg\u00f2 di considerarsi fortunati per non aver dovuto vivere tempi cos\u00ec duri.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Duri per tutti, non solo per chi stava da una parte o per chi si era schierato dall\u2019altra.<\/p>\n<p>\u201cLa dittatura &#8211; disse &#8211; ci priva della libert\u00e0 e non risparmia la violenza, anzi ne fa il principio di ogni azione. Voi sappiate comportarvi di conseguenza\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_36101\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"36101\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il professor Angelo Mariani, 43 anni, nativo di Malnate e residente a Lanzo d\u2019Intelvi, \u00a0era molto amato dai suoi allievi. 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